Viaggio in Madagascar e le salite di Never the Same e Fire in the belly

Qui di seguito riporto fedelmente l’articolo pubblicato su Planetmountain.com del nostro viaggio di Settembre in Madagascar. Ho preparato per l’occasione anche una bella scelta di foto che spero rendano bene l’idea della bellezza e unicità dei posti.

Buona lettura!

English version here: Planetmountain.com

Rice fields in Tsaranoro Valley

Rice fields in Tsaranoro Valley

Mai più così – Never the Same, prima libera sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar per Polo, Gorobey e Giuliberti

17.12.2015 di Planetmountain

Il racconto di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti che quest’estate hanno effettuato la prima libera della via d’arrampicata Mai più così – Never the Same sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar. I tre sono stati accompagnati da Marco Sterni che, nel 1998, aveva aperto la via insieme a Rolando Larcher ed Erik Svab.

Se è vero che le cose non saranno mai più cosi, come le sono adesso, è altrettanto vero che quest’anno Marco Sterni ha rivissuto momenti molto simili a quelli di 17 anni fa, insieme a Rolando Larcher e Erìk Svab. Nel lontano 1998 infatti questi tre arrampicatori avevano aperto una nuova via su una cima ancora inviolata nel massiccio del Tsaranoro, all’epoca un paradiso di granito ancora tutto da scoprire che poi negli ultimi due decenni ha attirato i migliori arrampicatori di tutto il mondo. In cinque giorni di lavoro sulla parete est del Tsaranoro Atsimo i tre avevano aperto la via Mai più così, Never the same, affrontando difficoltà altissime e, soprattutto, applicando uno stile di apertura esemplare. Una spedizione riuscita, di cui l’unico dispiacere era non aver avuto sufficiente tempo a disposizione per liberare un tiro. Una lunghezza che per 17 anni ha frugato nella mente di Sterni, finche non ha suggerito ad Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti di andare a vedere se potesse essere salita in libera…

Prima di lasciarvi all’introduzione di Sterni e al racconto dei tre, segnaliamo che per noi“Madagascar 1998” era la quinta news sul nostro database, da poco avevamo scelto di abbandonare le vecchie pagine statiche scritte in gran parte a mano in codice html e anche se eravamo online da due anni, internet e l’era digitale erano ancora agli albori. Si, non sarà mai più cosi.

NEVER THE SAME 1998 di Marco Sterni

Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 1998, bella storia ma forse all’epoca offuscata dal desiderio di voler dimostrare qualcosa, offuscata dalla paura di sfigurare nei confronti dei miei compagni di allora.
Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 2015, una storia pura, fantastica e chiara fin dall’inizio.
Questa volta, la prima per me (sigh..Sigh..SIGH!!!) solamente da spettatore. Non sono, per vari motivi, più in grado di arrampicare come un tempo e non vorrei che mi venisse attribuito merito alcuno se non l’aver lanciato l’idea.
Le mie forti emozioni in arrampicata su questa favolosa parete le ho vissute nel ’98, quest’anno ho potuto tranquillamente godermi lo spettacolo nel vedere i miei compagni arrampicare e nel contempo riassaporare dal vivo i ricordi di allora.
Saranno quindi i miei amici a raccontare la loro avventura.
Grazie Andrea, Sbisi e Carlo, a parte la vostra bravura, grazie per la grandissima soddisfazione che mi avete reso e la fantastica …”giovane” esperienza vissuta assieme a voi.

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco


NEVER THE SAME 2015
di Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Proprio partendo da questa bella introduzione in puro stile Sterni decidiamo di raccontarvi il nostro bel viaggio in Madagascar! Chi conosce Marco sa che è una persona di poche parole e molti fatti (chi non lo conosce può intuirlo dalle poche righe sopra…) per cui sta a noi, Andrea, Sbisi e Carlo, appartenenti alla generazione dei social network, raccontarvi questa bella storia…. Si crediamo sia giusto dire storia, vera ovviamente, più che un report di risultati, quindi avvisiamo tutti coloro che leggono planet solo alla ricerca di 8c+ a vista e 9a che forse non è qui che sazieranno la loro sete di numeri…

Questa storia comincia nel 1998, quando il team di Marco Sterni, Erik Svab e Rolando Larcher arriva sotto lo Tsaranoro, nel Madagascar sud-orientale. Si contano sulle dita gli scalatori che prima di loro han messo piede in questo remoto angolo di mondo. L’obiettivo è aprire e la scelta casca sulla parete est dello Tsaranoro Atsimo, 670 metri di granito ancora insaliti, dall’aria tutt’altro che semplice per lo meno per quanto concede l’occhio dalla base. Chi già nel 1998 era attento alla cronaca di scalata sa che la spedizione si è conclusa con l’apertura di Mai più così (tradotta in Never the Same), la prima via sull’Atsimo. Tutt’oggi da considerarsi una via di impegno sia per lo stile molto tecnico che richiede la scalata sullo Tsaranoro, sia per lo stile di apertura scelto, in cui gli spit ci sono ma tra uno e l’altro bisogna sempre scalare. Il gioco di squadra aveva dato i suoi frutti, i tre si sono alternati nell’apertura e tutti i tiri sono stati saliti in libera almeno da colui che aveva aperto il tiro. Solo il tiro più duro, che spettava a Marco, sfugge alla libera per un soffio. Il tempo è ormai finito, la pelle e le energie anche, e i tre rientrano soddisfatti.

