Con gli sci sul Re del Cadore – Antelao 3264m

La prima volta che mi sono avvicinato a al Re del Cadore avevo 4anni, era la mia prima camminata in montagna, dal Rifugio Scotter al Rifugio Galassi. Ricordo ancora il dolore degli scarponcini usati al tempo e le lacrime versate sui ripidi ghiaioni salendo a Forcella Piccola. La testardaggine e tenacia prevalsero sulle prime difficoltà, mi innamorai delle montagne.

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Le pime luci dell’alba nell’ampio circo glaciale della Bala

Sono passati 31 anni da quell’esordio, non avevo mai più messo piede in zona. Da circa un mese penso regolarmente all’Antelao e finalmente, sabato 7 Maggio, io e Silvia decidiamo di partire. Nel pomeriggio lasciamo la machina appena sopra il Rifugio Scotter e, sci in zaino ci incamminiamo verso la forcella. La neve inizia dopo circa dieci minuti di cammino ma proseguiamo a piedi fino in forcella per poi scendere al bivacco Lino Ragazzo appena fuori dal rifugio Galassi. Consumiamo la nostra abbondante cena, ce la raccontiamo un pò poi tutti in branda. Dividiamo il bivacco con altri 4 ragazzi che il giorno dopo saliranno il canalone Oppel. Stranamente dormo come un ghiro e verso le 4.30 ci alziamo.

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Traverso verso il canalino Antelao

Con la calma guadagnamo i 100m fino alla forcella e iniziamo la salita dell’ampio circo glaciale della Bala. L’alba è fantastica, cielo azzurro, neanche una nuvola all’orizzonte e siamo soli. Alla fine del vallone ci spostiamo sulla destra, calziamo i ramponi e iniziamo a salire alcuni tratti ripidi per poi traversare a sinistra fino sotto la verticale del canalino Antelao detto anche variante Lindemann. Inizio a essere un pò stanco, è da un pò che batto traccia nella neve sofficie ma sono molto felice perchè proprio mi diverto a salire. Alla fine del canale vengo raggiunto da Ivana e da un ragazzo che casualmente si sono ritrovati a fare la salita insieme. Scambiamo qualche parola e scattiamo alcune foto poi passano avanti loro e iniziano a salire le famose Laste. Mi tengo a distanza, calzo gli sci e inizio a salire anche io. Il panorama è mozzafiato, la neve stupenda, traccia da manuale e in breve arriviamo al deposito sci.

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La traccia di salita sulle Laste

Indossiamo nuovamente i ramponi e iniziamo a salire un ripido canalino che conduce alla prima parte della cresta. All’uscita dell’Oppel scatto un paio di foto a Erik impegnato sull’ultima parte del canale e poco dopo incrociamo gli altri due ragazzi che stanno già scendendo dalla vetta. Continuiamo a salire su neve super, in breve raggiungiamo la vetta e lo stupendo panorama a 360 gradi che offre. Solite foto di rito e via giù a recuperare gli sci.

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Silvia a pochi metri dalla vetta

Finalmente si scia! Sulle Laste neve polverosa e sciata grandiosa, ci affacciamo sul Lindemann, scendiamo qualche metro il pendio sulla destra poi traversiamo e entriamo nel canale. Lo scendo a curve saltate, la neve è bella e la pendenza interessante. Appena si allarga un pò lascio correre gli sci e in breve mi ritrovo sopra l’ultimo passaggino delicato della discesa poco sopra le Bale. Qui la neve è marcia perchè prende sole da mattina presto, con cautela ci avviciniamo alle roccie affioranti, valuto il pendio sotto poi butto le punte sulla massima pendenza e passo veloce il punto critico, faccio un paio di curve e sono fuori dalle difficoltà. Sull’ottimo firn dell’ampio vallone la sciata è stupenda, in preda alla gioia mi lancio giù a tutta fino dove spiana, che bello!

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Sciando sulle Laste – Foto Erik Vuanello

A forcella Piccola ci fermiamo a riposare un pochino e a godere della fantastica giornata di sole. Dopo pochi minuti arrivano Ivana e Alessandro di ritorno dal Menini con variante Arnaldi, per Ivana dalla vetta in traversata, per Alessandro salendo da sotto, complimenti!

