Una discesa da sogno – canalone Huda Paliza

La neve e i paesaggi imbiancati mi hanno attratto e affascinato sin da piccolo. A circa sei anni ho fatto le mie prime esperienze sugli sci e per molti anni a venire ho disceso solo piste battute e sporadicamente, sempre assieme a mio fratello, ho lasciato quasi incoscientemente le mie prime traccie sulla neve fresca .

A sedici anni ho iniziato ad arrampicare, mi sono profondamente innamorato di questo sport, gli ho dedicato tutto il mio tempo libero e purtroppo ho abbandonato lo sci.

Salvo qualche sporadica giornata sugli sci negli anni, non ho più sciato fino all’inverno 2012/13. Ho comprato un paio di sci nuovi, attacco da freeride, pelli di foca, scarponi e tutto il kit per fare dello ski-alp.

Con questi sci moderni belli larghi e potenti c’è stato subito del feeling e immediatamente mi sono riappassionato allo sci e alle sciate in neve fresca.

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Dopo la faticosa salita finalmente posso godere della bella powder scendendo dalla cima di Terrarossa subito prima di entrare nel canalone Huda Paliza – pic by Leocom

Sono uno ski-alper in erba con tante sciate da sogno nel cassetto visto che praticamente le ho ancora tutte da fare! Una di queste, di cui ho sempre sentito parlare, è proprio la discesa del Canalone Huda Paliza che da pochi metri sotto la Cima di Terrarossa si inabissa fin giù nella Spragna in un’ambiente maestoso e imponente.

L’Huda Paliza è una discesa mitica, a detta di molti una tra le più remunerative delle Alpi Giulie. Una discesa con pendenza costante di 40-45° e un breve tratto iniziale sui 50° e più o meno impegnativa a seconda dell’innevamento e delle condizioni del manto nevoso. Il dislivello in discesa è di circa 1400m, dalla cima di Terrarossa, 1420m a Malga Saisera 1004m, di cui ben 900m di solo canalone principale. Insomma una vera goduria!

L’anno scorso ho mancato l’occasione di sciarlo rinunciando per andare ad arrampicare ma quest’anno non volevo assolutamente lasciarmelo scappare.

Ho avuto la fortuna di sciarlo ben due volte, la prima il 20 Febbraio assieme a Leo e Rebecca, tutto in powder e la seconda il 19 Marzo assieme a Silvia e Stefano su neve trasformata.

Entrambe le volte siamo saliti da Sella Nevea con partenza alle 5 del mattino salendo verso la Forca del Palone per poi imboccare un canalino sulla dx che conduce ai pendii sommitali della Cima di Terrarossa. La prima volta abbiamo dovuto batter traccia nella neve polverosa fino in cima ed è stato faticoso, la seconda ho calzato i ramponi già da metà Palone, molto meno faticoso ma fisicamente mi ha distrutto comunque causa influenza in atto…

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Silvia sul ripido e esposto pendio verso la Cima di Terrarossa

In entrambi i casi la salita da Sella si è rivelata la scelta giusta perchè, la prima volta sprofondavamo nella neve fino alla pancia e salire dalla Spragna sarebbe stato epico e avremmo rovinato il canale con le nostre traccie mentre la seconda volta con la neve dura è stato veloce, sicuro, con meno dislivello e più fresco che farlo dalla Val Saisera.

Il venti di Febbraio probabilmente siamo stati i primi quest’anno ad affacciarci all’imbocco del canale e siamo impazziti di gioia quando abbiamo visto che era perfettamente sciabile anche il primo ripido tratto e il manto nevoso sembrava stabile. Abbiamo smussato a racchettate la cornice e Leo è entrato per primo nel Canale. Il vento soffiava fortissimo e costante in direzione del canale, la visibilità non era delle migliori. Leo piazza alcune curve saltate e gioioso si ferma circa 80m più in basso ad aspettare noi. Salto dentro io, è ripido e c’è tanta neve, prendo coraggio, faccio la prima curva poi le altre vengono da sole. Ci raggiunge Rebecca in scioltezza. Siamo contenti e immediatamente ripartiamo curvando e gridando in questo incredibile paese dei balocchi per freerider. Alla fine del canalone optiamo di risalire verso il bivacco Mazzeni perchè non eravamo sicuri che il canyon delle cascate di ghiaccio fosse perfettamente percorribile. Risaliamo lo spallone in ambiente da fiaba con la powder più bella e secca che io ho visto. Lasciare in seguito la mia traccia in discesa è stato ancora meglio!IMG-20160319-WA0054