The cross

Andrea on the cross mouve of the hardest pitch of Never the Same

A Marco però il pallino di salire in libera quell’ottavo tiro rimane e, negli anni, la voglia di tornar a chiudere i conti resta. Chi di voi scala spesso in falesia nel weekend sa quanto è forte il richiamo di un tiro che si è provato e che per poco non abbiamo fatto in libera… Durante la settimana ti tornano in mente le prese e i passaggi chiave e non vedi l’ora di tornare a provare… Ecco il tutto si complica un po’ se il tuo tiro è a 300 metri da terra su una parete dell’altro emisfero… Per cui Marco l’occasione per tornare ha dovuto aspettarla qualche annetto. Forse, a suo dire, qualcuno di troppo per rimettersi in gioco da protagonista, ma non troppo tardi per accompagnar tre giovinastri affamati di roccia a concludere quanto era in sospeso da 17 anni.

Siamo partiti in 4 il 17 settembre per Antananarivo, il 19 siamo sotto Never the same. Scalando nei tre successivi pomeriggi raggiungiamo il tiro chiave. Il sole è cocente per cui aspettiamo ogni volta che la parete passi in ombra e si alzi puntualmente un bel vento termico. Non abbiamo portaledge (sigh!) per cui attrezziamo la via con corde statiche che risaliamo ogni giorno prima di continuar la progressione. Scalare sullo Tsaranoro per noi è unico per almeno due motivi: la compattezza della parete, che praticamente non concede cenge per 700 metri, e il sottofondo musicale della foresta sottostante. La bellezza del tiro chiave è la ciliegina sulla torta: un bombè strapiombante liscio, solcato da un unica linea di prese, che porta al crux, una sequenza di 6 microcristallini da strizzare per ristabilirsi sulla placca soprastante. Al secondo giro riusciamo tutti e tre a risolvere il tiro, nell’ordine Sbisi, Andrea e Carlo. L’emozione e la soddisfazione in quel momento, oltre che per la libera di un tiro impegnativo (un solido 8a per chi ama i numeri) in una location più unica che rara, arrivano dal saper di aver chiuso un conto aperto, obiettivo primario del viaggio. L’indomani saliamo la parte alta della via e raggiungiamo la vetta dell’Atsimo: le difficoltà qui son più basse, massimo 7a+, ma la concentrazione va tenuta alta perchè la spittatura si allunga e non concede distrazioni.

 Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Dopo un giorno di riposo per recuperare energie e, soprattutto, la pelle, decidiamo di tentare la salita in giornata. Le condizioni non ci rendono la vita facile dato che l’ombra arriva tardi e alle 18 è buio ma forse scalando al sole i primi tiri più semplici e mettendo in zaino un paio di belle frontali qualche possibilità rimane… Il prescelto è Andrea sia per la buona confidenza sui tiri sia per lo stato della pelle. Carlo lo accompagna. Tutto va liscio, Andrea non sbaglia nemmeno un tiro, scala gli ultimi due tiri con la frontale e per le 19 Marco e Sbisi al campo ricevono l’SMS di vittoria! Non si potrebbe esser più soddisfatti per cui sentiamo che è ora di voltare pagina e lanciarsi su qualche altra sfida! Lo Tsaranoro ne offre tante…

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Dedichiamo una giornata alla ripetizione di Out of Africa, bellissima via sullo Tsaranoro Kely e ormai classica della zona, dopodichè Marco ci saluta e rientra a Trieste. Abbiamo ancora 5 giorni di scalata prima di rientrare e la via che più ci attira è la neonata Fire in the Belly, sempre sull’Atsimo, aperta in agosto da Sean Villanueva e Siebe Vanhee.

Sappiamo che con le poche ore di scalata che l’ombra ci concede e con i pochi giorni a disposizione non potremmo puntare ad una salita in ground up. Ci sentiamo un team e decidiamo quindi per una team-ascent, in cui ogni tiro dovrà esser salito in libera da almeno uno di noi tre. Ci spartiamo così i tiri: Andrea L1, L2, L3, L4, L5 ed L10, Sbisi L6 ed L7, Carlo L8, L9, L11 ed L12. I tiri chiave sono due perle: L7, un muro compatto con boulder in entrata su una roccia dai colori incredibili, superato da Sbisi in 2 tentativi. L10 è tutt’altro stile: 50 metri verticali di scalata super tecnica dove l’utilizzo super preciso dei piedi e una buona resistenza di dita sono fondamentali. La relazione originale di Siebe e Sean recita L10 8a++… Dopo il primo giro capiamo perché!

In quattro giorni di scalata con l’aiuto di corde statiche raggiungiamo la vetta. Ad eccezione di L7 ed L10 tutto viene salito a vista (Bravo Sbisi per il bel 7c di L6!). Il giorno della vetta scendiamo alla base di L10 che ancora dobbiamo salir in libera. Dormiamo sulla cengetta che la parete generosamente offre in questo pezzo di parete. L’indomani è l’ultimo giorno. La pelle grida pietà e le energie sono verso la fine, nonostante tutto Andrea ha la meglio al suo terzo tentativo! Non resta che scendere, festeggiare e prepararsi al rientro.

