VAL DI MELLO AND….TOM ET JE RIS IN VERDON!

Dal mio rientro a casa poco prima di Pasqua ho trascorso circa una decina di giorni a riposo forzato causa problemi familiari e un fastidioso dolore al braccio sinistro. Dopo un paio di sedute di fisioterapia il mio povero braccio ha dovuto smaltire anche i dolori arrecati dal vigoroso trattamento ma ugualmente, il primo Maggio parto per la Val di Mello.

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

La mia ultima volta al Melloblocco risale a sei anni fa. Sono entusiasta perché tutto è praticamente rimasto come prima, l’ottima organizzazione della manifestazione, la qualità dei passaggi, l’atmosfera rilassata, festosa e l’opportunità di incontrare amici e conoscenti con i quali da tempo ci si era persi di vista. La grande incognita al Mello è sempre la pioggia e puntualmente arriva a smorzare la festa dopo appena un paio d’ore dal mio ingresso in Valle, pioverà anche tutto il giorno seguente. Approfitto per far baldoria tra amici e per riposare ulteriormente il mio arto dolorante. Sabato e Domenica fortunatamente sono due giornate strepitose, sole e buone condizioni. Vago tra i blocchi come un naufrago in mezzo al mare, in balia dei ricordi, di quando parecchi anni or sono potevo considerarmi un boulderista mettendomi alla prova sui bellissimi blocchi di gara. Per questa volta sono costretto ad accontentarmi di lunghe chiacchierate ai piedi dei massi e di qualche facile realizzazione di tipo riabilitativo.

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Trascorro la maggior parte del tempo su in Valle, un luogo davvero incantevole. Gli ingredienti? Cielo blu, vette innevate, cascate impetuose, prati verdi, tanti blocchi e moltissima gente felice! What else? Domenica pomeriggio la manifestazione si è conclusa, come da consuetudine, con la premiazione delle migliori prestazioni maschili e femminili e con il tradizionale lancio della maglietta da parte del Calibba…come sempre fisicamente di livello!

Baci, abbracci e saluti, raccatto Sbisi e le sue cose, buttiamo tutto nel mio camper e salpiamo per la nostra prossima meta…Verdon!!! Dopo circa sei ore di viaggio, verso l’una e trenta AM parcheggiamo sulla Rive Gauche al park dove inizia il sentiero per raggiungere Tom et je ris. Avevamo discusso durante il viaggio su cosa fare, dove andare, vie lunghe, monotiri….in fin dei conti io avevo solo Tom in testa ma con i miei acciacchi…ajajajaj…meno male che grazie a Sbisi è stato poi facile puntare tutto sulla dream line! Alle otto suona la sveglia, facciamo colazione, organizziamo gli zaini e ci incamminiamo. La giornata è stupenda con aria frizzante, velocemente siamo in cima al tiro, buttiamo le corde e ci caliamo, awesome!

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Sistemiamo la nostra bella sosta con tanto di seggiolino, infilo le scarpette e inizio a scalare. Piazzo qualche resting e i primi quindici metri scivolano via abbastanza agevolmente, iniziano le canne, tra uno sbuffo e l’altro arranco verso l’alto con le braccia sempre più gonfie e lo spit lontano sotto i piedi. A metà via e prima di una sezione non facile, c’è un riposo discreto ma a me non sembra molto confortevole, ci faccio un bel resting. La sezione successiva è prima fisica su una canna, poi di dita su bellissimi brufoletti da strizzare per raggiungere, in leggera rimontata, il migliore riposo della via. Da qui in poi le difficoltà calano ma ci sono ancora parecchi metri da scalare con fastidiosa sorpresina finale. Alla fine delle difficoltà mi calo e cedo il passo a Sbisi. Fresco di Melloblocco e con il massimale bello carico, velocemente raggiunge la sosta in cima alla falesia, io rinuncio al secondo tentativo e mi sparo sessanta metri di jumar con saccone attaccato, ottima terapia per il dolore al braccio. Il prossimo giro porteremo il cordino da recupero…. Siamo eccitati, la via è stupenda e la location pazzesca.

