Autoroute du Soleil – sulle orme di Marco Sterni

Il sole è tramontato da un po’ regalandoci il solito indimenticabile acquerello di colori mentre l’ombra nelle valli sta offuscando ogni cosa. Saliamo di corsa l’ultima lunghezza e alle 20.45 ci stringiamo la mano in vetta alla Cima della Miniera. Si chiude un bel percorso, Autoroute du Soleil è sotto ai nostri piedi.
Ma facciamo un piccolo passo indietro.
Autoroute du Soleil è una via mitica, una pietra miliare, un capolavoro di apertura in stile classico. Credo che a molti, lo dico perchè ci sono passato anch’io, solo a sentirne parlare mette i brividi o ben che vada un sano timore reverenziale.20160717_093219-2
E’ stata aperta il 17 Luglio e 1 Agosto 1993 dalla cordata composta da Marco Sterni e Massimo Sacchi. Marco è salito nel migliore stile possibile, a vista, proteggendosi dove serviva e osando dove non si poteva fare altro che salire in alto verso appigli migliori. La difficoltà massima si assesta sul -IX, difficoltà continue sul VII grado e uno stile di arrampicata molto tecnico. La linea è molto bella, logica e la roccia è ottima soprattutto nelle lunghezze chiave. La prima e unica ripetizione in libera è stata portata a termine da Gildo Zanderigo nel 1994 in due riprese.
E poi? Ci sono stati dei tentativi di cui ho parziali informazioni ma non risultano ripetizioni in libera della via.
Sono un paio d’anni che penso a Autoroute ma c’erano sempre altre questioni che mi dirottavano altrove. A Luglio l’idea è riaffiorata e quasi per caso si sono materializzate le condizioni favorevoli per andare.
Coincidenza vuole che ci ritroviamo alla base della parete il 17 Luglio, esattamente 23 anni dopo Marco e Massimo.
Ce la siamo presa un po’ troppo con calma e attacchiamo la via solo verso le dieci. La giornata è fredda e non vogliamo patire arrampicando ma la favorevole esposizione a Sud avrebbe consentito di attaccare decisamente prima.
La via inizia subito con carattere e alla fine del primo tiro bisogna affrontare un delicato traverso in placca per raggiungere la sosta il tutto protetto da un chiodo ballerino e da un friend così così. Poi se aggiungiamo che Sbisi aveva deciso di giocare alla roulette Russa tentanto inconsciamente un’azzardata variante su un cavolo di muro compatto, allora la questione si complica. Fortunatamente ritorna sui suoi passi e raggiunge la sosta seguendo una logica più ragionevole.20160717_112444-3
Secondo tiro e passo avanti io, tiro di VIII+ a detta di Gildo “psicologico”, non si capisce molto dalla sosta ma per non farmi intimorire parto subito e deciso. Passo una clessidra e due chiodi ma rallento su una delicata e strana sequenza una decina di metri sopra la sosta. Vado avanti e indietro ma non capisco come passare oltre. Sotto un ciuffo d’erba riesco a pulire la terra e trovo una piccola tacca che posso arcuare con due dita e, anche se scivolosa perchè tutta sporca di terra, è l’unico appiglio che ho trovato. Riparto per la sequenza, spalmo i piedi, mi alzo, incrocio al ciuffo d’erba, traziono e mi alzo su delle prese più buone, mmmm che passo strano. Tento di proteggermi piantando un chiodo ma non ci riesco allora piazzo due friendini che collego insieme. Mi alzo in placca su due prese buone ma poi il lisciume la fa da padrone. Cerco di restare tranquillo e non sprecare energie. Studio la sequenza e spero di aver intuito la soluzione. Riparto, alzo il piede, mi allungo e tac, afferro uno svaso e riesco a ristabilire l’equilibrio. Mi alzo ancora parecchi metri su terreno più facile poi finalmente piazzo un buon friend e mi proietto sul tratto finale, una bella uscita in placca con fessura rovescia per le mani. La faccio corta, anche se penso di aver trascorso quasi mezz’ora solo su questo tratto, salgo il tiro, è stata dura soprattutto psicologicamente, recupero Sbisi.
