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Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

Photogallery on Tom et je ris, 8b+ in Verdon

Ho trascorso tutto il mese di Settembre a Parigi per lavoro e mai avrei immaginato di ritornare a breve in Verdon. Dopo un paio di settimane il lovoro era ben impostato e “dall’alto” mi comunicano che quel fine settimana potevo rientrare a casa. Immediatamente inizio a pianificare…

Pochi giorni prima Barbara Raudner mi aveva scritto che stava partendo per il Verdon assieme a Hannes. L’idea prende forma, scrivo immediatamente a Barbara, ho tre giorni liberi e mi piacerebbe tanto scattare qualche foto su Tom e je ris. Le previsioni sono ottime, Barbara e Hannes rispondono entusiasti, è un’occasione da prendere al volo!

Venerdì lavoro mezza giornata e a ora di pranzo parto da Parigi super motivato. Mi piace molto viaggiare, vedere posti nuovi anche solo dal finestrino dell’auto e non ho mai attraversato la Francia in questo senso di marcia. La giornata è stupenda, ventilata, ideale per guidare e finalmente dopo nove ore non-stop arrivo a destinazione. Barbara e Hannes mi accolgono calorosamente e anche io sono davvero felice di rivederli, abbiamo un sacco di storie e avventure da raccontarci, trascorriamo una bellissima serata da climbers!

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La mattina dopo festeggiamo il compleanno di Barbara con tanto di torta e candeline poi partiamo direzione Grotta de Galetas. Noleggiamo una canoa, carichiamo tutta la nostra attrezzatura e remiamo una decina di minuti fino alla base della grotta. Il posto è pazzesco, uno strapiombo incredibile a buchi. Veloce riscaldo e parto incoscientemente deciso (forse troppo) su Pue l’Fion, un viaggio di quasi 40m grado 8b+.
Mi diverto come un pazzo, movimenti strafisici su prese buone, agganci, tallonaggi, passaggi dinamici, una gran via molto impegnativa. Raggiungo la sosta senza troppi problemi anche se sento di aver speso molte energie. Una volta a terra la stanchezza mi presenta il conto…ho le braccia di legno, la giornata purtroppo finisce qui. La via è stupenda e spero di ritornare presto.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a casa di Bruno Graou, è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con un personaggio del genere.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

La mattina di domenica ci svegliamo presto, è il giorno delle foto su Tom.
Ci trasferiamo in auto sulla Rive Gauche da dove in poco meno di un’ora a piedi si raggiunge la sosta di calata della via. Mi calo per primo e predispongo il tutto in attesa che Barbara mi raggiunga. Quando tutto è in ordine Hannes mi da l’ok e finalmente inizio ad arrampicare. L’aderenza è ottima e mi gusto al massimo la bellezza dell’arrampicata, scalo fluido e leggero fino al riposo dopo i primi 15 metri di via dove poi mi fermo per permettere a Hannes di piazzarsi più in alto. Mi sento bene, è ventilato ed è fantastico poter arrampicare ancora una volta su questo tiro stupendo.
Per le foto scalo la via due volte,nel frattempo anche Barbara prova i suoi metodi e verso le quattro ci ritroviamo tutti in cima alla via contenti della bellissima giornata. Ritorniamo a La Palud per l’aperitivo e casualmente troviamo Francois Guillot (uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva in Verdon) che festeggi 71 anni e fa ancora il 6c! Francois è una persona magnifica ed è veramente piacevole parlare con lui o semplicemente ascoltare i suoi racconti.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

Lunedì il tempo è brutto ma, approfittando di una schiarita, raggiungiamo nuovamente la calata di Tom et je ris. Vorremo fare ancora delle foto ma purtroppo il tempo è instabile e si sta preparando un temporale, a malincuore siamo costretti a rientrare con le pive nel sacco. Sulla strada del rientro andiamo a dare un’occhiata a una falesia vicino al Pont du Soleil ma, a causa dell’altissimo tasso di umidità, dopo un paio di tiri molto belli decidiamo che non ha senso insistere e rientriamo a La Palud.
Martedì mattina sveglia alle quattro e mezza, nove ore di macchina, arrivo a Parigi verso le tredici e trenta, lavoro fino alle sei e mezza e poi finalmente rientro in albergo…giornate lunghe he-he-he!
Ringrazio di cuore Barbara e Hannes per l’ospitalità e l’affetto che sempre manifestano nei miei confronti. Un ulteriore grazie ad Hannes per la sua pazienza, cortesia e per le bellissime foto!
Ciao

VAL DI MELLO AND….TOM ET JE RIS IN VERDON!

