SHORT TRIP TO BOSNIA AND BOLTING PRIVATE PARTY IN ISTRIA

Tre giorni dopo il rientro dal Verdon riparto direzione Bosnia. Mi aggrego a una banda di triestini, obiettivo scoprire nuove pareti, chiodare vie nuove e partecipare al meeting di arrampicata Pecka Rock Climbing Festival 2014.

Partiamo da Basovizza e almeno per questa volta non devo guidare, sono ospite di Leonardo Comelli alias Romboss, mente creativa e personaggio di punta del Ghey Team. Sbisi e gli altri fenomeni ci seguono a bordo del furgo.
Dopo circa 4 ore di viaggio valichiamo il confine bosniaco di Gradiška, cittadina situata nel nord della Repubblica Serba, sulla sponda destra del fiume Sava. L’impressione è di avere paradossalmente fatto in pochi metri…, un grande salto nel passato. Edifici semplici, grigi, austeri e dalla costante uniformità architettonica trasmettono un senso di tristezza e malinconia. In attesa degli altri, io e Leo ci fermiamo appena oltre il confine per uno spuntino, il cambio favorevole è sempre una bella cosa. Dopo circa un’ora trascorsa passeggiando in cerca di una banca, finalmente riprendiamo il viaggio direzione Banja Luka. Prati verdi, boschi e casette semplici spesso non intonacate, fanno da sfondo al breve tragitto. Al nostro arrivo avvisiamo i ragazzi bosniaci e, nell’attesa che ci vengano a recuperare, acquistiamo le provviste di prima necessità…birra e vino di produzione locale. Siamo ospiti della sala boulder costruita da loro all’interno di una vecchia caserma militare ora riconvertita a campus universitario. La struttura è dotata di tutti i comfort e i ragazzi non ci fanno davvero mancare niente. Dopo l’aperitivo di benvenuto ci spostiamo verso il centro città a mangiare qualcosa e terminiamo piacevolmente la serata in una birreria con musica dal vivo.

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Piove, è iniziato quando siamo arrivati, non ha mai smesso e le previsioni sono catastrofiche… Il mattino dopo ci svegliamo presto ma purtroppo diluvia, posticipiamo la sveglia. Verso ora di pranzo partiamo in auto per un giro panoramico delle potenziali pareti da attrezzare. Percorriamo per chilometri la valle del fiume Vrbas spesso fermandoci ad ammirare, seppur da lontano, qualsiasi formazione rocciosa degna di nota. Sfortunatamente la pioggia insistente non permette l’accesso alle pareti e a malincuore, rientriamo al campo base. La motivazione del gruppo è alta, le pareti individuate sono molto allettanti ma la pioggia è la triste costante. Decidiamo che se l’indomani il tempo non fosse migliore, ce ne saremmo andati. L’inclemenza della perturbazione non lascia scampo, il mattino seguente il copione è sempre lo stesso, acqua a secchiate. Nei giorni successivi scopriremo dai telegiornali che l’ondata di maltempo ha insistito per giorni sulla Bosnia arrecando danni ingenti e parecchie vittime…per la cronaca, anche il Pecka Rock Climbing Festival è stato annullato.

Interessante e promettente parete...ma tanta tanta acqua!

Interessante e promettente parete…ma tanta tanta acqua!

Nel tentativo di salvare la nostra vacanza, tre erano le opzioni considerate, spostarsi in Croazia zona Spalato, opzione due Packlenica o rientro zona Fiume-Buzet. Ultima occhiata alle previsioni meteo e verso ora di pranzo partiamo direzione Istria. Precedentemente avevo proposto al team di fare una spedizione su una parete vergine zona Buzet dalla quale mi ero già calato un paio di anni fa. Ero sicuro che, unendo le forze, avremmo creato qualcosa di interessante. A Fiume non piove, è coperto e ventilato, ci dirigiamo a Medveja dove finalmente tocchiamo roccia. La sera parte del gruppo decide di rientrare a Trieste.