Fire in the Belly - Madagascar

Fire in the Belly – 8a++

Il 5 ottobre ripartiamo per Antananarivo, ci lasciamo alle spalle una parete incredibile e un sacco di gente fantastica. Ci lasciamo alle spalle anche una bellissima avventura, la prima di questa portata per quanto riguarda noi tre più giovani. Il sentimento è di aver fatto quel che dovevamo per ringraziar Marco dell’opportunità che ci ha concesso e di aver aggiunto, con la ripetizione di Fire in the Belly, anche qualcosa di nostro. Siamo tornati sicuramente arricchiti e con una storia che ci ha fatto sognare e perciò ci fa piacere raccontarvi. Ora da lontano non ci resta che pensare alle prossime avventure e non è escluso che prima o poi si faccia ritorno allo Tsaranoro… magari con un portaledge!

Tsaranoro and Karambony by night

Tsaranoro and Karambony by night

Un grazie quindi a Marco, ideatore di tutto, che ha voluto darci spazio e concederci una grande esperienza da protagonisti e grazie anche a tutti i nostri sponsor senza i quali non sarebbe stato facile l’organizzazione di un viaggio simile: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (TS), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (TS), Società Alpina delle Giulie (Sbisi e Andrea), Kong (Sbisi), Wild Climb (Carlo), Ocun (Andrea), SCARPA (Sbisi), Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Link alla scheda della via: Never the Same

Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

CAI2015_Azimut_teatro_web

Alpinismo EstEtico – Serata ad Artegna

CAI2015_Azimut_teatro_web

Con grande piacere Vi invito tutti alla serata Alpinismo EstEtico che si terrà Venerdì sera alle 20.45  presso il Nuovo Teatro Mons. Lavaroni di Artegna.

Io, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli e Enrico Mosetti saremo ospiti della sottosezione del CAI di Artegna per una serata a base di Alpinismo, Avventura e tanto divertimento.

Avremo modo di raccontarvi con foto, parole e filmati, alcune delle nostre avventure vissute sulle montagne di casa e non solo… Alpinismo, Arrampicata, Sci, Viaggi, Fotografia, sono le nostre grandi passioni, cerchiamo di viverle sempre con grande energia e passione sognando sempre la prossima avventura.

Certamente questa è una bella occasione per ritrovarci tutti assieme, addetti ai lavori e non, per condividere almeno per una serata le grandi emozioni e soddisfazioni che il mondo della montagna ci regala.

A Venerdì allora! Venite numerosi, ci divertiremo e alla fine berremo qualcosa insieme.

Ospiti dell’Outdoor meeting di Monteleone Rocca Doria – Sardegna

Esattamente il giorno prima di tuffarci nell’avventura del Madagascar, a sorpresa ricevemmo l’invito all’outdoor meeting di Monteleone Rocca Doria. Entusiasti accettammo immediatamente.

Venerdì 16 Ottobre lasciamo l’uggioso Friuli e in poco più di un’ora di volo ci ritroviamo ad Alghero, nell’assolata e calda Sardegna Nord Occidentale. Ad accoglierci troviamo Italo e Roberto, due tra gli organizzatori del meeting e membri dell’organizzazione Amici della Montagna Sarda.

Lago del Temo e falesia di Roccadoria

Lago del Temo e falesia di Roccadoria

Lasciamo il litorale e ci addentriamo nel lussureggiante entroterra coperto da boschi e zone dedicate al pascolo. In poco più di mezz’ora raggiungiamo il nostro alloggio sotto le pendici del Monte Minerva, famoso anche per la necropoli a Domus de Janas, un sepolcreto risalente al Neolitico e con grandiosa vista sulla vallata antistante.

Posiamo i bagagli e accompagnamo le nostre due guide alla ricerca di Porcini in un boschetto della zona, il bottino non è dei migliori ma la motivazione nel trovare qualcosa di “grosso” ci fa divertire e ci regala qualche bella soddisfazione. Si fa sera e ci spostiamo a Monteleone Rocca Doria per la cena.

Ceniamo insieme agli organizzatori e a tutte le persone coinvolte nel garantire lo svolgimento ottimale della manifestazione. Un banchetto nuziale, funghi, pasta, porceddu, agnello, dolci e buon vino, questi Sardi quando si tratta di far festa mi sembra non siano secondi a nessuno. Suonate e canti allietano la serata, Io e Sbisi non ci facciamo mancare nulla e trascorriamo davvero una serata indimenticabile.

Lago del Temo

Lago del Temo

Sabato 17 è il primo giorno del meeting, scendiamo in falesia sul presto per sfruttare l’ombra e per provare il nuovo tiro appena chiodato da Maurizio Oviglia. Il tiro è molto bello e particolare, si arrampica su un muro leggermente strapiombante a buchetti e tacche. A circa quindici metri da terra si incontra una sequenza dura di tre-quattro movimenti poi un riposo e a seguire una decina di metri di resistenza molto tecnici e su appigli a volte sfuggenti. Sfortunatamente la roccia è molto umida al mattino e quando esce il sole diventa audace scalare, la fortuna non è dalla nostra e non riusciamo a salire il tiro, rimandiamo all’indomani.

Nel pomeriggio si svolge la classica gara di velocità sulla parete della vecchia cava di pietra su un muro alto una ventina di metri. Seppur dentro una cava il contesto è unico ed è divertente guardare gli altri che fanno fatica mentre parliamo con la gente sempre aperta e disponibile nei nostri confronti.

Arriva la sera e il momento della nostra serata. In una saletta gremita di gente proiettiamo foto e video che raccontano alcune delle nostre avventure degli ultimi due anni e presentiamo brevemente con qualche foto la freschissima avventura vissuta in Madagascar. Riceviamo un riscontro molto positivo e ne siamo davvero orgogliosi.