Dal mio rientro a casa poco prima di Pasqua ho trascorso circa una decina di giorni a riposo forzato causa problemi familiari e un fastidioso dolore al braccio sinistro. Dopo un paio di sedute di fisioterapia il mio povero braccio ha dovuto smaltire anche i dolori arrecati dal vigoroso trattamento ma ugualmente, il primo Maggio parto per la Val di Mello.

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

La mia ultima volta al Melloblocco risale a sei anni fa. Sono entusiasta perché tutto è praticamente rimasto come prima, l’ottima organizzazione della manifestazione, la qualità dei passaggi, l’atmosfera rilassata, festosa e l’opportunità di incontrare amici e conoscenti con i quali da tempo ci si era persi di vista. La grande incognita al Mello è sempre la pioggia e puntualmente arriva a smorzare la festa dopo appena un paio d’ore dal mio ingresso in Valle, pioverà anche tutto il giorno seguente. Approfitto per far baldoria tra amici e per riposare ulteriormente il mio arto dolorante. Sabato e Domenica fortunatamente sono due giornate strepitose, sole e buone condizioni. Vago tra i blocchi come un naufrago in mezzo al mare, in balia dei ricordi, di quando parecchi anni or sono potevo considerarmi un boulderista mettendomi alla prova sui bellissimi blocchi di gara. Per questa volta sono costretto ad accontentarmi di lunghe chiacchierate ai piedi dei massi e di qualche facile realizzazione di tipo riabilitativo.

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Trascorro la maggior parte del tempo su in Valle, un luogo davvero incantevole. Gli ingredienti? Cielo blu, vette innevate, cascate impetuose, prati verdi, tanti blocchi e moltissima gente felice! What else? Domenica pomeriggio la manifestazione si è conclusa, come da consuetudine, con la premiazione delle migliori prestazioni maschili e femminili e con il tradizionale lancio della maglietta da parte del Calibba…come sempre fisicamente di livello!

Baci, abbracci e saluti, raccatto Sbisi e le sue cose, buttiamo tutto nel mio camper e salpiamo per la nostra prossima meta…Verdon!!! Dopo circa sei ore di viaggio, verso l’una e trenta AM parcheggiamo sulla Rive Gauche al park dove inizia il sentiero per raggiungere Tom et je ris. Avevamo discusso durante il viaggio su cosa fare, dove andare, vie lunghe, monotiri….in fin dei conti io avevo solo Tom in testa ma con i miei acciacchi…ajajajaj…meno male che grazie a Sbisi è stato poi facile puntare tutto sulla dream line! Alle otto suona la sveglia, facciamo colazione, organizziamo gli zaini e ci incamminiamo. La giornata è stupenda con aria frizzante, velocemente siamo in cima al tiro, buttiamo le corde e ci caliamo, awesome!

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Sistemiamo la nostra bella sosta con tanto di seggiolino, infilo le scarpette e inizio a scalare. Piazzo qualche resting e i primi quindici metri scivolano via abbastanza agevolmente, iniziano le canne, tra uno sbuffo e l’altro arranco verso l’alto con le braccia sempre più gonfie e lo spit lontano sotto i piedi. A metà via e prima di una sezione non facile, c’è un riposo discreto ma a me non sembra molto confortevole, ci faccio un bel resting. La sezione successiva è prima fisica su una canna, poi di dita su bellissimi brufoletti da strizzare per raggiungere, in leggera rimontata, il migliore riposo della via. Da qui in poi le difficoltà calano ma ci sono ancora parecchi metri da scalare con fastidiosa sorpresina finale. Alla fine delle difficoltà mi calo e cedo il passo a Sbisi. Fresco di Melloblocco e con il massimale bello carico, velocemente raggiunge la sosta in cima alla falesia, io rinuncio al secondo tentativo e mi sparo sessanta metri di jumar con saccone attaccato, ottima terapia per il dolore al braccio. Il prossimo giro porteremo il cordino da recupero…. Siamo eccitati, la via è stupenda e la location pazzesca.

