Photogallery on Tom et je ris, 8b+ in Verdon

Ho trascorso tutto il mese di Settembre a Parigi per lavoro e mai avrei immaginato di ritornare a breve in Verdon. Dopo un paio di settimane il lovoro era ben impostato e “dall’alto” mi comunicano che quel fine settimana potevo rientrare a casa. Immediatamente inizio a pianificare…

Pochi giorni prima Barbara Raudner mi aveva scritto che stava partendo per il Verdon assieme a Hannes. L’idea prende forma, scrivo immediatamente a Barbara, ho tre giorni liberi e mi piacerebbe tanto scattare qualche foto su Tom e je ris. Le previsioni sono ottime, Barbara e Hannes rispondono entusiasti, è un’occasione da prendere al volo!

Venerdì lavoro mezza giornata e a ora di pranzo parto da Parigi super motivato. Mi piace molto viaggiare, vedere posti nuovi anche solo dal finestrino dell’auto e non ho mai attraversato la Francia in questo senso di marcia. La giornata è stupenda, ventilata, ideale per guidare e finalmente dopo nove ore non-stop arrivo a destinazione. Barbara e Hannes mi accolgono calorosamente e anche io sono davvero felice di rivederli, abbiamo un sacco di storie e avventure da raccontarci, trascorriamo una bellissima serata da climbers!

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La mattina dopo festeggiamo il compleanno di Barbara con tanto di torta e candeline poi partiamo direzione Grotta de Galetas. Noleggiamo una canoa, carichiamo tutta la nostra attrezzatura e remiamo una decina di minuti fino alla base della grotta. Il posto è pazzesco, uno strapiombo incredibile a buchi. Veloce riscaldo e parto incoscientemente deciso (forse troppo) su Pue l’Fion, un viaggio di quasi 40m grado 8b+.
Mi diverto come un pazzo, movimenti strafisici su prese buone, agganci, tallonaggi, passaggi dinamici, una gran via molto impegnativa. Raggiungo la sosta senza troppi problemi anche se sento di aver speso molte energie. Una volta a terra la stanchezza mi presenta il conto…ho le braccia di legno, la giornata purtroppo finisce qui. La via è stupenda e spero di ritornare presto.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a casa di Bruno Graou, è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con un personaggio del genere.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

La mattina di domenica ci svegliamo presto, è il giorno delle foto su Tom.
Ci trasferiamo in auto sulla Rive Gauche da dove in poco meno di un’ora a piedi si raggiunge la sosta di calata della via. Mi calo per primo e predispongo il tutto in attesa che Barbara mi raggiunga. Quando tutto è in ordine Hannes mi da l’ok e finalmente inizio ad arrampicare. L’aderenza è ottima e mi gusto al massimo la bellezza dell’arrampicata, scalo fluido e leggero fino al riposo dopo i primi 15 metri di via dove poi mi fermo per permettere a Hannes di piazzarsi più in alto. Mi sento bene, è ventilato ed è fantastico poter arrampicare ancora una volta su questo tiro stupendo.
Per le foto scalo la via due volte,nel frattempo anche Barbara prova i suoi metodi e verso le quattro ci ritroviamo tutti in cima alla via contenti della bellissima giornata. Ritorniamo a La Palud per l’aperitivo e casualmente troviamo Francois Guillot (uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva in Verdon) che festeggi 71 anni e fa ancora il 6c! Francois è una persona magnifica ed è veramente piacevole parlare con lui o semplicemente ascoltare i suoi racconti.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

Lunedì il tempo è brutto ma, approfittando di una schiarita, raggiungiamo nuovamente la calata di Tom et je ris. Vorremo fare ancora delle foto ma purtroppo il tempo è instabile e si sta preparando un temporale, a malincuore siamo costretti a rientrare con le pive nel sacco. Sulla strada del rientro andiamo a dare un’occhiata a una falesia vicino al Pont du Soleil ma, a causa dell’altissimo tasso di umidità, dopo un paio di tiri molto belli decidiamo che non ha senso insistere e rientriamo a La Palud.
Martedì mattina sveglia alle quattro e mezza, nove ore di macchina, arrivo a Parigi verso le tredici e trenta, lavoro fino alle sei e mezza e poi finalmente rientro in albergo…giornate lunghe he-he-he!
Ringrazio di cuore Barbara e Hannes per l’ospitalità e l’affetto che sempre manifestano nei miei confronti. Un ulteriore grazie ad Hannes per la sua pazienza, cortesia e per le bellissime foto!
Ciao

PROVA OCCHIALI DA SICURA Y&Y PRISMATICI PER ARRAMPICATA

Gli occhiali da sicura prismatici per arrampicata sono da diversi anni un prodotto abbastanza diffuso tra il popolo dei climber.
Concettualmente l’invenzione è molto semplice ma molto efficace. Su una montatura appositamente studiata sono montati due prismi che riflettono l’immagine ma ruotata verso il basso di circa 60-70°. In termini pratici, consentono di osservare l’arrampicatore in azione su una parete senza dover alzare la testa per guardare in alto. Con questa tipologia di occhiali è dunque possibile seguire l’andamento della scalata del proprio compagno mantenendo una postura del collo rilassata e “naturale”. A volte capita di assicurare il compagno per molto tempo durante una salita e spesso siamo costretti ad abbassare la testa per rilassare i muscoli del collo.