Saliamo un tiro facile poi è il turno di Sbisi che deve affrontare un bellissimo muro grigio, il chiave della via, tiro di -IX. Parte deciso sulla prima parte e si ferma in alto a studiare la linea del tratto decisivo. Tocca un po’ di prese qua e là, non è scontata la direzione da prendere e una volta che ti alzi sei in ballo e non c’è possibilità di fare dietrofront quindi è meglio leggere correttamente la sequenza e affidarsi a una sana e provvidenziale iniezione di culo. Decide il metodo e parte, lo vedo arcuare delle tacche , spalmare i piedi e alzarsi sempre più lontano dalle protezioni. Con un ultimo passaggio spettacolare afferra una presa buona ed esce dalla sequenza ritrovandosi su un tratto più facile dove può rilassarsi un attimo. Da questo punto in poi le difficoltà diminuiscono e abbastanza agevolmente raggiunge la sosta. Poi tocca a me raggiungerlo e con lo zaino devo dire che mi son proprio divertito…20160717_152429-4
Da qui in poi le difficoltà della via diminuiscono, pur restando sempre sul VII, cala anche la qualità della roccia per cui bisogna prestare molta attenzione su alcuni tratti delicati e poco proteggibili. L’arrampicata resta sempre molto bella, su un terreno più classico con belle fessure atletiche e diedri. Vista l’ora cerchiamo di non perdere tempo e ci diamo una mossa ma non sempre riusciamo nell’intento in quanto la parete non è sempre scontata da leggere e spesso non troviamo nemmeno un chiodo in sosta.
Dopo un bellissimo tiro in fessura-dietro strapiombante che mi ha proprio fatto divertire, la parete si abbatte e fa intravedere la via d’uscita, piazzo due friend di sosta e recupero Sbisi. In breve mi raggiunge e prosegue sulla rampa. Pochi minuti dopo ci stringiamo la mano in vetta, siamo super felici.
Non ci diciamo molte cose, assaporiamo nel profondo la gioia della salita con la consapevolezza di aver chiuso un’importante capitolo personale e di aver in qualche modo idealmente “raccolto il testimone” dalle mani di Marco, grandissimo fuoriclasse e per noi sempre un grande punto di riferimento.
Mangiamo una barretta, un sorso d’acqua, ci buttiamo addosso il materiale e iniziamo la traversata sull’espostissimo filo di cresta che a saliscendi collega la Cima della Miniera con il Monte Avanza.
Muoversi al vento e con le luci della sera su questo tratto aereo è quasi magico, in silenzio procediamo veloci per sfuggire alla notte incombente.
Una doppia in forcella e poi dopo una breve e bella arrampicata raggiungiamo la vetta del Monte Avanza, l’orologio segna le 21.15. Scattiamo qualche foto di rito poi ci affrettiamo a scendere.20160717_211718-12
Scende la notte, accendiamo le frontali e giù a bomba per i ghiaioni della normale, un vero spasso!
Poco più di un’ora dopo arriviamo al camper, è fatta e ed tempo per festeggiare e di infilare le gambe sotto al tavolo!
Autoroute è una via bellissima e impegnativa, ci ha messo alla prova, abbiamo dovuto lottare più del previsto ma caparbiamente siamo riusciti a scalarla nel migliore dei modi, a vista a comando alternato. Sono davvero felice per il risultato ma soprattutto per aver condiviso questa grande avventura e tutte le emozioni della salita con un grande amico come Gabriele, grazie my friend!
To the next e buone arrampicate a tutti!