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Come primo giorno è andato bene ma siamo stanchi e senza pelle…incognite che ci assalgono…ma noi siamo motivati! Rientriamo al furgo e guidiamo fino a La Palud per l’aperitivo. Pochi metri a piedi, entro nel bar e…boom…l’incontro. The american team of filmakers is there. Keith Ladzinski, Colette McInerney e Andrew Bisharat stanno girando un video sulla storia dell’arrampicata nelle gole del Verdon, su incarico di National Geographic e The North Face. Mi presentano anche il loro interlocutore, un certo Francois Guillot, 70 anni, local doc, uno dei pionieri in Francia dell’arrampicata moderna e del free climbing nelle gole del Verdon. Davvero una persona squisita con il quale parlerò anche nei giorni successivi. Certi incontri sono impegnativi…ordiniamo alcune birre e terminiamo la serata in compagnia di due ragazzi di Cortina d’Ampezzo…ma quanto piccolo è il mondo?

Day two in Verdon e già riposiamo. Giretto zona Moustiers, visita alla falesia di Courchon e infine relax al lago di Sainte Croix. La giornata vola via, tappa aperitivo a La Palud e cena al park sulla Rive Gauche. Day three e secondo giorno sulla via, cadiamo entrambi alla fine della prima parte dura, il resto ci riesce bene anche se ci vuole parecchia resistenza. Day four riposiamo ancora, vista la nostra poca pelle e resistenza ci sembra la tattica migliore. Oggi gita a Remirole, immane strapiombo a canne con monotiri fino al 9a e vie lunghe fino all’8b. E’ un posto bellissimo e le vie sono di qualità. Avevo scalato qui lo scorso Agosto purtroppo solo per due giorni ed ero rimasto molto colpito dalla bellezza dei tiri. Visitiamo successivamente Aiguines e Moustiers Sainte Marie, due paesini incantevoli affacciati sul Lac de Sainte Croix. I colori e i profumi della provenza hanno per me sempre un fascino particolare, in questi luoghi mi sento come fossi a casa.

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Day five di nuovo all’attacco. Oggi qualcosa bolle in pentola…purtroppo sono i miei avambracci che mi abbandonano a poche prese dal riposo prima della parte finale della via. Salgo la via con un resting, la pelle fa malissimo, domani è l’ultimo giorno e entro le quattro dobbiamo partire… Sbisi emula solo qualche presa più in basso. Decidiamo di tentare il tutto per tutto l’indomani, abbandoniamo ogni cosa in cima alla via e rientriamo scarichi al furgone.

