DUE GIORNI SU DUE GRANDI VIE

I primi giorni di Agosto ho trascorso quattro bellissime giornate facendo trekking su un tratto dell’Alta Via 1 e più precisamente dal Passo Duran al Passo Giau. La prima serata al Rif. Vazzoler ci ha raggiunti Letizia, feltrina, mountain runner e grande appassionata di montagna. Insieme abbiamo fatto da ”modelli” per il capo spedizione Mr. Eddie Gianelloni camminando, correndo e vivendo intensamente ogni istante trascorso in luoghi incantevoli. Ne sono uscito arricchito e riposato, camminando ai piedi delle pareti ho potuto ammirare con calma alcune tra le più belle e ricche di storia delle Dolomiti, sognare di salirle è stato logica e scontata conseguenza.

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Durante il trekking ricevo via messaggio l’invito ad aggregarmi a un gruppo di amici motivati a salire Capitan Sky Hook sulla Nord Ovest del Civetta. Accetto all’istante.

CHIMERA VERTICALE – 600m + zoccolo IX max CIVETTA PARETE NORD OVEST – PUNTA CIVETTA

Martedì 4 Agosto verso ora di pranzo arriviamo al traguardo di Passo Giau, pranziamo, brindiamo ai giorni trascorsi insieme e rientriamo al Duran per recuperare il mio mezzo. Eddie rientra a casa dalla famiglia, Letizia anche per motivi di lavoro e Io vado a Laste per placare la mia fame di roccia dopo un bel po’ di giorni di inattività. Sensazioni buone ma un temporale imprevisto ci spedisce a casa. Raggiungo alla Murada due dei miei compagni di avventura, Davide e Leo romboss, facciamo serata e pianifichiamo alcuni dettagli.

Mercoledì 5 pranziamo con calma, prepariamo il materiale e verso le quattro io e Davide ci incamminiamo dai Piani di Pezze verso il Rif. Tissi. La giornata è calda e stupenda, siamo un po’ carichi ma in due ore arriviamo al Tissi in tempo per godere di uno dei tramonti più suggestivi che si possano immaginare, quello sulla Nord Ovest del Civetta.

Tramonto sulla Nord Ovest

Tramonto sulla Nord Ovest

Finalmente verso le nove arrivano anche Leo e Fabrizio, iniziamo a pianificare per l’indomani.

Io e Davide avevamo binocolato a lungo la parete cercando di capire dove passasse esattamente Capitan in quanto la parte alta della parete era solcata da evidenti colate nere…avevamo guardato bene anche la linea di Chimera Verticale, più a sinistra di Capitan, sul pilastro di Punta Civetta. Questa di sicuro sembrava asciutta. Discutiamo con gli altri e decidiamo per Chimera, la grande avventura inizia!

Davide all'alba all'attacco di Chimera

Davide all’alba all’attacco di Chimera

Giovedì sveglia alle 3.45,colazione, avvicinamento, 300m di zoccolo, verso le sei e mezza attacchiamo la parete vera e propria. Prima partono Leo e Fabrizio, Davide e Io a seguire. Io e Davide decidiamo di dividerci equamente i tiri della via, a lui la prima parte, a me la seconda. Davide conduce tutta la prima parte con gran sicurezza e classe, la roccia non è sempre bella, bisogna proteggersi adeguatamente e spesso arrampicare “leggeri” sui tratti malsicuri. La via si rivela piuttosto fisica e stancante.

Recupero Davide dalla sosta di L9 - IX

Recupero Davide dalla sosta di L9 – IX

A L8 passo avanti io, non vedevo l’ora! Sono preso dall’arrampicata e ad un tratto sento un “vengo…” Davide da sotto mi comunica che Leo ha fatto un bel volo in uscita del tiro più duro della via…peccato…ma almeno il buon chiodo ha tenuto! Quando raggiungo la sosta Fabrizio è già a metà tiro, recupero Davide e attendiamo che gli altri riprendano un po’ di quota. Tocca a me, inizio a salire sulla destra un tratto facile, prima del duro piazzo delle ottime protezioni e entro nella placca traversando verso sinistra. Due chiodi proteggono questa delicata parte centrale, mi alzo su buone prese fin sotto il tetto dove piazzo un buon friend rosso e passo il chiodo poco in alto. Decontraggo un po’ poi parto, arrampico bene, super attento al posizionamento dei piedi, esco dal tetto, stringo un paio di prese e mi alzo fino a quella buona, resto calmo, passo un chiodino aggiunto (e lasciato) dai mie predecessori e dopo qualche passaggio arrivo in sosta! Fabrizio intanto è impegnato sul tiro successivo di VIII+ leggermente strapiombante e fisico. Iniziamo a rallentare… Appena i nostri compagni si alzano un po’ Davide mi raggiunge agevolmente in sosta e parto su L10, passo senza troppi problemi una difficile sequenza fisica e molto tecnica vista la carenza di appoggi, anche questo è fatto. Lo stesso schema seguirà anche sui due tiri successivi, piccante traverso di uscita su L12 un po’ esposto poi è il momento di L13. Parte Leo ma è stanco, purtroppo sul passo duro non riesce a passare e si fa calare in sosta. Passo avanti io, la pressione sale e il tempo stringe, questo è quello che provo… Fortunatamente io sto bene e non mi sento particolarmente stanco, scalo veloce fino al tratto chiave, decontraggo un attimo poi parto deciso sulla sequenza. Dopo un primo passo duro segue una parte molto tecnica su brutte prese “storte” e appoggi svasi, due chiodi ravvicinati proteggono quest’ultima sequenza subito prima della sosta. Grazie ai miei compagni che mi danno la carica passo deciso e in breve sono in sosta. Recupero Fabrizio. Siamo al limite, è tardi, appena arriva riparto su L14 un buon VIII di 45m. Tiro imperiale, tutto a friend, da “andare” e con un tratto bello fisico in uscita. Oggi è la mia giornata, scalo bene, verso la fine sono un po’ stanco ma resto calmo e super felice raggiungo la sosta dell’ultimo tiro! Credo siano state le nove di sera. Gli altri compagni seguono a ruota, le frontali fanno il loro ingresso in campo.