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Come primo giorno è andato bene ma siamo stanchi e senza pelle…incognite che ci assalgono…ma noi siamo motivati! Rientriamo al furgo e guidiamo fino a La Palud per l’aperitivo. Pochi metri a piedi, entro nel bar e…boom…l’incontro. The american team of filmakers is there. Keith Ladzinski, Colette McInerney e Andrew Bisharat stanno girando un video sulla storia dell’arrampicata nelle gole del Verdon, su incarico di National Geographic e The North Face. Mi presentano anche il loro interlocutore, un certo Francois Guillot, 70 anni, local doc, uno dei pionieri in Francia dell’arrampicata moderna e del free climbing nelle gole del Verdon. Davvero una persona squisita con il quale parlerò anche nei giorni successivi. Certi incontri sono impegnativi…ordiniamo alcune birre e terminiamo la serata in compagnia di due ragazzi di Cortina d’Ampezzo…ma quanto piccolo è il mondo?

Day two in Verdon e già riposiamo. Giretto zona Moustiers, visita alla falesia di Courchon e infine relax al lago di Sainte Croix. La giornata vola via, tappa aperitivo a La Palud e cena al park sulla Rive Gauche. Day three e secondo giorno sulla via, cadiamo entrambi alla fine della prima parte dura, il resto ci riesce bene anche se ci vuole parecchia resistenza. Day four riposiamo ancora, vista la nostra poca pelle e resistenza ci sembra la tattica migliore. Oggi gita a Remirole, immane strapiombo a canne con monotiri fino al 9a e vie lunghe fino all’8b. E’ un posto bellissimo e le vie sono di qualità. Avevo scalato qui lo scorso Agosto purtroppo solo per due giorni ed ero rimasto molto colpito dalla bellezza dei tiri. Visitiamo successivamente Aiguines e Moustiers Sainte Marie, due paesini incantevoli affacciati sul Lac de Sainte Croix. I colori e i profumi della provenza hanno per me sempre un fascino particolare, in questi luoghi mi sento come fossi a casa.

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Day five di nuovo all’attacco. Oggi qualcosa bolle in pentola…purtroppo sono i miei avambracci che mi abbandonano a poche prese dal riposo prima della parte finale della via. Salgo la via con un resting, la pelle fa malissimo, domani è l’ultimo giorno e entro le quattro dobbiamo partire… Sbisi emula solo qualche presa più in basso. Decidiamo di tentare il tutto per tutto l’indomani, abbandoniamo ogni cosa in cima alla via e rientriamo scarichi al furgone.

