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TEAM VISION, LA KING LINE

Ogni via salita ha la sua storia, un percorso più o meno lungo a tappe che evolve dallo stato di incertezza iniziale al successo finale.
Team Vision è una super linea di 50m in Scogliera, la falesia più grande dell’area Pal Piccolo-Passo di Monte Croce Carnico.
Attrezzata da Aberto Dal Maso – ADM nel Settembre 2015 poco prima e per il meeting di arrampicata Find Your Way e nata armoniosamente dall’intuizione, dal lavoro e dalla performance di un gruppo di amici.

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Sto Passando un rinvio ad Adam – Foto Christian Chiavedale

Lo scopo del meeting è anche quello di attrezzare qualche via nuova e al nostro arrivo sotto la parete armati di trapani e materiale, troviamo una bella corda penzolante proprio nella zona che avevo pensato di esplorare e eventualmente valorizzare.
La parete è talmente bella che in breve individuiamo due linee, ADM si occuperà della super colata nera sulla verticale della corda fissa mentre io mi sposterò più a sinistra su quella che poi diventerà il bellissimo 8c di Find Your Way.
In fase di chiodatura ADM è un po’ perplesso sulla fattibilità della sua creatura, io invece sono convinto che la linea sia scalabile e gli raccomando di fare un bel lavoro.
I cantieri ci impegnano per gran parte della giornata e alla fine siamo entrambi soddisfatti del lavoro, le vie sono pronte per essere provate.
Alberto ha chiodato benissimo e l’indomani Adam Ondra sale la via al secondo tentativo definendola una “king line”, è nata la Team Vision.

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Adam Ondra in uscita di Team Vision – Foto Alberto Dal Maso