L’ultimo tiro di V+ lo facciamo completamente al buio ma è una pura formalità rispetto al resto della via. Verso le 23 siamo in vetta! Impacchettiamo la nostra attrezzatura e cerchiamo come scendere…nessuno aveva guardato la discesa hahaha… Troviamo una sosta che sembra di calata, dalla mia connessione internet ne abbiamo la conferma. Calata di 30m e siamo fuori. Percorriamo un tratto della ferrata degli alleghesi verso monte poi tagliamo a sinistra verso il rifugio Torrani al quale arriviamo all’1, ci diamo la mano a vicenda felici di aver vissuto una grande avventura che difficilmente scorderemo. Un po’ stanchi ci infiliamo nella camerata e finalmente dormiamo.

Leo - romboss - appena svegliati al Torrani

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani

L’indomani facciamo conoscenza con il mitico e simpatico Venturino De Bona, gestore del rifugio e forte alpinista, verso le nove prendiamo il caffè e poco prima della dieci spazzoliamo un bel piatto di spaghetti, una birra da mezzo e una grappa! Tutta la notte avevo sognato questo momento!

Prendiamo la via normale e piacevolmente dopo circa tre ore rientriamo ai Piani di Pezzè.

Che avventura! Una gran via su una parete mitica, insieme a dei compagni fantastici, what’s more?

Festeggiamo con la Lasko

Festeggiamo con la Lasko

SPECCHIO DI SARA – 500m 7c max MARMOLADA – PARETE SUD

Lo Specchio, la parete dei sogni, Specchio di Sara la via dei sogni. A fine luglio ricevo un messaggio da Daniele De Candido “Deca”: venerdì specchio? Uomo di poche parole il Deca, conciso ed efficacie. Rispondo di sì e il bello è che stavo pensando alla stessa cosa!

Ci incontriamo a Longarone giovedì 30 Luglio per gli ultimi acquisti del caso e partiamo per Malga Ciapela.

La notte piove, sveglia alle 5, alle 8 siamo all’attacco, la parete è un muro d’acqua. L’idea di venire a provare una via del genere mi aveva fatto riflettere parecchio i giorni precedenti ma una volta ai piedi di questo imponente muro tutte le paure svaniscono per lasciare spazio alla voglia di scalare su quella placca da sogno. Attendiamo un paio d’ore ma alcuni tratti di specchio sono ancora bagnati e forse è un po’ tardi per attaccare…optiamo per la via a fianco, decisamente più asciutta, Coitus Interruptus. Questa via è un tentativo di Larcher di aprire una via indipendente a sinistra di Specchio ma interrotto alla quarta lunghezza in quanto sembra interferisse con il vicino progetto di apertura del Minotauro. Al quarto tiro di Coitus si è a pochi metri dalla sosta di Specchio di Sara, dove inizia la parte dura della via.

In partenza del tiro duro di Coitus

In partenza del tiro duro di Coitus Foto Daniele De Candido

Io e il Deca saliamo Coitus a comando alternato, parte lui primo.

Sono molto felice di aver salito a vista L4 di Coitus, sulla carta 7c+/8a, una tra i più bei tiri di corda che ho arrampicato nella mia vita. Roccia commovente, solidissima, lavorata e molto aderente, fantastico! Una volta in sosta mi faccio calare così anche il Deca prova da primo, purtroppo sul passo chiave posiziona male un piede e scivola vanificando la salita in flash. Ci ritroviamo di nuovo in sosta ma questa volta in cima a L4, il muro sopra di noi ci incanta come un canto di sirene ma decidiamo di rinunciare per ritornare successivamente sullo specchio dalla sua partenza originale. Ci caliamo e in breve rientriamo all’auto. Giornata salvata e bell’assaggio di parete!

La seconda di Agosto il tempo è incredibilmente stabile e fissiamo il giorno del tentativo per giovedì 13 Agosto. Il Mercoledì io e Sbisi lo passiamo in relax attendendo l’arrivo di Leo che da Trieste ci raggiunge nel pomeriggio e del Deca che arriva giusto per la cena.

Siamo carichi, motivati ma anche un po’ pensierosi perchè non sappiamo quali insidie ci riserverà lo Specchio. Innaffiamo i pensieri con del buon vino e spazzoliamo voracemente l’abbondante cena, impostiamo la sveglia alle cinque.

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Le luci dell’alba accompagnano la nostra salita sui ripidi prati che da sotto Serauta percorriamo obliquando a sinistra fin sotto il muro dello Specchio. Dopo una breve sosta organizziamo il materiale e attacchiamo la parete. Parto io, il Deca mi segue, saliremo a comando alternato fino ai tiri duri. L’altra cordata è composta da Leo e Sbisi.

La prima parte di Specchio, ossia fino alla partenza del primo tiro duro, è un piccolo viaggio all’interno della parete. L’itinerario sale prima verticalmente poi traversa molto a destra, sale di nuovo per poi traversare a sinistra fin sotto uno strapiombo grigio, la logica è dettata dalla morfologia della roccia, si sfruttano i punti deboli della parete per guadagnare metri. Più si sale più la roccia migliora, sempre bella, solida, proteggibile, scalabile in sicurezza.