SCHEDA VIA:
Nome: Autoroute du Soleil
Montagna: Cima Della Miniera, gruppo dell’Avanza, Alpi Carniche
Esposizione: Sud
Lunghezza: 400m – 10 tiri
Difficoltà: -IX
Materiale: Nda, martello e chiodi a lama, serie completa di friend, mezze corde da 60m
Discesa: lungo la via normale del Monte Avanza, possibile anche la discesa in doppia in parte da attrezzare.

Grossglockner – Stüdlgrat

Fine settimana del 2 e 3 Luglio, previsioni non buone per arrampicate in zona, sembra meglio in Austria, sabato con la calma partiamo direzione Grossglockner.
Io e Silvia partiamo da Udine, recuperiamo Sbisi per strada e carichiamo il Mose ad Amaro. Con la calma ma veloci ci addentriamo nella ridente e verdeggiante “osterreich” e in un paio d’ore parcheggiamo il mezzo alla Lucknerhaus. Dopo un veloce e leggero pranzetto organizziamo il materiale e ci incamminiamo direzione Studlhutte.
Meteorologicamente parlando il tempo non è per niente buono e l’altro tempo, quello a nostra disposizione prima di lavarci come pulcini ha i minuti contati. Dopo circa mezz’ora di cammino vien giù il mondo, nessuno dice niente, aumentiamo l’andatura e in breve raggiungiamo l’accogliente Studlhutte, siamo fradici. Fortunatamente la struttura è dotata di tutti i comfort e riusciamo ad asciugare tutto adeguatamente.20160702_173951-2
Ci rilassiamo e ce la raccontiamo mentre attendiamo la cena che si rivelerà un delizioso e abbondante banchetto. Il dopocena che trascorriamo è insolito per essere in un rifugio a 2800m, gioca la nazionale e contro chi?…contro la Germania! Hahahahah maxischermo e tutti a vedere la partita. Ci siamo noi, un altro gruppo di italiani poi un gruppo di tedeschi davanti a noi e alcuni austriaci a contorno. I più animati e calorosi siamo noi anche perchè, non me ne voglia, gli unici dotati di Silvia Red, un vero vulcano. Beh il resto penso lo sappiate tutti, perdiamo ai rigori facendo la solita figuraccia da sbruffoni, capitolo chiuso.
Piove tutta la notte e smette giusto poco prima delle 5, ora della colazione in rifugio. Scendiamo a far la pappa, nessuno si esprime sul meteo, andiamo avanti con il programma e l’ultima fetta di Strudel rievoca il succulento post colazione.
Alle sei lasciamo il rifugio, risaliamo la morena e raggiungiamo il ghiacciaio Teischnitzkees dove ci leghiamo, Io a Silvia, Enrico a Sbisi. Assieme a noi ci sono altre due cordate, una davanti e una dietro, tutto sommato neanche male ma del resto la giornata fa proprio schifo.

20160703_060200-5

Partenza dal rif Studlhutte

Il tratto su neve è facile e poco ripido, ci muoviamo velocemente e in breve raggiungiamo la roccia.
Mentre Enrico e Sbisi prendono l’attacco originale, io e Silvia proseguiamo per la variante facile e iniziamo a salire rocce sempre più ripide fino a raggiungere il filo di cresta. La sera prima ha nevicato e piovuto, tutto è ricoperto da neve marcia e la roccia è fradicia.
Ramponi ai piedi guadagniamo metro dopo metro la cresta, un po’ di qua, un po’ di là, un po’ su e un po’ giù, tutto sommato io mi sto divertendo nonostante non si vede il minimo panorama. Saliamo in conserva, ogni tanto passo un paio di rinvii e nei tratti più impegnativi assicuro Silvia.
Una cordata si era ritirata all’inizio della cresta, l’altra ci segue a ruota, ci ricongiungiamo ai nostri amici al Frühstücks-platzl, una comoda piazzola a 3550m d’altezza.
Questo è il punto dove è possibile ritirarsi abbastanza agevolmente, da qui in poi è meglio andare in vetta, più o meno questo consiglia la targa gialla attaccata alla roccia davanti a me. I due fenomeni non dicono un H e tirano dritti come dei razzi. Io sto bene, mi sento a mio agio, Silvia mi sembra infreddolita e un po’ sottotono ma è una compagna tenace e decidiamo di proseguire.
Ora la via diventa più impegnativa e quindi iniziamo a rallentare. Lasciamo passare i nostri inseguitori e riprendiamo il nostro ritmo di scalata.
La temperatura si abbassa e siamo sempre più bagnaticci, saliamo con la calma ma guadagniamo metri preziosi. In un paio di punti rallentiamo ma poi recuperiamo finchè finalmente sbuchiamo fuori dalla cresta. Attacco il pendio di neve terminale e finalmente intravedo la croce di vetta. Accelero ma da sotto sento imprecazioni, a volte mi sento proprio un mulo da soma, allento il tiro ma ormai siamo in vetta a 3798m.
Per entrambi è la prima volta e ce la ridiamo perchè abbiamo scelto proprio la giornata giusta, non si vede a 20m…
Restiamo pochi minuti in vetta, giusto il tempo di una barretta, il freddo intenso ci sprona a muovere.

20160703_112258-8

La gioia in vetta al Grossglockner 3798m – forse lei non era proprio felicissima…

La discesa dalla normale non è per niente da sottovalutare, non tanto per le difficoltà tecniche, ma per l’affollamento e l’inesperienza di molte cordate che la percorrono.
Fortunatamente non viviamo dei drammi, superiamo tutti e velocemente ci abbassiamo di quota.
La temperatura sale, le difficoltà scendono e dei facili pendii di neve ci portano al rifugio Erzherzog Johann Hutte dove finalmente troviamo Enrico e Sbisi.
Ci riposiamo un attimo, beviamo un the caldo, altra barretta e iniziamo la discesa.
La ferratina appena sotto il rifugio è l’unico punto delicato della facile discesa in caso di affollamento ma nel nostro caso siamo soli e scendiamo veloci.