Niente più mal di collo grazie agli occhiali da sicura Y&Y

Niente più mal di collo grazie agli occhiali da sicura Y&Y

Utilizzare occhiali da sicura prismatici consente dunque di ridurre drasticamente fastidiosi dolori e irrigidimenti muscolari al collo favorendo inoltre una maggior sicurezza in quanto risulterà naturale e più confortevole mantenere lo sguardo fisso sul compagno in azione.

Gli occhiali da sicura possono essere utilizzati da tutti e indossati anche su occhiali da vista e da sole. I produttori in ogni caso consigliano di utilizzare per la prima volta gli occhiali su una struttura indoor o su una via che si conosce bene al fine di prendere adeguata confidenza con il prodotto. Normalmente ci si abitua in fretta e già dopo due-tre sicure sembrerà normale indossarli.

Prismi di qualità offrono un'immagine nitida

Prismi di qualità offrono un’immagine nitida

Personalmente sento di consigliarne l’utilizzo ai frequentatori delle strutture artificiali e a chi pratica arrampicata sportiva in falesia. Arrampicando in strutture indoor molto affollate talvolta capita di distrarsi facilmente ma l’utilizzo degli occhiali prismatici favorisce la concentrazione e la focalizzazione di tutta la nostra attenzione sul partner. Infine aggiungo che l’uso degli occhiali da sicura diventa funzionale dalla seconda protezione della parete in poi quindi all’inizio è meglio tenerli al collo mediante l’apposito cordino e indossarli con una mano sola non appena i piedi del compagno saranno all’altezza delle nostre spalle.

OCCHIALI DA SICURA Y&Y
Ho avuto modo di provare gli occhiali da sicura Y&Y, un prodotto professionale, di elevata qualità e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.
Gli occhiali da sicura Y&Y sono un prodotto francese molto apprezzato anche in Spagna, Inghilterra, Stati Uniti e Australia.
L’occhiale ha una montatura in acciaio inossidabile resistente e leggera, asticciole in lega memory-form, nasello monoblocco in silicone, prismi di alta qualità e Leggeri (36g), portabili con occhiali da vista e da sole.
Gli occhiali sono venduti con una custodia semirigida dotata di moschettone e fetuccia per indossarla a tracolla. Il kit comprende anche gli accessori per la manutenzione come il cacciavitino, naselli di ricambio, panno in microfibra e istruzioni per l’uso.
Gli occhiali da sicura Y&Y sono portabili con occhiali da vista e da sole.

Y&Y compatibili con occhiali da vista e con la maggior parte di quelli da sole

Y&Y compatibili con occhiali da vista e con la maggior parte di quelli da sole

Per indossarli basta calare gli Y&Y sopra gli altri incastrando i naselli. Questa tecnica è compatibile con la maggior parte delle montature.

La custodia è stata studiata nei minimi dettagli ed è davvero pratica. Può essere comodamete agganciata al portamateriali dell’imbrago grazie al moschettoncino in dotazione. La chiusura è tramite zip ma la presenza anche di una chiusura a velcro consente di poter sfilare gli occhiali dalla custodia anche con una mano sola.

Il kit della Y&Y, occhiali da sicura,  e accessori per manutenzione

Il kit della Y&Y, occhiali da sicura, e accessori per manutenzione

Occhiali e custodia hanno un design innovativo e registrato presso l’ “Office for Harmonization in the Internal Market” (HOIM).

https://oami.europa.eu/eSearch/#details/designs/002433698-0001
https://oami.europa.eu/eSearch/#details/designs/002397745-0001

Per maggiori dettagli sugli occhiali Y&Y vi invito ad andare direttamente sul sito: www.occhialidasicura.com

Gli occhiali da sicura Y&Y sono in vendita al pubblico al prezzo di € 59,90, in vendita sia sul sito Y&Y che su Amazon e nei migliori negozi specializzati di attrezzatura per arrampicata.

Gli occhiali da sicura Y&Y sono un prodotto di qualità e tutto il kit è stato studiato in modo accurato, consiglio di acquistarli anche per il prezzo veramente onesto.

Buone scalate a tutti!

Grande confort anche per le sicure su grandi strapiombi

Grande confort anche per le sicure su grandi strapiombi

 

TRE GIORNI IN PAKLENICA

Non so per quale motivo, ma l’idea di andare in Paklenica non mi ha mai attirato più di tanto…questa volta però, una serie di circostanze favorevoli mi hanno convinto a partire.

Venerdì 30 Maggio dopo lavoro mi metto in viaggio, recupero Berto a Basovizza e via verso la costa Dalmata! Un vento fortissimo accompagna tutta la parte finale del viaggio, verso le undici e mezza parcheggiamo il mezzo da Dinko a Paklenica. I nostri amici ci accolgono super entusiasti, siamo tutti ”gasati” e loro sono già discretamente avanti con la bevanda hihihi! In breve ci trasferiamo in riva al mare e posteggiamo i due furgoni proprio a pochi metri dall’acqua, musica a palla, drink di benvenuto e pastasciutta di mezzanotte.

Svegliarsi la mattina con il sole e in riva al mare è davvero bello, meno è dover combattere con un sonno tremendo… Di buon ora entriamo nel canyon, la fresca brezza mattutina scende nella gola dall’entroterra rendendo l’atmosfera frizzante e ideale per raggiungere l’attacco delle vie. Il team è compostao da tre cordate da due, Io e Berto, Sbisi con Leo e il Mose con Marco.