Io e il Deca su L6

Io e il Deca su L6 – Foto Leocom Leonardo Comelli

L8 è il primo tiro duro, 7c, protetto a spit sul duro poi da integrare per il morale e da scalare tranquilli per raggiungere il punto di sosta. Mi alzo dalla sosta e alle prime tacche piccole sono costretto a investire parecchie energie per riuscire a controllare i movimenti, il sole cocente ha scaldato la roccia scura, reso gli appigli scivolosi e lessato i piedi nelle scarpette. Continuo ad arrampicare ma ad un certo punto mi blocco di fronte a una sequenza che istintivamente non riesco a decifrare. Faccio avanti e indietro un po’ di volte ma le prese scivolano e non sono per nulla convinto della sequenza che tento di eseguire. Nel frattempo ho perso la sensibilità dei piedi, li metto sugli appoggi e mi fido solo perché non ho alternative. Questa salita conta tanto per me, sarebbe un sogno passare a vista quindi non voglio cadere. Dopo svariati tentativi trovo una presa per la mano sinistra, decido di osare, alzo un piede, alzo l’altro, le prese che ho in mano decisamente scivolano benché strizzate a dovere, il bacino si stacca dalla parete e goffamente cado. Sono molto dispiaciuto e arrabbiato, bloccato da un passo neanche particolarmente duro, che delusione… Riprendo a scalare. Dopo questo tratto verticale e leggermente strapiombante, la parete diventa meno ripida e l’arrampicata molto tecnica e non sempre proteggibile. La roccia è spaziale, super aderente, si arrampica lontano dalle protezioni cercando la linea di salita, basta stare tranquilli e mettere bene i piedi, peccato che i miei sono esplosi dal caldo. Affrontare questo tratto non è stato facile in quelle condizioni ma in ogni caso raggiungo le prese buone e la sosta, finalmente tolgo le scarpette! Daniele sale rapido e pulito questo bellissimo tiro, mi raggiunge in sosta.

Sbisi in uscita di L8

Sbisi in uscita di L8 – Foto Daniele De Candido

Mi passa il materiale e riparto su L9, sempre 7c anche se ci erano giunte voci che fosse leggermente più duro del precedente. La prima parte non è difficile poi uno strapiombetto sembra riservare delle belle sequenze. Mi impegno al massimo, provo e riprovo, decido cosa fare e parto deciso, passo, decontraggo nuovamente, parto per la sequenza successiva e a fatica mi ritrovo su terreno più appigliato sopra le difficoltà. Non facile! Ora il copione d’uscita è lo stesso del tiro precedente, un viaggio nella fantastica placca fino in sosta. Felice recupero Daniele che questa volta purtroppo si deve fermare sulla sequenza dura ma si sa che da secondi si è molto meno motivati che da primi!

Nel frattempo Sbisi aveva preso il comando della cordata inseguitrice e aveva salito a vista L8, ha la possibilità di portare a casa un bel risultato se non sbaglia L9.

Riprendo ad arrampicare e attacco L10, un 7b su roccia da sogno! Raggiungo la sosta senza troppe difficoltà anche se perdendo tempo causa un paio di errori di interpretazione della linea di salita, che tiro ragazzi!

Roccia da sogno!

Roccia da sogno! – Foto Daniele De Candido

A un certo punto sotto di noi sento un “Leo vengo”…poi niente…poi urla…anche per Sbisi sfuma la possibilità della salita a vista. Davvero un peccato.

Deca sul 7a+

Il Deca si diverte scalando la commovente roccia dello Specchio

Deca parte su L11, un bellissimo 7a+ di 40m che conduce felicemente a una comoda sosta su cengia, scala con sicurezza e eleganza, senza problemi raggiunge la sosta, parto io.

I tiri successivi li affrontiamo di nuovo a comando alternato ma ormai le difficoltà sono sotto ai nostri piedi! Un bellissimo 6a+ di 45m poi un 6b+ in fessura con stupenda uscita in placca e infine un facile V+ ci porta in cengia, l’ultima sosta della nostra avventura sullo Specchio.

Scatto qualche foto, tramonto spettacolare sulla Nord Ovest del Civetta, oltre la cengia la parte alta della parete attira la nostra attenzione perchè a tratti la roccia sembra magnifica, sistemiamo la sosta e iniziamo le calate in corda doppia.

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

I nostri compagni stanno salendo la penultima lunghezza, li salutiamo e riprendiamo a scendere. Cinque doppie e tocchiamo terra, guardo il Deca, ci stringiamo la mano, anche questa xe fatta e che via!

Attendiamo i nostri compagni. L’oscurità ci avvolge, dalla parete giungono voci e le luci delle frontali. Toccano terra, ci diamo la mano a vicenda felici.

Infiliamo l’attrezzatura nei sacchi e iniziamo a scendere. Commettiamo qualche errore e il terreno a tratti difficile nella prima parte ci stressa un pochino poi tutto passa e in un’oretta raggiungiamo le auto. Brindisi di rito e cena a base di torta del Deca!

Salutiamo il fenomeno che rientra a casa dalla famiglia e ci trasferiamo alla Murada, la notte è giovane e bisogna assolutamente festeggiare la bellissima giornata trascorsa insieme su una parete da sogno.

Ringrazio i miei super compagni di avventura per l’ottima compagnia e in particolare il Deca per aver scelto di legarsi con me su una parete del genere. Grazie!

A presto!

Io, il Deca e la roccia della Marmolada

Io, il Deca e la roccia della Marmolada – Foto Leocom – Leonardo Comelli

GALLERIA – ALTA VIA 1

GALLERIA CHIMERA VERTICALE

GALLERIA SPECCHIO DI SARA

Proiezione del nostro video Liberi di Scegliere a Montagna in città 2015 – Udine piazzale del castello 15-16-17 Maggio

Liberi di Scegliere

Da Venerdì a Domenica la montagna sarà protagonista a Udine, incontri, eventi e concerti animeranno la splendida location del piazzale del castello in centro a Udine.