20160703_141722-13

Sbisi e Silvia nella parte finale della discesa

Poi raggiunta la neve ci divertiamo ancora di più e scendere è molto più piacevole.
In circa un paio d’ore raggiungiamo l’auto e la fine della nostra bella gita.
La salita sulla montagna più alta dell’Austria per la cresta Studlgrat merita davvero, una via sicura e divertente che in una giornata di sole penso regali anche dei panorami mozzafiato.
Alla prossima e buone scalate a tutti!

SCHEDA VIA:
Via: Studlgrat
Montagna: Grossglockner 3798m
Gruppo: Alti Tauri
Esposizione: Sud-Ovest, discesa a Est – Sud-Est
Dislivello: 1878m (primo gg d+ 881m, secondo gg d+ 997m)
Difficoltà: AD+ (III+, A0)
Tempistiche: noi da Studlhutte in vetta 5h, discesa a Lucknerhaus 4h
Materiale: normale dotazione alpinistica, 30metri di corda, 5 rinvii e qualche friend, picozza e ramponi.
Discesa: lungo la via normale

Sognando Aurora – Pilastro di Rozes

Siamo a fine Giugno e la tanto da me attesa estate “alpinistica” non è ancora partita, la cosa mi fa abbastanza innervosire. Impegni vari e la scomparsa di Leo hanno bloccato ogni progetto di scalata e ho dirottato le energie nella casa e nell’organizzazione del NOF.

Saranno tre quattro anni che penso a Sognando Aurora in Tofana, a detta di tutti una gran bella via.

Casualmente il 28 Giugno è un giorno propizio dove impegni, compagno e bel tempo coincidono, si va in Tofana.

Alle cinque mi passa a prendere Andrea Riccioli d’Oro, saliamo veloci verso la Conca Ampezzana e una super giornata ci da il benvenuto.

Dal parcheggio del Dibona saliamo veloci all’attacco, non possiamo perdere tempo prezioso, verso le otto e mezza Andrea attacca il primo tiro.

L’aderenza e le condizioni sono ottime, saliamo veloci a comando alternato godendo la magia della scalata in ogni suo aspetto.

La parete diventa sempre più ripida man mano che saliamo e il divertimento aumenta del resto le condizioni sono dalla nostra parte.

sognando-aurora_simon-kehrer-1

Mi affaccio dallo strapiombo – Foto di Simon Kehrer

La prima via in alpe dell’anno e sono super motivato, mi muovo veloce, fluido e deciso, mi sto proprio divertendo. Andrea per questo giro non se la sente di fare da primo i tiri duri anche se, a mio avviso il suo livello di forma è ben al di sopra delle difficoltà ma oggi va così.

La sorpresa si trasforma immediatamente in gioia per me, del resto adoro andare da primo!

Un tiro dopo l’altro e siamo già belli alti, la roccia generalmente è ottima, ripulita ormai dai passaggi ma in certe sezioni bisogna prestare attenzione e muoversi con cautela su tratti friabili o dove le protezioni si allungano. Abbiamo portato qualche friendino che ci ha dato la giusta sicurezza e va bene così perché la chiodatura, pur essendo ottima, non è proprio plaisir.

Ormai in prossimità della vetta iniziamo a sentire la stanchezza e la fame, abbiamo solo pensato ad arrampicare senza dedicare tempo alla merenda ma la prossimità del traguardo è un’iniezione di energia.

20160628_163910-3

L’ultimo tiro duro è proprio divertente, tecnico e di resistenza di dita, davvero bello. Ora un tirello facile e siamo in cima al Pilastro di Rozes. Scattiamo un paio di foto, riordiniamo il materiale, mangiamo una barretta e corriamo giù sulla normale a nord, Andrea deve essere a Udine per cena.

C’è ancora un po di neve e bisogna fare attenzione in qualche traverso poi il terreno diventa tranquillo e corriamo giù sui ghiaioni fino al Dibona, birretta veloce per festeggiare e rientriamo.

E’ stata una giornata super su una gran bella via, complimenti al Mox e a Marcello Menardi per il bel lavoro!

Andate a farla, non ve ne pentirete!