Sabato scorso le condizioni erano completamente diverse. Niente vento in forcella, sole splendente e azzurro a perdita d’occhio. Neve trasformata, a tratti polverella o neve dura e compatta ma pur sempre una discesa incredibile! Nella sezione centrale era come sciare su un tavolo da biliardo e abbiamo potuto far correre adeguatamente le nostre assi. Questa volta abbiamo sciato lo stretto e suggestivo canyon delle cascate ed è stato davvero suggestivo.

Sicuramente consiglio questa gita ma certamente va affrontata in condizioni di neve sicure e con un’adeguata preparazione.

Ringrazio i compagni con i quali ho trascorso le due bellissime giornate di Huda, mi sono divertito un mondo!  Grande Leo romboss, Rebecca, Stefano e la super Silvia!

Link al video realizzato da Stefano Roiatti: Canalone Huda Paliza – Alpi Giulie – 19-03-2016

In bilico tra cielo e roccia: una passione vissuta sulla punta delle dita

LocandinaMontagnaLa montagna, le arrampicate, i viaggi, raccontati dagli alpinisti Andrea Polo e Gabriele Gorobey.

Martedì 15 marzo ore 20.30 saremo ospiti alla serata organizzata dal Comune di Basiliano presso la sala conferenze del Centro civico di Villa Zamparo via Roma, 11 – Basiliano (UD).

La serata, a ingresso libero è rivolta a tutti, non solo a un pubblico di “addetti ai lavori”.
Parleremo di sport in montagna, di come noi la viviamo e in particolare porteremo la nostra testimonianza di arrampicatori. Racconteremo la nostra storia, della nostra “evoluzione verticale”, la passione e motivazione che ci spingono a praticare questo sport cercando di viverlo sempre al limite delle nostre possibilità.

La “fame di roccia” ci ha spinti anche a viaggiare parecchio, racconteremo della nostra spedizione in Madagascar dello scorso Settembre dove, oltre a essere entrati a contatto con un mondo estremamente diverso dal nostro, abbiamo realizzato due importanti ascensioni su una parete di granito alta 700m.

Concluderemo la serata parlando nuovamente delle nostre montagne di casa e presenteremo un nuovo filmato girato sulle Alpi Giulie durante le fasi di apertura di nuove vie di arrampicata.

Vi aspettiamo numerosi!
A presto

 

Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!

Viaggio a Spalato

Subito dopo Natale siamo scesi in Dalmazia per trascorrere qualche giorno nei dintorni di Spalato. Non ero mai stato in quelle zone ed ero molto curioso di vedrere con i miei occhi il grande potenziale di roccia di cui molto mi avevano parlato.

Trascorriamo i primi quattro giorni sull’isola di Brac, di fronte a Spalato. Arrampichiamo nella bellissima e nuova falesia di Smrka. La parete è stata attrezzata lo scorso Ottobre da un team del CAF francese, è esposta a Nord Ovest e offre un’arrampicata molto bella prevalentemente su canne (sui tiri di 8). La parete conta circa 25 tiri con difficoltà che partono dal dal 6c+ fino all’8c e prevalenza di tiri di livello 8. I Francesi e compagni hanno fatto un bel lavoro attrezzando tutte le stupende linee logiche della grande parete alta circa ottanta metri. Si arrampica su un calcare non sempre di ottima qualità ma fortunatamente le linee tracciate seguono i punti più belli offrendo delle stupende cavalcate su canne tra le più belle che si possano o immaginare. Un posto che davvero merita una visita!

Non siamo stati fortunati con le condizioni, prima nebbia e elevato tasso di umidità poi bora fortissima e gran freddo, non ci hanno permesso di apprezzare pienamente la bellezza dei tiri. Segnalo due tiri stupendi a canne, tra i più belli su cui ho avuto la fortuna di arrampicare nella mia vita: Happyness terapy 8a e Tufa addicted 8b. Già questi due tiri valgono il viaggio fino a qui! Speriamo di ritornare presto in altro periodo!