Programma Montagna in Città 2015

In particolare Vi segnalo l’appuntamento di Domenica 17 alle 18:30, “COOL LINES”, proiezione di video di arrampicata, freeride, sci ripido, ghiaccio, slackline in Friuli Venezia Giulia.

Verrà proiettato il nostro video di arrampicata “Liberi di Scegliere”, un cortometraggio low cost che racconta brevemente la nostra avventura vissuta la scorsa estate durante l’apertura della nuova via sulla parete Ovest del Monte Robon, Alpi Giulie.

Oltre al sottoscritto e a Gabriele Gorobey “Sbisi” saranno presenti alla serata anche Enrico Mosetti, freerider e specialista di sci ripido, Leonardo Comelli, mente creativa del Ghey Team, nostro fotografo ufficiale, Marco Milanese, appassionato di slackline-highline e speedfly e Livio Sadoch, freerider e assiduo frequentatore delle Giulie.

Vi aspettiamo numerosi! La festa e il divertimento non mancheranno…

Programma Montagna in Città 2015

Shakti, Valnuvola - terzo tiro, 8b

Shakti!

Mi sembra ieri di aver letto l’articolo su Planetmountain dell’apertura e successiva prima libera di Shakti ad opera del mitico Riccardo Scarian “Sky” e invece son già passati quattro anni.
A volte penso quanto sia a dir poco incredibile e inesorabilmente veloce il trascorrere del tempo, anni letteralmente volati ma che non hanno sbiadito il piacevole ricordo di quell’articolo letto. Una nuova via, un luogo non “commerciale”, un’intensa avventura vissuta da Sky e dai suoi compagni.
Un paio di settimane fa ho iniziato a pensare ai miei prossimi obiettivi e ho pensato subito a Shakti.
Giovedì scorso il programma ha preso vita grazie anche a delle previsioni decenti e a un team altamente motivato. Venerdì notte parcheggio il camper in Valnuvola, piove forte e per tutta la notte.
Sabato ci svegliamo con calma e un po’ preoccupati ma siamo piacevolmente sorpresi che le pareti dall’altro lato della valle sono asciutte, percorriamo il tortuoso sterrato fino al parcheggio, piazziamo il mezzo e super motivati ci incamminiamo verso la parete.
Il Picco delle Aquile ci appare di fronte all’improvviso, è stupendo e sembra tutto asciutto tranne parte del tiro chiave sul grande strapiombo.
Le cordate in partenza sono Io con Sbisi, Carlo Giuliberti con Alberto ADM.
Partiamo prima noi, Sbisi sale il primo tiro, io il secondo, sul terzo ci fermiamo un pochino complice anche il bagnato, prima sale Sbisi poi gli do il cambio e raggiungo la sosta. Viste le condizioni non proprio ideali decidiamo di non provarlo ulteriormente e lo lasciamo in pasto ai nostri compagni che ci seguono a ruota. Noi saliamo anche il quarto tiro che Sbisi sbaglia a vista per un soffio e poi scendiamo tutti alla base e giù di corsa a far festa nel furgone.
Siamo molto entusiasti della bellezza della via, della qualità della roccia e della chiodatura esemplare, puro divertimento.
Domenica la giornata è fantastica, cielo azzurro e buona aderenza, assaporiamo completamente la bellezza del posto.
Carlo e ADM si scaldano sul primo tiro poi raggiungono la sosta del quarto sulle fisse lasciate il giorno prima, vogliono salire gli ultimi tre tiri della via e lasciano giocare me e Sbisi con il tiro duro.
Oggi parto io, saliamo il primo tiro. Sensazioni strane, stanchezza, dolore alla pelle e un leggero rincoglionimento post bagordi della serata. Il mio socio forse non ha male alla pelle ma anche lui accusa pesantemente gli altri sintomi. Il secondo tiro è proprio bello ma presenta una partenzina non proprio friendly per la pelle delle dita. La fissa lì a portata di mano agevola la decisione, lo saltiamo per concentrare tutte le energie sul terzo tiro, il chiave della via.
Il grande strapiombo è la lunghezza più bella e spettacolare della via, un capolavoro della natura, imponente e impegnativo. Durante il primo giro di ieri ho pensato più volte a Sky in apertura, a quanto impegno, sforzi e tempo gli sono costati per raggiungere in punto dove piazzare la sosta sulla placca fuori dal grande strapiombo. Il primo giro tocca a me, non sono abbastanza caldo e non so bene come eseguire la sequenza di uscita. La prima parte del tiro è verticale su buone prese poi si attacca improvvisamente lo strapiombo fisico con allunghi su prese discrete, una decontrazione e poi via sulla sequenza chiave. Tiro quattro manate ma ho gli avambracci duri e mi fermo al penultimo spit. Provo bene i passaggi e dopo vari tentativi trovo quella che secondo me è la miglior sequenza per affrontare questo tratto fisico e difficile, mi faccio calare in sosta. Ora tocca a Sbisi, in breve raggiunge l’uscita ma anche lui non è sufficientemente caldo e si deve arrendere, lo calo. Tocca nuovamente a me, parto deciso e rilassato, la prima parte e lo strapiombo passano veloci, decontraggo, attacco l’uscita, cerco di scalare preciso e veloce ma a un tratto incomincio a sentire la stanchezza, resto concentrato, mi impegno al massimo e sbuffando e gridando riesco a tenere un buchetto che stupidamente non avevo preso bene, al limite faccio li ultimi due movimenti duri e mi trascino in sosta. Inaspettatamente in tiro chiave è sotto i miei piedi! Mi faccio calare, ora è il turno del mio socio. Sbisi ha margine ma al primo giro gli scivola un piede mentre al secondo purtroppo cade all’ultimo passo duro causa un piccola leggerezza nell’eseguire la sequenza. Non è molto contento…e a me dispiace molto. Non vuole più provare e si offre di accompagnarmi fino in vetta. Arrampico un po’ nervoso i primi due spit del quarto tiro ma poi mi rilasso e tutto fila liscio fino in sosta, Sbisi mi raggiunge. Non perdiamo tempo e attacco il quinto tiro, esito un pochino sulla sequenza dura complice anche un fastidioso dolore ai piedi ma poi trovo la soluzione, in breve mi ritrovo su terreno più facile e infine in sosta. L’ultimo tiro è puro piacere, passo la corda in sosta e sono davvero felice. Subito però penso a quel secondo tiro oggi non salito e un po’ mi rammarico, lo prendo come una lezione, devo credere sempre nelle mie forze e non cercare scuse con me stesso, a volte le cose possono evolvere positivamente in modo inaspettato! Scendiamo in fretta, raggiungiamo Alberto e Carlo alla base della parete, carichiamo in schiena i nostri pesanti fardelli e corriamo giù per i boschi fino al furgo, è ora di rientrare. Lasciamo la Valnuvola stanchi ma davvero felici di aver trascorso due intense giornate su una via fantastica in un luogo incantevole, grazie Sky!
Probabilmente siamo le prime cordate che hanno salito la via e obiettivamente pensiamo che la difficoltà complessiva sia un po’ più facile di quanto segnalato dai primi salitori e sul tiro chiave, il terzo, forse ho utilizzato una sequenza diversa da quella utilizzata da Sky e, a mio avviso, il grado di questa lunghezza si assesta sull’8b.
Ringrazio ancora Sky per averci regalato questo gioiellino, esempio di chiodatura sportiva mai scontata ma non pericolosa! Spero di tornare presto per chiudere meglio i conti!