SCHEDA ITINERARIO:
Via: Sognando Aurora
Gruppo: Pilastro di Rozes, gruppo delle Tofane
Lunghezza: 600m – 16 tiri
Difficoltà: 7b+ max, 7a obbligatorio
Esposizione: Sud
Discesa: lungo la via normale lato Nord, sentiero a tratti esposto. Eventuale discesa in doppia possibile.
Materiale: due mezze da 60m o singola e cordino da recupero anche per eventuale rientro in doppia, 10-12 rinvii, friend fino all’1 Black Diamond serie C4.

Never The Same – Serata SAG del 20 Maggio 2016

Never say never but Never the Same” ho ripetuto nella mia testa centinaia di volte questa frase da quando ho messo le mani sulla magica roccia del Madagascar.

Un gioco di parole che calza a pennello con la bellezza della via, della parete e con il sogno di raggiungere la vetta nel miglior stile possibile.

Nella scalata come nella vita capita di vivere momenti molto intensi che lasciano il segno, una lacrima, un sorriso o semplicemente un ricordo.

Non si può vivere se non si accettano le difficoltà e le sfide, pur sapendo le possibili conseguenze. Il bello è provarci, poi l’idea diventa sogno che raggiunge l’apice una volta coronato.

Nel bene e nel male, avventure e momenti intensi intrisi di incertezza restano impressi nella mente e mai sarà più lo stesso.

La splendida serata del 20 Maggio al Teatro Miela di Trieste, organizzata dalla Società Alpina delle Giulie sezione triestina del CAI, è stata l’ultima occasione di presentare “live” al grande pubblico il “format” di serata da noi sviluppato, l’estratto del nostro progetto condiviso, la personale visione e le avventure di Andrea, Gabriele, Enrico e Leonardo.

E’ stata una serata grandiosa. Una partecipazione calorosa e numerosa. Tanto affetto, entusiasmo, cuore e l’ultimo saluto a Leonardo.

Quattro ragazzi mountain-addicted si sono messi in gioco, la città e la gente venuta da fuori hanno risposto, tanta l’energia e tutto in nome della montagna.

Mai avremmo pensato che quella serata sarebbe stata un così grande successo, e non sarà mai più lo stesso.

Grazie di cuore a tutti.

6

Da sinistra a destra: Claudia Norbedo (comunicazione), Roberto Vigini (presidente SAG), Gabriele Gorobey, Andrea Polo, Saverio D’Eredità, Enrico Mosetti, Marco Sterni, Leonardo Comelli, Amanda Vertovese (comunicazione)

La serata è stata presentata dall’amico Saverio D’Eredità che ne ha condotto le redini egregiamente affrontando con determinazione e capacità i vari momenti, anche concitati, che hanno strutturato l’evento. L’inizio dello show era per le 20.30 ma a quell’ora avevo già assistito a episodi di tensione all’ingresso tipo concerto rock. La capienza del teatro era al limite e circa duecento persone non sono potute entrare. La situazione ci stava sfuggendo di mano ma l’idea geniale è venuta a Saverio che ha detto: “ma perchè non facciamo la doppia serata?”. Quindi dopo le doverose scuse per il disguido, abbiamo avvertito le persone rimaste fuori che avremmo replicato verso le 22.30 subito dopo il primo spettacolo. Robe da matti ma è successo proprio a noi!

 

Alla seconda serata siamo rimasti colpiti nel vedere ancora la platea piena e ovviamente tanta gente  al bar del teatro che attendeva il post serata…

Pensiamo che in totale siano state circa 800 persone, davvero una buona promozione del nostro sport e un onore per noi aver proiettato in prima visione il film-documentario sulla nostra impresa in Madagascar. Una storia nata a Trieste nel 1998, ideata da Marco Sterni e portata a termine insieme al triestino Erik Svab e al trentino Rolando Larcher. Una cerchio chiuso nel settembre 2015 con la nostra prima libera del tiro chiave della via e con la salita in libera e in giornata. Non si poteva che chiudere in bellezza con una bella serata, un bel film, una bella storia e una grande idea.

Never the Same

Andrea Polo
Foto di Elena Facco

Pal Piccolo – Bella Senza Nome 8c/c+

Venti metri di roccia compatta e strapiombante, un piccolo tragitto ma una grande avventura personale.

La via in questione si trova nella bellissima falesia della “Scogliera”, parete Sud del Monte Pal Piccolo, Alpi Carniche, sulla linea di confine con l’Austria.