La serata trascorre allegra, in compagnia, ma non proprio spensierata…ormai è tardi e ci restano solo poche ore di sonno. Suona la sveglia del day six, mi sento stanco e con la testa ricolma di pensieri. Sveglia Andrea! So che oggi è l’ultima possibilità che ho per realizzare il mio sogno. Questa consapevolezza dirada le nebbie dalla mia mente, l’obbiettivo è di nuovo chiaro! Affronto la camminata velocemente, concentrato ma sereno. Solito riscaldamento in top rope e giù in sosta. La differenza dal giorno prima è palese, meno freschezza e gran dolore alla pelle. Ad un certo punto inizio ad arrampicare, strizzo tiro e comprimo le prese della prima parte, fatico rispetto a ieri ma con cattiveria raggiungo il riposo. In breve riesco a recuperare le energie, riprendo la respirazione e mi concentro sulla parte successiva. Parto con grinta e ritmo sulla sezione fisica delle canne, decontraggo, riprendo fiato, laterale destra, allungo, laterale sinistra, allungo e via dicendo…raggiungo il riposo prima della sezione chiave. Inaspettatamente mi sento meglio di ieri nello steso punto, riesco a recuperare e a riprendere la respirazione. In questi momenti non si capisce mai bene se è meglio ripartire o se bisogna riposare ancora un po’…io quando è così di solito parto…e ho ripreso a scalare. Inizio bene la sezione sulle canne ma quando arrivo alle tacche non mi sento più tanto magico…mi impegno al massimo, scarico il più possibile sui piedi, strizzo le tacche, respiro affannosamente, raschio il fondo del barile delle mie energie e infine inaspettatamente riesco a raggiungere il buon riposo. Caccio un grugnito di dolore, sono stanco, non sento i piedi e mi aspetta la sorpresina finale. Mi concentro solo sul riposo, devo “tornare nuovo” e dopo qualche minuto sento che le energie sono a poco a poco ritornate, sono pronto per il gran finale. Parto sulla canna gigante in Dulfer, quattro sbracciate ed è sotto di me, traverso a destra, spallo la canna e afferro la busta, riposo pre sorpresina. Mi sento bene, resto calmo e affronto la sezione, tacca di sinistro, intermedio di destro, ancora destro al tridito steso, intermedio di mano sinistra, sparo una nervosa trazione e lancio il piede sinistro lontano su una canna, mi metto in spaccata e rilancio di sinistro alla ronchia finale, recupero i piedi e guadagno la nicchia! He-He-He leggo inciso sulla roccia di fronte a me e mi viene da ridere…ma non tanto perchè devo ancora superare lo strapiombetto finale. Riposo qualche minuto e vado, zero esitazioni, quattro chiuse ben assestate e sono all’ulttimo spit, scalo ancora un paio di metri e mi ribalto in piedi di fronte alla sosta, sessanta metri più in alto di dove ero partito! Le mie grida di gioia penso le abbiano sentite fino a La Palud. Sono in cima alla dream line, probabilmente una delle vie più belle del mondo e sono felice! Per salire questa linea ho dato davvero tutto me stesso, mi sono impegnato fisicamente al massimo, ho gestito perfettamente la salita a livello tecnico-tattico e probabilmente oggi mentalmente avevo una marcia in più. Certe sensazioni sono difficili da spiegare. Sono molto contento perchè avevo fatto un patto con me stesso e ora, a missione compiuta, dedico la salita alla mia povera nonna Danila che ci ha lasciati il 25 Aprile scorso, era una persona felice, mi piace ricordarla così, felice come lo sono io oggi.

E Sbisi? Mi calo sulla corda di servizio e lo raggiungo in sosta, ci abbracciamo ma ora tocca a lui! Azz che bello sarebbe farla tutti e due! Inizia a salire, passa easy la prima parte, non si ferma neanche tanto al riposo e affronta deciso la ghisante sequenza sulle canne, lo vedo ben! Decontrae prima del chiave, inizia ad arrampicare ma…esita…e…cade. Noooooo che peccato! Riparte e va in catena. Purtroppo dovrà ritornare. Smonto la sosta, mollo Mario, il nostro saccone e risalgo a jumar togliendo i rinvii. Una volta in cima impacchettiamo il tutto, scattiamo le foto di rito e velocissimamente ritorniamo al furgone.

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Inizia il GP e dopo sette ore nonstop siamo di nuovo in Friuli, fine della nostra gita. Un doveroso e immenso grazie va al mio compagno, senza di lui non avrei potuto vivere questa fantastica avventura. Infine un ringraziamento speciale va anche a Bruno Groau che, nel 2004, ha attrezzato questa linea dei sogni dedicandola alla nascita di suo figlio Tom. In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di scambiare quattro chiacchiere con Bruno, a noi ha fatto davvero una bella impressione, una persona semplice che sa vivere al 100% della sua immensa passione per arrampicare. Spero di poterlo rincontrare presto e magari di poter arrampicare assieme.

And now to the next, stay tuned!

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