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TEAM VISION, LA KING LINE

Ogni via salita ha la sua storia, un percorso più o meno lungo a tappe che evolve dallo stato di incertezza iniziale al successo finale.
Team Vision è una super linea di 50m in Scogliera, la falesia più grande dell’area Pal Piccolo-Passo di Monte Croce Carnico.
Attrezzata da Aberto Dal Maso – ADM nel Settembre 2015 poco prima e per il meeting di arrampicata Find Your Way e nata armoniosamente dall’intuizione, dal lavoro e dalla performance di un gruppo di amici.

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Sto Passando un rinvio ad Adam – Foto Christian Chiavedale

Lo scopo del meeting è anche quello di attrezzare qualche via nuova e al nostro arrivo sotto la parete armati di trapani e materiale, troviamo una bella corda penzolante proprio nella zona che avevo pensato di esplorare e eventualmente valorizzare.
La parete è talmente bella che in breve individuiamo due linee, ADM si occuperà della super colata nera sulla verticale della corda fissa mentre io mi sposterò più a sinistra su quella che poi diventerà il bellissimo 8c di Find Your Way.
In fase di chiodatura ADM è un po’ perplesso sulla fattibilità della sua creatura, io invece sono convinto che la linea sia scalabile e gli raccomando di fare un bel lavoro.
I cantieri ci impegnano per gran parte della giornata e alla fine siamo entrambi soddisfatti del lavoro, le vie sono pronte per essere provate.
Alberto ha chiodato benissimo e l’indomani Adam Ondra sale la via al secondo tentativo definendola una “king line”, è nata la Team Vision.

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Adam Ondra in uscita di Team Vision – Foto Alberto Dal Maso