Dopo la salita di Find Your Way e di Bella Senza Nome ho spostato la mia attenzione su Team Vision pur sapendo che sarebbe stata dura e probabilmente impossibile per me.
La via si compone di una prima parte di 7blunga circa 20m poi una sezione dura di 10 movimenti fa lievitare il grado a circa 8b a cui segue una parte di resistenza di una quindicina di metri fino a un buon riposo prima del difficile e psicologico strapiombo finale.
Ci sono voluti un po’ di tentativi per risolvere e affinare le sequenze ma poco a poco il puzzle prendeva forma e l’incertezza iniziale stava gradualmente evolvendo in barlume di speranza.
Il difficile tratto iniziale e l’uscita rimanevano una grande incognita, facevo la sequenza ma in continuità non riuscivo a passare il blocco iniziale e cadevo in uscita con gli avambracci belli gonfi.
Risolutiva è stata una foto che ritrae il buon Adam Ondra in azione durante la libera del tiro. Sono riuscito ad avere questi scatti solo a novembre, dopo un anno ce n’eravamo quasi dimenticati, ma quasi per magia sono comparsi al momento giusto.
Pochi giorni dopo ritorno in Pal Piccolo curioso di verificare il possibile nuovo metodo. Faccio il primo giro con il vecchio sistema ma cado ancora alla fine della sequenza, così non può andare.
Provo subito il nuovo metodo, la sequenza di Adam. Un piccolo dettaglio, un movimento in più sfruttando una microtacca che permette di alzare il baricentro e sfruttare meglio l’appiglio successivo.
La sequenza entra al primo colpo e sembra decisamente meglio rispetto a come provavo prima. Sono fiducioso.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Dopo un buon riposo parto per il secondo giro della giornata, arrivo sul passo, strizzo per bene le piccole prese e finalmente afferro la buona presa di fine sequenza. Respiro, decontraggo, mi calmo un po’ e riparto deciso. Tra uno sbuffo e l’altro arrivo al buon riposo prima dell’uscita. Ho gli avambracci stanchi, la testa che “fuma” e mi devo impegnare tantissimo per riprendere il controllo e considerarmi pronto a proseguire.
Con un po’ di pazienza ci riesco e, raccogliendo le ultime energie rimaste parto per l’uscita.
Ogni movimento è lungo, sono sempre molto steso, gli appoggi sono precari, gli appigli vanno caricati in maniera precisa ed è necessario un grande controllo del corpo per non sbilanciarsi e cadere. Due spit e dieci movimenti mi separano dal successo, domino i primi cinque, vacillo al sesto e cado al settimo entrando e uscendo con le dita dalla presa buona, l’appiglio della vittoria. I tre movimenti finali infatti non sono difficili.
Non mi arrabbio nemmeno, ho dato il massimo, sono contento e ora ho la certezza di poterla salire.
Lo stesso giorno provo un terzo giro e cado nuovamente in uscita anche se un paio di prese più in basso rispetto al tentativo precedente.
Il bilancio della giornata è più che positivo e, pur sapendo di aver perso una buonissima occasione, sono convinto che la salita non può essere lontana. Non sarà proprio così…
Il tempo peggiora, nevica poi piove e inizio a temere che il rigore dell’inverno costringa a rimandare tutto alla prossima primavera. Dopo una decina di giorni il tempo migliora e sembra che l’alta pressione durerà. Il vento e l’esposizione a sud favoriscono l’asciugatura della parete e dopo appena un giorno di bel tempo ritorno sulla via. Siamo a metà novembre ormai e seppur favorendo dell’inversione termica che garantisce temperature più miti in quota che nei fondovalle, il cielo dev’essere sgombro da nubi altrimenti è troppo freddo per arrampicare. Un paio di volte infatti ci siamo dovuti ritirare per il freddo e cambiare falesia.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Riesco a fare dei buoni giri, cado 3-4 volte in cima al tiro su un movimento particolarmente ostico e precario,un paio di volte cado nel tratto di resistenza prima del riposo finale causa sgommate di piedi o stanchezza. Ammetto che pensavo di chiudere i conti più agevolmente, inizio a patire mentalmente la lunghezza del tiro e continuare a cadere al quarantacinquesimo metro è molto stressante.
Il tempo peggiora nuovamente e ritorno sul pezzo a dicembre.
Sembra impossibile ma le condizioni meteo sono fin troppo buone, atmosfera secchissima, sole e venticello sarebbero il top per arrampicare. Su questa via per me non è così infatti la pelle troppo secca scivola sulle prese e arrampicare in queste condizioni richiede la massima attenzione e precisione per non scivolare dai minuscoli e sfuggenti appigli. Cado sempre in cima perchè sul passo chiave non riesco a “sentire” bene gli appigli, scivolano e spreco troppe energie per rimanere attaccato alla roccia.
Settimana di Natale, ormai psicologicamente sono cotto dopo essere caduto troppe volte sull’uscita del tiro ma ma non mi arrendo e mi ostino a provare ancora.
Agli occhi di molti sembra follia ma io ci sono dentro fino al collo in questo vortice di passione, emozioni e attrazione per questo pezzo di roccia. Voglio chiudere i conti.
Il 21 Dicembre salgo in Scogliera assieme ad Alberto e Andrea, giornata super e sembra un po’ più caldo rispetto alle volte precedenti, ciò è decisamente positivo.
Durante il riscaldamento le sensazioni sono buone, cerco di rilassarmi e restare calmo, riposo un’oretta poi è il mio turno.
Salgo la prima parte, breve riposo, passo il blocco duro, continuo a respirare, decontraggo e riparto veloce. Altro riposino, passo anche la difficile e precaria sezione successiva, altra piccola decontrazione poi stringo i denti sui difficili movimenti successivi e arrivo al buon riposo prima della parte finale. Mi sento stanco ma sembra un po’ meno rispetto la volta prima, respiro, scrollo le braccia, mi tranquillizzo e cerco di proiettare sull’uscita tutte le rimanenti energie psicomotorie.

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Team Vision – Foto Enrico Mosetti