La discesa dalla forcella Piccola è ancora molto bella e regala una sciata divertente fino a pochi metri dall’auto. Terminiamo la gita al bar davanti una bella birra fresca e in compagnia di nuovi amici!

Gran gita, giornata stupenda e neve ottima, grazie e brava Silvia!

Scheda gita:
Itinerario: partenza Rif Scotter 1580m – forcella Piccola 2120m – bivacco Lino Ragazzo 2018m – Antelao 3264m
Dislivello: 1664m
Tempo: 5-7 ore in giornata, circa 1h in meno dormendo al bivacco
Esposizione: Nord-Est
Pendenza max: 50 gradi
Classificazione gita: Ski 4.2, AD, E3

 

Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

Triglavski Dom

Il 16 Aprile siamo partiti all’alba dalla Val Vrata puntando verso il Rifugio Triglavski Dom e possibilmente per la Vetta del Triglav, la più alta vetta delle Alpi Giulie e della Slovenia.

Siamo io, Silvia e Stefano, purtroppo Mose causa piccola dimenticanza ritorna a Sella Nevea.

Saliamo sci in zaino per circa 600m di dislivello poi calziamo gli sci e ci addentriamo nell’ampio circo dello Cmir puntando alla forcella Begunjska. Il vento fortissimo infastidisce e rallenta la nostra marcia. In forcella è ancora peggio e il vasto altipiano, dove al lato Nord orientale si trova il rifugio Valentin Stanic, è spazzato da raffiche che fisicamente ci buttano proprio a terra.

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Foto Stefano Roiatti

Mentre un gruppetto di tre italiani decide di scendere, noi proseguiamo verso il Triglav. Facciamo il lungo traverso dell’altipiano, aggiriamo un contrafforte roccioso e risaliamo fino a giungere al Rifugio Triglavski Dom, 2515m.

Consumiamo il buon pranzetto e attendiamo che la vetta principale del Tricorno si mostri ij tutta la sua imponenza. Purtroppo non succederà e considerando anche l’intensità del vento a circa 90km decidiamo di rinunciare alla vetta. Valutiamo anche di fermarci per la notte e tentare la cima il giorno dopo ma le previsioni danno un deciso peggioramento quindi decidiamo di rimandare la cima al prossimo anno e ci prepariamo alla discesa.

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Selfie al Rif. Triglavski Dom – Foto Stefano Roiatti

Risaliamo brevemente fino in cresta poco dietro il rifugio, mettiamo gli sci e iniziamo la lunga discesa! Belle curve nella prima ripida parte iniziale poi un lungo traverso e la risalita a forcella Begunjska. Di nuovo sci ai piedi e via veloci nell’ampio vallone dello Cmir dove affrontiamo l’ultimo tratto pianeggiante con le braccia aperte come fossero la vela di una barca e spinti dal vento riprendiamo la discesa e affrontiamo gli ultimi stupendi pendii dell’ampio vallore che domina la Val Vrata.

Sciamo fino all’ultimo centimetro l’ultima lingua di neve poi a piedi scendiamo il ghiaione e infine il bellissimo bosco di faggi fino all’auto.20160416_152739

Gita stupenda per l’ambiente maestoso e selvaggio. La sciata è un pò discontinua ma a mio avviso molto bella comunque. Peccato per la cima ma da lì non scappa!

Scheda gita:
Dislivello: circa 1600m fino al Triglavski Dom, circa 2000m
Tempo: 5 ore fino al rifugio e 6.5 alla cima
Esposizione: Nord-Est
Pendenza max: 40 gradi
Classificazione gita: 3.1, F+ fino al rifugio, AD fino in vetta , E3

 

 

 

NEVER THE SAME – Proiezione in anteprima del film-documentario del viaggio in Madagascar

Madagasca light x web

Lo scorso Settembre assieme a Marco Sterni,Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti ho trascorso tre settimane in Madagascar. La spedizione è stata un successo e ci ha regalato grandissime soddisfazioni. Con le riprese fatte durante il viaggio, è stato realizzato un film-documentario dove raccontiamo a parole e immagini la nostra grande esperienza vissuta dall’altra parte del mondo e su una parete da sogno.

Ed ecco il link al trailer del film: Trailer – Never the same

Per chi volesse approfondire vi rimando agli articoli pubblicati a riguardo: Articolo PlanetmountainArticolo su mio blog

Alla serata parteciperanno anche gli amici Leonardo Comelli, alpinista /fotografo e Enrico Mosetti, professional skier. Racconteranno con parole e immagini le loro avventure e il loro modo di vivere quello che fanno.

Ci vediamo a Trieste Venerdì 20 Maggio ore 20.30 al Teatro Miela, ingresso gratuito

COMUNICATO STAMPA

Evento: presentazione del documentario in prima assoluta Never the Same – diario di un’avventura in Madagascar

Data: venerdì 20 maggio 2016, ore 20.30

Luogo: Teatro Miela – piazza Duca degli Abruzzi, 3 – Trieste

La Società Alpina delle Giulie è lieta di presentare in anteprima assoluta Never the Same, il video-diario di una storica arrampicata in Madagascar che ha visto protagonisti Gabriele Gorobey, Andrea Polo e Carlo Giuliberti.

Il documentario verrà proiettato con ingresso libero al Teatro Miela di Trieste venerdì 20 maggio alle ore 20.30; alla serata parteciperanno anche Leonardo Comelli (alpinista e fotografo) con una presentazione di scatti mozzafiato e Enrico Mosetti (professional skier) con alcuni video delle sue discese di sci ripido girati in diversi ambienti dell’arco alpino oltre alle più recenti riprese della spedizione in solitaria in Perù dove ha effettuato con successo alcune discese di livello mondiale. L’alpinista e scrittore Saverio D’Eredità presenterà i protagonisti e la serata.

Prodotto dalla Società Alpina delle Giulie e montato da Marco Marchioli Never the Same racconta, grazie a delle immagini spettacolari, la spedizione in Madagascar, settembre 2015, dei due soci dell’Alpina Gabriele “Sbisi” Gorobey e Andrea Polo con il sodale Carlo Giuliberti per effettuare la prima libera della celebre via d’arrampicata Never the Same (mai più così, 700 metri di granito praticamente privi di cenge) situata sulla parete est del monte Tsaranoro Atsimo. Il gruppo è stato accompagnato da Marco Sterni che, nel 1998, assieme a Rolando Larcher ed Erik Svab fu tra i primi a raggiungere la cima tracciando la prima linea sulla parete.

Al di là della grande soddisfazione legata al successo sportivo ciò che traspare da questo breve film è l’entusiasmo dei tre nell’aver compiuto l’impresa in un ambiente in cui la potenza della natura si esprime al suo massimo: sole accecante e caldo torrido al punto da dover costringere i nostri ad arrampicare solo quando la parete si trovava all’ombra o di notte, un cielo blu cobalto in contrapposizione al rosso ruggine di terra e montagne e il verde acceso di coltivazioni e flora varia a fare da cornice e, non ultime, le emozioni e i ricordi legati alle persone incontrate lungo la strada.

Gabriele “Sbisi” Gorobey

Nato a Trieste nel 1986, inizia a scalare in maniera del tutto casuale nell’estate del 2003 su una struttura di arrampicata trovata ad una manifestazione, lo vede Luciano Frezzolini, forte climber triestino, che notandone il talento lo inizierà a questo sport. Il tempo passa, gli allenamenti si susseguono e Gorobey è oggi uno dei più forti arrampicatori in regione, con all’attivo numerose salite fino all’8c+ e 8b a vista.

Andrea Polo

Nato a Udine nel 1981, inizia ad arrampicare nel 1997 ad un corso di Alpinismo del CAI di Udine, da quel giorno non ha più smesso. Tra i più forti arrampicatori friulani per le prestazioni conseguite non solo sulle rocce di casa ma anche all’estero grazie a regolari viaggi-arrampicata. Attivissimo come chiodatore di falesie, ha sviluppato una decina di siti di arrampicata dal Friuli alla Croazia attrezzando circa un centinaio di vie e eseguendone nella la maggior parte dei casi la prima salita in libera.