La serata prosegue per le vie del paese addobbate a festa e animata dalla scoppiettante musica rock-folk di un valido gruppo musicale.

King Arthur 7b+

King Arthur 7b+

Domenica 18 scendiamo in falesia a metà mattinata e con gran classe Gabriele riesce nella libera del nuovo progetto, nasce “Su Sindicu” 7c+, in onore di Antonello, simpaticissimo sindaco di Monteleone. Io mi dedico ad altro e salgo la bellissima linea di Philadelphia 7c+ in flash dopo aver assicurato Gabriele precedentemente. Grandiosa via a tacche e buchetti, sicuramente una via da non perdere soprattutto se fatta con un pochino di aderenza.

Risaliamo in cava e poi in paese, tantissima gente ovunque e aria di gran festa. Tutto ciò mi fa un pò pensare sul come mai dalle mie parti non si riesca ad organizzare un evento così riuscito nel quale ci sia anche l’arrampicata…….

La serata prosegue in compagnia di nuovi amici di fronte a una birra e all’immancabile Porceddu!

Sono rimasto colpito dalla bellezza del posto e dalla calorosa ospitalità della gente. Consiglio un soggiorno in zona per la varietà delle attività che si possono fare sul territorio, per info www.roccadoria.org/.

Speed contest

Speed contest

La falesia di Rocca Doria è recensita sulla nuova guida di arrampicata di Maurizio Oviglia. Il tipo di roccia è calcare lavorato a  tacche, buchi e svasi. L’arrampicata è prevalentemente tecnica e di dita ma non mancano i muri strapiombanti di resistenza. Personalmente mi hanno molto colpito per la bellezza della linea le vie Philadelphia, King Arthur, Visionario e le vie limitrofe, assolutamente da non perdere.

Ringrazio di cuore gli Amici della Montagna Sarda e l’Amministrazione comunale di Monteleone Rocca Doria per la grandiosa ospitalità. Un ringraziamento speciale a Maurizio Oviglia, a Roberto Ciabattini e a Italo Chessa per averci “guidato” nel nostro soggiorno.

Big thanks to E9, Ocun, Kong, CAI Società Alpina delle Giulie Trieste.

Alla prossima!

 

 

DUE GIORNI SU DUE GRANDI VIE

I primi giorni di Agosto ho trascorso quattro bellissime giornate facendo trekking su un tratto dell’Alta Via 1 e più precisamente dal Passo Duran al Passo Giau. La prima serata al Rif. Vazzoler ci ha raggiunti Letizia, feltrina, mountain runner e grande appassionata di montagna. Insieme abbiamo fatto da ”modelli” per il capo spedizione Mr. Eddie Gianelloni camminando, correndo e vivendo intensamente ogni istante trascorso in luoghi incantevoli. Ne sono uscito arricchito e riposato, camminando ai piedi delle pareti ho potuto ammirare con calma alcune tra le più belle e ricche di storia delle Dolomiti, sognare di salirle è stato logica e scontata conseguenza.

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Durante il trekking ricevo via messaggio l’invito ad aggregarmi a un gruppo di amici motivati a salire Capitan Sky Hook sulla Nord Ovest del Civetta. Accetto all’istante.

CHIMERA VERTICALE – 600m + zoccolo IX max CIVETTA PARETE NORD OVEST – PUNTA CIVETTA

Martedì 4 Agosto verso ora di pranzo arriviamo al traguardo di Passo Giau, pranziamo, brindiamo ai giorni trascorsi insieme e rientriamo al Duran per recuperare il mio mezzo. Eddie rientra a casa dalla famiglia, Letizia anche per motivi di lavoro e Io vado a Laste per placare la mia fame di roccia dopo un bel po’ di giorni di inattività. Sensazioni buone ma un temporale imprevisto ci spedisce a casa. Raggiungo alla Murada due dei miei compagni di avventura, Davide e Leo romboss, facciamo serata e pianifichiamo alcuni dettagli.

Mercoledì 5 pranziamo con calma, prepariamo il materiale e verso le quattro io e Davide ci incamminiamo dai Piani di Pezze verso il Rif. Tissi. La giornata è calda e stupenda, siamo un po’ carichi ma in due ore arriviamo al Tissi in tempo per godere di uno dei tramonti più suggestivi che si possano immaginare, quello sulla Nord Ovest del Civetta.

Tramonto sulla Nord Ovest

Tramonto sulla Nord Ovest

Finalmente verso le nove arrivano anche Leo e Fabrizio, iniziamo a pianificare per l’indomani.

Io e Davide avevamo binocolato a lungo la parete cercando di capire dove passasse esattamente Capitan in quanto la parte alta della parete era solcata da evidenti colate nere…avevamo guardato bene anche la linea di Chimera Verticale, più a sinistra di Capitan, sul pilastro di Punta Civetta. Questa di sicuro sembrava asciutta. Discutiamo con gli altri e decidiamo per Chimera, la grande avventura inizia!

Davide all'alba all'attacco di Chimera

Davide all’alba all’attacco di Chimera

Giovedì sveglia alle 3.45,colazione, avvicinamento, 300m di zoccolo, verso le sei e mezza attacchiamo la parete vera e propria. Prima partono Leo e Fabrizio, Davide e Io a seguire. Io e Davide decidiamo di dividerci equamente i tiri della via, a lui la prima parte, a me la seconda. Davide conduce tutta la prima parte con gran sicurezza e classe, la roccia non è sempre bella, bisogna proteggersi adeguatamente e spesso arrampicare “leggeri” sui tratti malsicuri. La via si rivela piuttosto fisica e stancante.

Recupero Davide dalla sosta di L9 - IX

Recupero Davide dalla sosta di L9 – IX

A L8 passo avanti io, non vedevo l’ora! Sono preso dall’arrampicata e ad un tratto sento un “vengo…” Davide da sotto mi comunica che Leo ha fatto un bel volo in uscita del tiro più duro della via…peccato…ma almeno il buon chiodo ha tenuto! Quando raggiungo la sosta Fabrizio è già a metà tiro, recupero Davide e attendiamo che gli altri riprendano un po’ di quota. Tocca a me, inizio a salire sulla destra un tratto facile, prima del duro piazzo delle ottime protezioni e entro nella placca traversando verso sinistra. Due chiodi proteggono questa delicata parte centrale, mi alzo su buone prese fin sotto il tetto dove piazzo un buon friend rosso e passo il chiodo poco in alto. Decontraggo un po’ poi parto, arrampico bene, super attento al posizionamento dei piedi, esco dal tetto, stringo un paio di prese e mi alzo fino a quella buona, resto calmo, passo un chiodino aggiunto (e lasciato) dai mie predecessori e dopo qualche passaggio arrivo in sosta! Fabrizio intanto è impegnato sul tiro successivo di VIII+ leggermente strapiombante e fisico. Iniziamo a rallentare… Appena i nostri compagni si alzano un po’ Davide mi raggiunge agevolmente in sosta e parto su L10, passo senza troppi problemi una difficile sequenza fisica e molto tecnica vista la carenza di appoggi, anche questo è fatto. Lo stesso schema seguirà anche sui due tiri successivi, piccante traverso di uscita su L12 un po’ esposto poi è il momento di L13. Parte Leo ma è stanco, purtroppo sul passo duro non riesce a passare e si fa calare in sosta. Passo avanti io, la pressione sale e il tempo stringe, questo è quello che provo… Fortunatamente io sto bene e non mi sento particolarmente stanco, scalo veloce fino al tratto chiave, decontraggo un attimo poi parto deciso sulla sequenza. Dopo un primo passo duro segue una parte molto tecnica su brutte prese “storte” e appoggi svasi, due chiodi ravvicinati proteggono quest’ultima sequenza subito prima della sosta. Grazie ai miei compagni che mi danno la carica passo deciso e in breve sono in sosta. Recupero Fabrizio. Siamo al limite, è tardi, appena arriva riparto su L14 un buon VIII di 45m. Tiro imperiale, tutto a friend, da “andare” e con un tratto bello fisico in uscita. Oggi è la mia giornata, scalo bene, verso la fine sono un po’ stanco ma resto calmo e super felice raggiungo la sosta dell’ultimo tiro! Credo siano state le nove di sera. Gli altri compagni seguono a ruota, le frontali fanno il loro ingresso in campo.

L’ultimo tiro di V+ lo facciamo completamente al buio ma è una pura formalità rispetto al resto della via. Verso le 23 siamo in vetta! Impacchettiamo la nostra attrezzatura e cerchiamo come scendere…nessuno aveva guardato la discesa hahaha… Troviamo una sosta che sembra di calata, dalla mia connessione internet ne abbiamo la conferma. Calata di 30m e siamo fuori. Percorriamo un tratto della ferrata degli alleghesi verso monte poi tagliamo a sinistra verso il rifugio Torrani al quale arriviamo all’1, ci diamo la mano a vicenda felici di aver vissuto una grande avventura che difficilmente scorderemo. Un po’ stanchi ci infiliamo nella camerata e finalmente dormiamo.

Leo - romboss - appena svegliati al Torrani

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani

L’indomani facciamo conoscenza con il mitico e simpatico Venturino De Bona, gestore del rifugio e forte alpinista, verso le nove prendiamo il caffè e poco prima della dieci spazzoliamo un bel piatto di spaghetti, una birra da mezzo e una grappa! Tutta la notte avevo sognato questo momento!

Prendiamo la via normale e piacevolmente dopo circa tre ore rientriamo ai Piani di Pezzè.

Che avventura! Una gran via su una parete mitica, insieme a dei compagni fantastici, what’s more?

Festeggiamo con la Lasko

Festeggiamo con la Lasko

SPECCHIO DI SARA – 500m 7c max MARMOLADA – PARETE SUD

Lo Specchio, la parete dei sogni, Specchio di Sara la via dei sogni. A fine luglio ricevo un messaggio da Daniele De Candido “Deca”: venerdì specchio? Uomo di poche parole il Deca, conciso ed efficacie. Rispondo di sì e il bello è che stavo pensando alla stessa cosa!

Ci incontriamo a Longarone giovedì 30 Luglio per gli ultimi acquisti del caso e partiamo per Malga Ciapela.

La notte piove, sveglia alle 5, alle 8 siamo all’attacco, la parete è un muro d’acqua. L’idea di venire a provare una via del genere mi aveva fatto riflettere parecchio i giorni precedenti ma una volta ai piedi di questo imponente muro tutte le paure svaniscono per lasciare spazio alla voglia di scalare su quella placca da sogno. Attendiamo un paio d’ore ma alcuni tratti di specchio sono ancora bagnati e forse è un po’ tardi per attaccare…optiamo per la via a fianco, decisamente più asciutta, Coitus Interruptus. Questa via è un tentativo di Larcher di aprire una via indipendente a sinistra di Specchio ma interrotto alla quarta lunghezza in quanto sembra interferisse con il vicino progetto di apertura del Minotauro. Al quarto tiro di Coitus si è a pochi metri dalla sosta di Specchio di Sara, dove inizia la parte dura della via.

In partenza del tiro duro di Coitus

In partenza del tiro duro di Coitus Foto Daniele De Candido

Io e il Deca saliamo Coitus a comando alternato, parte lui primo.

Sono molto felice di aver salito a vista L4 di Coitus, sulla carta 7c+/8a, una tra i più bei tiri di corda che ho arrampicato nella mia vita. Roccia commovente, solidissima, lavorata e molto aderente, fantastico! Una volta in sosta mi faccio calare così anche il Deca prova da primo, purtroppo sul passo chiave posiziona male un piede e scivola vanificando la salita in flash. Ci ritroviamo di nuovo in sosta ma questa volta in cima a L4, il muro sopra di noi ci incanta come un canto di sirene ma decidiamo di rinunciare per ritornare successivamente sullo specchio dalla sua partenza originale. Ci caliamo e in breve rientriamo all’auto. Giornata salvata e bell’assaggio di parete!

La seconda di Agosto il tempo è incredibilmente stabile e fissiamo il giorno del tentativo per giovedì 13 Agosto. Il Mercoledì io e Sbisi lo passiamo in relax attendendo l’arrivo di Leo che da Trieste ci raggiunge nel pomeriggio e del Deca che arriva giusto per la cena.

Siamo carichi, motivati ma anche un po’ pensierosi perchè non sappiamo quali insidie ci riserverà lo Specchio. Innaffiamo i pensieri con del buon vino e spazzoliamo voracemente l’abbondante cena, impostiamo la sveglia alle cinque.

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Le luci dell’alba accompagnano la nostra salita sui ripidi prati che da sotto Serauta percorriamo obliquando a sinistra fin sotto il muro dello Specchio. Dopo una breve sosta organizziamo il materiale e attacchiamo la parete. Parto io, il Deca mi segue, saliremo a comando alternato fino ai tiri duri. L’altra cordata è composta da Leo e Sbisi.

La prima parte di Specchio, ossia fino alla partenza del primo tiro duro, è un piccolo viaggio all’interno della parete. L’itinerario sale prima verticalmente poi traversa molto a destra, sale di nuovo per poi traversare a sinistra fin sotto uno strapiombo grigio, la logica è dettata dalla morfologia della roccia, si sfruttano i punti deboli della parete per guadagnare metri. Più si sale più la roccia migliora, sempre bella, solida, proteggibile, scalabile in sicurezza.

Io e il Deca su L6

Io e il Deca su L6 – Foto Leocom Leonardo Comelli

L8 è il primo tiro duro, 7c, protetto a spit sul duro poi da integrare per il morale e da scalare tranquilli per raggiungere il punto di sosta. Mi alzo dalla sosta e alle prime tacche piccole sono costretto a investire parecchie energie per riuscire a controllare i movimenti, il sole cocente ha scaldato la roccia scura, reso gli appigli scivolosi e lessato i piedi nelle scarpette. Continuo ad arrampicare ma ad un certo punto mi blocco di fronte a una sequenza che istintivamente non riesco a decifrare. Faccio avanti e indietro un po’ di volte ma le prese scivolano e non sono per nulla convinto della sequenza che tento di eseguire. Nel frattempo ho perso la sensibilità dei piedi, li metto sugli appoggi e mi fido solo perché non ho alternative. Questa salita conta tanto per me, sarebbe un sogno passare a vista quindi non voglio cadere. Dopo svariati tentativi trovo una presa per la mano sinistra, decido di osare, alzo un piede, alzo l’altro, le prese che ho in mano decisamente scivolano benché strizzate a dovere, il bacino si stacca dalla parete e goffamente cado. Sono molto dispiaciuto e arrabbiato, bloccato da un passo neanche particolarmente duro, che delusione… Riprendo a scalare. Dopo questo tratto verticale e leggermente strapiombante, la parete diventa meno ripida e l’arrampicata molto tecnica e non sempre proteggibile. La roccia è spaziale, super aderente, si arrampica lontano dalle protezioni cercando la linea di salita, basta stare tranquilli e mettere bene i piedi, peccato che i miei sono esplosi dal caldo. Affrontare questo tratto non è stato facile in quelle condizioni ma in ogni caso raggiungo le prese buone e la sosta, finalmente tolgo le scarpette! Daniele sale rapido e pulito questo bellissimo tiro, mi raggiunge in sosta.

Sbisi in uscita di L8

Sbisi in uscita di L8 – Foto Daniele De Candido

Mi passa il materiale e riparto su L9, sempre 7c anche se ci erano giunte voci che fosse leggermente più duro del precedente. La prima parte non è difficile poi uno strapiombetto sembra riservare delle belle sequenze. Mi impegno al massimo, provo e riprovo, decido cosa fare e parto deciso, passo, decontraggo nuovamente, parto per la sequenza successiva e a fatica mi ritrovo su terreno più appigliato sopra le difficoltà. Non facile! Ora il copione d’uscita è lo stesso del tiro precedente, un viaggio nella fantastica placca fino in sosta. Felice recupero Daniele che questa volta purtroppo si deve fermare sulla sequenza dura ma si sa che da secondi si è molto meno motivati che da primi!