Alberto mi assicura con attenzione, grido “vado” e parto. Entro nella sequenza, eseguo tutto alla perfezione, stringo a dovere la malefica tacchetta spallata di sinistro, mi rannicchio, carico di destro l’orribile appoggio e lancio alla presa obliqua di mano destra. Automaticamente la tensione muscolare blocca la sbandierata e resto su. Muovere i piedi in questa situazione richiede grande sforzo e attenzione, continuo a respirare, blocco ben bene di braccio destro e li alzo. Intermedio di sinistra e poi afferro la strana tacca svasa da stringere con il pollice, altro difficile e cruciale posizionamento di piedi e grande allungo alla presa buona da afferrare con precisione. Temevo molto questo passaggio perchè mi aveva già respinto una volta e l’ansia da prestazione avrebbe potuto annebbiarmi la mente.
Mi sento bene,ho ancora energie, eseguo tutto perfettamente, mi allungo al massimo e afferro la presa, alzo i piedi, respiro, non ci credo, quasi strappo dalla parete le ultime tre prese, passo la corda in catena e urlo di gioia. Ho salito Team Vision, una king line, ho vinto i demoni del fallimento e sono davvero felice!
Mi faccio calare, levo i rinvii e cancello con lo spazzolino tutti i segni della mia battaglia riportando la parete al selvaggio e incognito splendore iniziale.
A terra gli amici mi abbracciano e sembrano felici quanto me, del resto abbiamo condiviso tutto il percorso, è bello chiuderlo insieme e poi forse erano anche un po’ stanchi di farmi sicura.
Il sole è ancora alto nel cielo, la meritata birra può aspettare e arrampichiamo fino al tramonto.Salgo anche il bellissimo 8a di Mumbo Jumbo fallendo per un soffio la salita dell’allungamento di 8b, super giornata.
Per un po’ non arrampicherò in Pal Piccolo, ci vuole una pausa ma non vedo l’ora di mettere le mani sulla super linea della Ics, altra via dura liberata da Adam che attende ancora la prima ripetizione.
Salite Team Vision è stato per me molto importante, un percorso duro e lungo per i miei standard, mi sono spinto al limite, ho dato il massimo, mi sono innamorato della linea e con costante dedizione sono riuscito a salire una tra le più belle vie della mia vita. Grazie ADM per aver chiodato bene e grazie Adam per il bel regalo della prima libera.

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La king Line – Team Vision

Nelle mie salite l’interesse che ripongo nel grado è di gran lunga minore rispetto ad altre ben più nobili e importanti motivazioni. La bellezza della linea, la qualità della roccia e della scalata, l’impegno globale necessario, la location e infine ma non meno importante, la buona qualità della chiodatura (posizione e adeguata distanza tra le protezioni) contribuisce ad accrescere la bellezza di una via rispetto ad un altra.
Team Vision è stata liberata da Adam al secondo tentativo dopo un primo giro perlustrativo per pulire gli appigli e studiare le sequenze. Il secondo giro è stata una passeggiata di salute, almeno così è sembrato a noi spettatori.
Salire una via su quella inclinazione e tipologia di prese è per lui pura formalità, non gli serve tanto studio, è fisicamente al di sopra di queste difficoltà. Sulla base di queste considerazioni può capitare che non sempre esegua le sequenze nel modo più economico in termini di dispendio energetico. E’ un fatto normale che sicuramente sarà capitato alcune volte a climber impegnati con le prime libere di tiri appena chiodati. Propone il grado di 8c+.
Mentre provavo la via, spontaneamente e inevitabilmente ho iniziato a ragionare sulla gradazione.
Purtroppo non ho ricordi dettagliati del tentativo vittorioso di Adam ma per alcune sezioni le foto scattate da ADM mi hanno aiutato a fare le dovute considerazioni.
Nella prima parte eseguiamo le stesse sequenza, nella parte centrale più o meno anche mentre sull’uscita ho trovato una sequenza diversa, più diretta, meno precaria di quella eseguita da Adam e testimoniata dagli scatti in mio possesso.
Basandomi sulla mia esperienza di vie ripetute e liberate, dei vari viaggi arrampicata nei posti di riferimento mondiali dove ho provato anche vie più dure di Team, penso di possedere sufficiente esperienza e onestà morale per valutare ponderatamente la questione grado.
Sulla base di quanto sopra citato ho proposto un piccolo ritocco della gradazione verso il basso passando a 8c/c+ sempre e comunque in attesa di ulteriori ripetitori.
Scrivo in merito a ciò perchè ho ricevuto svariate battute più o meno ironiche sul fatto che ho “sgradato” una via a Ondra e mi son giunte voci di gente che ritiene la mia proposta di ritocco del grado un sintomo di arroganza.
La cosa che mi dispiace maggiormente è che pochi mi hanno chiesto della bellezza della via o di come ho vissuto la salita, la maggior parte si è limitata al grado.
Alla base di tutto penso ci sia un briciolo di invidia altrimenti non capirei l’atteggiamento.
Io arrampico per me stesso, ne ho bisogno e sono felice quando lo faccio. Cerco di essere obbiettivo in merito a quello che faccio, non voglio mentire a me stesso ingrandendo prestazioni delle quali conosco il valore e non voglio spacciare agli altri, agli sponsor e ai media una prestazione più grande di quello che in realtà è. Questa a casa mia è umiltà, l’arroganza la lascio a chi giudica spesso in modo non consapevole e senza esperienza.
Impariamo ad amare la roccia e a rispettarla, a godere del gesto atletico e della bellezza dei movimenti lasciando in secondo piano i gradi, le invidie, le stupide competizioni in falesia e i giudizi a cuor leggero, vivremo meglio la nostra passione e la condivisione sarà più piacevole.
Buone arrampicate a tutti, ci vediamo in parete!