Adriatic sea - Paklenica NP

Adriatic sea – Paklenica NP

La parete dell’Anica Kuk è davvero imponente, alta trecento metri e abbastanza larga da essere percorsa da centinaia di vie, un blocco enorme di calcare dalla qualità impeccabile e davvero imponente. Giunti alla base della parte centrale della parete ci salutiamo dandoci appuntamento da Dinko per la cena. Io e Berto saliamo ancora un po’ fino sotto la verticale dell’immane strapiombo da dove parte la mitica Spider. Partiamo a razzo e in breve saliamo i primi tre tiri raggiungendo la base dello strapiombo. A questo punto nella mia mente si materializza l’idea dell’avere coscienza della linea da seguire…confido nel mio compagno quale veterano della parete, piccoli dubbi ci assalgono ma la mia fame di roccia rompe ogni indugio e parto deciso verso la linea di spit che corre sul filo del pilastro strapiombante. La relazione è rimasta al bar ma ripensando alla sequenza dei tiri quello su cui mi stò ingaggiando dovrebbe essere un 7a… Rinvio un paio di spit e ho già fatto avanti e indietro un paio di volte, nessun dubbio mi assale, mi concentro, visualizzo la sequenza che ho in mente e parto. Pinzo, strizzo, arcuo e tallono, passo il rinvio ma mentre prendo corda per rinviare mi parte il tallone e volo a testa in giù arrivando poco sopra la sosta…mi incazzo e inizio ad avere dei dubbi. La tacca a due dita di sinistro mi ha bloccato la circolazione all’indice, attendo qualche minuto e poi riprendo a salire, rifaccio la sequenza, passo la corda nel rinvio e continuo. Parlo con me stesso ripetendomi “non mi tengo un c…., Leo questo tiro lo ha fatto a vista…!”…a fatica raggiungo il quarto spit e sono di ghisa. Cerco di recuperare le energie, il prossimo spit è lontano e non vedo sti grandi appigli. Attacco ala sequenza, provo e scendo un paio di volte tanto per, in gergo, “tirarmi nero”. Poi tento e ovviamente volo. Riprovo ancora un paio di volte ma finalmente nel mio cervello si materializza l’idea che questo tiro non può essere solo 7a.

Anica Kuk 712m

Anica Kuk 712m

In contemporanea Berto scorge altri spit più a sx…forse la via passa di là! Mi ritiro e ritorno in sosta. Non tolgo neanche le scarpette e subito attacco l’altra linea. Roccia nuova e anche un po’ sporca, un lieve dubbio ma ormai stò arrampicando e vado avanti. Passo una sequenza dura, poi un tratto facile e di nuovo la parete riprende a strapiombare. Salgo circa trenta metri obliquando a sx, l’attrito della corda mi infastidisce molto, non vedo la sosta ma solo una riga di spit, la ghisa prende il sopravvento e volo. Urla, parolacce, imprecazioni, che giornata di m….non stò attaccato e comunque anche questo tiro mi sembra ben più duro di 7a. Vedo una sosta quindici metri a sx,salgo ancora uno spit poi mi faccio calare e raggiungo il terrazzino. Recupero Berto, parliamo un po’, riflettiamo, ci guardiamo alle spalle e sul bel muro verticale a circa cinquanta metri alla nostra sinistra vediamo degli spit…forse, pensandoci bene, mi sa che Spider passa proprio di là. Ormai siamo consapevoli di essere sulla via sbagliata e addirittura siamo sicuri che le vie che abbiamo tentato non sono neppure recensite sulla guida. Buttiamo la doppia e ci caliamo. Praticamente ritorniamo alla sosta del terzo tiro ma dopo ore perse a vagare su terreno ignoto sono già le tre di pomeriggio. La mia motivazione è scesa e sono dell’idea che dovremmo ritirarci per ritentare magari il giorno dopo ma Berto è un pazzo scatenato e pieno di energie, vuole vivere la parete il più possibile e mi propone di raggiungere comunque la cima connettendo alcune vie che in parte conosce. La voglia di vetta prevale e partiamo per la nostra connection.

Berto sui primi tiri di Spider

Berto sui primi tiri di Spider

Arrampichiamo su difficoltà al massimo di 7a con la parte finale veramente plasir dove corriamo e in circa due ore siamo in cima. La luce del tramonto sul mare è uno spettacolo indimenticabile, lo sguardo corre all’orizzonte valorizzando luci, ombre, colori e morfologia di questo paesaggio incontaminato, sono felice di essere qui.

First time on Anica Kuk

First time on Anica Kuk

La mente corre ai nostri compagni, li chiamiamo al telefono ma non rispondono, pensiamo che vista l’ora sicuramente saranno già sul sentiero del ritorno e di conseguenza io e Berto partiamo correndo. Al grido di “freeride” voliamo in discesa e a tempo di record siamo al furgone e dopo poco da Dinko. Troviamo il Mose e Marco ma Leo e Sbisi sono ancora in parete! E noi che pensavamo di essere gli ultimi….Dopo circa mezzora Marco parte per andare a recuperare i nostri amici. Quando poi ci ritroviamo tutti insieme, l’energia della serata esplode, ognuno ha la sua storia da raccontare, mangiamo dell’ottimo pesce e annaffiamo il tutto con del sincero vinello, una gran serata! A noi climber basta davvero poco per essere super felici. A un certo punto finalmente andiamo anche a dormire. Per la cronaca scopriamo che i due tentativi fatti sullo strapiombo sono entrambi dei progetti e che addirittura il grado del primo tiro tentato sul filo dello spigolo si aggira sull’8a+ o 8b….alla faccia del 7a!!!

La sveglia del day 2 non è estrema ma la stanchezza si fa sentire. Sbisi e Leo decidono di riposare, noi quattro no.