Nel frattempo Sbisi aveva preso il comando della cordata inseguitrice e aveva salito a vista L8, ha la possibilità di portare a casa un bel risultato se non sbaglia L9.

Riprendo ad arrampicare e attacco L10, un 7b su roccia da sogno! Raggiungo la sosta senza troppe difficoltà anche se perdendo tempo causa un paio di errori di interpretazione della linea di salita, che tiro ragazzi!

Roccia da sogno!

Roccia da sogno! – Foto Daniele De Candido

A un certo punto sotto di noi sento un “Leo vengo”…poi niente…poi urla…anche per Sbisi sfuma la possibilità della salita a vista. Davvero un peccato.

Deca sul 7a+

Il Deca si diverte scalando la commovente roccia dello Specchio

Deca parte su L11, un bellissimo 7a+ di 40m che conduce felicemente a una comoda sosta su cengia, scala con sicurezza e eleganza, senza problemi raggiunge la sosta, parto io.

I tiri successivi li affrontiamo di nuovo a comando alternato ma ormai le difficoltà sono sotto ai nostri piedi! Un bellissimo 6a+ di 45m poi un 6b+ in fessura con stupenda uscita in placca e infine un facile V+ ci porta in cengia, l’ultima sosta della nostra avventura sullo Specchio.

Scatto qualche foto, tramonto spettacolare sulla Nord Ovest del Civetta, oltre la cengia la parte alta della parete attira la nostra attenzione perchè a tratti la roccia sembra magnifica, sistemiamo la sosta e iniziamo le calate in corda doppia.

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

I nostri compagni stanno salendo la penultima lunghezza, li salutiamo e riprendiamo a scendere. Cinque doppie e tocchiamo terra, guardo il Deca, ci stringiamo la mano, anche questa xe fatta e che via!

Attendiamo i nostri compagni. L’oscurità ci avvolge, dalla parete giungono voci e le luci delle frontali. Toccano terra, ci diamo la mano a vicenda felici.

Infiliamo l’attrezzatura nei sacchi e iniziamo a scendere. Commettiamo qualche errore e il terreno a tratti difficile nella prima parte ci stressa un pochino poi tutto passa e in un’oretta raggiungiamo le auto. Brindisi di rito e cena a base di torta del Deca!

Salutiamo il fenomeno che rientra a casa dalla famiglia e ci trasferiamo alla Murada, la notte è giovane e bisogna assolutamente festeggiare la bellissima giornata trascorsa insieme su una parete da sogno.

Ringrazio i miei super compagni di avventura per l’ottima compagnia e in particolare il Deca per aver scelto di legarsi con me su una parete del genere. Grazie!

A presto!

Io, il Deca e la roccia della Marmolada

Io, il Deca e la roccia della Marmolada – Foto Leocom – Leonardo Comelli

GALLERIA – ALTA VIA 1

GALLERIA CHIMERA VERTICALE

GALLERIA SPECCHIO DI SARA

Proiezione del nostro video Liberi di Scegliere a Montagna in città 2015 – Udine piazzale del castello 15-16-17 Maggio

Liberi di Scegliere

Da Venerdì a Domenica la montagna sarà protagonista a Udine, incontri, eventi e concerti animeranno la splendida location del piazzale del castello in centro a Udine.

Programma Montagna in Città 2015

In particolare Vi segnalo l’appuntamento di Domenica 17 alle 18:30, “COOL LINES”, proiezione di video di arrampicata, freeride, sci ripido, ghiaccio, slackline in Friuli Venezia Giulia.

Verrà proiettato il nostro video di arrampicata “Liberi di Scegliere”, un cortometraggio low cost che racconta brevemente la nostra avventura vissuta la scorsa estate durante l’apertura della nuova via sulla parete Ovest del Monte Robon, Alpi Giulie.

Oltre al sottoscritto e a Gabriele Gorobey “Sbisi” saranno presenti alla serata anche Enrico Mosetti, freerider e specialista di sci ripido, Leonardo Comelli, mente creativa del Ghey Team, nostro fotografo ufficiale, Marco Milanese, appassionato di slackline-highline e speedfly e Livio Sadoch, freerider e assiduo frequentatore delle Giulie.

Vi aspettiamo numerosi! La festa e il divertimento non mancheranno…

Programma Montagna in Città 2015

Shakti, Valnuvola - terzo tiro, 8b

Shakti!