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Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!

DUE GIORNI SU DUE GRANDI VIE

I primi giorni di Agosto ho trascorso quattro bellissime giornate facendo trekking su un tratto dell’Alta Via 1 e più precisamente dal Passo Duran al Passo Giau. La prima serata al Rif. Vazzoler ci ha raggiunti Letizia, feltrina, mountain runner e grande appassionata di montagna. Insieme abbiamo fatto da ”modelli” per il capo spedizione Mr. Eddie Gianelloni camminando, correndo e vivendo intensamente ogni istante trascorso in luoghi incantevoli. Ne sono uscito arricchito e riposato, camminando ai piedi delle pareti ho potuto ammirare con calma alcune tra le più belle e ricche di storia delle Dolomiti, sognare di salirle è stato logica e scontata conseguenza.

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Durante il trekking ricevo via messaggio l’invito ad aggregarmi a un gruppo di amici motivati a salire Capitan Sky Hook sulla Nord Ovest del Civetta. Accetto all’istante.

CHIMERA VERTICALE – 600m + zoccolo IX max CIVETTA PARETE NORD OVEST – PUNTA CIVETTA

Martedì 4 Agosto verso ora di pranzo arriviamo al traguardo di Passo Giau, pranziamo, brindiamo ai giorni trascorsi insieme e rientriamo al Duran per recuperare il mio mezzo. Eddie rientra a casa dalla famiglia, Letizia anche per motivi di lavoro e Io vado a Laste per placare la mia fame di roccia dopo un bel po’ di giorni di inattività. Sensazioni buone ma un temporale imprevisto ci spedisce a casa. Raggiungo alla Murada due dei miei compagni di avventura, Davide e Leo romboss, facciamo serata e pianifichiamo alcuni dettagli.

Mercoledì 5 pranziamo con calma, prepariamo il materiale e verso le quattro io e Davide ci incamminiamo dai Piani di Pezze verso il Rif. Tissi. La giornata è calda e stupenda, siamo un po’ carichi ma in due ore arriviamo al Tissi in tempo per godere di uno dei tramonti più suggestivi che si possano immaginare, quello sulla Nord Ovest del Civetta.

Tramonto sulla Nord Ovest

Tramonto sulla Nord Ovest

Finalmente verso le nove arrivano anche Leo e Fabrizio, iniziamo a pianificare per l’indomani.

Io e Davide avevamo binocolato a lungo la parete cercando di capire dove passasse esattamente Capitan in quanto la parte alta della parete era solcata da evidenti colate nere…avevamo guardato bene anche la linea di Chimera Verticale, più a sinistra di Capitan, sul pilastro di Punta Civetta. Questa di sicuro sembrava asciutta. Discutiamo con gli altri e decidiamo per Chimera, la grande avventura inizia!

Davide all'alba all'attacco di Chimera

Davide all’alba all’attacco di Chimera

Giovedì sveglia alle 3.45,colazione, avvicinamento, 300m di zoccolo, verso le sei e mezza attacchiamo la parete vera e propria. Prima partono Leo e Fabrizio, Davide e Io a seguire. Io e Davide decidiamo di dividerci equamente i tiri della via, a lui la prima parte, a me la seconda. Davide conduce tutta la prima parte con gran sicurezza e classe, la roccia non è sempre bella, bisogna proteggersi adeguatamente e spesso arrampicare “leggeri” sui tratti malsicuri. La via si rivela piuttosto fisica e stancante.