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Smrka

A Spalato ci incontriamo con Carlo e Elena che ci hanno raggiunti il 30 Dicembre. La mattina dopo il programma prevederebbe di arrampicare a Markezina Greda ma il forte vento gelido ci costringe a cambiare meta e ci dirigiamo verso Klobuk.

Dopo svariate avventure sulle strette e tortuose stradine croate, finalmente arriviamo alla falesia, un bellissimo e grande muro alto anche più di quaranta metri. L’esposizione al sole ci regala un bel clima caldo opposto a quello di markezina ma appena arriva l’ombra il freddo è pungente. Abbiamo fatto qualche bel tiro ma a nostro avviso chi ha attrezzato non ha fatto un bel lavoro sia come posizionamento degli spit che come linee di salita scelte. Ciò non toglie che la falesia è molto bella e merita certamente una visita. Vi è anche potenziale per attrezzare nuovi itinerari anche di livello facile.

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Luna e nebbie notturne

La sera consumiamo il nostro cenone tutti assieme e brindiamo al nuovo anno guardando dall’alto i fuochi d’artificio su Spalato. La mattina dopo partiamo presto direzione Omis. Facciamo un giro del canyon e rimaniamo stupiti della quantità e qualità della roccia. C’è ancora molto da fare a mio avviso in questa zona sopratutto per tiri di livello medio-alto. Siamo costretti a proseguire verso sud perchè i settori più interessanti sono esposti all’ombra e arrampicare in quelle condizioni di freddo sarebbe stato impossibile.

Scendiamo più a sud e poco prima di Brela saliamo alla grande parete, con annesso grottone vistamare, da poco attrezzata e denominata Vrulja. La parete è imponente e il panorama appaga dopo la ripida camminata. Per riscaldamento saliamo a resting un tiro sulla sx della grotta che credevo fosse 8a+ ma che scopriremo in seguito non era ancora stato salito. Non proprio ideale come riscaldo anche causa la roccia extrabrasiva ma molto bello e con delle sequenze divertenti. Anche questa parete piano piano va all’ombra e causa il freddo pungente siamo costretti a tirare i remi in barca.

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La costa Dalmata dalla falesia di Vrulja

Proseguiamo ancora verso sud fino a Drasnice dove trascorriamo la notte. Visto il tempo freddo e cielo variabile dedichiamo la giornata a esplorare alcune pareti. Saliamo all’imponente muro dove sono state aperte alcune vie di più tiri e sbinocoliamo per capire se c’è ancora spazio per una nuova via. La roccia sembra bellissima, strapiombante e con sezioni solo a canne. Sarebbe bello provare ad arrampicare ma c’è troppo freddo e la parete è completamente all’ombra, ritorneremo.

Ci spostiamo poi zona Makarska e esploriamo varie strutture rocciose con valido potenziale. Purtroppo le previsioni dal giorno dopo in poi danno pioggia e già in serata a malincuore iniziamo il viaggio di ritorno.

Per la cena facciamo tappa a Paklenica e per la notte a Senj. La sorpresa è al risveglio, durante la notte la fortissima bora ha congelato tutto, la pioggia della sera prima si è trasformata in neve e siamo costretti ad attendere alcune ore prima di rimetteci in marcia sulle gelate strade dalmate. Fortunatamente si riveleranno più pulite del previsto e nel pomeriggio rientriamo senza intoppi a Trieste.

In questo viaggio abbiamo arrampicato veramente poco, causa la meteo sfortunata e l’impostazione avventurosa che abbiamo dato alla vacanza ma è stato molto bello visitare  posti magnifici sempre alla ricerca di nuove pareti da scalare. Speriamo di ritornare presto per concretizzare le nostre fantasie e placare la nostra fame di roccia! Un grande grazie ai miei compagni di viaggio Sbisi, Davide, Carlo, Elena e ai ragazzi di padova che hanno dovuto rientrare dopo appena due giorni.

Buone arrampicate a tutti!

 

Viaggio in Madagascar e le salite di Never the Same e Fire in the belly

Qui di seguito riporto fedelmente l’articolo pubblicato su Planetmountain.com del nostro viaggio di Settembre in Madagascar. Ho preparato per l’occasione anche una bella scelta di foto che spero rendano bene l’idea della bellezza e unicità dei posti.