Dopo la salita di Find Your Way e di Bella Senza Nome ho spostato la mia attenzione su Team Vision pur sapendo che sarebbe stata dura e probabilmente impossibile per me.
La via si compone di una prima parte di 7blunga circa 20m poi una sezione dura di 10 movimenti fa lievitare il grado a circa 8b a cui segue una parte di resistenza di una quindicina di metri fino a un buon riposo prima del difficile e psicologico strapiombo finale.
Ci sono voluti un po’ di tentativi per risolvere e affinare le sequenze ma poco a poco il puzzle prendeva forma e l’incertezza iniziale stava gradualmente evolvendo in barlume di speranza.
Il difficile tratto iniziale e l’uscita rimanevano una grande incognita, facevo la sequenza ma in continuità non riuscivo a passare il blocco iniziale e cadevo in uscita con gli avambracci belli gonfi.
Risolutiva è stata una foto che ritrae il buon Adam Ondra in azione durante la libera del tiro. Sono riuscito ad avere questi scatti solo a novembre, dopo un anno ce n’eravamo quasi dimenticati, ma quasi per magia sono comparsi al momento giusto.
Pochi giorni dopo ritorno in Pal Piccolo curioso di verificare il possibile nuovo metodo. Faccio il primo giro con il vecchio sistema ma cado ancora alla fine della sequenza, così non può andare.
Provo subito il nuovo metodo, la sequenza di Adam. Un piccolo dettaglio, un movimento in più sfruttando una microtacca che permette di alzare il baricentro e sfruttare meglio l’appiglio successivo.
La sequenza entra al primo colpo e sembra decisamente meglio rispetto a come provavo prima. Sono fiducioso.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Dopo un buon riposo parto per il secondo giro della giornata, arrivo sul passo, strizzo per bene le piccole prese e finalmente afferro la buona presa di fine sequenza. Respiro, decontraggo, mi calmo un po’ e riparto deciso. Tra uno sbuffo e l’altro arrivo al buon riposo prima dell’uscita. Ho gli avambracci stanchi, la testa che “fuma” e mi devo impegnare tantissimo per riprendere il controllo e considerarmi pronto a proseguire.
Con un po’ di pazienza ci riesco e, raccogliendo le ultime energie rimaste parto per l’uscita.
Ogni movimento è lungo, sono sempre molto steso, gli appoggi sono precari, gli appigli vanno caricati in maniera precisa ed è necessario un grande controllo del corpo per non sbilanciarsi e cadere. Due spit e dieci movimenti mi separano dal successo, domino i primi cinque, vacillo al sesto e cado al settimo entrando e uscendo con le dita dalla presa buona, l’appiglio della vittoria. I tre movimenti finali infatti non sono difficili.
Non mi arrabbio nemmeno, ho dato il massimo, sono contento e ora ho la certezza di poterla salire.
Lo stesso giorno provo un terzo giro e cado nuovamente in uscita anche se un paio di prese più in basso rispetto al tentativo precedente.
Il bilancio della giornata è più che positivo e, pur sapendo di aver perso una buonissima occasione, sono convinto che la salita non può essere lontana. Non sarà proprio così…
Il tempo peggiora, nevica poi piove e inizio a temere che il rigore dell’inverno costringa a rimandare tutto alla prossima primavera. Dopo una decina di giorni il tempo migliora e sembra che l’alta pressione durerà. Il vento e l’esposizione a sud favoriscono l’asciugatura della parete e dopo appena un giorno di bel tempo ritorno sulla via. Siamo a metà novembre ormai e seppur favorendo dell’inversione termica che garantisce temperature più miti in quota che nei fondovalle, il cielo dev’essere sgombro da nubi altrimenti è troppo freddo per arrampicare. Un paio di volte infatti ci siamo dovuti ritirare per il freddo e cambiare falesia.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Riesco a fare dei buoni giri, cado 3-4 volte in cima al tiro su un movimento particolarmente ostico e precario,un paio di volte cado nel tratto di resistenza prima del riposo finale causa sgommate di piedi o stanchezza. Ammetto che pensavo di chiudere i conti più agevolmente, inizio a patire mentalmente la lunghezza del tiro e continuare a cadere al quarantacinquesimo metro è molto stressante.
Il tempo peggiora nuovamente e ritorno sul pezzo a dicembre.
Sembra impossibile ma le condizioni meteo sono fin troppo buone, atmosfera secchissima, sole e venticello sarebbero il top per arrampicare. Su questa via per me non è così infatti la pelle troppo secca scivola sulle prese e arrampicare in queste condizioni richiede la massima attenzione e precisione per non scivolare dai minuscoli e sfuggenti appigli. Cado sempre in cima perchè sul passo chiave non riesco a “sentire” bene gli appigli, scivolano e spreco troppe energie per rimanere attaccato alla roccia.
Settimana di Natale, ormai psicologicamente sono cotto dopo essere caduto troppe volte sull’uscita del tiro ma ma non mi arrendo e mi ostino a provare ancora.
Agli occhi di molti sembra follia ma io ci sono dentro fino al collo in questo vortice di passione, emozioni e attrazione per questo pezzo di roccia. Voglio chiudere i conti.
Il 21 Dicembre salgo in Scogliera assieme ad Alberto e Andrea, giornata super e sembra un po’ più caldo rispetto alle volte precedenti, ciò è decisamente positivo.
Durante il riscaldamento le sensazioni sono buone, cerco di rilassarmi e restare calmo, riposo un’oretta poi è il mio turno.
Salgo la prima parte, breve riposo, passo il blocco duro, continuo a respirare, decontraggo e riparto veloce. Altro riposino, passo anche la difficile e precaria sezione successiva, altra piccola decontrazione poi stringo i denti sui difficili movimenti successivi e arrivo al buon riposo prima della parte finale. Mi sento stanco ma sembra un po’ meno rispetto la volta prima, respiro, scrollo le braccia, mi tranquillizzo e cerco di proiettare sull’uscita tutte le rimanenti energie psicomotorie.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Alberto mi assicura con attenzione, grido “vado” e parto. Entro nella sequenza, eseguo tutto alla perfezione, stringo a dovere la malefica tacchetta spallata di sinistro, mi rannicchio, carico di destro l’orribile appoggio e lancio alla presa obliqua di mano destra. Automaticamente la tensione muscolare blocca la sbandierata e resto su. Muovere i piedi in questa situazione richiede grande sforzo e attenzione, continuo a respirare, blocco ben bene di braccio destro e li alzo. Intermedio di sinistra e poi afferro la strana tacca svasa da stringere con il pollice, altro difficile e cruciale posizionamento di piedi e grande allungo alla presa buona da afferrare con precisione. Temevo molto questo passaggio perchè mi aveva già respinto una volta e l’ansia da prestazione avrebbe potuto annebbiarmi la mente.
Mi sento bene,ho ancora energie, eseguo tutto perfettamente, mi allungo al massimo e afferro la presa, alzo i piedi, respiro, non ci credo, quasi strappo dalla parete le ultime tre prese, passo la corda in catena e urlo di gioia. Ho salito Team Vision, una king line, ho vinto i demoni del fallimento e sono davvero felice!
Mi faccio calare, levo i rinvii e cancello con lo spazzolino tutti i segni della mia battaglia riportando la parete al selvaggio e incognito splendore iniziale.
A terra gli amici mi abbracciano e sembrano felici quanto me, del resto abbiamo condiviso tutto il percorso, è bello chiuderlo insieme e poi forse erano anche un po’ stanchi di farmi sicura.
Il sole è ancora alto nel cielo, la meritata birra può aspettare e arrampichiamo fino al tramonto.Salgo anche il bellissimo 8a di Mumbo Jumbo fallendo per un soffio la salita dell’allungamento di 8b, super giornata.
Per un po’ non arrampicherò in Pal Piccolo, ci vuole una pausa ma non vedo l’ora di mettere le mani sulla super linea della Ics, altra via dura liberata da Adam che attende ancora la prima ripetizione.
Salite Team Vision è stato per me molto importante, un percorso duro e lungo per i miei standard, mi sono spinto al limite, ho dato il massimo, mi sono innamorato della linea e con costante dedizione sono riuscito a salire una tra le più belle vie della mia vita. Grazie ADM per aver chiodato bene e grazie Adam per il bel regalo della prima libera.