La serata trascorre allegra, in compagnia, ma non proprio spensierata…ormai è tardi e ci restano solo poche ore di sonno. Suona la sveglia del day six, mi sento stanco e con la testa ricolma di pensieri. Sveglia Andrea! So che oggi è l’ultima possibilità che ho per realizzare il mio sogno. Questa consapevolezza dirada le nebbie dalla mia mente, l’obbiettivo è di nuovo chiaro! Affronto la camminata velocemente, concentrato ma sereno. Solito riscaldamento in top rope e giù in sosta. La differenza dal giorno prima è palese, meno freschezza e gran dolore alla pelle. Ad un certo punto inizio ad arrampicare, strizzo tiro e comprimo le prese della prima parte, fatico rispetto a ieri ma con cattiveria raggiungo il riposo. In breve riesco a recuperare le energie, riprendo la respirazione e mi concentro sulla parte successiva. Parto con grinta e ritmo sulla sezione fisica delle canne, decontraggo, riprendo fiato, laterale destra, allungo, laterale sinistra, allungo e via dicendo…raggiungo il riposo prima della sezione chiave. Inaspettatamente mi sento meglio di ieri nello steso punto, riesco a recuperare e a riprendere la respirazione. In questi momenti non si capisce mai bene se è meglio ripartire o se bisogna riposare ancora un po’…io quando è così di solito parto…e ho ripreso a scalare. Inizio bene la sezione sulle canne ma quando arrivo alle tacche non mi sento più tanto magico…mi impegno al massimo, scarico il più possibile sui piedi, strizzo le tacche, respiro affannosamente, raschio il fondo del barile delle mie energie e infine inaspettatamente riesco a raggiungere il buon riposo. Caccio un grugnito di dolore, sono stanco, non sento i piedi e mi aspetta la sorpresina finale. Mi concentro solo sul riposo, devo “tornare nuovo” e dopo qualche minuto sento che le energie sono a poco a poco ritornate, sono pronto per il gran finale. Parto sulla canna gigante in Dulfer, quattro sbracciate ed è sotto di me, traverso a destra, spallo la canna e afferro la busta, riposo pre sorpresina. Mi sento bene, resto calmo e affronto la sezione, tacca di sinistro, intermedio di destro, ancora destro al tridito steso, intermedio di mano sinistra, sparo una nervosa trazione e lancio il piede sinistro lontano su una canna, mi metto in spaccata e rilancio di sinistro alla ronchia finale, recupero i piedi e guadagno la nicchia! He-He-He leggo inciso sulla roccia di fronte a me e mi viene da ridere…ma non tanto perchè devo ancora superare lo strapiombetto finale. Riposo qualche minuto e vado, zero esitazioni, quattro chiuse ben assestate e sono all’ulttimo spit, scalo ancora un paio di metri e mi ribalto in piedi di fronte alla sosta, sessanta metri più in alto di dove ero partito! Le mie grida di gioia penso le abbiano sentite fino a La Palud. Sono in cima alla dream line, probabilmente una delle vie più belle del mondo e sono felice! Per salire questa linea ho dato davvero tutto me stesso, mi sono impegnato fisicamente al massimo, ho gestito perfettamente la salita a livello tecnico-tattico e probabilmente oggi mentalmente avevo una marcia in più. Certe sensazioni sono difficili da spiegare. Sono molto contento perchè avevo fatto un patto con me stesso e ora, a missione compiuta, dedico la salita alla mia povera nonna Danila che ci ha lasciati il 25 Aprile scorso, era una persona felice, mi piace ricordarla così, felice come lo sono io oggi.

E Sbisi? Mi calo sulla corda di servizio e lo raggiungo in sosta, ci abbracciamo ma ora tocca a lui! Azz che bello sarebbe farla tutti e due! Inizia a salire, passa easy la prima parte, non si ferma neanche tanto al riposo e affronta deciso la ghisante sequenza sulle canne, lo vedo ben! Decontrae prima del chiave, inizia ad arrampicare ma…esita…e…cade. Noooooo che peccato! Riparte e va in catena. Purtroppo dovrà ritornare. Smonto la sosta, mollo Mario, il nostro saccone e risalgo a jumar togliendo i rinvii. Una volta in cima impacchettiamo il tutto, scattiamo le foto di rito e velocissimamente ritorniamo al furgone.

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Inizia il GP e dopo sette ore nonstop siamo di nuovo in Friuli, fine della nostra gita. Un doveroso e immenso grazie va al mio compagno, senza di lui non avrei potuto vivere questa fantastica avventura. Infine un ringraziamento speciale va anche a Bruno Groau che, nel 2004, ha attrezzato questa linea dei sogni dedicandola alla nascita di suo figlio Tom. In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di scambiare quattro chiacchiere con Bruno, a noi ha fatto davvero una bella impressione, una persona semplice che sa vivere al 100% della sua immensa passione per arrampicare. Spero di poterlo rincontrare presto e magari di poter arrampicare assieme.

And now to the next, stay tuned!

Spain last episode

Sarà anche un luogo comune ma si sa che le cose belle prima o poi finiscono o in ogni caso evolvono smorzandosi inesorabilmente. Dopo mesi on the road è arrivato anche per me il momento di rientrare a casa.

Ho trascorso l’ultimo mese a Cornudella de Montsant arrampicando prevalentemente a Siurana e Margalef. Il clima primaverile è stato abbastanza capriccioso, giornate caldissime, altre fredde e ventose si sono alternate a qualche giornata uggiosa.