Recupero Davide dalla sosta di L9 - IX

Recupero Davide dalla sosta di L9 – IX

A L8 passo avanti io, non vedevo l’ora! Sono preso dall’arrampicata e ad un tratto sento un “vengo…” Davide da sotto mi comunica che Leo ha fatto un bel volo in uscita del tiro più duro della via…peccato…ma almeno il buon chiodo ha tenuto! Quando raggiungo la sosta Fabrizio è già a metà tiro, recupero Davide e attendiamo che gli altri riprendano un po’ di quota. Tocca a me, inizio a salire sulla destra un tratto facile, prima del duro piazzo delle ottime protezioni e entro nella placca traversando verso sinistra. Due chiodi proteggono questa delicata parte centrale, mi alzo su buone prese fin sotto il tetto dove piazzo un buon friend rosso e passo il chiodo poco in alto. Decontraggo un po’ poi parto, arrampico bene, super attento al posizionamento dei piedi, esco dal tetto, stringo un paio di prese e mi alzo fino a quella buona, resto calmo, passo un chiodino aggiunto (e lasciato) dai mie predecessori e dopo qualche passaggio arrivo in sosta! Fabrizio intanto è impegnato sul tiro successivo di VIII+ leggermente strapiombante e fisico. Iniziamo a rallentare… Appena i nostri compagni si alzano un po’ Davide mi raggiunge agevolmente in sosta e parto su L10, passo senza troppi problemi una difficile sequenza fisica e molto tecnica vista la carenza di appoggi, anche questo è fatto. Lo stesso schema seguirà anche sui due tiri successivi, piccante traverso di uscita su L12 un po’ esposto poi è il momento di L13. Parte Leo ma è stanco, purtroppo sul passo duro non riesce a passare e si fa calare in sosta. Passo avanti io, la pressione sale e il tempo stringe, questo è quello che provo… Fortunatamente io sto bene e non mi sento particolarmente stanco, scalo veloce fino al tratto chiave, decontraggo un attimo poi parto deciso sulla sequenza. Dopo un primo passo duro segue una parte molto tecnica su brutte prese “storte” e appoggi svasi, due chiodi ravvicinati proteggono quest’ultima sequenza subito prima della sosta. Grazie ai miei compagni che mi danno la carica passo deciso e in breve sono in sosta. Recupero Fabrizio. Siamo al limite, è tardi, appena arriva riparto su L14 un buon VIII di 45m. Tiro imperiale, tutto a friend, da “andare” e con un tratto bello fisico in uscita. Oggi è la mia giornata, scalo bene, verso la fine sono un po’ stanco ma resto calmo e super felice raggiungo la sosta dell’ultimo tiro! Credo siano state le nove di sera. Gli altri compagni seguono a ruota, le frontali fanno il loro ingresso in campo.

L’ultimo tiro di V+ lo facciamo completamente al buio ma è una pura formalità rispetto al resto della via. Verso le 23 siamo in vetta! Impacchettiamo la nostra attrezzatura e cerchiamo come scendere…nessuno aveva guardato la discesa hahaha… Troviamo una sosta che sembra di calata, dalla mia connessione internet ne abbiamo la conferma. Calata di 30m e siamo fuori. Percorriamo un tratto della ferrata degli alleghesi verso monte poi tagliamo a sinistra verso il rifugio Torrani al quale arriviamo all’1, ci diamo la mano a vicenda felici di aver vissuto una grande avventura che difficilmente scorderemo. Un po’ stanchi ci infiliamo nella camerata e finalmente dormiamo.

Leo - romboss - appena svegliati al Torrani

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani

L’indomani facciamo conoscenza con il mitico e simpatico Venturino De Bona, gestore del rifugio e forte alpinista, verso le nove prendiamo il caffè e poco prima della dieci spazzoliamo un bel piatto di spaghetti, una birra da mezzo e una grappa! Tutta la notte avevo sognato questo momento!

Prendiamo la via normale e piacevolmente dopo circa tre ore rientriamo ai Piani di Pezzè.

Che avventura! Una gran via su una parete mitica, insieme a dei compagni fantastici, what’s more?

Festeggiamo con la Lasko

Festeggiamo con la Lasko

SPECCHIO DI SARA – 500m 7c max MARMOLADA – PARETE SUD

Lo Specchio, la parete dei sogni, Specchio di Sara la via dei sogni. A fine luglio ricevo un messaggio da Daniele De Candido “Deca”: venerdì specchio? Uomo di poche parole il Deca, conciso ed efficacie. Rispondo di sì e il bello è che stavo pensando alla stessa cosa!

Ci incontriamo a Longarone giovedì 30 Luglio per gli ultimi acquisti del caso e partiamo per Malga Ciapela.