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La king Line – Team Vision

Nelle mie salite l’interesse che ripongo nel grado è di gran lunga minore rispetto ad altre ben più nobili e importanti motivazioni. La bellezza della linea, la qualità della roccia e della scalata, l’impegno globale necessario, la location e infine ma non meno importante, la buona qualità della chiodatura (posizione e adeguata distanza tra le protezioni) contribuisce ad accrescere la bellezza di una via rispetto ad un altra.
Team Vision è stata liberata da Adam al secondo tentativo dopo un primo giro perlustrativo per pulire gli appigli e studiare le sequenze. Il secondo giro è stata una passeggiata di salute, almeno così è sembrato a noi spettatori.
Salire una via su quella inclinazione e tipologia di prese è per lui pura formalità, non gli serve tanto studio, è fisicamente al di sopra di queste difficoltà. Sulla base di queste considerazioni può capitare che non sempre esegua le sequenze nel modo più economico in termini di dispendio energetico. E’ un fatto normale che sicuramente sarà capitato alcune volte a climber impegnati con le prime libere di tiri appena chiodati. Propone il grado di 8c+.
Mentre provavo la via, spontaneamente e inevitabilmente ho iniziato a ragionare sulla gradazione.
Purtroppo non ho ricordi dettagliati del tentativo vittorioso di Adam ma per alcune sezioni le foto scattate da ADM mi hanno aiutato a fare le dovute considerazioni.
Nella prima parte eseguiamo le stesse sequenza, nella parte centrale più o meno anche mentre sull’uscita ho trovato una sequenza diversa, più diretta, meno precaria di quella eseguita da Adam e testimoniata dagli scatti in mio possesso.
Basandomi sulla mia esperienza di vie ripetute e liberate, dei vari viaggi arrampicata nei posti di riferimento mondiali dove ho provato anche vie più dure di Team, penso di possedere sufficiente esperienza e onestà morale per valutare ponderatamente la questione grado.
Sulla base di quanto sopra citato ho proposto un piccolo ritocco della gradazione verso il basso passando a 8c/c+ sempre e comunque in attesa di ulteriori ripetitori.
Scrivo in merito a ciò perchè ho ricevuto svariate battute più o meno ironiche sul fatto che ho “sgradato” una via a Ondra e mi son giunte voci di gente che ritiene la mia proposta di ritocco del grado un sintomo di arroganza.
La cosa che mi dispiace maggiormente è che pochi mi hanno chiesto della bellezza della via o di come ho vissuto la salita, la maggior parte si è limitata al grado.
Alla base di tutto penso ci sia un briciolo di invidia altrimenti non capirei l’atteggiamento.
Io arrampico per me stesso, ne ho bisogno e sono felice quando lo faccio. Cerco di essere obbiettivo in merito a quello che faccio, non voglio mentire a me stesso ingrandendo prestazioni delle quali conosco il valore e non voglio spacciare agli altri, agli sponsor e ai media una prestazione più grande di quello che in realtà è. Questa a casa mia è umiltà, l’arroganza la lascio a chi giudica spesso in modo non consapevole e senza esperienza.
Impariamo ad amare la roccia e a rispettarla, a godere del gesto atletico e della bellezza dei movimenti lasciando in secondo piano i gradi, le invidie, le stupide competizioni in falesia e i giudizi a cuor leggero, vivremo meglio la nostra passione e la condivisione sarà più piacevole.
Buone arrampicate a tutti, ci vediamo in parete!