Buona lettura!

English version here: Planetmountain.com

Rice fields in Tsaranoro Valley

Rice fields in Tsaranoro Valley

Mai più così – Never the Same, prima libera sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar per Polo, Gorobey e Giuliberti

17.12.2015 di Planetmountain

Il racconto di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti che quest’estate hanno effettuato la prima libera della via d’arrampicata Mai più così – Never the Same sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar. I tre sono stati accompagnati da Marco Sterni che, nel 1998, aveva aperto la via insieme a Rolando Larcher ed Erik Svab.

Se è vero che le cose non saranno mai più cosi, come le sono adesso, è altrettanto vero che quest’anno Marco Sterni ha rivissuto momenti molto simili a quelli di 17 anni fa, insieme a Rolando Larcher e Erìk Svab. Nel lontano 1998 infatti questi tre arrampicatori avevano aperto una nuova via su una cima ancora inviolata nel massiccio del Tsaranoro, all’epoca un paradiso di granito ancora tutto da scoprire che poi negli ultimi due decenni ha attirato i migliori arrampicatori di tutto il mondo. In cinque giorni di lavoro sulla parete est del Tsaranoro Atsimo i tre avevano aperto la via Mai più così, Never the same, affrontando difficoltà altissime e, soprattutto, applicando uno stile di apertura esemplare. Una spedizione riuscita, di cui l’unico dispiacere era non aver avuto sufficiente tempo a disposizione per liberare un tiro. Una lunghezza che per 17 anni ha frugato nella mente di Sterni, finche non ha suggerito ad Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti di andare a vedere se potesse essere salita in libera…

Prima di lasciarvi all’introduzione di Sterni e al racconto dei tre, segnaliamo che per noi“Madagascar 1998” era la quinta news sul nostro database, da poco avevamo scelto di abbandonare le vecchie pagine statiche scritte in gran parte a mano in codice html e anche se eravamo online da due anni, internet e l’era digitale erano ancora agli albori. Si, non sarà mai più cosi.

NEVER THE SAME 1998 di Marco Sterni

Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 1998, bella storia ma forse all’epoca offuscata dal desiderio di voler dimostrare qualcosa, offuscata dalla paura di sfigurare nei confronti dei miei compagni di allora.
Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 2015, una storia pura, fantastica e chiara fin dall’inizio.
Questa volta, la prima per me (sigh..Sigh..SIGH!!!) solamente da spettatore. Non sono, per vari motivi, più in grado di arrampicare come un tempo e non vorrei che mi venisse attribuito merito alcuno se non l’aver lanciato l’idea.
Le mie forti emozioni in arrampicata su questa favolosa parete le ho vissute nel ’98, quest’anno ho potuto tranquillamente godermi lo spettacolo nel vedere i miei compagni arrampicare e nel contempo riassaporare dal vivo i ricordi di allora.
Saranno quindi i miei amici a raccontare la loro avventura.
Grazie Andrea, Sbisi e Carlo, a parte la vostra bravura, grazie per la grandissima soddisfazione che mi avete reso e la fantastica …”giovane” esperienza vissuta assieme a voi.

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco


NEVER THE SAME 2015
di Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Proprio partendo da questa bella introduzione in puro stile Sterni decidiamo di raccontarvi il nostro bel viaggio in Madagascar! Chi conosce Marco sa che è una persona di poche parole e molti fatti (chi non lo conosce può intuirlo dalle poche righe sopra…) per cui sta a noi, Andrea, Sbisi e Carlo, appartenenti alla generazione dei social network, raccontarvi questa bella storia…. Si crediamo sia giusto dire storia, vera ovviamente, più che un report di risultati, quindi avvisiamo tutti coloro che leggono planet solo alla ricerca di 8c+ a vista e 9a che forse non è qui che sazieranno la loro sete di numeri…