LIBERI DI SCEGLIERE – Presentazione in anteprima del video realizzato sulla via e slideshow

Presentazione in anteprima del video realizzato sulla via e slideshow

Finalmente ci siamo! Era da tempo che sognavo di poter organizzare una serata per raccontare e condividere le mie grandi passioni, l’arrampicata, la montagna e i viaggi. Stiamo ultimando i preparativi…speriamo bene!

Quelli appena trascorsi sono stati per me due anni ricchi di avvenimenti belli e brutti, di cambiamenti positivi ma rischiosi e di scelte non sempre facili. Ho avuto la fortuna di poter viaggiare parecchio e di incontrare molte persone sul mio cammino. Ho potuto vivere intensamente a contatto con la natura, ogni giorno all’aria aperta e in posti stupendi dove altrimenti mi sarei potuto fermare solo per pochi giorni di vacanza. In queste condizioni sono maturate anche grandi amicizie, una fra tutte quella con Gabriele. Sebbene con caratteri diversi, ci accomuna la grande passione per la scalata, per il gesto, per l’etica e per i valori che emergono vivendo intensamente certe avventure.

Fondamentale è stata anche l’energia, la freschezza e “la voglia di fare tutto” che mi hanno trasmesso alcuni membri autorevoli del “gheyteam”, un gruppo di ragazzi splendidi, fanatici del “vivere la vita”, con i quali nell’ultimo anno ho condiviso bei momenti. Insieme siamo riusciti a iniziare alcuni progetti in arrampicata e a raccogliere preziosissimo materiale fotografico e video.

La scorsa estate io e Gabriele abbiamo aperto una via nuova attrezzata a fix sulla parete Ovest del Monte Robon, Alpi Giulie. Per noi è stato un bel cantiere, un ulteriore modo di rafforzare la nostra amicizia. E’ nata una bella via, su roccia fantastica, di un certo impegno e direi in sintonia con le altre mitiche vie aperte sulla stessa parete da nomi importanti quali Sterni e Svab.

L’idea della serata si è concretizzata quando grazie al volontariato di Leonardo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda, siamo riusciti a raccogliere sufficiente materiale per montare un video sulla via in questione. Complice uno sfortunato infortunio sul lavoro che lo ha costretto a una lunga pausa dall’arrampicata, Alberto si è dedicato giorno e notte all’editing del video per poi solo alla fine passarlo al guru Andrea Padoan per la rifinitura finale.

E’ nato un cortometraggio della durata di circa 25 minuti nel quale raccontiamo alcune fasi dell’apertura della via per poi lasciare spazio alle immagini, alla musica e al suono del vento che ci ha spesso accompagnati in questa avventura regalandoci intensi momenti di raffinato equilibrio psicofisico e forti emozioni.

Oltre alla proiezione del video abbiamo preparato uno slideshow che in qualche modo ripercorre cronologicamente il nostro ultimo anno e mezzo di viaggi e arrampicate, pensiamo sia un’ulteriore occasione per trascorrere piacevolmente alcuni minuti insieme a noi, alla nostra passione e ai nostri sogni.

Vi aspettiamo numerosi!!

La serata si terrà Venerdì 17 Aprile alle 20.30 presso la palestra di arrampicata Gravità Zero in Via Alle Cave 55, Trieste.

Ultimi movimenti di uscita sul mio progetto

Un grande progetto su roccia ma anche voglia di polvere…

Dopo un autunno trascorso a attrezzare e scalare nuove linee in Coazia ho dovuto porre freno al quasi irresistibile richiamo delle rocce vergini per convogliare tutte le energie nel tentativo di salire una nuova via, una linea chiodata da me qualche anno fa e mai provata.