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Autoroute du Soleil – sulle orme di Marco Sterni

Il sole è tramontato da un po’ regalandoci il solito indimenticabile acquerello di colori mentre l’ombra nelle valli sta offuscando ogni cosa. Saliamo di corsa l’ultima lunghezza e alle 20.45 ci stringiamo la mano in vetta alla Cima della Miniera. Si chiude un bel percorso, Autoroute du Soleil è sotto ai nostri piedi.
Ma facciamo un piccolo passo indietro.
Autoroute du Soleil è una via mitica, una pietra miliare, un capolavoro di apertura in stile classico. Credo che a molti, lo dico perchè ci sono passato anch’io, solo a sentirne parlare mette i brividi o ben che vada un sano timore reverenziale.20160717_093219-2
E’ stata aperta il 17 Luglio e 1 Agosto 1993 dalla cordata composta da Marco Sterni e Massimo Sacchi. Marco è salito nel migliore stile possibile, a vista, proteggendosi dove serviva e osando dove non si poteva fare altro che salire in alto verso appigli migliori. La difficoltà massima si assesta sul -IX, difficoltà continue sul VII grado e uno stile di arrampicata molto tecnico. La linea è molto bella, logica e la roccia è ottima soprattutto nelle lunghezze chiave. La prima e unica ripetizione in libera è stata portata a termine da Gildo Zanderigo nel 1994 in due riprese.
E poi? Ci sono stati dei tentativi di cui ho parziali informazioni ma non risultano ripetizioni in libera della via.
Sono un paio d’anni che penso a Autoroute ma c’erano sempre altre questioni che mi dirottavano altrove. A Luglio l’idea è riaffiorata e quasi per caso si sono materializzate le condizioni favorevoli per andare.
Coincidenza vuole che ci ritroviamo alla base della parete il 17 Luglio, esattamente 23 anni dopo Marco e Massimo.
Ce la siamo presa un po’ troppo con calma e attacchiamo la via solo verso le dieci. La giornata è fredda e non vogliamo patire arrampicando ma la favorevole esposizione a Sud avrebbe consentito di attaccare decisamente prima.
La via inizia subito con carattere e alla fine del primo tiro bisogna affrontare un delicato traverso in placca per raggiungere la sosta il tutto protetto da un chiodo ballerino e da un friend così così. Poi se aggiungiamo che Sbisi aveva deciso di giocare alla roulette Russa tentanto inconsciamente un’azzardata variante su un cavolo di muro compatto, allora la questione si complica. Fortunatamente ritorna sui suoi passi e raggiunge la sosta seguendo una logica più ragionevole.20160717_112444-3
Secondo tiro e passo avanti io, tiro di VIII+ a detta di Gildo “psicologico”, non si capisce molto dalla sosta ma per non farmi intimorire parto subito e deciso. Passo una clessidra e due chiodi ma rallento su una delicata e strana sequenza una decina di metri sopra la sosta. Vado avanti e indietro ma non capisco come passare oltre. Sotto un ciuffo d’erba riesco a pulire la terra e trovo una piccola tacca che posso arcuare con due dita e, anche se scivolosa perchè tutta sporca di terra, è l’unico appiglio che ho trovato. Riparto per la sequenza, spalmo i piedi, mi alzo, incrocio al ciuffo d’erba, traziono e mi alzo su delle prese più buone, mmmm che passo strano. Tento di proteggermi piantando un chiodo ma non ci riesco allora piazzo due friendini che collego insieme. Mi alzo in placca su due prese buone ma poi il lisciume la fa da padrone. Cerco di restare tranquillo e non sprecare energie. Studio la sequenza e spero di aver intuito la soluzione. Riparto, alzo il piede, mi allungo e tac, afferro uno svaso e riesco a ristabilire l’equilibrio. Mi alzo ancora parecchi metri su terreno più facile poi finalmente piazzo un buon friend e mi proietto sul tratto finale, una bella uscita in placca con fessura rovescia per le mani. La faccio corta, anche se penso di aver trascorso quasi mezz’ora solo su questo tratto, salgo il tiro, è stata dura soprattutto psicologicamente, recupero Sbisi.
Saliamo un tiro facile poi è il turno di Sbisi che deve affrontare un bellissimo muro grigio, il chiave della via, tiro di -IX. Parte deciso sulla prima parte e si ferma in alto a studiare la linea del tratto decisivo. Tocca un po’ di prese qua e là, non è scontata la direzione da prendere e una volta che ti alzi sei in ballo e non c’è possibilità di fare dietrofront quindi è meglio leggere correttamente la sequenza e affidarsi a una sana e provvidenziale iniezione di culo. Decide il metodo e parte, lo vedo arcuare delle tacche , spalmare i piedi e alzarsi sempre più lontano dalle protezioni. Con un ultimo passaggio spettacolare afferra una presa buona ed esce dalla sequenza ritrovandosi su un tratto più facile dove può rilassarsi un attimo. Da questo punto in poi le difficoltà diminuiscono e abbastanza agevolmente raggiunge la sosta. Poi tocca a me raggiungerlo e con lo zaino devo dire che mi son proprio divertito…20160717_152429-4
Da qui in poi le difficoltà della via diminuiscono, pur restando sempre sul VII, cala anche la qualità della roccia per cui bisogna prestare molta attenzione su alcuni tratti delicati e poco proteggibili. L’arrampicata resta sempre molto bella, su un terreno più classico con belle fessure atletiche e diedri. Vista l’ora cerchiamo di non perdere tempo e ci diamo una mossa ma non sempre riusciamo nell’intento in quanto la parete non è sempre scontata da leggere e spesso non troviamo nemmeno un chiodo in sosta.
Dopo un bellissimo tiro in fessura-dietro strapiombante che mi ha proprio fatto divertire, la parete si abbatte e fa intravedere la via d’uscita, piazzo due friend di sosta e recupero Sbisi. In breve mi raggiunge e prosegue sulla rampa. Pochi minuti dopo ci stringiamo la mano in vetta, siamo super felici.
Non ci diciamo molte cose, assaporiamo nel profondo la gioia della salita con la consapevolezza di aver chiuso un’importante capitolo personale e di aver in qualche modo idealmente “raccolto il testimone” dalle mani di Marco, grandissimo fuoriclasse e per noi sempre un grande punto di riferimento.
Mangiamo una barretta, un sorso d’acqua, ci buttiamo addosso il materiale e iniziamo la traversata sull’espostissimo filo di cresta che a saliscendi collega la Cima della Miniera con il Monte Avanza.
Muoversi al vento e con le luci della sera su questo tratto aereo è quasi magico, in silenzio procediamo veloci per sfuggire alla notte incombente.
Una doppia in forcella e poi dopo una breve e bella arrampicata raggiungiamo la vetta del Monte Avanza, l’orologio segna le 21.15. Scattiamo qualche foto di rito poi ci affrettiamo a scendere.20160717_211718-12
Scende la notte, accendiamo le frontali e giù a bomba per i ghiaioni della normale, un vero spasso!
Poco più di un’ora dopo arriviamo al camper, è fatta e ed tempo per festeggiare e di infilare le gambe sotto al tavolo!
Autoroute è una via bellissima e impegnativa, ci ha messo alla prova, abbiamo dovuto lottare più del previsto ma caparbiamente siamo riusciti a scalarla nel migliore dei modi, a vista a comando alternato. Sono davvero felice per il risultato ma soprattutto per aver condiviso questa grande avventura e tutte le emozioni della salita con un grande amico come Gabriele, grazie my friend!
To the next e buone arrampicate a tutti!

SCHEDA VIA:
Nome: Autoroute du Soleil
Montagna: Cima Della Miniera, gruppo dell’Avanza, Alpi Carniche
Esposizione: Sud
Lunghezza: 400m – 10 tiri
Difficoltà: -IX
Materiale: Nda, martello e chiodi a lama, serie completa di friend, mezze corde da 60m
Discesa: lungo la via normale del Monte Avanza, possibile anche la discesa in doppia in parte da attrezzare.

Never The Same – Serata SAG del 20 Maggio 2016

Never say never but Never the Same” ho ripetuto nella mia testa centinaia di volte questa frase da quando ho messo le mani sulla magica roccia del Madagascar.

Un gioco di parole che calza a pennello con la bellezza della via, della parete e con il sogno di raggiungere la vetta nel miglior stile possibile.

Nella scalata come nella vita capita di vivere momenti molto intensi che lasciano il segno, una lacrima, un sorriso o semplicemente un ricordo.

Non si può vivere se non si accettano le difficoltà e le sfide, pur sapendo le possibili conseguenze. Il bello è provarci, poi l’idea diventa sogno che raggiunge l’apice una volta coronato.

Nel bene e nel male, avventure e momenti intensi intrisi di incertezza restano impressi nella mente e mai sarà più lo stesso.

La splendida serata del 20 Maggio al Teatro Miela di Trieste, organizzata dalla Società Alpina delle Giulie sezione triestina del CAI, è stata l’ultima occasione di presentare “live” al grande pubblico il “format” di serata da noi sviluppato, l’estratto del nostro progetto condiviso, la personale visione e le avventure di Andrea, Gabriele, Enrico e Leonardo.

E’ stata una serata grandiosa. Una partecipazione calorosa e numerosa. Tanto affetto, entusiasmo, cuore e l’ultimo saluto a Leonardo.

Quattro ragazzi mountain-addicted si sono messi in gioco, la città e la gente venuta da fuori hanno risposto, tanta l’energia e tutto in nome della montagna.

Mai avremmo pensato che quella serata sarebbe stata un così grande successo, e non sarà mai più lo stesso.