Questa storia comincia nel 1998, quando il team di Marco Sterni, Erik Svab e Rolando Larcher arriva sotto lo Tsaranoro, nel Madagascar sud-orientale. Si contano sulle dita gli scalatori che prima di loro han messo piede in questo remoto angolo di mondo. L’obiettivo è aprire e la scelta casca sulla parete est dello Tsaranoro Atsimo, 670 metri di granito ancora insaliti, dall’aria tutt’altro che semplice per lo meno per quanto concede l’occhio dalla base. Chi già nel 1998 era attento alla cronaca di scalata sa che la spedizione si è conclusa con l’apertura di Mai più così (tradotta in Never the Same), la prima via sull’Atsimo. Tutt’oggi da considerarsi una via di impegno sia per lo stile molto tecnico che richiede la scalata sullo Tsaranoro, sia per lo stile di apertura scelto, in cui gli spit ci sono ma tra uno e l’altro bisogna sempre scalare. Il gioco di squadra aveva dato i suoi frutti, i tre si sono alternati nell’apertura e tutti i tiri sono stati saliti in libera almeno da colui che aveva aperto il tiro. Solo il tiro più duro, che spettava a Marco, sfugge alla libera per un soffio. Il tempo è ormai finito, la pelle e le energie anche, e i tre rientrano soddisfatti.

The cross

Andrea on the cross mouve of the hardest pitch of Never the Same

A Marco però il pallino di salire in libera quell’ottavo tiro rimane e, negli anni, la voglia di tornar a chiudere i conti resta. Chi di voi scala spesso in falesia nel weekend sa quanto è forte il richiamo di un tiro che si è provato e che per poco non abbiamo fatto in libera… Durante la settimana ti tornano in mente le prese e i passaggi chiave e non vedi l’ora di tornare a provare… Ecco il tutto si complica un po’ se il tuo tiro è a 300 metri da terra su una parete dell’altro emisfero… Per cui Marco l’occasione per tornare ha dovuto aspettarla qualche annetto. Forse, a suo dire, qualcuno di troppo per rimettersi in gioco da protagonista, ma non troppo tardi per accompagnar tre giovinastri affamati di roccia a concludere quanto era in sospeso da 17 anni.

Siamo partiti in 4 il 17 settembre per Antananarivo, il 19 siamo sotto Never the same. Scalando nei tre successivi pomeriggi raggiungiamo il tiro chiave. Il sole è cocente per cui aspettiamo ogni volta che la parete passi in ombra e si alzi puntualmente un bel vento termico. Non abbiamo portaledge (sigh!) per cui attrezziamo la via con corde statiche che risaliamo ogni giorno prima di continuar la progressione. Scalare sullo Tsaranoro per noi è unico per almeno due motivi: la compattezza della parete, che praticamente non concede cenge per 700 metri, e il sottofondo musicale della foresta sottostante. La bellezza del tiro chiave è la ciliegina sulla torta: un bombè strapiombante liscio, solcato da un unica linea di prese, che porta al crux, una sequenza di 6 microcristallini da strizzare per ristabilirsi sulla placca soprastante. Al secondo giro riusciamo tutti e tre a risolvere il tiro, nell’ordine Sbisi, Andrea e Carlo. L’emozione e la soddisfazione in quel momento, oltre che per la libera di un tiro impegnativo (un solido 8a per chi ama i numeri) in una location più unica che rara, arrivano dal saper di aver chiuso un conto aperto, obiettivo primario del viaggio. L’indomani saliamo la parte alta della via e raggiungiamo la vetta dell’Atsimo: le difficoltà qui son più basse, massimo 7a+, ma la concentrazione va tenuta alta perchè la spittatura si allunga e non concede distrazioni.

 Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Dopo un giorno di riposo per recuperare energie e, soprattutto, la pelle, decidiamo di tentare la salita in giornata. Le condizioni non ci rendono la vita facile dato che l’ombra arriva tardi e alle 18 è buio ma forse scalando al sole i primi tiri più semplici e mettendo in zaino un paio di belle frontali qualche possibilità rimane… Il prescelto è Andrea sia per la buona confidenza sui tiri sia per lo stato della pelle. Carlo lo accompagna. Tutto va liscio, Andrea non sbaglia nemmeno un tiro, scala gli ultimi due tiri con la frontale e per le 19 Marco e Sbisi al campo ricevono l’SMS di vittoria! Non si potrebbe esser più soddisfatti per cui sentiamo che è ora di voltare pagina e lanciarsi su qualche altra sfida! Lo Tsaranoro ne offre tante…

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Dedichiamo una giornata alla ripetizione di Out of Africa, bellissima via sullo Tsaranoro Kely e ormai classica della zona, dopodichè Marco ci saluta e rientra a Trieste. Abbiamo ancora 5 giorni di scalata prima di rientrare e la via che più ci attira è la neonata Fire in the Belly, sempre sull’Atsimo, aperta in agosto da Sean Villanueva e Siebe Vanhee.