La notte piove, sveglia alle 5, alle 8 siamo all’attacco, la parete è un muro d’acqua. L’idea di venire a provare una via del genere mi aveva fatto riflettere parecchio i giorni precedenti ma una volta ai piedi di questo imponente muro tutte le paure svaniscono per lasciare spazio alla voglia di scalare su quella placca da sogno. Attendiamo un paio d’ore ma alcuni tratti di specchio sono ancora bagnati e forse è un po’ tardi per attaccare…optiamo per la via a fianco, decisamente più asciutta, Coitus Interruptus. Questa via è un tentativo di Larcher di aprire una via indipendente a sinistra di Specchio ma interrotto alla quarta lunghezza in quanto sembra interferisse con il vicino progetto di apertura del Minotauro. Al quarto tiro di Coitus si è a pochi metri dalla sosta di Specchio di Sara, dove inizia la parte dura della via.

In partenza del tiro duro di Coitus

In partenza del tiro duro di Coitus Foto Daniele De Candido

Io e il Deca saliamo Coitus a comando alternato, parte lui primo.

Sono molto felice di aver salito a vista L4 di Coitus, sulla carta 7c+/8a, una tra i più bei tiri di corda che ho arrampicato nella mia vita. Roccia commovente, solidissima, lavorata e molto aderente, fantastico! Una volta in sosta mi faccio calare così anche il Deca prova da primo, purtroppo sul passo chiave posiziona male un piede e scivola vanificando la salita in flash. Ci ritroviamo di nuovo in sosta ma questa volta in cima a L4, il muro sopra di noi ci incanta come un canto di sirene ma decidiamo di rinunciare per ritornare successivamente sullo specchio dalla sua partenza originale. Ci caliamo e in breve rientriamo all’auto. Giornata salvata e bell’assaggio di parete!

La seconda di Agosto il tempo è incredibilmente stabile e fissiamo il giorno del tentativo per giovedì 13 Agosto. Il Mercoledì io e Sbisi lo passiamo in relax attendendo l’arrivo di Leo che da Trieste ci raggiunge nel pomeriggio e del Deca che arriva giusto per la cena.

Siamo carichi, motivati ma anche un po’ pensierosi perchè non sappiamo quali insidie ci riserverà lo Specchio. Innaffiamo i pensieri con del buon vino e spazzoliamo voracemente l’abbondante cena, impostiamo la sveglia alle cinque.

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Le luci dell’alba accompagnano la nostra salita sui ripidi prati che da sotto Serauta percorriamo obliquando a sinistra fin sotto il muro dello Specchio. Dopo una breve sosta organizziamo il materiale e attacchiamo la parete. Parto io, il Deca mi segue, saliremo a comando alternato fino ai tiri duri. L’altra cordata è composta da Leo e Sbisi.

La prima parte di Specchio, ossia fino alla partenza del primo tiro duro, è un piccolo viaggio all’interno della parete. L’itinerario sale prima verticalmente poi traversa molto a destra, sale di nuovo per poi traversare a sinistra fin sotto uno strapiombo grigio, la logica è dettata dalla morfologia della roccia, si sfruttano i punti deboli della parete per guadagnare metri. Più si sale più la roccia migliora, sempre bella, solida, proteggibile, scalabile in sicurezza.

Io e il Deca su L6

Io e il Deca su L6 – Foto Leocom Leonardo Comelli

L8 è il primo tiro duro, 7c, protetto a spit sul duro poi da integrare per il morale e da scalare tranquilli per raggiungere il punto di sosta. Mi alzo dalla sosta e alle prime tacche piccole sono costretto a investire parecchie energie per riuscire a controllare i movimenti, il sole cocente ha scaldato la roccia scura, reso gli appigli scivolosi e lessato i piedi nelle scarpette. Continuo ad arrampicare ma ad un certo punto mi blocco di fronte a una sequenza che istintivamente non riesco a decifrare. Faccio avanti e indietro un po’ di volte ma le prese scivolano e non sono per nulla convinto della sequenza che tento di eseguire. Nel frattempo ho perso la sensibilità dei piedi, li metto sugli appoggi e mi fido solo perché non ho alternative. Questa salita conta tanto per me, sarebbe un sogno passare a vista quindi non voglio cadere. Dopo svariati tentativi trovo una presa per la mano sinistra, decido di osare, alzo un piede, alzo l’altro, le prese che ho in mano decisamente scivolano benché strizzate a dovere, il bacino si stacca dalla parete e goffamente cado. Sono molto dispiaciuto e arrabbiato, bloccato da un passo neanche particolarmente duro, che delusione… Riprendo a scalare. Dopo questo tratto verticale e leggermente strapiombante, la parete diventa meno ripida e l’arrampicata molto tecnica e non sempre proteggibile. La roccia è spaziale, super aderente, si arrampica lontano dalle protezioni cercando la linea di salita, basta stare tranquilli e mettere bene i piedi, peccato che i miei sono esplosi dal caldo. Affrontare questo tratto non è stato facile in quelle condizioni ma in ogni caso raggiungo le prese buone e la sosta, finalmente tolgo le scarpette! Daniele sale rapido e pulito questo bellissimo tiro, mi raggiunge in sosta.