Leonardo Comelli

Classe 1989, inizia a scalare su roccia a 16 anni con un corso del CAI, proseguendo poi in montagna, falesia e boulder. Nel tempo si appassiona allo scialpinismo e inizia frequentare la montagna anche d’inverno, sciando o scalando con le piccozze dove possibile. Attualmente frequenta il corso per diventare Aspirante Guida Alpina. Da sempre appassionato di fotografia.

Enrico Mosetti

Nato a Gorizia nel 1989, scopre la montagna con i genitori ma è all’età di 15 anni, grazie a un corso di scialpinismo, che se ne innamora irrimediabilmente. La frequentazione diviene sempre più assidua sia come sciatore e scalatore che come arrampicatore su ghiaccio, fino a conseguire il titolo di Aspirante Guida Alpina nel novembre del 2014.

La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (Ts), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (Ts), Società Alpina delle Giulie – CAI, Kong, Wild Climb, SCARPA, Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

Una discesa da sogno – canalone Huda Paliza

La neve e i paesaggi imbiancati mi hanno attratto e affascinato sin da piccolo. A circa sei anni ho fatto le mie prime esperienze sugli sci e per molti anni a venire ho disceso solo piste battute e sporadicamente, sempre assieme a mio fratello, ho lasciato quasi incoscientemente le mie prime traccie sulla neve fresca .

A sedici anni ho iniziato ad arrampicare, mi sono profondamente innamorato di questo sport, gli ho dedicato tutto il mio tempo libero e purtroppo ho abbandonato lo sci.

Salvo qualche sporadica giornata sugli sci negli anni, non ho più sciato fino all’inverno 2012/13. Ho comprato un paio di sci nuovi, attacco da freeride, pelli di foca, scarponi e tutto il kit per fare dello ski-alp.

Con questi sci moderni belli larghi e potenti c’è stato subito del feeling e immediatamente mi sono riappassionato allo sci e alle sciate in neve fresca.

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Dopo la faticosa salita finalmente posso godere della bella powder scendendo dalla cima di Terrarossa subito prima di entrare nel canalone Huda Paliza – pic by Leocom

Sono uno ski-alper in erba con tante sciate da sogno nel cassetto visto che praticamente le ho ancora tutte da fare! Una di queste, di cui ho sempre sentito parlare, è proprio la discesa del Canalone Huda Paliza che da pochi metri sotto la Cima di Terrarossa si inabissa fin giù nella Spragna in un’ambiente maestoso e imponente.

L’Huda Paliza è una discesa mitica, a detta di molti una tra le più remunerative delle Alpi Giulie. Una discesa con pendenza costante di 40-45° e un breve tratto iniziale sui 50° e più o meno impegnativa a seconda dell’innevamento e delle condizioni del manto nevoso. Il dislivello in discesa è di circa 1400m, dalla cima di Terrarossa, 1420m a Malga Saisera 1004m, di cui ben 900m di solo canalone principale. Insomma una vera goduria!

L’anno scorso ho mancato l’occasione di sciarlo rinunciando per andare ad arrampicare ma quest’anno non volevo assolutamente lasciarmelo scappare.

Ho avuto la fortuna di sciarlo ben due volte, la prima il 20 Febbraio assieme a Leo e Rebecca, tutto in powder e la seconda il 19 Marzo assieme a Silvia e Stefano su neve trasformata.