Canyon of Paklenica from the seaside

Canyon of Paklenica from the seaside

Con la calma Io e Berto attacchiamo Rumeni Strah, una via di 350m fino al 7c che corre a sx di Spider. I primi tiri sono in comune con un’altra via, la dura parte centrale è indipendente e si esce su una via classica con spit solo alle soste. Ovviamente io e il mio socio, non avendo più di tanto studiato la guida, partiamo solo coi rinvii e un golfaro femmina M10 (si sa mai che manchi una placchetta e reduci dall’esperienza del giorno prima…). I primi tiri non sono particolarmente difficili ma in qualche posto gli spit sono un tantino lontani. La parte centrale della via è stupenda e chiodata forse anche troppo, salgo il bellissimo7c a vista e recupero Berto. Ora siamo sulla classica, è facile ma un paio di protezioni vanno comunque piazzate, si sa mai. Qualche vecchio chiodo e la fantasia dell’arrangiarsi con sassi e il golfaro usati come nut, ci permettono di affrontare un paio di lunghezze in sicurezza. Gli ultimi tiri li avevamo fatti già ieri, corriamo in vetta e festeggiamo la bellissima salita.

Climbing on Rumeni Strah

Climbing on Rumeni Strah

Ci incamminiamo, la birra ci attende e anche i nostri amici. Il copione si ripete, altra seratona da Dinko, siamo davvero un bel team.

Terzo giorno e terza via per me e Berto, ne scegliamo una più corta sui 200m fino al 7b+. Siamo stanchi ma la bellezza della roccia e dell’arrampicata riaccendono le nostre energie, per di più, sopra di noi c’è la famiglia Sterni al completo e ovviamente non vogliamo sfigurare. A parte un passetto sul tiro più duro la via è facile, bellissima da scalare e chiodata come in falesia, in un paio d’ore siamo in vetta.

Rientrati al Bar troviamo Marco e il Mose che oggi non hanno praticamente scalato, passiamo un po’ di tempo con loro ma verso le sei prendiamo la via del rientro. Il tragitto passa veloce, poco traffico e quasi sempre vista mare. Queste gite durano sempre troppo poco…

Ringrazio tutti gli amici con cui ho condiviso questa breve ma bellissima avventura, spero si ripeterla presto e magari più spesso!

UNA GIORNATA IN SCOGLIERA DEL PAL PICCOLO

Un sabato di fine Maggio inaspettatamente riusciamo a organizzare una giornata fra amici alla Scogliera del Pal Piccolo. A metà mattinata ci incontriamo con il gruppetto dei locals al Passo di Monte Croce Carnico, c’è ancora parecchia neve e l’aria frizzante carica gli entusiasmi. Le condizioni di aderenza sono ottime e dopo un breve riscaldo io e mio fratello Enrico facciamo un paio di giri a testa su Slivowitz, 8b/b+. L’allungamento del primo tiro di 7b+ è stata liberata qualche anno fa da Mattia Casanova ma non ancora ripetuta. La via è molto bella, con sequenze impegnative intervallate da buoni riposi. Pur facendo buoni tentativi non riusciamo a chiudere la via. Per la cronaca, il fine settimana successivo Enrico ne effettuerà la prima ripetizione. La giornata passa veloce tra tentativi, realizzazioni di alcuni, dita doloranti e acido lattico, a un certo punto è sempre meglio raggiungere il bar per reintegrare sorseggiando una deliziosa birretta. Grazie a tutti gli amici della bellissima giornata!

SHORT TRIP TO BOSNIA AND BOLTING PRIVATE PARTY IN ISTRIA

Tre giorni dopo il rientro dal Verdon riparto direzione Bosnia. Mi aggrego a una banda di triestini, obiettivo scoprire nuove pareti, chiodare vie nuove e partecipare al meeting di arrampicata Pecka Rock Climbing Festival 2014.

Partiamo da Basovizza e almeno per questa volta non devo guidare, sono ospite di Leonardo Comelli alias Romboss, mente creativa e personaggio di punta del Ghey Team. Sbisi e gli altri fenomeni ci seguono a bordo del furgo.
Dopo circa 4 ore di viaggio valichiamo il confine bosniaco di Gradiška, cittadina situata nel nord della Repubblica Serba, sulla sponda destra del fiume Sava. L’impressione è di avere paradossalmente fatto in pochi metri…, un grande salto nel passato. Edifici semplici, grigi, austeri e dalla costante uniformità architettonica trasmettono un senso di tristezza e malinconia. In attesa degli altri, io e Leo ci fermiamo appena oltre il confine per uno spuntino, il cambio favorevole è sempre una bella cosa. Dopo circa un’ora trascorsa passeggiando in cerca di una banca, finalmente riprendiamo il viaggio direzione Banja Luka. Prati verdi, boschi e casette semplici spesso non intonacate, fanno da sfondo al breve tragitto. Al nostro arrivo avvisiamo i ragazzi bosniaci e, nell’attesa che ci vengano a recuperare, acquistiamo le provviste di prima necessità…birra e vino di produzione locale. Siamo ospiti della sala boulder costruita da loro all’interno di una vecchia caserma militare ora riconvertita a campus universitario. La struttura è dotata di tutti i comfort e i ragazzi non ci fanno davvero mancare niente. Dopo l’aperitivo di benvenuto ci spostiamo verso il centro città a mangiare qualcosa e terminiamo piacevolmente la serata in una birreria con musica dal vivo.