20151119_102211-2

La Scogliera

Sconosciuto è il chiodatore della linea, probabilmente austriaco. La probabile prima salita in libera è stata fatta da Adam Ondra a fine Agosto 2013 durante una breve visita in Friuli poco prima dell’edizione del Find Your Way di quell’anno.

La roccia è a dir poco stupenda, compatta, strapiombante e appigliata quanto basta per offrire un’arrampicata varia, fisica, di dita e anche molto tecnica.

Una prima parte fisica su buone prese a prensioni verticali e rovesce conduce alla prima sequenza dura su tacche da arcuare e un allungo. Una breve decontrazione poi subito un bel blocco di dita e molto tecnico per concludere con l’ultima parte di resistenza di dita e finale tecnico.

La carta si lascia scrivere, sembra facile ma affinare i passi chiave e trovare il feeling giusto per la salita è ben altra cosa!

L’anno scorso avevo fatto un paio di tentativi in primavera, ero in forma, mi era sembrata fattibile, ma ho rimandato il progetto. Motivato a salirla ho iniziato a provarla ad Aprile grazie alle condizioni favorevoli del periodo. Fin da subito salivo bene tutte le sequenze ma pativo il cambio di intensità della prima sezione dura e faticavo a trovare il feeling con i precari e lontani appoggi per i piedi. Inoltre non riuscivo a fare più di due tentativi seri a causa del dolore alla pelle delle dita.

Quando si arrampica al proprio limite alcuni dettagli sono fondamentali, anche i più piccoli. La svolta è stata scovare una minuscola rugosità della roccia dove spingere con il piede sinistro per affrontare un allungo nella sequenza chiave, pochi centimetri che hanno fatto la differenza.

Passo infatti questa prima sezione dura, decontraggo e parto deciso per il duro passo successivo ma sul più bello la mano sinistra scivola dall’orribile appiglio e mi ritrovo appeso alla corda con l’anulare aperto, fine della giornata, tocca ritornare.20160521_173231-1

A questo punto so benissimo che è solo una questione di tentativi e di fortuna con le condizioni mie e della meteo.

Il 28 Maggio saliamo al Passo di Monte Croce Carnico, cielo coperto e umido, non proprio le condizioni ideali per salire una via dura che mi ha sempre messo alla prova anche nelle condizioni migliori.

Il riscaldamento conferma le sensazioni, non si sta su ma decido comunque di fare un tentativo tanto non ho nulla da perdere.

Forse grazie alla mancanza di aspettative, viste le condizioni, salgo fluido e deciso, passo la prima sequenza dura, decontraggo, imposto la sequenza successiva, arcuo lo svaso di mano sinistra, alzo i piedi e sparo alla pinza, la stringo più che posso ma la sento inevitabilmente scivolare, caccio un urlo di rabbia mentre alzo il piede sinistro appena sotto la mano e mi allungo a una buona presa. Incredulo cerco di rilassarmi e riposare. Ora mi attende la parte di resistenza con uno strano passaggio in entrata di sequenza. Parto deciso e preciso, so che su questi quattro passaggi mi gioco la via. Non sbaglio niente, tengo bene gli appigli e mi proietto verso l’uscita tecnica. Non è banale ma un po’ strana come posizionamenti. Fila tutto liscio, mi porto a casa la Bella Senza Nome e sono davvero felice.

La falesia del Pal Piccolo è a mio avviso la parete più bella per la pratica dell’arrampicata sportiva in Friuli Venezia Giulia. Attualmente ci sono circa un centinaio di tiri e di vie di più lunghezze ma la parete è ancora in fase di sviluppo. La quota è relativamente alta infatti si arrampica a circa 1450m slm ma l’esposizione prevalente a Sud consente di godere del sole per tutta la giornata permettendo l’arrampicata anche nelle fredde giornate autunnali o addirittura invernali neve permettendo.

Consiglio a tutti di trascorrere una giornata in Scogliera, non ve ne pentirete!

Spero a breve di pubblicare una scheda aggiornata della falesia per sopperire alla carenza o inesattezza di informazioni in merito a questa bellissima location.

Alcune vie che consiglio:
Scogliera:
Per Aspera as Astra 7c+
Roxy Music 7a+
Brown Sugar 7c
Disasterix 7a
Bagno di Valium 7b
Myna Faker 6c
Steppin’ out 6b+
Find Your Way L1 8a+, L2 8c 60m
Team Vision 8c+ 55m
L’Italia s’è desta 7b+ L2 7c+
Gli svaghi di Kalì 8a (un paio di prese scavate)
Bella Senza Nome 8c/c+
Spitemo su tutto DC 7c
Slivowitz L1 7b+ L2 8b

Buone scalate a tutti!