Climbing in Medveja - Photo by Leo Comelli

Climbing in Medveja – Photo by Leo Comelli

Io e Leo ci trasferiamo a Buzet e bivacchiamo sulla riva del fiume Mirna. Le previsioni sono buone, la motivazione alta e fortunatamente Sbisi riesce ad arruolare Berto, ora siamo quattro fanatici con tre trapani e una parete strapiombante…vamossss!

Venerdì mattina carichi come muli saliamo alla base della parete, abbiamo fame di roccia. Io e Berto attacchiamo per primi, dal basso…etici…patetici… Attacco sulla linea che avevo deciso di chiodare due anni fa e attrezzo la prima parte, fino sotto la pancia strapiombante. Mi calo un paio di spit e riprendo su terreno vergine traversando a sinistra sul facile fino a una nicchia dove allestisco la sosta e recupero Berto. Riparto, mi alzo dritto sulla verticale della sosta, piazzo due friend in mezzo a delle canne “canterine” e piazzo lo spit. A fatica guadagno metri, mi sposto ancora leggermente a sinistra nell’evidente dietro e, dopo una decina di metri, raggiungo il punto dove piazzare la futura sosta ma ora salgo ancora un po’ fino a una comoda cengia e recupero il socio. Ora passa avanti lui per l’ultimo “ravano” che ci conduce in cima alla parete. A questo punto attrezziamo le corde sulle linee precedentemente individuate e scendiamo alla base, missione compiuta! Nel frattempo Leo e Sbisi, sfruttando una facile via nuova attrezzata da ignoti e una volta raggiunta la cima, hanno iniziato a calarsi studiando meticolosamente le possibilità offerte dalla bellissima parete posta a sinistra rispetto quella attrezzata da noi. La giornata è volata, ci siamo divertiti, la parete è davvero bella e ora possiamo festeggiare. Sarà la prima delle tante serate passate in paninoteca a Buzet per ricaricare le batterie del trapano, cenare a base di “panino con tutto” e dissetarsi con birra e abbondante vino…poi alla fine…è sempre colpa di “ciuccio muccio”…Leo.
Day two e si attrezza alla grande, siamo tutti sulle corde, disgaggiamo, esploriamo, chiodiamo e spazzoliamo, sembriamo lavoratori in catena di montaggio, sistematici, seriali y fanaticos! Lavoriamo dalla mattina fino alle nove di sera, scendiamo con il buio e dopo…fiesta! Manteniamo questo ritmo per quattro giorni, nascono dieci vie nuove dal 7a in su, alcune vengono liberate altre solo timidamente provate.

Beautiful colors just before a storm - Photo by Leo Comelli

Beautiful colors just before a storm – Photo by Leo Comelli

Alla sera del quarto giorno siamo a pezzi, indolenziti, senza pelle, con le vesciche ai fianchi dovute all’imbrago ma davvero soddisfatti del lavoro fatto e del potenziale futuro. Condividere queste giornate con dei ragazzi fantastici è stato estremamente divertente, produttivo e inaspettato, quattro selvaggi all’opera nel loro habitat naturale, un grande show! Avreste dovuto esserci… Ringrazio tutti i miei compagni di avventura e gli amici bosniaci per la calorosa ospitalità. Ciao e alla prossima!

Video of these days by Alberto Giassi, pictures and video by Leo Comelli, thank you guys!

VAL DI MELLO AND….TOM ET JE RIS IN VERDON!

Dal mio rientro a casa poco prima di Pasqua ho trascorso circa una decina di giorni a riposo forzato causa problemi familiari e un fastidioso dolore al braccio sinistro. Dopo un paio di sedute di fisioterapia il mio povero braccio ha dovuto smaltire anche i dolori arrecati dal vigoroso trattamento ma ugualmente, il primo Maggio parto per la Val di Mello.