Ai primi di dicembre ho trascorso una bellissima settimana di scalata in compagnia di amici super motivati e ho iniziato il lungo processo che mi ha portato di volta in volta a trovare tutte le sequenze a me congeniali per risolvere quel delicato rebus di appigli e appoggi in forte strapiombo…

Poco prima di natale ho avvertito buone sensazioni sulla via e mi sono sentito abbastanza vicino alla salita ma purtroppo, nonostante la mia determinazione, non sono ancora riuscito a chiudere i conti.
Arrampicare al limite è un processo duro con delle variabili, alcune gestibili come lo stato di forma, la strategia… e altre imprevedibili tipo la meteo, gli infortuni e via dicendo…l’apice di questo percorso è la realizzazione. Tanto tempo e energie per una sola via, un pezzo di roccia di pochi metri ma un importantissimo traguardo personale.

Durante un tentativo in una fredda e umida giornata ai primi di Gennaio ho avvertito un dolore alla spalla destra. Nei giorni successivi il braccio non sembra migliorare e decido di prendere una pausa dalla scalata.
Contestualmente, anche se in quota, inizia a fioccare! Io e il Mose sciamo tre giorni di fila a Casera Razzo, polvere, belle giornate e sempre prime traccie. Prendo qualche giorno di riposo e scio altre due volte, una a Sella e di nuovo a Casera Razzo. Sciare con bella neve mi piace davvero molto ed è l’unica attività che riesco a praticare senza rimpiangere di non essere a scalare…

Domenica scorsa provo di nuovo ad arrampicare, vado a Gemona in compagnia di mio fratello e del Cama, il braccio duole ancora un po’ ma sembra in via di guarigione. Lunedì ritorno in Croazia e timidamente rimetto le mani sul progetto. Inaspettatamente faccio due buoni tentativi e riacquisto un po’ di sicurezza. Ieri ho tentato il colpaccio dopo aver assistito alla terza ripetizione di The Core 8c+ da parte di Sbisi. Scalo super motivato e raggiungo in continuità il punto più alto di sempre ma non controllo bene un movimento dinamico e cado…riprendo a scalare e vado in sosta…il miglior tentativo di sempre. A questo punto spero solo che il “sistema” resista e di avere un po’ di fortuna!

Liberi di scegliere, nuova via di Andrea Polo e Gabriele Gorobey nelle Alpi Giulie

From Planetmountain.com

Sul Monte Robon nelle Alpi Giulie, Andrea Polo e Gabriele Gorobey hanno aperto Liberi di scegliere (200m, 8a/a+)

Nel corso di tre estati due fortissimi giovani climber, Andrea Polo e Gabriele Gorobey, hanno aperto Liberi di scegliere, una nuova via di 8a/a+ sul Monte Robon nelle Alpi Giulie. Una linea di 200 metri, aperta dal basso (e di cui manca per ora la salita in libera in giornata) che per la sua difficoltà e la sua bellezza si pone come nuovo punto di riferimento per le vie di più tiri in quel bellissimo e, a torto un po’ trascurato, angolo del mondo che è il Friuli Venezia Giulia.


LIBERI DI SCEGLIERE
di Andrea Polo

Ho visto per la prima volta la parete del Monte Robon circa vent’anni fa durante una gita sociale organizzata dal CAI di Udine. Ricordo una piacevole camminata come tante, impreziosita dal nitido immagine di una compatta parete di calcare grigio. Di lì a poco, compiuti i sedici anni, iniziai a frequentare un corso di alpinismo su roccia. Finalmente avevo raggiunto il tanto desiderato obiettivo, volevo a tutti i costi arrampicare!

Era il 1997, io muovevo i primi passi e il grande Marco Sterni tracciava le prime vie della parete, apertura dal basso, tutto a fix e difficoltà sostenute. Nel 2002 ebbi la fortuna di accompagnare il mio amico Cama su ”La bellezza non conosce paura”, capolavoro di Sterni con difficoltà di 7c max e 7b obblig., era la mia prima esperienza su una via di più tiri al di fuori del corso di alpinismo e la seconda volta ai piedi di questa bella parete. Riuscimmo, mi sembra, a salire solo i primi due tiri, l’arrampicata complessa e di difficile lettura decretarono la prematura fine della nostra piccola avventura.

Non ne ero pienamente consapevole ma ormai il fascino di questo luogo e la bellezza della roccia mi avevano ammaliato. Negli anni successivi ritornai molte volte per provare e ripetere le impegnative vie della parete finché ad una ad una si lasciarono tutte salire.

Dopo anni di pratica e di costante dedizione mi considero ormai un arrampicatore fanatico, cosciente dei pregi e consapevole dei difetti che, ahimè, ciò comporta. Grandi sacrifici, rinunce, scelte, compromessi, tutto ruota intorno alla scalata, a cercare di “superare il limite” e a creare qualcosa di nuovo per me e per i futuri ripetitori. Con grande motivazione e energia mi sembrava fosse giunto il momento di creare qualcosa di nuovo, una salita all’altezza delle vie già tracciate ma con uno sguardo rivolto al futuro e a nuove difficoltà.

Fu così che nell’estate del 2010 individuai una linea che valeva la pena tentare. Quell’estate feci solo un tentativo accompagnato da Stefano Staffetta, il caldo e le difficoltà elevate fermarono la mia avventura al quarto fix del primo tiro. Per me non fu un fallimento ma solo l’inizio di un nuovo percorso. Purtroppo non è facile trovare compagni di fiducia e motivati ad accompagnarmi in parete, passano infatti due anni senza riuscire a provare nuovamente.