Mi sembra ieri di aver letto l’articolo su Planetmountain dell’apertura e successiva prima libera di Shakti ad opera del mitico Riccardo Scarian “Sky” e invece son già passati quattro anni.
A volte penso quanto sia a dir poco incredibile e inesorabilmente veloce il trascorrere del tempo, anni letteralmente volati ma che non hanno sbiadito il piacevole ricordo di quell’articolo letto. Una nuova via, un luogo non “commerciale”, un’intensa avventura vissuta da Sky e dai suoi compagni.
Un paio di settimane fa ho iniziato a pensare ai miei prossimi obiettivi e ho pensato subito a Shakti.
Giovedì scorso il programma ha preso vita grazie anche a delle previsioni decenti e a un team altamente motivato. Venerdì notte parcheggio il camper in Valnuvola, piove forte e per tutta la notte.
Sabato ci svegliamo con calma e un po’ preoccupati ma siamo piacevolmente sorpresi che le pareti dall’altro lato della valle sono asciutte, percorriamo il tortuoso sterrato fino al parcheggio, piazziamo il mezzo e super motivati ci incamminiamo verso la parete.
Il Picco delle Aquile ci appare di fronte all’improvviso, è stupendo e sembra tutto asciutto tranne parte del tiro chiave sul grande strapiombo.
Le cordate in partenza sono Io con Sbisi, Carlo Giuliberti con Alberto ADM.
Partiamo prima noi, Sbisi sale il primo tiro, io il secondo, sul terzo ci fermiamo un pochino complice anche il bagnato, prima sale Sbisi poi gli do il cambio e raggiungo la sosta. Viste le condizioni non proprio ideali decidiamo di non provarlo ulteriormente e lo lasciamo in pasto ai nostri compagni che ci seguono a ruota. Noi saliamo anche il quarto tiro che Sbisi sbaglia a vista per un soffio e poi scendiamo tutti alla base e giù di corsa a far festa nel furgone.
Siamo molto entusiasti della bellezza della via, della qualità della roccia e della chiodatura esemplare, puro divertimento.
Domenica la giornata è fantastica, cielo azzurro e buona aderenza, assaporiamo completamente la bellezza del posto.
Carlo e ADM si scaldano sul primo tiro poi raggiungono la sosta del quarto sulle fisse lasciate il giorno prima, vogliono salire gli ultimi tre tiri della via e lasciano giocare me e Sbisi con il tiro duro.
Oggi parto io, saliamo il primo tiro. Sensazioni strane, stanchezza, dolore alla pelle e un leggero rincoglionimento post bagordi della serata. Il mio socio forse non ha male alla pelle ma anche lui accusa pesantemente gli altri sintomi. Il secondo tiro è proprio bello ma presenta una partenzina non proprio friendly per la pelle delle dita. La fissa lì a portata di mano agevola la decisione, lo saltiamo per concentrare tutte le energie sul terzo tiro, il chiave della via.
Il grande strapiombo è la lunghezza più bella e spettacolare della via, un capolavoro della natura, imponente e impegnativo. Durante il primo giro di ieri ho pensato più volte a Sky in apertura, a quanto impegno, sforzi e tempo gli sono costati per raggiungere in punto dove piazzare la sosta sulla placca fuori dal grande strapiombo. Il primo giro tocca a me, non sono abbastanza caldo e non so bene come eseguire la sequenza di uscita. La prima parte del tiro è verticale su buone prese poi si attacca improvvisamente lo strapiombo fisico con allunghi su prese discrete, una decontrazione e poi via sulla sequenza chiave. Tiro quattro manate ma ho gli avambracci duri e mi fermo al penultimo spit. Provo bene i passaggi e dopo vari tentativi trovo quella che secondo me è la miglior sequenza per affrontare questo tratto fisico e difficile, mi faccio calare in sosta. Ora tocca a Sbisi, in breve raggiunge l’uscita ma anche lui non è sufficientemente caldo e si deve arrendere, lo calo. Tocca nuovamente a me, parto deciso e rilassato, la prima parte e lo strapiombo passano veloci, decontraggo, attacco l’uscita, cerco di scalare preciso e veloce ma a un tratto incomincio a sentire la stanchezza, resto concentrato, mi impegno al massimo e sbuffando e gridando riesco a tenere un buchetto che stupidamente non avevo preso bene, al limite faccio li ultimi due movimenti duri e mi trascino in sosta. Inaspettatamente in tiro chiave è sotto i miei piedi! Mi faccio calare, ora è il turno del mio socio. Sbisi ha margine ma al primo giro gli scivola un piede mentre al secondo purtroppo cade all’ultimo passo duro causa un piccola leggerezza nell’eseguire la sequenza. Non è molto contento…e a me dispiace molto. Non vuole più provare e si offre di accompagnarmi fino in vetta. Arrampico un po’ nervoso i primi due spit del quarto tiro ma poi mi rilasso e tutto fila liscio fino in sosta, Sbisi mi raggiunge. Non perdiamo tempo e attacco il quinto tiro, esito un pochino sulla sequenza dura complice anche un fastidioso dolore ai piedi ma poi trovo la soluzione, in breve mi ritrovo su terreno più facile e infine in sosta. L’ultimo tiro è puro piacere, passo la corda in sosta e sono davvero felice. Subito però penso a quel secondo tiro oggi non salito e un po’ mi rammarico, lo prendo come una lezione, devo credere sempre nelle mie forze e non cercare scuse con me stesso, a volte le cose possono evolvere positivamente in modo inaspettato! Scendiamo in fretta, raggiungiamo Alberto e Carlo alla base della parete, carichiamo in schiena i nostri pesanti fardelli e corriamo giù per i boschi fino al furgo, è ora di rientrare. Lasciamo la Valnuvola stanchi ma davvero felici di aver trascorso due intense giornate su una via fantastica in un luogo incantevole, grazie Sky!
Probabilmente siamo le prime cordate che hanno salito la via e obiettivamente pensiamo che la difficoltà complessiva sia un po’ più facile di quanto segnalato dai primi salitori e sul tiro chiave, il terzo, forse ho utilizzato una sequenza diversa da quella utilizzata da Sky e, a mio avviso, il grado di questa lunghezza si assesta sull’8b.
Ringrazio ancora Sky per averci regalato questo gioiellino, esempio di chiodatura sportiva mai scontata ma non pericolosa! Spero di tornare presto per chiudere meglio i conti!