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

La mia ultima volta al Melloblocco risale a sei anni fa. Sono entusiasta perché tutto è praticamente rimasto come prima, l’ottima organizzazione della manifestazione, la qualità dei passaggi, l’atmosfera rilassata, festosa e l’opportunità di incontrare amici e conoscenti con i quali da tempo ci si era persi di vista. La grande incognita al Mello è sempre la pioggia e puntualmente arriva a smorzare la festa dopo appena un paio d’ore dal mio ingresso in Valle, pioverà anche tutto il giorno seguente. Approfitto per far baldoria tra amici e per riposare ulteriormente il mio arto dolorante. Sabato e Domenica fortunatamente sono due giornate strepitose, sole e buone condizioni. Vago tra i blocchi come un naufrago in mezzo al mare, in balia dei ricordi, di quando parecchi anni or sono potevo considerarmi un boulderista mettendomi alla prova sui bellissimi blocchi di gara. Per questa volta sono costretto ad accontentarmi di lunghe chiacchierate ai piedi dei massi e di qualche facile realizzazione di tipo riabilitativo.

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Trascorro la maggior parte del tempo su in Valle, un luogo davvero incantevole. Gli ingredienti? Cielo blu, vette innevate, cascate impetuose, prati verdi, tanti blocchi e moltissima gente felice! What else? Domenica pomeriggio la manifestazione si è conclusa, come da consuetudine, con la premiazione delle migliori prestazioni maschili e femminili e con il tradizionale lancio della maglietta da parte del Calibba…come sempre fisicamente di livello!

Baci, abbracci e saluti, raccatto Sbisi e le sue cose, buttiamo tutto nel mio camper e salpiamo per la nostra prossima meta…Verdon!!! Dopo circa sei ore di viaggio, verso l’una e trenta AM parcheggiamo sulla Rive Gauche al park dove inizia il sentiero per raggiungere Tom et je ris. Avevamo discusso durante il viaggio su cosa fare, dove andare, vie lunghe, monotiri….in fin dei conti io avevo solo Tom in testa ma con i miei acciacchi…ajajajaj…meno male che grazie a Sbisi è stato poi facile puntare tutto sulla dream line! Alle otto suona la sveglia, facciamo colazione, organizziamo gli zaini e ci incamminiamo. La giornata è stupenda con aria frizzante, velocemente siamo in cima al tiro, buttiamo le corde e ci caliamo, awesome!

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Sistemiamo la nostra bella sosta con tanto di seggiolino, infilo le scarpette e inizio a scalare. Piazzo qualche resting e i primi quindici metri scivolano via abbastanza agevolmente, iniziano le canne, tra uno sbuffo e l’altro arranco verso l’alto con le braccia sempre più gonfie e lo spit lontano sotto i piedi. A metà via e prima di una sezione non facile, c’è un riposo discreto ma a me non sembra molto confortevole, ci faccio un bel resting. La sezione successiva è prima fisica su una canna, poi di dita su bellissimi brufoletti da strizzare per raggiungere, in leggera rimontata, il migliore riposo della via. Da qui in poi le difficoltà calano ma ci sono ancora parecchi metri da scalare con fastidiosa sorpresina finale. Alla fine delle difficoltà mi calo e cedo il passo a Sbisi. Fresco di Melloblocco e con il massimale bello carico, velocemente raggiunge la sosta in cima alla falesia, io rinuncio al secondo tentativo e mi sparo sessanta metri di jumar con saccone attaccato, ottima terapia per il dolore al braccio. Il prossimo giro porteremo il cordino da recupero…. Siamo eccitati, la via è stupenda e la location pazzesca.

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Come primo giorno è andato bene ma siamo stanchi e senza pelle…incognite che ci assalgono…ma noi siamo motivati! Rientriamo al furgo e guidiamo fino a La Palud per l’aperitivo. Pochi metri a piedi, entro nel bar e…boom…l’incontro. The american team of filmakers is there. Keith Ladzinski, Colette McInerney e Andrew Bisharat stanno girando un video sulla storia dell’arrampicata nelle gole del Verdon, su incarico di National Geographic e The North Face. Mi presentano anche il loro interlocutore, un certo Francois Guillot, 70 anni, local doc, uno dei pionieri in Francia dell’arrampicata moderna e del free climbing nelle gole del Verdon. Davvero una persona squisita con il quale parlerò anche nei giorni successivi. Certi incontri sono impegnativi…ordiniamo alcune birre e terminiamo la serata in compagnia di due ragazzi di Cortina d’Ampezzo…ma quanto piccolo è il mondo?

Day two in Verdon e già riposiamo. Giretto zona Moustiers, visita alla falesia di Courchon e infine relax al lago di Sainte Croix. La giornata vola via, tappa aperitivo a La Palud e cena al park sulla Rive Gauche. Day three e secondo giorno sulla via, cadiamo entrambi alla fine della prima parte dura, il resto ci riesce bene anche se ci vuole parecchia resistenza. Day four riposiamo ancora, vista la nostra poca pelle e resistenza ci sembra la tattica migliore. Oggi gita a Remirole, immane strapiombo a canne con monotiri fino al 9a e vie lunghe fino all’8b. E’ un posto bellissimo e le vie sono di qualità. Avevo scalato qui lo scorso Agosto purtroppo solo per due giorni ed ero rimasto molto colpito dalla bellezza dei tiri. Visitiamo successivamente Aiguines e Moustiers Sainte Marie, due paesini incantevoli affacciati sul Lac de Sainte Croix. I colori e i profumi della provenza hanno per me sempre un fascino particolare, in questi luoghi mi sento come fossi a casa.

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Day five di nuovo all’attacco. Oggi qualcosa bolle in pentola…purtroppo sono i miei avambracci che mi abbandonano a poche prese dal riposo prima della parte finale della via. Salgo la via con un resting, la pelle fa malissimo, domani è l’ultimo giorno e entro le quattro dobbiamo partire… Sbisi emula solo qualche presa più in basso. Decidiamo di tentare il tutto per tutto l’indomani, abbandoniamo ogni cosa in cima alla via e rientriamo scarichi al furgone.

La serata trascorre allegra, in compagnia, ma non proprio spensierata…ormai è tardi e ci restano solo poche ore di sonno. Suona la sveglia del day six, mi sento stanco e con la testa ricolma di pensieri. Sveglia Andrea! So che oggi è l’ultima possibilità che ho per realizzare il mio sogno. Questa consapevolezza dirada le nebbie dalla mia mente, l’obbiettivo è di nuovo chiaro! Affronto la camminata velocemente, concentrato ma sereno. Solito riscaldamento in top rope e giù in sosta. La differenza dal giorno prima è palese, meno freschezza e gran dolore alla pelle. Ad un certo punto inizio ad arrampicare, strizzo tiro e comprimo le prese della prima parte, fatico rispetto a ieri ma con cattiveria raggiungo il riposo. In breve riesco a recuperare le energie, riprendo la respirazione e mi concentro sulla parte successiva. Parto con grinta e ritmo sulla sezione fisica delle canne, decontraggo, riprendo fiato, laterale destra, allungo, laterale sinistra, allungo e via dicendo…raggiungo il riposo prima della sezione chiave. Inaspettatamente mi sento meglio di ieri nello steso punto, riesco a recuperare e a riprendere la respirazione. In questi momenti non si capisce mai bene se è meglio ripartire o se bisogna riposare ancora un po’…io quando è così di solito parto…e ho ripreso a scalare. Inizio bene la sezione sulle canne ma quando arrivo alle tacche non mi sento più tanto magico…mi impegno al massimo, scarico il più possibile sui piedi, strizzo le tacche, respiro affannosamente, raschio il fondo del barile delle mie energie e infine inaspettatamente riesco a raggiungere il buon riposo. Caccio un grugnito di dolore, sono stanco, non sento i piedi e mi aspetta la sorpresina finale. Mi concentro solo sul riposo, devo “tornare nuovo” e dopo qualche minuto sento che le energie sono a poco a poco ritornate, sono pronto per il gran finale. Parto sulla canna gigante in Dulfer, quattro sbracciate ed è sotto di me, traverso a destra, spallo la canna e afferro la busta, riposo pre sorpresina. Mi sento bene, resto calmo e affronto la sezione, tacca di sinistro, intermedio di destro, ancora destro al tridito steso, intermedio di mano sinistra, sparo una nervosa trazione e lancio il piede sinistro lontano su una canna, mi metto in spaccata e rilancio di sinistro alla ronchia finale, recupero i piedi e guadagno la nicchia! He-He-He leggo inciso sulla roccia di fronte a me e mi viene da ridere…ma non tanto perchè devo ancora superare lo strapiombetto finale. Riposo qualche minuto e vado, zero esitazioni, quattro chiuse ben assestate e sono all’ulttimo spit, scalo ancora un paio di metri e mi ribalto in piedi di fronte alla sosta, sessanta metri più in alto di dove ero partito! Le mie grida di gioia penso le abbiano sentite fino a La Palud. Sono in cima alla dream line, probabilmente una delle vie più belle del mondo e sono felice! Per salire questa linea ho dato davvero tutto me stesso, mi sono impegnato fisicamente al massimo, ho gestito perfettamente la salita a livello tecnico-tattico e probabilmente oggi mentalmente avevo una marcia in più. Certe sensazioni sono difficili da spiegare. Sono molto contento perchè avevo fatto un patto con me stesso e ora, a missione compiuta, dedico la salita alla mia povera nonna Danila che ci ha lasciati il 25 Aprile scorso, era una persona felice, mi piace ricordarla così, felice come lo sono io oggi.