Finalmente nel 2012, parlando con Gabriele Gorobey (Sbisi), percepisco anche da parte sua la voglia di creare qualcosa di nuovo, gli racconto del mio progetto e gli propongo di unire le forze per tentare la nuova via. Sbisi si appassiona subito al progetto e immediatamente organizziamo un fine settimana in parete. Il primo giorno tentiamo per ore di oltrepassare il punto raggiunto da me nel primo tentativo effettuato, ma dopo innumerevoli voli gettiamo la spugna. Entrambi non vogliamo perdere la giornata e immediatamente decidiamo di raggiungere la soprastante terrazza con mughi che speriamo diventerà la partenza del nostro terzo tiro. Sfruttando una cengia e dopo un facile tiro di raccordo, in breve arriviamo sulla terrazza. Allestiamo la sosta e iniziamo ad aprire. A fine giornata siamo a buon punto e a pochi metri da dove pensiamo allestiremo la sosta successiva. Ci caliamo a notte fonda stanchi e affamati, pronti a trascorrere una bella nottata in questo posto fantastico. Il giorno dopo ultimiamo il tiro e scendiamo di nuovo alla base. Studiamo meglio la parete e individuiamo una linea che con eleganza sembra possa vincere la strapiombante parete sotto la cengia con i mughi. Ormai è tardi e scendiamo a valle. Quell’estate non siamo riusciti a ritornare sul progetto.

Nell’estate 2013 trascorriamo solo una giornata in parete per tentare nuovamente la dura partenza. Il copione è come quello dell’anno prima, non passiamo. Parliamo un po’ e consideriamo una nuova partenza, la linea individuata l’anno prima. Tentiamo subito, la scalata è impegnativa ma procediamo abbastanza veloci e saliamo fino al settimo fix. In questo punto della parete gli appigli tendono un po’ a scomparire… proviamo entrambi a lungo ma cadiamo sempre nello stesso punto e non riusciamo a fermarci per posizionare i cliff. Io e Sbisi abbiamo grande rispetto per la roccia e per le sfide che ci propone, non vogliamo forzare la chiodatura e decidiamo che per superare quel muro bisogna solo pensare a scalare. La protezione la piazzeremo più in alto dove è evidente che ci sarà modo di fermarsi. Purtroppo la giornata finisce in questo punto, ormai stanchi e con la pelle finita ci ritiriamo.

L’avventura ricomincia quest’estate, ai primi di giugno saliamo alla base della parete. Il paesaggio è irreale per la stagione, c’è neve ovunque e per partire sulla via bisogna scendere da un muro di neve alto quasi cinque metri… Parto io e salgo fino all’ultima protezione piazzata lo scorso anno. Dopo un breve riposo inizio a salire, l’aderenza è ottima e sento bene gli appigli. Faccio un paio di voli ma ho individuato una tacca che sembra tenibile. Riprendo a scalare e gridando afferro con rabbia la tacca, la stringo più che posso, alzo i piedi e con cautela faccio ancora qualche movimento fino alla presa buona, pianto un buon chiodo e tiro un sospiro di sollievo. Recupero il trapano e piazzo il primo fix del giorno. Riparto motivato fino all’ultima protezione del tiro dove Sbisi mi da il cambio e come un razzo raggiunge il punto di sosta prefissato, piazza i fix e il primo tiro è fatto! Siamo super contenti, il tiro è bellissimo e richiede grande precisione nella scalata, un vero gioiello.

Il secondo tiro è la grande incognita, la parete sopra di noi è avara di appigli e alcuni tratti sembrano proprio lisci. Potremmo aggirare il problema salendo parecchio a destra ma sarebbe molto più logico e bello vincere il compatto strapiombo grigio sopra la nostra testa. E’ il turno di Sbisi ed è super motivato a tentare la linea diretta. Tra equilibri precari e grandi bloccaggi, procede fino a posizionare il terzo fix, la roccia è fantastica. A questo punto l’intensità sale e non riusciamo a progredire ma siamo ottimisti per quello che ci aspetta il giorni dopo. Abbandoniamo tutto in parete e praticamente sciando, scendiamo a valle. La mattina dopo risaliamo la corda fissa e Sbisi riparte all’attacco. Con le braccia riposate passa subito, piazza il fix successivo e riparte per la parte finale del tiro. In questo tratto compie un vero capolavoro, scala a vista una sezione molto tecnica e difficile su roccia sporca, sbuffa, grida, lancia ma non molla e sale alto superando tutte le difficoltà. In breve raggiunge la cengia con i mughi, salgo anche io e iniziamo a festeggiare. Il secondo tiro è sotto i nostri piedi, l’incognita è stata risolta e ora la via verso l’alto è aperta!

Una settimana dopo riapriamo le danze, superiamo il terzo tiro che avevamo già aperto due anni prima e velocemente apro il quarto tiro, la lunghezza più facile e scalabile incontrata fino a questo punto. Raggiunto un buon punto di sosta siamo ora al cospetto di quello che pensiamo sarà il nostro ultimo tiro. All’inizio la parete sembra scalabile ma più in alto la roccia pare meno appigliata. La linea è logica e di là proveremo a passare. Ora tocca nuovamente a Sbisi, con gran classe scala il bellissimo muro grigio fino a piazzare il quarto fix. Dopo qualche volo riesce a passare, continua ad arrampicare su un tratto più facile, si muove con gran sicurezza e sale parecchi metri sopra l’ultima protezione, raggiunge delle ottime prese e piazza l’ultimo fix del giorno. Oggi è stata una giornata molto produttiva, ormai è tardi e felici scendiamo.

Sabato 5 Luglio è il giorno decisivo. A questo punto è una lotta tra Sbisi e la parete. Piazza subito un fix fuori dallo strapiombo per proteggere in sicurezza un’eventuale caduta. Oggi è con noi anche il nostro amico Leonardo Comelli, è venuto a farci le foto durante l’apertura. Siamo un bel team ed è molto motivante. Dopo un paio di voli per ripulire gli appigli Sbisi riesce a passare e a piazzare la protezione successiva. Ora è di nuovo il mio turno, salgo gli ultimi stupendi quindici metri di via e raggiungo una comoda nicchia dove piazzo la sosta, la nostra via finisce qui. Dopo svariati sforzi siamo riusciti a terminare il nostro progetto, un percorso che si chiude e che ora lascia spazio al solo piacere della scalata.