Sappiamo che con le poche ore di scalata che l’ombra ci concede e con i pochi giorni a disposizione non potremmo puntare ad una salita in ground up. Ci sentiamo un team e decidiamo quindi per una team-ascent, in cui ogni tiro dovrà esser salito in libera da almeno uno di noi tre. Ci spartiamo così i tiri: Andrea L1, L2, L3, L4, L5 ed L10, Sbisi L6 ed L7, Carlo L8, L9, L11 ed L12. I tiri chiave sono due perle: L7, un muro compatto con boulder in entrata su una roccia dai colori incredibili, superato da Sbisi in 2 tentativi. L10 è tutt’altro stile: 50 metri verticali di scalata super tecnica dove l’utilizzo super preciso dei piedi e una buona resistenza di dita sono fondamentali. La relazione originale di Siebe e Sean recita L10 8a++… Dopo il primo giro capiamo perché!

In quattro giorni di scalata con l’aiuto di corde statiche raggiungiamo la vetta. Ad eccezione di L7 ed L10 tutto viene salito a vista (Bravo Sbisi per il bel 7c di L6!). Il giorno della vetta scendiamo alla base di L10 che ancora dobbiamo salir in libera. Dormiamo sulla cengetta che la parete generosamente offre in questo pezzo di parete. L’indomani è l’ultimo giorno. La pelle grida pietà e le energie sono verso la fine, nonostante tutto Andrea ha la meglio al suo terzo tentativo! Non resta che scendere, festeggiare e prepararsi al rientro.

Fire in the Belly - Madagascar

Fire in the Belly – 8a++

Il 5 ottobre ripartiamo per Antananarivo, ci lasciamo alle spalle una parete incredibile e un sacco di gente fantastica. Ci lasciamo alle spalle anche una bellissima avventura, la prima di questa portata per quanto riguarda noi tre più giovani. Il sentimento è di aver fatto quel che dovevamo per ringraziar Marco dell’opportunità che ci ha concesso e di aver aggiunto, con la ripetizione di Fire in the Belly, anche qualcosa di nostro. Siamo tornati sicuramente arricchiti e con una storia che ci ha fatto sognare e perciò ci fa piacere raccontarvi. Ora da lontano non ci resta che pensare alle prossime avventure e non è escluso che prima o poi si faccia ritorno allo Tsaranoro… magari con un portaledge!

Tsaranoro and Karambony by night

Tsaranoro and Karambony by night

Un grazie quindi a Marco, ideatore di tutto, che ha voluto darci spazio e concederci una grande esperienza da protagonisti e grazie anche a tutti i nostri sponsor senza i quali non sarebbe stato facile l’organizzazione di un viaggio simile: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (TS), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (TS), Società Alpina delle Giulie (Sbisi e Andrea), Kong (Sbisi), Wild Climb (Carlo), Ocun (Andrea), SCARPA (Sbisi), Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Link alla scheda della via: Never the Same

Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

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Alpinismo EstEtico – Serata ad Artegna

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Con grande piacere Vi invito tutti alla serata Alpinismo EstEtico che si terrà Venerdì sera alle 20.45  presso il Nuovo Teatro Mons. Lavaroni di Artegna.

Io, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli e Enrico Mosetti saremo ospiti della sottosezione del CAI di Artegna per una serata a base di Alpinismo, Avventura e tanto divertimento.

Avremo modo di raccontarvi con foto, parole e filmati, alcune delle nostre avventure vissute sulle montagne di casa e non solo… Alpinismo, Arrampicata, Sci, Viaggi, Fotografia, sono le nostre grandi passioni, cerchiamo di viverle sempre con grande energia e passione sognando sempre la prossima avventura.

Certamente questa è una bella occasione per ritrovarci tutti assieme, addetti ai lavori e non, per condividere almeno per una serata le grandi emozioni e soddisfazioni che il mondo della montagna ci regala.

A Venerdì allora! Venite numerosi, ci divertiremo e alla fine berremo qualcosa insieme.