Link al video: Andrea Polo su Bella Senza Nome 8c/c+

Due sciate in Val Malta

Siamo quasi a fine Agosto lo so ma pubblico volentieri un breve resoconto di due gite di ski-alp fatte in Val Malta ai primi di Giugno. Sarà il caldo afoso degli ultimi giorni che mi fa pensare alla neve? Anche ma onestamente è da un pò che non aggiorno il blog causa impegni vari che mi hanno tenuto lontano dal pc.

Ed ecco la storia. Quasi ovunque la meteo non era ottimale per il ponte del due Giugno ma guardando attentamente le previsioni dettagliate sembrava che in Val Malta le condizioni sarebbero state buone e dicidemmo di partire con calma il 2.

IMG-20160604-WA0031-32

Panoramica dalla vetta dell’Oberlercherspitze, in primo piano l’Hochalmspitze 3360m

Nel tardo pomeriggio e parte della notte aveva piovuto ma il mattino seguente il tempo era buono e di buon ora ci siamo incamminati verso la nostra meta, l’Oberlercherspitze 3107m.

Dopo circa un’ora abbiamo messo gli sci e in breve siamo saliti fino all’Unter Langkarsee. Da qui la neve ha iniziato a migliorare qualitativamente parlando e ci ha regalato una salita agevole e sicura fino al valloncello esposto a Sud sotto la vetta dell’Oberlercherspitze. Il sole ha fatto capolino tra le nubi riscaldando velocemente la neve che si è trasformata in una bella pappa. Con un lungo traverso ci avviciniamo alla meta poi il pendio diventa sempre più ripido e ci portiamo in cresta. Sci in zaino e, percorrendo la facile cresta, in breve raggiungiamo l’anticima dell’Oberlercherspitze a una quota di 3051m, meta della nostra gita odierna. Scattiamo le foto di rito e ci prepariamo per la discesa nella “polenta”. Per metà gita la neve è talmente lenta che non serve tentare di curvare per attenuare la velocità….poi da metà in giù la situazione migliora e riesco a divertirmi piazzando qualche bella curva. Sono sicuro che se non fosse uscito il sole sarebbe stato super! Fortunatamente la bellezza del posto e il grandioso panorama che si gode dalla cima ripagano ampiamente nonostante la sciata non è stata delle migliori. Nel primo pomeriggio siamo di ritorno al nostro camper, ci rilassiamo al sole e consumiamo il nostro pranzo godendo del bellissimo panorama che ci offre la valle inondata dal sole. Pianifichiamo la gita dell’indomani.

20160603_121350-12

Le nostre tracce di discesa

Sabato 4 Giugno, giornata spaziale, cielo azzurro e freschetto. Partiamo sci in zaino e dopo circa mezz’ora sci ai piedi risaliamo la ripida parte finale della kolbreinbach. Sbuchiamo sul pianoro e puntando a Nord-Est ci dirigiamo verso il Kolbreinspitze. La neve è dura con un leggero strato di brina in superficie, non ho i rampant, mi affido alle braccia e alla velocità, con attenzione guadagno quota. L’ultima parte della salita è meno ripida e agevolmente raggiungiamo la sella con la croce appena sotto la cima del Kolbreinspitze 2934m. Ci riposiamo al sole e spaziamo con la vista ammirando lo splendido panorama. L’idea era di aspettare un pò che la neve mollasse ma non sapendo resistere al richiamo degli splendidi pendii ci siamo lanciati nella discesa. E’ stata fantastica dall’inizio alla fine!

IMG-20160604-WA0022-31

La sella del Kolbreinspitze 2934m

Era la prima volta che sciavo in Val Malta e mi è piaciuto molto soprattutto per l’ambiente, lo consiglio!