E’ la nostra prima esperienza di apertura in montagna e siamo davvero contenti del risultato. Le lunghe giornate trascorse insieme in parete non ci sono mai pesate, ci sentivamo “parte dell’ambiente” e insieme ce l’abbiamo fatta. Aprire questa via è stato un grande impegno anche perché volevamo creare qualcosa di nuovo degno della bellezza di questo luogo e in linea con le altre vie della parete. Speriamo nel riscontro positivo dei futuri ripetitori.

Il 19 Luglio siamo ritornati in parete per fare delle foto e riprese video. Abbiamo liberato subito i primi due tiri. Purtroppo a causa della meteo inclemente e di impegni vari sono riuscito a ritornare in parete solo il 30 Agosto in compagnia di Alberto dal Maso. Ho scalato il primo tiro superando lunghi tratti bagnati con grande dispendio di pelle e energie ma sfortunatamente a pochi metri dalla sosta sono scivolato e ho concluso il tentativo penzolando sulla corda. Visto le brutte condizioni ho preferito non rifare il tiro e concentrarmi solo nella libera del terzo e quinto tiro. Abbiamo raggiunto la cengia e a fatica sono riuscito a liberare il bellissimo e lungo terzo tiro. Il quarto è stato salito a vista da Alberto e al primo tentativo, quasi incredulo ho salito anche l’ultimo tiro. In sosta ho provato davvero una grande soddisfazione. Successivamente non siamo più riusciti a ritornare e quindi la salita integrale in libera in giornata sarà l’obiettivo del prossimo anno.

Un grandissimo ringraziamento a Sbisi, mio compagno d’avventura, senza di lui sarebbe stata un’odissea…. e agli amici che ci hanno sempre sostenuto e motivato per questo progetto, in particolare a Leo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda per averci fatto le foto e le riprese video sulla via.

Liberi di scegliere… liberi di sognare, nella vita come in montagna, grazie a tutti e buona scalata!


LIBERI DI…
di Gabriele Gorobey

Mi è stato chiesto da Andrea se volessi aggiungere qualcosa al suo articolo… Lui è il preciso dei due in queste cose.
Ci sono molti aneddoti e momenti accaduti in quelle giornate, ma non è ora il momento di raccontarli. Siamo stati affiatati ed è stato magico. Andrea è una scalatore fortissimo, fanatico, preciso. E’ da molti anni che scalo con lui ma il suo modo di leggere la roccia riesce sempre a stupirmi. Il nostro legame è diventato molto forte e voglio ringraziarlo perché grazie a lui è nato tutto questo.

Che posso dire io che non è stato già detto? Be’ forse il perché io ero li… Amo la scalata a 360 gradi, è la mia vita. Il mio desiderio è sempre stato di viverla in tutte le sue forme e ricercare la polivalenza per potermi considerare un giorno un vero scalatore. Ho ripetuto vie ma era ora per me di mettermi alla prova.

Ho avuto in casa esempi di amici come Mauro Bubu Bole, Marco Sterni, Aldo Michelini, Erik Svab, Mario Cortese, Stefano Staffetta… mi hanno raccontato storie, momenti che mi facevano venire la pelle d’oca perché parlavano tutte la stessa lingua: AVVENTURA! Se pur nel nostro piccolo, proprio di questo ora avevo voglia, di percorrere nuove strade, ricordarmi che sono vivo e che il mio cuore può battere forte, sentirmi libero! E questo che ho sentito mentre attraversavo porzioni di roccia liscia lontano dall’ultima protezione, sfidando l’incertezza, appendendomi a un cliff di dubbia tenuta, sperando di farcela e lottando con tutte le mie forze…

In quei momenti di massima concentrazione accade qualcosa di strano che ci scollega dal normale senso di vita a cui siamo abituati e dalle normali paure di ogni giorno. E’ qualcosa di più sano e primitivo che si risveglia, che forse ci riconduce al vero senso della vita e che ci fa lottare per qualcosa in cui crediamo. Ogni momento è pregno di questa energia, improvvisamente riesci a respirare più a fondo del solito ed ha un altro sapore. Diventa tutto chiaro, ora so cosa devo fare, non ho altre preoccupazioni, paure inutili e infondate sul futuro, soldi, lavoro… sono io, sono lì, ora, sono vivo, e sono libero… sono libero di scegliere!

Ringrazio il mio amico Andrea, Alberto, Luka Fonda, Leo, tutti gli amici e le persone con cui riesco a condividere tutto questo! Ringrazio i miei sponsor in particolare E9, mes-italia,S.C.A.R.P.A., Fly Service e anticaduta.com.

Se pur una “piccola” realizzazione, le cose sono tanto grandi quanto il senso che noi gli vogliamo dare… Dedico la via al mio amico Francesco Bigazzi e a mia cugina Paola che prematuramente pochi mesi fa ci hanno lasciato. Due persone a cui ero molto legato e che, se pur non scalando, condividevano con me questi sentimenti. Chiudo con le ultime parole che Paola ha scritto in ospedale:

SE PER TE UN SORRISO È TUTTO
NON C’È DIFFERENZA TRA VITA O MORTE
C’È SOLO GIOIA
C’È SOLO AMORE
PER CHI LO SA CAPIRE
PER L’ANIMO PURO ED IL CUORE APERTO…
BISOGNA AVERE CORAGGIO, LANCIARSI, VIVERE
GUARDO INDIETRO E AMO TUTTO CIÒ CHE HO FATTO
GUARDO AVANTI E NE VOGLIO ANCORA
PERCHÈ PER VIVERE MI BASTA UN SORRISO
IL SOLE CHE SPLENDE
I MIEI AMICI
E UN PO’ DI MUSICA