Coca cola advertisment

Coca cola advertisment

Piove, è iniziato quando siamo arrivati, non ha mai smesso e le previsioni sono catastrofiche… Il mattino dopo ci svegliamo presto ma purtroppo diluvia, posticipiamo la sveglia. Verso ora di pranzo partiamo in auto per un giro panoramico delle potenziali pareti da attrezzare. Percorriamo per chilometri la valle del fiume Vrbas spesso fermandoci ad ammirare, seppur da lontano, qualsiasi formazione rocciosa degna di nota. Sfortunatamente la pioggia insistente non permette l’accesso alle pareti e a malincuore, rientriamo al campo base. La motivazione del gruppo è alta, le pareti individuate sono molto allettanti ma la pioggia è la triste costante. Decidiamo che se l’indomani il tempo non fosse migliore, ce ne saremmo andati. L’inclemenza della perturbazione non lascia scampo, il mattino seguente il copione è sempre lo stesso, acqua a secchiate. Nei giorni successivi scopriremo dai telegiornali che l’ondata di maltempo ha insistito per giorni sulla Bosnia arrecando danni ingenti e parecchie vittime…per la cronaca, anche il Pecka Rock Climbing Festival è stato annullato.

Interessante e promettente parete...ma tanta tanta acqua!

Interessante e promettente parete…ma tanta tanta acqua!

Nel tentativo di salvare la nostra vacanza, tre erano le opzioni considerate, spostarsi in Croazia zona Spalato, opzione due Packlenica o rientro zona Fiume-Buzet. Ultima occhiata alle previsioni meteo e verso ora di pranzo partiamo direzione Istria. Precedentemente avevo proposto al team di fare una spedizione su una parete vergine zona Buzet dalla quale mi ero già calato un paio di anni fa. Ero sicuro che, unendo le forze, avremmo creato qualcosa di interessante. A Fiume non piove, è coperto e ventilato, ci dirigiamo a Medveja dove finalmente tocchiamo roccia. La sera parte del gruppo decide di rientrare a Trieste.

Climbing in Medveja - Photo by Leo Comelli

Climbing in Medveja – Photo by Leo Comelli

Io e Leo ci trasferiamo a Buzet e bivacchiamo sulla riva del fiume Mirna. Le previsioni sono buone, la motivazione alta e fortunatamente Sbisi riesce ad arruolare Berto, ora siamo quattro fanatici con tre trapani e una parete strapiombante…vamossss!

Venerdì mattina carichi come muli saliamo alla base della parete, abbiamo fame di roccia. Io e Berto attacchiamo per primi, dal basso…etici…patetici… Attacco sulla linea che avevo deciso di chiodare due anni fa e attrezzo la prima parte, fino sotto la pancia strapiombante. Mi calo un paio di spit e riprendo su terreno vergine traversando a sinistra sul facile fino a una nicchia dove allestisco la sosta e recupero Berto. Riparto, mi alzo dritto sulla verticale della sosta, piazzo due friend in mezzo a delle canne “canterine” e piazzo lo spit. A fatica guadagno metri, mi sposto ancora leggermente a sinistra nell’evidente dietro e, dopo una decina di metri, raggiungo il punto dove piazzare la futura sosta ma ora salgo ancora un po’ fino a una comoda cengia e recupero il socio. Ora passa avanti lui per l’ultimo “ravano” che ci conduce in cima alla parete. A questo punto attrezziamo le corde sulle linee precedentemente individuate e scendiamo alla base, missione compiuta! Nel frattempo Leo e Sbisi, sfruttando una facile via nuova attrezzata da ignoti e una volta raggiunta la cima, hanno iniziato a calarsi studiando meticolosamente le possibilità offerte dalla bellissima parete posta a sinistra rispetto quella attrezzata da noi. La giornata è volata, ci siamo divertiti, la parete è davvero bella e ora possiamo festeggiare. Sarà la prima delle tante serate passate in paninoteca a Buzet per ricaricare le batterie del trapano, cenare a base di “panino con tutto” e dissetarsi con birra e abbondante vino…poi alla fine…è sempre colpa di “ciuccio muccio”…Leo.
Day two e si attrezza alla grande, siamo tutti sulle corde, disgaggiamo, esploriamo, chiodiamo e spazzoliamo, sembriamo lavoratori in catena di montaggio, sistematici, seriali y fanaticos! Lavoriamo dalla mattina fino alle nove di sera, scendiamo con il buio e dopo…fiesta! Manteniamo questo ritmo per quattro giorni, nascono dieci vie nuove dal 7a in su, alcune vengono liberate altre solo timidamente provate.

Beautiful colors just before a storm - Photo by Leo Comelli

Beautiful colors just before a storm – Photo by Leo Comelli

Alla sera del quarto giorno siamo a pezzi, indolenziti, senza pelle, con le vesciche ai fianchi dovute all’imbrago ma davvero soddisfatti del lavoro fatto e del potenziale futuro. Condividere queste giornate con dei ragazzi fantastici è stato estremamente divertente, produttivo e inaspettato, quattro selvaggi all’opera nel loro habitat naturale, un grande show! Avreste dovuto esserci… Ringrazio tutti i miei compagni di avventura e gli amici bosniaci per la calorosa ospitalità. Ciao e alla prossima!

Video of these days by Alberto Giassi, pictures and video by Leo Comelli, thank you guys!

VAL DI MELLO AND….TOM ET JE RIS IN VERDON!