Grazie di cuore a tutti.

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Da sinistra a destra: Claudia Norbedo (comunicazione), Roberto Vigini (presidente SAG), Gabriele Gorobey, Andrea Polo, Saverio D’Eredità, Enrico Mosetti, Marco Sterni, Leonardo Comelli, Amanda Vertovese (comunicazione)

La serata è stata presentata dall’amico Saverio D’Eredità che ne ha condotto le redini egregiamente affrontando con determinazione e capacità i vari momenti, anche concitati, che hanno strutturato l’evento. L’inizio dello show era per le 20.30 ma a quell’ora avevo già assistito a episodi di tensione all’ingresso tipo concerto rock. La capienza del teatro era al limite e circa duecento persone non sono potute entrare. La situazione ci stava sfuggendo di mano ma l’idea geniale è venuta a Saverio che ha detto: “ma perchè non facciamo la doppia serata?”. Quindi dopo le doverose scuse per il disguido, abbiamo avvertito le persone rimaste fuori che avremmo replicato verso le 22.30 subito dopo il primo spettacolo. Robe da matti ma è successo proprio a noi!

 

Alla seconda serata siamo rimasti colpiti nel vedere ancora la platea piena e ovviamente tanta gente  al bar del teatro che attendeva il post serata…

Pensiamo che in totale siano state circa 800 persone, davvero una buona promozione del nostro sport e un onore per noi aver proiettato in prima visione il film-documentario sulla nostra impresa in Madagascar. Una storia nata a Trieste nel 1998, ideata da Marco Sterni e portata a termine insieme al triestino Erik Svab e al trentino Rolando Larcher. Una cerchio chiuso nel settembre 2015 con la nostra prima libera del tiro chiave della via e con la salita in libera e in giornata. Non si poteva che chiudere in bellezza con una bella serata, un bel film, una bella storia e una grande idea.

Never the Same

Andrea Polo
Foto di Elena Facco

Pal Piccolo – Bella Senza Nome 8c/c+

Venti metri di roccia compatta e strapiombante, un piccolo tragitto ma una grande avventura personale.

La via in questione si trova nella bellissima falesia della “Scogliera”, parete Sud del Monte Pal Piccolo, Alpi Carniche, sulla linea di confine con l’Austria.

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La Scogliera

Sconosciuto è il chiodatore della linea, probabilmente austriaco. La probabile prima salita in libera è stata fatta da Adam Ondra a fine Agosto 2013 durante una breve visita in Friuli poco prima dell’edizione del Find Your Way di quell’anno.

La roccia è a dir poco stupenda, compatta, strapiombante e appigliata quanto basta per offrire un’arrampicata varia, fisica, di dita e anche molto tecnica.

Una prima parte fisica su buone prese a prensioni verticali e rovesce conduce alla prima sequenza dura su tacche da arcuare e un allungo. Una breve decontrazione poi subito un bel blocco di dita e molto tecnico per concludere con l’ultima parte di resistenza di dita e finale tecnico.

La carta si lascia scrivere, sembra facile ma affinare i passi chiave e trovare il feeling giusto per la salita è ben altra cosa!

L’anno scorso avevo fatto un paio di tentativi in primavera, ero in forma, mi era sembrata fattibile, ma ho rimandato il progetto. Motivato a salirla ho iniziato a provarla ad Aprile grazie alle condizioni favorevoli del periodo. Fin da subito salivo bene tutte le sequenze ma pativo il cambio di intensità della prima sezione dura e faticavo a trovare il feeling con i precari e lontani appoggi per i piedi. Inoltre non riuscivo a fare più di due tentativi seri a causa del dolore alla pelle delle dita.

Quando si arrampica al proprio limite alcuni dettagli sono fondamentali, anche i più piccoli. La svolta è stata scovare una minuscola rugosità della roccia dove spingere con il piede sinistro per affrontare un allungo nella sequenza chiave, pochi centimetri che hanno fatto la differenza.

Passo infatti questa prima sezione dura, decontraggo e parto deciso per il duro passo successivo ma sul più bello la mano sinistra scivola dall’orribile appiglio e mi ritrovo appeso alla corda con l’anulare aperto, fine della giornata, tocca ritornare.20160521_173231-1

A questo punto so benissimo che è solo una questione di tentativi e di fortuna con le condizioni mie e della meteo.

Il 28 Maggio saliamo al Passo di Monte Croce Carnico, cielo coperto e umido, non proprio le condizioni ideali per salire una via dura che mi ha sempre messo alla prova anche nelle condizioni migliori.

Il riscaldamento conferma le sensazioni, non si sta su ma decido comunque di fare un tentativo tanto non ho nulla da perdere.