E Sbisi? Mi calo sulla corda di servizio e lo raggiungo in sosta, ci abbracciamo ma ora tocca a lui! Azz che bello sarebbe farla tutti e due! Inizia a salire, passa easy la prima parte, non si ferma neanche tanto al riposo e affronta deciso la ghisante sequenza sulle canne, lo vedo ben! Decontrae prima del chiave, inizia ad arrampicare ma…esita…e…cade. Noooooo che peccato! Riparte e va in catena. Purtroppo dovrà ritornare. Smonto la sosta, mollo Mario, il nostro saccone e risalgo a jumar togliendo i rinvii. Una volta in cima impacchettiamo il tutto, scattiamo le foto di rito e velocissimamente ritorniamo al furgone.

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Inizia il GP e dopo sette ore nonstop siamo di nuovo in Friuli, fine della nostra gita. Un doveroso e immenso grazie va al mio compagno, senza di lui non avrei potuto vivere questa fantastica avventura. Infine un ringraziamento speciale va anche a Bruno Groau che, nel 2004, ha attrezzato questa linea dei sogni dedicandola alla nascita di suo figlio Tom. In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di scambiare quattro chiacchiere con Bruno, a noi ha fatto davvero una bella impressione, una persona semplice che sa vivere al 100% della sua immensa passione per arrampicare. Spero di poterlo rincontrare presto e magari di poter arrampicare assieme.

And now to the next, stay tuned!

Spain last episode

Sarà anche un luogo comune ma si sa che le cose belle prima o poi finiscono o in ogni caso evolvono smorzandosi inesorabilmente. Dopo mesi on the road è arrivato anche per me il momento di rientrare a casa.

Ho trascorso l’ultimo mese a Cornudella de Montsant arrampicando prevalentemente a Siurana e Margalef. Il clima primaverile è stato abbastanza capriccioso, giornate caldissime, altre fredde e ventose si sono alternate a qualche giornata uggiosa.

A metà Marzo il mio stato di forma sembrava essere ritornato a un buon livello ma purtroppo dopo un giorno di scalata a Margalef si è ripresentato il fastidioso dolore al braccio sinistro che mi sta perseguitando ormai da Gennaio. Decisi di riposare qualche giorno per evitare di sforzare ulteriormente ma la fame di arrampicata è un avversario difficile!

A Siurana, in quei giorni, freddi venti accompagnavano le nostre giornate a El Pati…sarebbe stato meglio lasciare le scarpette in fondo allo zaino o cambiare settore ma la linea di Dogma ha attirato la mia attenzione e dopo aver fatto un tentativo diventa difficile rinunciare, volevo salirla. La via ha la prima parte in comune con Kallea Borroka per poi uscire a sinistra su una sorta di prua. Presenta “solamente” due sezioni difficili, la prima fisica con un passo dinamico e la seconda con una rimontata molto particolare. I miei tentativi sono terminati sempre al lancio, dita nastrate, poca sensibilità causa freddo, fisico imballato…ho finito solo per aggravare il mio infortunio al braccio, non ho salito la via e ho pregiudicato la continuazione della vacanza. Pochi giorni dopo a Margalef rincaro la dose e per salire un duro 7c al settore Cabernet mi procuro un bell’infortunio all’anulare della mano destra. Che dire, forse in futuro imparerò a ascoltare meglio i segnali del mio corpo o si tratta solo di sfortuna?