Dal mio rientro a casa poco prima di Pasqua ho trascorso circa una decina di giorni a riposo forzato causa problemi familiari e un fastidioso dolore al braccio sinistro. Dopo un paio di sedute di fisioterapia il mio povero braccio ha dovuto smaltire anche i dolori arrecati dal vigoroso trattamento ma ugualmente, il primo Maggio parto per la Val di Mello.

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

Cielo azzurro, verde acceso e cascate impetuose in Val di Mello, bellissimo!

La mia ultima volta al Melloblocco risale a sei anni fa. Sono entusiasta perché tutto è praticamente rimasto come prima, l’ottima organizzazione della manifestazione, la qualità dei passaggi, l’atmosfera rilassata, festosa e l’opportunità di incontrare amici e conoscenti con i quali da tempo ci si era persi di vista. La grande incognita al Mello è sempre la pioggia e puntualmente arriva a smorzare la festa dopo appena un paio d’ore dal mio ingresso in Valle, pioverà anche tutto il giorno seguente. Approfitto per far baldoria tra amici e per riposare ulteriormente il mio arto dolorante. Sabato e Domenica fortunatamente sono due giornate strepitose, sole e buone condizioni. Vago tra i blocchi come un naufrago in mezzo al mare, in balia dei ricordi, di quando parecchi anni or sono potevo considerarmi un boulderista mettendomi alla prova sui bellissimi blocchi di gara. Per questa volta sono costretto ad accontentarmi di lunghe chiacchierate ai piedi dei massi e di qualche facile realizzazione di tipo riabilitativo.

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Mello people, il rasta, Valdo a Ale pronti a spellarsi le dita

Trascorro la maggior parte del tempo su in Valle, un luogo davvero incantevole. Gli ingredienti? Cielo blu, vette innevate, cascate impetuose, prati verdi, tanti blocchi e moltissima gente felice! What else? Domenica pomeriggio la manifestazione si è conclusa, come da consuetudine, con la premiazione delle migliori prestazioni maschili e femminili e con il tradizionale lancio della maglietta da parte del Calibba…come sempre fisicamente di livello!

Baci, abbracci e saluti, raccatto Sbisi e le sue cose, buttiamo tutto nel mio camper e salpiamo per la nostra prossima meta…Verdon!!! Dopo circa sei ore di viaggio, verso l’una e trenta AM parcheggiamo sulla Rive Gauche al park dove inizia il sentiero per raggiungere Tom et je ris. Avevamo discusso durante il viaggio su cosa fare, dove andare, vie lunghe, monotiri….in fin dei conti io avevo solo Tom in testa ma con i miei acciacchi…ajajajaj…meno male che grazie a Sbisi è stato poi facile puntare tutto sulla dream line! Alle otto suona la sveglia, facciamo colazione, organizziamo gli zaini e ci incamminiamo. La giornata è stupenda con aria frizzante, velocemente siamo in cima al tiro, buttiamo le corde e ci caliamo, awesome!

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Tom et je ris! A metà del bel viaggio

Sistemiamo la nostra bella sosta con tanto di seggiolino, infilo le scarpette e inizio a scalare. Piazzo qualche resting e i primi quindici metri scivolano via abbastanza agevolmente, iniziano le canne, tra uno sbuffo e l’altro arranco verso l’alto con le braccia sempre più gonfie e lo spit lontano sotto i piedi. A metà via e prima di una sezione non facile, c’è un riposo discreto ma a me non sembra molto confortevole, ci faccio un bel resting. La sezione successiva è prima fisica su una canna, poi di dita su bellissimi brufoletti da strizzare per raggiungere, in leggera rimontata, il migliore riposo della via. Da qui in poi le difficoltà calano ma ci sono ancora parecchi metri da scalare con fastidiosa sorpresina finale. Alla fine delle difficoltà mi calo e cedo il passo a Sbisi. Fresco di Melloblocco e con il massimale bello carico, velocemente raggiunge la sosta in cima alla falesia, io rinuncio al secondo tentativo e mi sparo sessanta metri di jumar con saccone attaccato, ottima terapia per il dolore al braccio. Il prossimo giro porteremo il cordino da recupero…. Siamo eccitati, la via è stupenda e la location pazzesca.

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Tramonto di fronte a Tom et je ris, non esiste panorama migliore per consumare una romantica cenetta nel furgone!

Come primo giorno è andato bene ma siamo stanchi e senza pelle…incognite che ci assalgono…ma noi siamo motivati! Rientriamo al furgo e guidiamo fino a La Palud per l’aperitivo. Pochi metri a piedi, entro nel bar e…boom…l’incontro. The american team of filmakers is there. Keith Ladzinski, Colette McInerney e Andrew Bisharat stanno girando un video sulla storia dell’arrampicata nelle gole del Verdon, su incarico di National Geographic e The North Face. Mi presentano anche il loro interlocutore, un certo Francois Guillot, 70 anni, local doc, uno dei pionieri in Francia dell’arrampicata moderna e del free climbing nelle gole del Verdon. Davvero una persona squisita con il quale parlerò anche nei giorni successivi. Certi incontri sono impegnativi…ordiniamo alcune birre e terminiamo la serata in compagnia di due ragazzi di Cortina d’Ampezzo…ma quanto piccolo è il mondo?