Entrambe le volte siamo saliti da Sella Nevea con partenza alle 5 del mattino salendo verso la Forca del Palone per poi imboccare un canalino sulla dx che conduce ai pendii sommitali della Cima di Terrarossa. La prima volta abbiamo dovuto batter traccia nella neve polverosa fino in cima ed è stato faticoso, la seconda ho calzato i ramponi già da metà Palone, molto meno faticoso ma fisicamente mi ha distrutto comunque causa influenza in atto…

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Silvia sul ripido e esposto pendio verso la Cima di Terrarossa

In entrambi i casi la salita da Sella si è rivelata la scelta giusta perchè, la prima volta sprofondavamo nella neve fino alla pancia e salire dalla Spragna sarebbe stato epico e avremmo rovinato il canale con le nostre traccie mentre la seconda volta con la neve dura è stato veloce, sicuro, con meno dislivello e più fresco che farlo dalla Val Saisera.

Il venti di Febbraio probabilmente siamo stati i primi quest’anno ad affacciarci all’imbocco del canale e siamo impazziti di gioia quando abbiamo visto che era perfettamente sciabile anche il primo ripido tratto e il manto nevoso sembrava stabile. Abbiamo smussato a racchettate la cornice e Leo è entrato per primo nel Canale. Il vento soffiava fortissimo e costante in direzione del canale, la visibilità non era delle migliori. Leo piazza alcune curve saltate e gioioso si ferma circa 80m più in basso ad aspettare noi. Salto dentro io, è ripido e c’è tanta neve, prendo coraggio, faccio la prima curva poi le altre vengono da sole. Ci raggiunge Rebecca in scioltezza. Siamo contenti e immediatamente ripartiamo curvando e gridando in questo incredibile paese dei balocchi per freerider. Alla fine del canalone optiamo di risalire verso il bivacco Mazzeni perchè non eravamo sicuri che il canyon delle cascate di ghiaccio fosse perfettamente percorribile. Risaliamo lo spallone in ambiente da fiaba con la powder più bella e secca che io ho visto. Lasciare in seguito la mia traccia in discesa è stato ancora meglio!IMG-20160319-WA0054

Sabato scorso le condizioni erano completamente diverse. Niente vento in forcella, sole splendente e azzurro a perdita d’occhio. Neve trasformata, a tratti polverella o neve dura e compatta ma pur sempre una discesa incredibile! Nella sezione centrale era come sciare su un tavolo da biliardo e abbiamo potuto far correre adeguatamente le nostre assi. Questa volta abbiamo sciato lo stretto e suggestivo canyon delle cascate ed è stato davvero suggestivo.

Sicuramente consiglio questa gita ma certamente va affrontata in condizioni di neve sicure e con un’adeguata preparazione.

Ringrazio i compagni con i quali ho trascorso le due bellissime giornate di Huda, mi sono divertito un mondo!  Grande Leo romboss, Rebecca, Stefano e la super Silvia!

Link al video realizzato da Stefano Roiatti: Canalone Huda Paliza – Alpi Giulie – 19-03-2016

In bilico tra cielo e roccia: una passione vissuta sulla punta delle dita

LocandinaMontagnaLa montagna, le arrampicate, i viaggi, raccontati dagli alpinisti Andrea Polo e Gabriele Gorobey.

Martedì 15 marzo ore 20.30 saremo ospiti alla serata organizzata dal Comune di Basiliano presso la sala conferenze del Centro civico di Villa Zamparo via Roma, 11 – Basiliano (UD).

La serata, a ingresso libero è rivolta a tutti, non solo a un pubblico di “addetti ai lavori”.
Parleremo di sport in montagna, di come noi la viviamo e in particolare porteremo la nostra testimonianza di arrampicatori. Racconteremo la nostra storia, della nostra “evoluzione verticale”, la passione e motivazione che ci spingono a praticare questo sport cercando di viverlo sempre al limite delle nostre possibilità.

La “fame di roccia” ci ha spinti anche a viaggiare parecchio, racconteremo della nostra spedizione in Madagascar dello scorso Settembre dove, oltre a essere entrati a contatto con un mondo estremamente diverso dal nostro, abbiamo realizzato due importanti ascensioni su una parete di granito alta 700m.

Concluderemo la serata parlando nuovamente delle nostre montagne di casa e presenteremo un nuovo filmato girato sulle Alpi Giulie durante le fasi di apertura di nuove vie di arrampicata.

Vi aspettiamo numerosi!
A presto

 

Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!