Psicologicamente non è facile da accettare, avere tempo, compagni, vivere sotto le falesie ma non riuscire a provare ciò che si vorrebbe. Fortunatamente essendo in ottima compagnia non mi sono depresso particolarmente.

Il primo Aprile e’ un giorno di arrampicata a Siurana come tanti altri, nel primo pomeriggio suona il telefono, è mia mamma, subito immagino che qualcosa di brutto era successo. Mia nonna era stata colpita da Ictus ad era grave. Appena un paio di giorni prima avevo parlato con lei al telefono e stava benissimo, contenta e entusiasta della vita come sempre. In un attimo vengo catapultato nel mondo “reale” e di fronte alla triste crudeltà della vita. Il giorno dopo prendo l’aereo e rientro a casa, mi fermo circa una settimana che trascorro aiutando a casa e assistendo la nonna in ospedale. Il rientro è stato traumatico e la mia testa era rimasta in Spagna, non vedevo l’ora di ripartire. Quando ritorno a Cornudella il clima è muy caliente, difficile arrampicare e i dolori al braccio persistono. Riesco a salire solo un paio di 7c a vista a Margalef ma la luce in fondo al tunnel non la vedevo.

Dopo qualche giorno altra telefonata da casa, ulteriore peggioramento e situazione molto critica. Non ci sono alternative, dovevo rientrare. Partire dalla Spagna a bordo del mio camper è stato durissimo, alle mie spalle sapevo di lasciare molte cose belle, mesi di ricordi occupavano la mia mente e un difficile futuro la offuscava.

Sulla strada del rientro faccio tappa in Verdon e pur senza compagno sono motivato a dare un’occhiata alla mitica Tom et je ris, the dream line! Provo l’accesso dalla Rive Gauche che si rileva perfetto perchè di poco dislivello in salita e in un’oretta si arriva alla sosta di calata. Bellissimo, essere soli in questo posto, è un privilegio. Lancio la corda nel vuoto, mi calo piano piano passando i rinvii e sessanta metri più in basso raggiungo la sosta del tiro. Infilo le scarpette e in autosicura inizio ad arrampicare. Provo le sequenze da spit a spit senza forzare. La via è pazzesca, roccia fotonica, linea incredibile, chiodatura ariosa e contesto idilliaco. Risalgo, recupero il materiale e rientro al furgo. Guido fino a La Palud al secondo belvedere, di fronte alla big line. Qui incontro cinque ragazzi italiani, di cui tre della Val di Fassa, con i quali trascorro una bellissima serata a suon di birre! Sfortunatamente nessuno di loro ha voluto accompagnarmi a provare la via quindi il giorno dopo sono ripartito verso casa. Non ero sicuro di quando sarei ritornato per tentare la mia linea…ma questa è un’altra storia…!

Paper Mullat 8b+ a Oliana

La settimana a Oliana in compagnia di mio fratello e Gigi è a dir poco volata. Grazie al clima primaverile abbiamo trascorso delle bellissime giornate di arrampicata adottando sempre uno spiccato ritmo spagnolo in attesa dell’ombra e della brezza pomeridiana. The best of the week è la grande performance di Gigi che con gran classe sale la bellissima Mind Control, 8c  e poi dà spettacolo posando per alcune foto con tanto di parrucca verde fosforescente e pantacollant dorato…no words. Purtroppo mio fratello praticamente non ha scalato a causa di un’infiammazione a un dito comparsa solo un paio di giorno prima della partenza, talvolta la sfortuna a qualcuno riserva trattamenti speciali…

Subito dopo aver salito El Gran Blau avevo fatto un giro su Paper Mullat per studiarne i movimenti. La via è caratterizzata da una parte iniziale molto intensa che termina con un difficile passo dinamico poco prima di un buon riposo che introduce alla seconda parte della via. Dal riposo in poi si arrampica su della canne bellissime e su prese dalle forme molto particolari che sembrano proprio fatte per scalarci sopra. L’ottima aderenza del primo tentativo mi ha fatto pensare di poter salire la via molto velocemente e invece…il caldo è arrivato e i miei sforzi concludevano sempre al lancio o poco prima. Finalmente il 12 marzo riesco a fare il lancio e nonostante un pò di stanchezza passo la corda in catena di questo tiro fantastico. Tempismo perfetto, impacchetto le mie cose e felice mi trasferisco a Siurana.