Forse grazie alla mancanza di aspettative, viste le condizioni, salgo fluido e deciso, passo la prima sequenza dura, decontraggo, imposto la sequenza successiva, arcuo lo svaso di mano sinistra, alzo i piedi e sparo alla pinza, la stringo più che posso ma la sento inevitabilmente scivolare, caccio un urlo di rabbia mentre alzo il piede sinistro appena sotto la mano e mi allungo a una buona presa. Incredulo cerco di rilassarmi e riposare. Ora mi attende la parte di resistenza con uno strano passaggio in entrata di sequenza. Parto deciso e preciso, so che su questi quattro passaggi mi gioco la via. Non sbaglio niente, tengo bene gli appigli e mi proietto verso l’uscita tecnica. Non è banale ma un po’ strana come posizionamenti. Fila tutto liscio, mi porto a casa la Bella Senza Nome e sono davvero felice.

La falesia del Pal Piccolo è a mio avviso la parete più bella per la pratica dell’arrampicata sportiva in Friuli Venezia Giulia. Attualmente ci sono circa un centinaio di tiri e di vie di più lunghezze ma la parete è ancora in fase di sviluppo. La quota è relativamente alta infatti si arrampica a circa 1450m slm ma l’esposizione prevalente a Sud consente di godere del sole per tutta la giornata permettendo l’arrampicata anche nelle fredde giornate autunnali o addirittura invernali neve permettendo.

Consiglio a tutti di trascorrere una giornata in Scogliera, non ve ne pentirete!

Spero a breve di pubblicare una scheda aggiornata della falesia per sopperire alla carenza o inesattezza di informazioni in merito a questa bellissima location.

Alcune vie che consiglio:
Scogliera:
Per Aspera as Astra 7c+
Roxy Music 7a+
Brown Sugar 7c
Disasterix 7a
Bagno di Valium 7b
Myna Faker 6c
Steppin’ out 6b+
Find Your Way L1 8a+, L2 8c 60m
Team Vision 8c+ 55m
L’Italia s’è desta 7b+ L2 7c+
Gli svaghi di Kalì 8a (un paio di prese scavate)
Bella Senza Nome 8c/c+
Spitemo su tutto DC 7c
Slivowitz L1 7b+ L2 8b

Buone scalate a tutti!

Link al video: Andrea Polo su Bella Senza Nome 8c/c+

Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

NEVER THE SAME – Proiezione in anteprima del film-documentario del viaggio in Madagascar

Madagasca light x web

Lo scorso Settembre assieme a Marco Sterni,Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti ho trascorso tre settimane in Madagascar. La spedizione è stata un successo e ci ha regalato grandissime soddisfazioni. Con le riprese fatte durante il viaggio, è stato realizzato un film-documentario dove raccontiamo a parole e immagini la nostra grande esperienza vissuta dall’altra parte del mondo e su una parete da sogno.

Ed ecco il link al trailer del film: Trailer – Never the same

Per chi volesse approfondire vi rimando agli articoli pubblicati a riguardo: Articolo PlanetmountainArticolo su mio blog

Alla serata parteciperanno anche gli amici Leonardo Comelli, alpinista /fotografo e Enrico Mosetti, professional skier. Racconteranno con parole e immagini le loro avventure e il loro modo di vivere quello che fanno.

Ci vediamo a Trieste Venerdì 20 Maggio ore 20.30 al Teatro Miela, ingresso gratuito

COMUNICATO STAMPA

Evento: presentazione del documentario in prima assoluta Never the Same – diario di un’avventura in Madagascar

Data: venerdì 20 maggio 2016, ore 20.30

Luogo: Teatro Miela – piazza Duca degli Abruzzi, 3 – Trieste

La Società Alpina delle Giulie è lieta di presentare in anteprima assoluta Never the Same, il video-diario di una storica arrampicata in Madagascar che ha visto protagonisti Gabriele Gorobey, Andrea Polo e Carlo Giuliberti.

Il documentario verrà proiettato con ingresso libero al Teatro Miela di Trieste venerdì 20 maggio alle ore 20.30; alla serata parteciperanno anche Leonardo Comelli (alpinista e fotografo) con una presentazione di scatti mozzafiato e Enrico Mosetti (professional skier) con alcuni video delle sue discese di sci ripido girati in diversi ambienti dell’arco alpino oltre alle più recenti riprese della spedizione in solitaria in Perù dove ha effettuato con successo alcune discese di livello mondiale. L’alpinista e scrittore Saverio D’Eredità presenterà i protagonisti e la serata.