Sbisi in uscita di L8

Sbisi in uscita di L8 – Foto Daniele De Candido

Mi passa il materiale e riparto su L9, sempre 7c anche se ci erano giunte voci che fosse leggermente più duro del precedente. La prima parte non è difficile poi uno strapiombetto sembra riservare delle belle sequenze. Mi impegno al massimo, provo e riprovo, decido cosa fare e parto deciso, passo, decontraggo nuovamente, parto per la sequenza successiva e a fatica mi ritrovo su terreno più appigliato sopra le difficoltà. Non facile! Ora il copione d’uscita è lo stesso del tiro precedente, un viaggio nella fantastica placca fino in sosta. Felice recupero Daniele che questa volta purtroppo si deve fermare sulla sequenza dura ma si sa che da secondi si è molto meno motivati che da primi!

Nel frattempo Sbisi aveva preso il comando della cordata inseguitrice e aveva salito a vista L8, ha la possibilità di portare a casa un bel risultato se non sbaglia L9.

Riprendo ad arrampicare e attacco L10, un 7b su roccia da sogno! Raggiungo la sosta senza troppe difficoltà anche se perdendo tempo causa un paio di errori di interpretazione della linea di salita, che tiro ragazzi!

Roccia da sogno!

Roccia da sogno! – Foto Daniele De Candido

A un certo punto sotto di noi sento un “Leo vengo”…poi niente…poi urla…anche per Sbisi sfuma la possibilità della salita a vista. Davvero un peccato.

Deca sul 7a+

Il Deca si diverte scalando la commovente roccia dello Specchio

Deca parte su L11, un bellissimo 7a+ di 40m che conduce felicemente a una comoda sosta su cengia, scala con sicurezza e eleganza, senza problemi raggiunge la sosta, parto io.

I tiri successivi li affrontiamo di nuovo a comando alternato ma ormai le difficoltà sono sotto ai nostri piedi! Un bellissimo 6a+ di 45m poi un 6b+ in fessura con stupenda uscita in placca e infine un facile V+ ci porta in cengia, l’ultima sosta della nostra avventura sullo Specchio.

Scatto qualche foto, tramonto spettacolare sulla Nord Ovest del Civetta, oltre la cengia la parte alta della parete attira la nostra attenzione perchè a tratti la roccia sembra magnifica, sistemiamo la sosta e iniziamo le calate in corda doppia.

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

I nostri compagni stanno salendo la penultima lunghezza, li salutiamo e riprendiamo a scendere. Cinque doppie e tocchiamo terra, guardo il Deca, ci stringiamo la mano, anche questa xe fatta e che via!

Attendiamo i nostri compagni. L’oscurità ci avvolge, dalla parete giungono voci e le luci delle frontali. Toccano terra, ci diamo la mano a vicenda felici.

Infiliamo l’attrezzatura nei sacchi e iniziamo a scendere. Commettiamo qualche errore e il terreno a tratti difficile nella prima parte ci stressa un pochino poi tutto passa e in un’oretta raggiungiamo le auto. Brindisi di rito e cena a base di torta del Deca!

Salutiamo il fenomeno che rientra a casa dalla famiglia e ci trasferiamo alla Murada, la notte è giovane e bisogna assolutamente festeggiare la bellissima giornata trascorsa insieme su una parete da sogno.

Ringrazio i miei super compagni di avventura per l’ottima compagnia e in particolare il Deca per aver scelto di legarsi con me su una parete del genere. Grazie!

A presto!

Io, il Deca e la roccia della Marmolada

Io, il Deca e la roccia della Marmolada – Foto Leocom – Leonardo Comelli

GALLERIA – ALTA VIA 1

GALLERIA CHIMERA VERTICALE

GALLERIA SPECCHIO DI SARA