Giovedì 13 scalo a Montsant settore Raco de Missa. Grazie alla giornata nuvolosa ho trascorso una bellissima giornata arrampicando solo a vista.

Sabato 15 pellegrinaggio al settore La Catedral d Margalef, parete impressionante e tiri di qualità. Anche oggi approfitto per scalare a vista, mi diverto un sacco, le vie si prestano a questo stile e offrono una piacevole varietà di movimenti.

Domenica 16 arrampichiamo a Siuranella Est, giornata molto calda con poco vento. Grazie all’aiuto di Colette salgo flash L’escamarlà, un bellissimo 7c+. Concludiamo la giornata a cena e alla festa di compleanno di Manu, nice!

Lunedì 17 giornata di riposo…faccio una corsetta rigenerante di circa un’ora e mezza , giro del lago di Siurana, circa 12km… almeno le gambe vanno . Martedì 18 scaliamo ad Arbolì, “the other side” of Siurana. Il settore El Falcò offre delle bellissime vie e diverse esposizioni quindi è possibile arrampicare all’ombra anche in una giornata caldissima come quella che abbiamo trovato noi.

Giovedì 19 ritorno alla Catedral e faccio un timido tentativo su Coma Sant Pere 8c+, i passaggi mi vengono bene al primo tentativo ma la via è molto strapiombante e di resistenza quindi è possibile cadere in vari punti con gli avambracci in fiamme… Spero di ritornare nei prossimi giorni con condizioni migliori. Ora mi godo qualche giorno di meritato riposo. Ciao!

Alcune delle vie salite in questi giorni: 12 Marzo “Paper Mullat”, 8b+ a Oliana; 13 Marzo “La mosca” e “Hidrofobia” a Montsant, entrabe 8a e a vista; 15 Marzo “LA conjura de los necios” e “Hard crit” a Margalef, entrambe 8a e a vista; 18 Marzo “Es un honor” 8a al secondo giro a Arbolì.

Last days in Oliana

Di ritorno da Siurana ho trascorso qualche giorno a S. Llorenc de Montgai ospite a casa di Roger Schali. Appartamento bellissimo esposto al sole, vista lago e in un contesto paesaggistico di rara bellezza. Approfittiamo della stupenda giornata e nel giorno di riposo facciamo il giro del lago, leggera corsetta ideale per ricaricare le energie.

Sabato primo Marzo scaliamo a Oliana, freddino ma aderenza ideale. Dopo un veloce riscaldamento sulla via salgo la Marroncita 8b al secondo giro. Via molto bella su roccia strepitosa e divertente da scalare grazie alla varietà dei movimenti. Domenica giornata umidina, faccio due giri su El Gran Blau e le sensazioni sono molto positive. Lunedì ho riposato e ho fatto una gita in cima alla Roc de Rombau, la montagna sopra Oliana. Panorama mozzafiato a 360 gradi con i grifoni che volano poco solo più in basso.

Martedì 4 marzo nell’aria aleggia la giusta energia e al primo tentativo della giornata moschettono la catena di El Gran Blau 8b+, un viaggio di quasi 50m su roccia incredibilmente lavorata. Mi sono divertito un sacco a salire questa linea, le prese quasi sempre discrete facilitano il controllo sui movimenti e ho dovuto solamente pensare a chiudere il braccio!

Ieri mi hanno raggiunto mio fratello Enrico e Gigi Billoro, scaleremo insieme una settimana. Assieme a loro è arrivato anche il gran caldo…speriamo nel vento altrimenti è dura!