Prodotto dalla Società Alpina delle Giulie e montato da Marco Marchioli Never the Same racconta, grazie a delle immagini spettacolari, la spedizione in Madagascar, settembre 2015, dei due soci dell’Alpina Gabriele “Sbisi” Gorobey e Andrea Polo con il sodale Carlo Giuliberti per effettuare la prima libera della celebre via d’arrampicata Never the Same (mai più così, 700 metri di granito praticamente privi di cenge) situata sulla parete est del monte Tsaranoro Atsimo. Il gruppo è stato accompagnato da Marco Sterni che, nel 1998, assieme a Rolando Larcher ed Erik Svab fu tra i primi a raggiungere la cima tracciando la prima linea sulla parete.

Al di là della grande soddisfazione legata al successo sportivo ciò che traspare da questo breve film è l’entusiasmo dei tre nell’aver compiuto l’impresa in un ambiente in cui la potenza della natura si esprime al suo massimo: sole accecante e caldo torrido al punto da dover costringere i nostri ad arrampicare solo quando la parete si trovava all’ombra o di notte, un cielo blu cobalto in contrapposizione al rosso ruggine di terra e montagne e il verde acceso di coltivazioni e flora varia a fare da cornice e, non ultime, le emozioni e i ricordi legati alle persone incontrate lungo la strada.

Gabriele “Sbisi” Gorobey

Nato a Trieste nel 1986, inizia a scalare in maniera del tutto casuale nell’estate del 2003 su una struttura di arrampicata trovata ad una manifestazione, lo vede Luciano Frezzolini, forte climber triestino, che notandone il talento lo inizierà a questo sport. Il tempo passa, gli allenamenti si susseguono e Gorobey è oggi uno dei più forti arrampicatori in regione, con all’attivo numerose salite fino all’8c+ e 8b a vista.

Andrea Polo

Nato a Udine nel 1981, inizia ad arrampicare nel 1997 ad un corso di Alpinismo del CAI di Udine, da quel giorno non ha più smesso. Tra i più forti arrampicatori friulani per le prestazioni conseguite non solo sulle rocce di casa ma anche all’estero grazie a regolari viaggi-arrampicata. Attivissimo come chiodatore di falesie, ha sviluppato una decina di siti di arrampicata dal Friuli alla Croazia attrezzando circa un centinaio di vie e eseguendone nella la maggior parte dei casi la prima salita in libera.

Leonardo Comelli

Classe 1989, inizia a scalare su roccia a 16 anni con un corso del CAI, proseguendo poi in montagna, falesia e boulder. Nel tempo si appassiona allo scialpinismo e inizia frequentare la montagna anche d’inverno, sciando o scalando con le piccozze dove possibile. Attualmente frequenta il corso per diventare Aspirante Guida Alpina. Da sempre appassionato di fotografia.

Enrico Mosetti

Nato a Gorizia nel 1989, scopre la montagna con i genitori ma è all’età di 15 anni, grazie a un corso di scialpinismo, che se ne innamora irrimediabilmente. La frequentazione diviene sempre più assidua sia come sciatore e scalatore che come arrampicatore su ghiaccio, fino a conseguire il titolo di Aspirante Guida Alpina nel novembre del 2014.

La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (Ts), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (Ts), Società Alpina delle Giulie – CAI, Kong, Wild Climb, SCARPA, Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

In bilico tra cielo e roccia: una passione vissuta sulla punta delle dita

LocandinaMontagnaLa montagna, le arrampicate, i viaggi, raccontati dagli alpinisti Andrea Polo e Gabriele Gorobey.

Martedì 15 marzo ore 20.30 saremo ospiti alla serata organizzata dal Comune di Basiliano presso la sala conferenze del Centro civico di Villa Zamparo via Roma, 11 – Basiliano (UD).

La serata, a ingresso libero è rivolta a tutti, non solo a un pubblico di “addetti ai lavori”.
Parleremo di sport in montagna, di come noi la viviamo e in particolare porteremo la nostra testimonianza di arrampicatori. Racconteremo la nostra storia, della nostra “evoluzione verticale”, la passione e motivazione che ci spingono a praticare questo sport cercando di viverlo sempre al limite delle nostre possibilità.

La “fame di roccia” ci ha spinti anche a viaggiare parecchio, racconteremo della nostra spedizione in Madagascar dello scorso Settembre dove, oltre a essere entrati a contatto con un mondo estremamente diverso dal nostro, abbiamo realizzato due importanti ascensioni su una parete di granito alta 700m.

Concluderemo la serata parlando nuovamente delle nostre montagne di casa e presenteremo un nuovo filmato girato sulle Alpi Giulie durante le fasi di apertura di nuove vie di arrampicata.

Vi aspettiamo numerosi!
A presto