A metà Marzo il mio stato di forma sembrava essere ritornato a un buon livello ma purtroppo dopo un giorno di scalata a Margalef si è ripresentato il fastidioso dolore al braccio sinistro che mi sta perseguitando ormai da Gennaio. Decisi di riposare qualche giorno per evitare di sforzare ulteriormente ma la fame di arrampicata è un avversario difficile!

A Siurana, in quei giorni, freddi venti accompagnavano le nostre giornate a El Pati…sarebbe stato meglio lasciare le scarpette in fondo allo zaino o cambiare settore ma la linea di Dogma ha attirato la mia attenzione e dopo aver fatto un tentativo diventa difficile rinunciare, volevo salirla. La via ha la prima parte in comune con Kallea Borroka per poi uscire a sinistra su una sorta di prua. Presenta “solamente” due sezioni difficili, la prima fisica con un passo dinamico e la seconda con una rimontata molto particolare. I miei tentativi sono terminati sempre al lancio, dita nastrate, poca sensibilità causa freddo, fisico imballato…ho finito solo per aggravare il mio infortunio al braccio, non ho salito la via e ho pregiudicato la continuazione della vacanza. Pochi giorni dopo a Margalef rincaro la dose e per salire un duro 7c al settore Cabernet mi procuro un bell’infortunio all’anulare della mano destra. Che dire, forse in futuro imparerò a ascoltare meglio i segnali del mio corpo o si tratta solo di sfortuna?

Psicologicamente non è facile da accettare, avere tempo, compagni, vivere sotto le falesie ma non riuscire a provare ciò che si vorrebbe. Fortunatamente essendo in ottima compagnia non mi sono depresso particolarmente.

Il primo Aprile e’ un giorno di arrampicata a Siurana come tanti altri, nel primo pomeriggio suona il telefono, è mia mamma, subito immagino che qualcosa di brutto era successo. Mia nonna era stata colpita da Ictus ad era grave. Appena un paio di giorni prima avevo parlato con lei al telefono e stava benissimo, contenta e entusiasta della vita come sempre. In un attimo vengo catapultato nel mondo “reale” e di fronte alla triste crudeltà della vita. Il giorno dopo prendo l’aereo e rientro a casa, mi fermo circa una settimana che trascorro aiutando a casa e assistendo la nonna in ospedale. Il rientro è stato traumatico e la mia testa era rimasta in Spagna, non vedevo l’ora di ripartire. Quando ritorno a Cornudella il clima è muy caliente, difficile arrampicare e i dolori al braccio persistono. Riesco a salire solo un paio di 7c a vista a Margalef ma la luce in fondo al tunnel non la vedevo.

Dopo qualche giorno altra telefonata da casa, ulteriore peggioramento e situazione molto critica. Non ci sono alternative, dovevo rientrare. Partire dalla Spagna a bordo del mio camper è stato durissimo, alle mie spalle sapevo di lasciare molte cose belle, mesi di ricordi occupavano la mia mente e un difficile futuro la offuscava.

Sulla strada del rientro faccio tappa in Verdon e pur senza compagno sono motivato a dare un’occhiata alla mitica Tom et je ris, the dream line! Provo l’accesso dalla Rive Gauche che si rileva perfetto perchè di poco dislivello in salita e in un’oretta si arriva alla sosta di calata. Bellissimo, essere soli in questo posto, è un privilegio. Lancio la corda nel vuoto, mi calo piano piano passando i rinvii e sessanta metri più in basso raggiungo la sosta del tiro. Infilo le scarpette e in autosicura inizio ad arrampicare. Provo le sequenze da spit a spit senza forzare. La via è pazzesca, roccia fotonica, linea incredibile, chiodatura ariosa e contesto idilliaco. Risalgo, recupero il materiale e rientro al furgo. Guido fino a La Palud al secondo belvedere, di fronte alla big line. Qui incontro cinque ragazzi italiani, di cui tre della Val di Fassa, con i quali trascorro una bellissima serata a suon di birre! Sfortunatamente nessuno di loro ha voluto accompagnarmi a provare la via quindi il giorno dopo sono ripartito verso casa. Non ero sicuro di quando sarei ritornato per tentare la mia linea…ma questa è un’altra storia…!