Day two in Verdon e già riposiamo. Giretto zona Moustiers, visita alla falesia di Courchon e infine relax al lago di Sainte Croix. La giornata vola via, tappa aperitivo a La Palud e cena al park sulla Rive Gauche. Day three e secondo giorno sulla via, cadiamo entrambi alla fine della prima parte dura, il resto ci riesce bene anche se ci vuole parecchia resistenza. Day four riposiamo ancora, vista la nostra poca pelle e resistenza ci sembra la tattica migliore. Oggi gita a Remirole, immane strapiombo a canne con monotiri fino al 9a e vie lunghe fino all’8b. E’ un posto bellissimo e le vie sono di qualità. Avevo scalato qui lo scorso Agosto purtroppo solo per due giorni ed ero rimasto molto colpito dalla bellezza dei tiri. Visitiamo successivamente Aiguines e Moustiers Sainte Marie, due paesini incantevoli affacciati sul Lac de Sainte Croix. I colori e i profumi della provenza hanno per me sempre un fascino particolare, in questi luoghi mi sento come fossi a casa.

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Pano della falesia di Remirole, Baume des Cavaliers, Rive Gauche du Verdon

Day five di nuovo all’attacco. Oggi qualcosa bolle in pentola…purtroppo sono i miei avambracci che mi abbandonano a poche prese dal riposo prima della parte finale della via. Salgo la via con un resting, la pelle fa malissimo, domani è l’ultimo giorno e entro le quattro dobbiamo partire… Sbisi emula solo qualche presa più in basso. Decidiamo di tentare il tutto per tutto l’indomani, abbandoniamo ogni cosa in cima alla via e rientriamo scarichi al furgone.

La serata trascorre allegra, in compagnia, ma non proprio spensierata…ormai è tardi e ci restano solo poche ore di sonno. Suona la sveglia del day six, mi sento stanco e con la testa ricolma di pensieri. Sveglia Andrea! So che oggi è l’ultima possibilità che ho per realizzare il mio sogno. Questa consapevolezza dirada le nebbie dalla mia mente, l’obbiettivo è di nuovo chiaro! Affronto la camminata velocemente, concentrato ma sereno. Solito riscaldamento in top rope e giù in sosta. La differenza dal giorno prima è palese, meno freschezza e gran dolore alla pelle. Ad un certo punto inizio ad arrampicare, strizzo tiro e comprimo le prese della prima parte, fatico rispetto a ieri ma con cattiveria raggiungo il riposo. In breve riesco a recuperare le energie, riprendo la respirazione e mi concentro sulla parte successiva. Parto con grinta e ritmo sulla sezione fisica delle canne, decontraggo, riprendo fiato, laterale destra, allungo, laterale sinistra, allungo e via dicendo…raggiungo il riposo prima della sezione chiave. Inaspettatamente mi sento meglio di ieri nello steso punto, riesco a recuperare e a riprendere la respirazione. In questi momenti non si capisce mai bene se è meglio ripartire o se bisogna riposare ancora un po’…io quando è così di solito parto…e ho ripreso a scalare. Inizio bene la sezione sulle canne ma quando arrivo alle tacche non mi sento più tanto magico…mi impegno al massimo, scarico il più possibile sui piedi, strizzo le tacche, respiro affannosamente, raschio il fondo del barile delle mie energie e infine inaspettatamente riesco a raggiungere il buon riposo. Caccio un grugnito di dolore, sono stanco, non sento i piedi e mi aspetta la sorpresina finale. Mi concentro solo sul riposo, devo “tornare nuovo” e dopo qualche minuto sento che le energie sono a poco a poco ritornate, sono pronto per il gran finale. Parto sulla canna gigante in Dulfer, quattro sbracciate ed è sotto di me, traverso a destra, spallo la canna e afferro la busta, riposo pre sorpresina. Mi sento bene, resto calmo e affronto la sezione, tacca di sinistro, intermedio di destro, ancora destro al tridito steso, intermedio di mano sinistra, sparo una nervosa trazione e lancio il piede sinistro lontano su una canna, mi metto in spaccata e rilancio di sinistro alla ronchia finale, recupero i piedi e guadagno la nicchia! He-He-He leggo inciso sulla roccia di fronte a me e mi viene da ridere…ma non tanto perchè devo ancora superare lo strapiombetto finale. Riposo qualche minuto e vado, zero esitazioni, quattro chiuse ben assestate e sono all’ulttimo spit, scalo ancora un paio di metri e mi ribalto in piedi di fronte alla sosta, sessanta metri più in alto di dove ero partito! Le mie grida di gioia penso le abbiano sentite fino a La Palud. Sono in cima alla dream line, probabilmente una delle vie più belle del mondo e sono felice! Per salire questa linea ho dato davvero tutto me stesso, mi sono impegnato fisicamente al massimo, ho gestito perfettamente la salita a livello tecnico-tattico e probabilmente oggi mentalmente avevo una marcia in più. Certe sensazioni sono difficili da spiegare. Sono molto contento perchè avevo fatto un patto con me stesso e ora, a missione compiuta, dedico la salita alla mia povera nonna Danila che ci ha lasciati il 25 Aprile scorso, era una persona felice, mi piace ricordarla così, felice come lo sono io oggi.

E Sbisi? Mi calo sulla corda di servizio e lo raggiungo in sosta, ci abbracciamo ma ora tocca a lui! Azz che bello sarebbe farla tutti e due! Inizia a salire, passa easy la prima parte, non si ferma neanche tanto al riposo e affronta deciso la ghisante sequenza sulle canne, lo vedo ben! Decontrae prima del chiave, inizia ad arrampicare ma…esita…e…cade. Noooooo che peccato! Riparte e va in catena. Purtroppo dovrà ritornare. Smonto la sosta, mollo Mario, il nostro saccone e risalgo a jumar togliendo i rinvii. Una volta in cima impacchettiamo il tutto, scattiamo le foto di rito e velocissimamente ritorniamo al furgone.

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Io e Sbisi festeggiamo in cima a Tom et je ris

Inizia il GP e dopo sette ore nonstop siamo di nuovo in Friuli, fine della nostra gita. Un doveroso e immenso grazie va al mio compagno, senza di lui non avrei potuto vivere questa fantastica avventura. Infine un ringraziamento speciale va anche a Bruno Groau che, nel 2004, ha attrezzato questa linea dei sogni dedicandola alla nascita di suo figlio Tom. In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di scambiare quattro chiacchiere con Bruno, a noi ha fatto davvero una bella impressione, una persona semplice che sa vivere al 100% della sua immensa passione per arrampicare. Spero di poterlo rincontrare presto e magari di poter arrampicare assieme.

And now to the next, stay tuned!

Spain last episode

Sarà anche un luogo comune ma si sa che le cose belle prima o poi finiscono o in ogni caso evolvono smorzandosi inesorabilmente. Dopo mesi on the road è arrivato anche per me il momento di rientrare a casa.

Ho trascorso l’ultimo mese a Cornudella de Montsant arrampicando prevalentemente a Siurana e Margalef. Il clima primaverile è stato abbastanza capriccioso, giornate caldissime, altre fredde e ventose si sono alternate a qualche giornata uggiosa.

A metà Marzo il mio stato di forma sembrava essere ritornato a un buon livello ma purtroppo dopo un giorno di scalata a Margalef si è ripresentato il fastidioso dolore al braccio sinistro che mi sta perseguitando ormai da Gennaio. Decisi di riposare qualche giorno per evitare di sforzare ulteriormente ma la fame di arrampicata è un avversario difficile!

A Siurana, in quei giorni, freddi venti accompagnavano le nostre giornate a El Pati…sarebbe stato meglio lasciare le scarpette in fondo allo zaino o cambiare settore ma la linea di Dogma ha attirato la mia attenzione e dopo aver fatto un tentativo diventa difficile rinunciare, volevo salirla. La via ha la prima parte in comune con Kallea Borroka per poi uscire a sinistra su una sorta di prua. Presenta “solamente” due sezioni difficili, la prima fisica con un passo dinamico e la seconda con una rimontata molto particolare. I miei tentativi sono terminati sempre al lancio, dita nastrate, poca sensibilità causa freddo, fisico imballato…ho finito solo per aggravare il mio infortunio al braccio, non ho salito la via e ho pregiudicato la continuazione della vacanza. Pochi giorni dopo a Margalef rincaro la dose e per salire un duro 7c al settore Cabernet mi procuro un bell’infortunio all’anulare della mano destra. Che dire, forse in futuro imparerò a ascoltare meglio i segnali del mio corpo o si tratta solo di sfortuna?

Psicologicamente non è facile da accettare, avere tempo, compagni, vivere sotto le falesie ma non riuscire a provare ciò che si vorrebbe. Fortunatamente essendo in ottima compagnia non mi sono depresso particolarmente.

Il primo Aprile e’ un giorno di arrampicata a Siurana come tanti altri, nel primo pomeriggio suona il telefono, è mia mamma, subito immagino che qualcosa di brutto era successo. Mia nonna era stata colpita da Ictus ad era grave. Appena un paio di giorni prima avevo parlato con lei al telefono e stava benissimo, contenta e entusiasta della vita come sempre. In un attimo vengo catapultato nel mondo “reale” e di fronte alla triste crudeltà della vita. Il giorno dopo prendo l’aereo e rientro a casa, mi fermo circa una settimana che trascorro aiutando a casa e assistendo la nonna in ospedale. Il rientro è stato traumatico e la mia testa era rimasta in Spagna, non vedevo l’ora di ripartire. Quando ritorno a Cornudella il clima è muy caliente, difficile arrampicare e i dolori al braccio persistono. Riesco a salire solo un paio di 7c a vista a Margalef ma la luce in fondo al tunnel non la vedevo.

Dopo qualche giorno altra telefonata da casa, ulteriore peggioramento e situazione molto critica. Non ci sono alternative, dovevo rientrare. Partire dalla Spagna a bordo del mio camper è stato durissimo, alle mie spalle sapevo di lasciare molte cose belle, mesi di ricordi occupavano la mia mente e un difficile futuro la offuscava.

Sulla strada del rientro faccio tappa in Verdon e pur senza compagno sono motivato a dare un’occhiata alla mitica Tom et je ris, the dream line! Provo l’accesso dalla Rive Gauche che si rileva perfetto perchè di poco dislivello in salita e in un’oretta si arriva alla sosta di calata. Bellissimo, essere soli in questo posto, è un privilegio. Lancio la corda nel vuoto, mi calo piano piano passando i rinvii e sessanta metri più in basso raggiungo la sosta del tiro. Infilo le scarpette e in autosicura inizio ad arrampicare. Provo le sequenze da spit a spit senza forzare. La via è pazzesca, roccia fotonica, linea incredibile, chiodatura ariosa e contesto idilliaco. Risalgo, recupero il materiale e rientro al furgo. Guido fino a La Palud al secondo belvedere, di fronte alla big line. Qui incontro cinque ragazzi italiani, di cui tre della Val di Fassa, con i quali trascorro una bellissima serata a suon di birre! Sfortunatamente nessuno di loro ha voluto accompagnarmi a provare la via quindi il giorno dopo sono ripartito verso casa. Non ero sicuro di quando sarei ritornato per tentare la mia linea…ma questa è un’altra storia…!