Scheda gita Oberlercherspitze:
Itinerario: partenza Sport Hotel Maltatal 1930m – Anticima Oberlercherspitze 3051m
Dislivello: 1200m
Tempo: 3-4 ore
Esposizione: Nord-Est
Pendenza max: 40 gradi
Classificazione gita: Ski 2.3, F+, E1

Scheda gita Kolbreinspitze:
Itinerario: partenza Kolbreinstuberl 1930m – Sella sotto la cima del Kolbreinspitze 2934m
Dislivello: 1000m
Tempo: 2-3 ore
Esposizione: Nord-Ovest
Pendenza max: 40 gradi
Classificazione gita: Ski 2.3, F+, E1

In ricordo di Leo

Ho conosciuto Leo esattamente due anni fa, non l’avevo mai visto prima, sono salito in macchina con lui e abbiamo viaggiato fino in Bosnia a cercare nuove pareti da scalare, abbiamo parlato tutta la strada, c’è stato subito feeling, sentimento di amicizia, abbiamo iniziato a sognare e a progettare nuove imprese insieme.

Impossibile non affezionarsi a Leo, ragazzo umile, rispettoso ma che non passava di certo inosservato. Bastavano poche parole per legare con Leo, sempre sorridente e ottimista, intelligente, carismatico, creativo. Faceva le sue scelte consapevolmente, aveva progetti per il futuro e la montagna era la sua vita. Condividevamo tutte le nostre esperienze, ci siamo sempre confrontati e confidati, ci siamo legati insieme, abbiamo sciato, ci siamo divertiti, eravamo un bel team, ora senza il Romboss non sarà più la stessa cosa.

Leo aveva una passione infinita per la montagna, aveva una visione certamente moderna dell’andare in montagna frutto del nostro tempo ma il suo cuore batteva per la vecchia generazione o meglio per quella visione un po’ Romantica di approccio alla montagna, della dura lotta con l’alpe, dell’amore estremo per l’alpinismo, del sentirsi a casa sulle montagne.

Sono stati due anni molto intensi quelli trascorsi insieme. Si è creato un gruppo di amici, abbiamo vissuto sempre assieme, ci sentivamo praticamente ogni giorno, condividevamo tutto e non solo relativamente alla montagna. In due anni il nostro gruppo ha fatto progetti insieme, siamo maturati e ognuno di noi ha ottenuto delle grandissime soddisfazioni per la propria specialità.

Da uno scanzonato gruppo di amici che vanno in montagna ci siamo evoluti in un gruppo di scanzonati amici che fanno cose di altissimo livello in tutte le discipline che vanno dall’arrampicata in falesia, all’alpinismo, allo sci ripido, al parapendio, alla speleologia esplorativa alla mountainbike.

Abbiamo cercato di documentare al meglio le nostre avventure e grazie alla passione di Leo per le foto e i video siamo riusciti a raccogliere del preziosissimo materiale che è servito a condividere con un pubblico sempre più ampio la nostra gioia e passione di fare quello che ci piace e che probabilmente è anche quello che sappiamo fare meglio nella vita.

Le bellissime foto di Leo saranno un ricordo indelebile degli intensi momenti trascorsi assieme e saranno la testimonianza della sua passione, del talento e dell’impegno che dedicava alla fotografia.

Sono sicuro che in futuro avrebbe ottenuto delle grandissime soddisfazioni anche a livello professionale perchè non basta saper scattare belle foto per essere un fotografo di montagna, bisogna essere anche forti alpinisti, preparati, allenati e soprattutto autosufficienti e Leo questo lo sapeva bene, ne abbiamo parlato molto volte e secondo noi questo è il valore aggiunto. Leo era tutto questo, partiva anche da solo magari un giorno prima, si calava da solo e te lo ritrovavi in parete dietro la macchina fotografica felice e contento come non mai.

Sono felice di aver trascorso alcuni giorni con lui subito prima della sua partenza per il Pakistan, abbiamo scalato insieme in falesia e quanto abbiamo parlato! Mi mancheranno quelle chiacchierate.

Poi c’è stata la grande serata al Teatro Miela, una gran festa e l’ultimo regalo di Leo, le sue bellissime foto e le sue parole semplici, umili ma cariche di significato e intense emozioni soprattutto per me che ero legato assieme a lui sulle stesse pareti.

Infine l’ultima giornata di scalata insieme due giorni prima della partenza, sul Robon insieme a Davide e Gabriele. I quattro fanatici dell’arrampicata per l’ultima volta assieme e come sempre grande motivazione, progetti, risate e tanta tanta felicità.

Ciao Leo, ci mancherai e ricordati la frase che ci hai detto proprio quel giorno: “ho già i nomi di tante vie da aprire ma devo ancora trovare abbastanza linee per tutti i nomi che ho!”

Non preoccuparti, noi faremo del nostro meglio per trovarle, salirle e andremo a bere un bicchiere alla tua salute!

Civetta

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani