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Alta Via Resiana, traversata a fil di cielo

La Val Resia è una valle splendida, grande, ricca di biodiversità e carica di storia. L’Alta Via Resiana è una traversata spettacolare degna della bellezza e delle caratteristiche del territorio, un prezioso gioiello che lascia un segno indelebile nella memoria e nel cuore.
Alla fine degli anni 90′ ho messo per la prima volta piede in valle. Avevo da poco iniziato ad arrampicare e l’esplosione del movimento del bouldering mi aveva incuriosito parecchio. Probabilmente grazie alla segnalazione di qualche amico, una domenica d’estate la famiglia Polo arriva in Val Resia alla ricerca di massi da arrampicare. Nel greto del Torrente Resia, all’altezza dell’abitato di Prato, troviamo il nostro prezioso terreno di giochi dove liberiamo qualche blocco nuovo nel settore alto. Un bell’inizio per un’area boulder che svilupperemo ulteriormente coinvolgendo un gruppo d’amici.

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Alpeggio nei pressi degli Stavoli Lom, sullo sfondo da sinistra i dolci pendii del Monte Sart, il Picco di Carnizza, Il Monte Canin, la cresta con al centro il Monte Lasca Plagna, la Baba Grande, la Baba Piccola, il Monte Guarda, ai suoi piedi l’alpeggio di Malga Coot e ancora più in basso il paesino di Coritis.

 

Non mi ero mai spinto oltre e la valle è ancora lunga. Passano un po’ di anni e finalmente capita l’occasione. Salgo da casa dopo lavoro per dare un’occhiata alla parete che sovrasta il Bivacco Costantini, il Torrione Mulaz. Secondo il compianto Carlo Gasparini offre buone possibilità di attrezzare alcune vie impegnative a spit. Mi addentro per la prima volta nella valle, non mi aspettavo che fosse così lunga, parcheggio poco sotto Malga Coot e parto a piedi. Appena termina il bosco il panorama si apre e regala uno spettacolo indimenticabile. La luce della sera inonda la valle, illumina i prati verdi e il contrasto con la roccia e il cielo lascia d’incanto. Corro e cammino veloce fino alla parete sopra il bivacco, salgo ancora un po’ verso forcella Infrababa grande poi scendo, corro fino al Monte Guarda al tramonto e ridiscendo a malga Coot con le ultime luci. Non ho trovato la parete che sognavo ma la bellezza del posto mi ha davvero stregato.

Sei Agosto 2016, nel tardo pomeriggio risalgo con Silvia la Val Resia e parcheggio l’auto al piccolo borgo di Coritis, ultimo paesino della Val Resia. L’alta pressione persistente coincide con i primi giorni in ferie di Silvia, l’idea mi frullava in testa da un po’ e cogliamo la palla al balzo.
Io non mi sono documentato preventivamente sulle difficoltà della traversata, sapevo solo che si fa in tre giorni e che bisognava star fuori due notti, il resto non mi preoccupava, si va all’avventura, così mi piace. A Silvia ho detto che andavamo a fare una passeggiata di un paio di giorni, forse sono stato un po’ superficiale nei suoi confronti ma a volte va bene così.

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Cippo di confine in vetta al Monte Guarda

 

Da Coritis risaliamo a piedi la strada asfaltata che termina a Malga Coot, proseguiamo oltre e risaliamo il ripido pendio fino in cima al Monte Guarda 1720m. Siamo al confine con la Slovenia, al margine Sud Orientale del Parco delle Prealpi Giulie, dominiamo la valle di Uccea e la valle del fiume Soča, di fronte a noi il maestoso gruppo del Canin e la cresta a fil di cielo che dovremo percorrere. Il sole sta tramontando regalandoci uno spettacolo sempre unico, affrettiamo il passo, scendiamo la cresta direzione Nord fino alle selletta denominata Predolina, proseguiamo nel vallone che scende dalla forcella Infrababa piccola e in breve arriviamo al Bivacco Costantini del Cai Manzano, quota 1690m. Siamo soli, il fuoco che accendo per scaldarci dà un tocco romantico al momento e consumiamo la cena. La brezza della sera è particolarmente fresca per il periodo, entriamo al calduccio del bivacco e in breve ci infiliamo sotto le coperte.

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Tramonto nei pressi del Bivacco Costantini

Sveglia con calma, colazione e poco prima delle nove ci mettiamo in marcia.
Risaliamo il ripido vallone e in circa un’ora raggiungiamo il Passo di Infrababa Grande, 2038m, e il sole del mattino ci riscalda piacevolmente, l’attraente cresta risale verso Nord e la targa dell’Alta Via Resiana anno 1981 segna il vero inizio di questa super giornata. Attacchiamo la cresta e risaliamo fino in Cima al Monte Slebe, 2317m, primo traguardo di oggi. I triangoli rossi dell’alta via hanno probabilmente la mia età e sono un po’ sbiaditi ma la direzione da seguire è ovvia, in cresta, un po’ di qua e un po’ di là, basta seguire la linea più logica. Questo tratto presenta alcuni passaggi di primo grado, di secondo solo un tratto appena sotto il Monte Slebe e in certi punti è esposto. Non presenta tratti attrezzati quindi va affrontato con attenzione e adeguata preparazione.
Dalla Cima del Monte Slebe proseguiamo direzione Nord-Est, scendiamo un tratto attrezzato di circa 50m con passaggi di primo e secondo grado fino a una selletta dalla quale proseguiamo agevolmente fino in cima al Monte Lasca Plagna, 2448m. Il panorama è stupendo, a Sud la cresta appena percorsa, i prati verdi e la grandezza della Val Resia, a Est il paesaggio “lunare” dell’immenso altopiano carsico Kaninski Podi, a Nord l’affilata cresta con sullo sfondo il Canin e a Ovest in lontananza i bei pendii del Monte Sart, ultima montagna della traversata e paradiso per gli ski-alper.20160807_100749-16

 

Dopo una breve pausa proseguiamo verso la prossima cima, il Monte Cerni Vogu, 2422m. Questo tratto non presenta particolari difficoltà tecniche, si scende di un centinaio di metri e si risale altrettanti per guadagnare la vetta.
Dal Cerni Vogu inizia un tratto impegnativo in discesa con passaggi di primo grado su roccia a tratti friabile e coperta di detrito. Prestiamo molta attenzione, l’esposizione non consente errori ma zigzagando destra sinistra superiamo le difficoltà e proseguiamo in cresta che via via si fa sempre più affilata ed esposta. Si scende, si continua in costa e si risale, camminando e un po’ arrampicando fino a raggiungere l’ultimo impegnativo risalto roccioso appena sotto il Porton Sotto Canin, 2345m. Superati ora alcuni bei passaggi di primo e secondo grado raggiungiamo terreno più facile e proseguiamo verso il Canin Basso. Agevolmente risaliamo il crinale, intercettiamo il sentiero che sale da Casera Canin (la via normale resiana al Monte Canin), aggiriamo sulla sinistra un risalto roccioso e riprendiamo l’arrotondato filo di cresta fino in vetta al Canin Basso, 2571m, caratterizzata da cippo di confine, ometto di pietre e dai resti di una vecchia croce metallica.
Proseguiamo in discesa su terreno facile, breve risalita a una cima intermedia e finalmente raggiungiamo la vetta del Monte Canin, 2587 metri, il punto più alto dell’intera traversata e del Parco delle Prealpi Giulie. Accompagnata dalle raffiche del vento sentiamo in lontananza la musica proveniente dal grande concerto in Conca Prevala e penso agli amici impegnati a servire il mare di gente accorso per l’evento. Ma tutt’attorno è troppo bello, il mio sguardo volge altrove e il pensiero vola lontano in cerca della perenne possibile nuova meta da raggiungere. La vista del mare rinfranca dagli sforzi compiuti e dopo una breve pausa siamo pronti a proseguire.

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In vetta al Canin, 2587m

 

Lasciamo alle spalle la vecchia croce del Canin e sul filo di cresta scendiamo con cautela il tratto esposto dapprima su facile sentiero poi via via più impegnativo ed esposto. In un paio di punti si abbandona la cresta per calarsi sul versante Resiano di parecchi metri in modo tale da aggirare alcuni risalti rocciosi per poi riportarsi in cresta. Alcuni tratti sono attrezzati con funi metalliche e a livello tecnico si affrontano difficoltà discontinue di primo e secondo grado. Ormai sotto le pendici del Picco Di Carnizza si riprende a salire un bellissimo tratto caratterizzato da lastre di pietra compatta solcate da rigole, da altri fenomeni di erosione e cosparse qua e là di megalodonti, caratteristico fossile presente in zona.
La discesa dal Picco di Carnizza si svolge lungo la via ferrata Grasselli e costituisce un tratto particolarmente esposto e impegnativo dovuto a molteplici fattori e specie se fatto in discesa. Bisogna prestare la massima attenzione alle condizioni della parete infatti, specie a inizio stagione, alcuni canali possono essere ancora innevati e in generale tutta la ferrata è esposta al pericolo di caduta pietre smosse inavvertitamente da altri escursionisti lungo il percorso. La ferrata è in buone condizioni infatti funi, pioli e fittoni sono stati sostituiti un paio d’anni fa ma in due punti ho trovato il fittone terminale strappato dalla roccia a causa dei fulmini che in caso di temporale scaricano la loro potenza sulla cresta. I fulmini infatti colpiscono i cavi metallici che fanno da conduttore e, nella parte terminale delle campate attrezzate, l’energia sprigionata fa esplodere la roccia attorno ai fittoni disarcionandoli dalla parete. Quindi bisogna fare attenzione e controllare preventivamente gli ancoraggi prima di trazionarli vigorosamente, in questo tratto una caduta potrebbe comportare conseguenze molto serie se non fatali. Fortunatamente noi eravamo i soli sulla via e devo dire che ce la siamo goduta in tranquillità consapevoli che fosse l’ultimo tratto impegnativo della giornata e di tutta la traversata. Ancora una crestina e un breve tratto verticale poi le ghiaie e il terreno facile che, in direzione Nord-Ovest e con brevi saliscendi, percorriamo fino al Bivacco Marussich, 2040m, nelle vicinanze di Sella Grubia, nostro traguardo di giornata.20160807_144441-30

Prendiamo posto nel bivacco inaspettatamente popolato e svuotiamo gli zaini. Abbiamo praticamente finito l’acqua, non basta neanche per la cena. Dò un’occhiata alla cartina e individuo una fonte segnalata direzione Ovest, alla fine del Foran dal Muss dove una ripida valle scende fino a Tamaroz in Val Raccolana. Mi incammino alla ricerca di acqua e finalmente dopo una buona mezz’ora individuo un rigagnolo di acqua superficiale dal quale attingo per un’altra mezz’ora tutta l’acqua necessaria per dissetare tutti gli ospiti del bivacco. Faccio ritorno al Marussich, nel frattempo altra gente è salita per trascorrere la notte, imbastiamo la cena, ridiamo e scherziamo con i nuovi conoscenti poi ci infiliamo sotto le coperte.

La sveglia del terzo giorno in questo posto fantastico è già un buon inizio di giornata, una splendida e radiosa giornata di sole. Con calma prepariamo gli zaini e riprendiamo il cammino verso il Monte Sart, l’ultima cima della traversata. Saliamo per comoda mulattiera dapprima sulla dorsale del Picco di Grubia poi attraversiamo interamente il versante Nord fino a raggiungere, dopo una breve discesa, l’erbosa Forca di Terra Rossa il cui toponimo non è casuale infatti in zona sono presenti caratteristici sfasciumi color rossastro. Da questo punto risaliamo la dorsale del maestoso Monte Sart caratterizzato da una verticale e imponente parete Nord e da un bellissimo pendio prativo a Sud. Raggiunta la cresta il sentiero corre quasi sempre sul filo con alcuni passaggi aerei e esposti ma non particolarmente impegnativi. Raggiungiamo l’antecima solo di pochi metri più bassa di quella principale e percorriamo la lunga cresta pressochè orizzontale fino in vetta al Monte Sart, 2324m. Il panorama è mozzafiato, la vista spazia quasi a trecentosessanta gradi e possiamo ammirare quasi integralmente tutta la bellezza della traversata. 20160808_095820-48

Sarebbe bello poter scivolare velocemente a valle con un paio di sci…ma l’erba alta al posto della neve rende disagevole la discesa di questo tratto caratterizzato da prato ripido e brevi risalti rocciosi che vanno aggirati un po’ a destra un po’ a sinistra mantenendo sempre la direttrice della verticale dalla cima e seguendo, ove possibile, gli sbiaditi triangoli rossi dell’alta via. Perdiamo circa 400m di quota e finalmente intercettiamo il sentiero Cai n. 632 che sale da Stolvizza. Prendiamo a destra e perdiamo ulteriormente quota abbassandoci su bellissimi prati fioriti sospesi sopra la Val Resia. Ora un lungo traverso quasi in costa ci permette di oltrepassare tutto il fianco meridionale della Cresta Indrinizza fino a raggiungere Sella Buia, 1655m.
Da qui in breve raggiungiamo il ricovero Igor Crasso, bellissimo edificio incustodito ma aperto di proprietà della sezione XXX Ottobre del Cai di Trieste. Anche qui siamo soli e approfittiamo per distenderci al sole e riposare un po’ prima di affrontare la lunga discesa.
Si sta divinamente, il posto è stupendo e il panorama non manca, fatichiamo a riprendere il cammino ma stiamo già sognando il brindisi giù in paese quindi ci mettiamo in marcia.20160808_111059-58

La discesa è molto lunga infatti scendiamo di circa 1100m di dislivello su comodo sentiero che, nella prima parte scende ad ampi tornanti su terreno aperto o poco boscoso passando poi in splendidi boschi di faggi, ampie radure come quella degli Stavoli Lom e Lomyc per terminare un bel bosco di pino nero e infine una comoda strada fino alle case di Ladina e quindi Stolvizza. Sperando di trovare un passaggio per ritornare a Coritis a riprender l’auto ci incamminiamo in strada. Neanche farlo a posta non passa nessuna auto, dico a Silvia di prendersela con calma e parto di corsa. Sembrava più vicino in auto ma a piedi è certamente altra cosa, sono circa 5km che mettono a dura prova le gambe, poco sotto Crittis passano un paio di auto ma per orgoglio abbasso la testa e vado avanti, un paio di tornanti e finalmente arrivo all’auto. Salgo veloce, sulla strada recupero Silvia e in breve ci accomodiamo con le gambe sotto al tavolo in una ruspante locanda di Stolvizza a mangiare e brindare sulla bellissima traversata appena compiuta.

L’Alta Via Resiana è davvero stupenda e merita essere percorsa, a mio avviso è probabilmente il più bel giro ad anello del Friuli (e non solo direi) con delle caratteristiche in grado di soddisfare un ampio spettro di escursionisti. Va affrontato con adeguata preparazione e con tempo stabile valutando anche le eventuali possibile vie di fuga in caso di imprevisti. Sulla traversata sono presenti solo alcuni tratti attrezzati quali: la ferrata Grasselli, un breve tratto tra il Canin e il Picco di Carnizza e circa 50m poco sotto la cima del Monte Slebe. Sul resto del percorso non sono presenti punti di ancoraggio e alcuni tratti sono particolarmente esposti. Consiglio di affrontare questi tratti con cautela, adeguata preparazione e padronanza della propria capacità di muoversi su questo tipo di terreno. Eventualmente potrebbe essere utile uno spezzone di corda da usare per assicurare qualcuno magari un po’ in difficoltà ma bisogna essere a conoscenza delle basilari manovre di corda e tecniche di assicurazione. Se affrontato a inizio stagione estiva alcuni tratti possono risultare ancora ricoperti di neve o ghiaccio quindi eventualmente valutare la necessità di portare picozza e ramponi. Per quanto riguarda l’attrezzatura consiglio un paio di pedule robuste, caschetto, imbrago, kit da ferrata, giacca gore-tex, piumino leggero, un paio di guanti leggeri, abbigliamento tecnico e un cambio. Noi ci siamo portati dietro il fornelletto, viveri e acqua a sufficienza. Non serve il sacco a pelo in quanto i due bivacchi sono dotati di coperte. Reperire acqua sul percorso è molto difficile, noi abbiamo fatto in autonomia fino al bivacco Marussich poi ho dovuto cercare acqua che fortunatamente ho trovato. Segnalo un pozzo lontano poche centinaia di metri dal bivacco direzione Ovest, probabilmente trovato da qualche speleo ma molto più vicino e comodo rispetto alla fonte a cui ho attinto acqua io. L’ingresso del pozzo si individua facilmente in quanto sono presenti dei vecchi paletti in alluminio, cordino, catena e recipiente da calare nella cavità per recuperare l’acqua.
Per concludere Vi consiglio di andare a farla perchè merita davvero, noi ci siamo proprio divertiti!

Alcuni Dati
Giorno 1: Coritis – Malga Coot – Monte Guarda – Bivacco Costantini, dislivello in salita 1186m, dilvivello in discesa 145m, tempo medio di percorrenza 3,30h
Giorno 2: Bivacco Costantini – Forcella Infrababa Grande – Monte Slebe – Monte Lasca Plagna – Monte Crni Vogu – Porton Sotto Canin – Canin Basso – Monte Canin – Picco di Carnizza – Bivacco Marussich ì,dislivello in salita 1292m, dislivello in discesa 932m, tempo medio di percorrenza 7,30h
Giorno 3: Bivacco Marussich – Forca di Terra Rossa – Monte Sart – Sella Buia – Stolvizza, dislivello in salita 339m, dislivello in discesa 1811m,tempo medio di percorrenza 5,30h

D+ totale 2817m
D – totale 2888m

Mappe:
Carta Tabacco 1:25.000 Foglio n.027 – Canin -Val Resia – Parco Naturale Prealpi Giulie

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Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

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Alpinismo EstEtico – Serata ad Artegna

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Con grande piacere Vi invito tutti alla serata Alpinismo EstEtico che si terrà Venerdì sera alle 20.45  presso il Nuovo Teatro Mons. Lavaroni di Artegna.

Io, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli e Enrico Mosetti saremo ospiti della sottosezione del CAI di Artegna per una serata a base di Alpinismo, Avventura e tanto divertimento.

Avremo modo di raccontarvi con foto, parole e filmati, alcune delle nostre avventure vissute sulle montagne di casa e non solo… Alpinismo, Arrampicata, Sci, Viaggi, Fotografia, sono le nostre grandi passioni, cerchiamo di viverle sempre con grande energia e passione sognando sempre la prossima avventura.

Certamente questa è una bella occasione per ritrovarci tutti assieme, addetti ai lavori e non, per condividere almeno per una serata le grandi emozioni e soddisfazioni che il mondo della montagna ci regala.

A Venerdì allora! Venite numerosi, ci divertiremo e alla fine berremo qualcosa insieme.

DUE GIORNI SU DUE GRANDI VIE

I primi giorni di Agosto ho trascorso quattro bellissime giornate facendo trekking su un tratto dell’Alta Via 1 e più precisamente dal Passo Duran al Passo Giau. La prima serata al Rif. Vazzoler ci ha raggiunti Letizia, feltrina, mountain runner e grande appassionata di montagna. Insieme abbiamo fatto da ”modelli” per il capo spedizione Mr. Eddie Gianelloni camminando, correndo e vivendo intensamente ogni istante trascorso in luoghi incantevoli. Ne sono uscito arricchito e riposato, camminando ai piedi delle pareti ho potuto ammirare con calma alcune tra le più belle e ricche di storia delle Dolomiti, sognare di salirle è stato logica e scontata conseguenza.

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Eddi, Letizia e la Nord Ovest

Durante il trekking ricevo via messaggio l’invito ad aggregarmi a un gruppo di amici motivati a salire Capitan Sky Hook sulla Nord Ovest del Civetta. Accetto all’istante.

CHIMERA VERTICALE – 600m + zoccolo IX max CIVETTA PARETE NORD OVEST – PUNTA CIVETTA

Martedì 4 Agosto verso ora di pranzo arriviamo al traguardo di Passo Giau, pranziamo, brindiamo ai giorni trascorsi insieme e rientriamo al Duran per recuperare il mio mezzo. Eddie rientra a casa dalla famiglia, Letizia anche per motivi di lavoro e Io vado a Laste per placare la mia fame di roccia dopo un bel po’ di giorni di inattività. Sensazioni buone ma un temporale imprevisto ci spedisce a casa. Raggiungo alla Murada due dei miei compagni di avventura, Davide e Leo romboss, facciamo serata e pianifichiamo alcuni dettagli.

Mercoledì 5 pranziamo con calma, prepariamo il materiale e verso le quattro io e Davide ci incamminiamo dai Piani di Pezze verso il Rif. Tissi. La giornata è calda e stupenda, siamo un po’ carichi ma in due ore arriviamo al Tissi in tempo per godere di uno dei tramonti più suggestivi che si possano immaginare, quello sulla Nord Ovest del Civetta.

Tramonto sulla Nord Ovest

Tramonto sulla Nord Ovest

Finalmente verso le nove arrivano anche Leo e Fabrizio, iniziamo a pianificare per l’indomani.

Io e Davide avevamo binocolato a lungo la parete cercando di capire dove passasse esattamente Capitan in quanto la parte alta della parete era solcata da evidenti colate nere…avevamo guardato bene anche la linea di Chimera Verticale, più a sinistra di Capitan, sul pilastro di Punta Civetta. Questa di sicuro sembrava asciutta. Discutiamo con gli altri e decidiamo per Chimera, la grande avventura inizia!

Davide all'alba all'attacco di Chimera

Davide all’alba all’attacco di Chimera

Giovedì sveglia alle 3.45,colazione, avvicinamento, 300m di zoccolo, verso le sei e mezza attacchiamo la parete vera e propria. Prima partono Leo e Fabrizio, Davide e Io a seguire. Io e Davide decidiamo di dividerci equamente i tiri della via, a lui la prima parte, a me la seconda. Davide conduce tutta la prima parte con gran sicurezza e classe, la roccia non è sempre bella, bisogna proteggersi adeguatamente e spesso arrampicare “leggeri” sui tratti malsicuri. La via si rivela piuttosto fisica e stancante.

Recupero Davide dalla sosta di L9 - IX

Recupero Davide dalla sosta di L9 – IX

A L8 passo avanti io, non vedevo l’ora! Sono preso dall’arrampicata e ad un tratto sento un “vengo…” Davide da sotto mi comunica che Leo ha fatto un bel volo in uscita del tiro più duro della via…peccato…ma almeno il buon chiodo ha tenuto! Quando raggiungo la sosta Fabrizio è già a metà tiro, recupero Davide e attendiamo che gli altri riprendano un po’ di quota. Tocca a me, inizio a salire sulla destra un tratto facile, prima del duro piazzo delle ottime protezioni e entro nella placca traversando verso sinistra. Due chiodi proteggono questa delicata parte centrale, mi alzo su buone prese fin sotto il tetto dove piazzo un buon friend rosso e passo il chiodo poco in alto. Decontraggo un po’ poi parto, arrampico bene, super attento al posizionamento dei piedi, esco dal tetto, stringo un paio di prese e mi alzo fino a quella buona, resto calmo, passo un chiodino aggiunto (e lasciato) dai mie predecessori e dopo qualche passaggio arrivo in sosta! Fabrizio intanto è impegnato sul tiro successivo di VIII+ leggermente strapiombante e fisico. Iniziamo a rallentare… Appena i nostri compagni si alzano un po’ Davide mi raggiunge agevolmente in sosta e parto su L10, passo senza troppi problemi una difficile sequenza fisica e molto tecnica vista la carenza di appoggi, anche questo è fatto. Lo stesso schema seguirà anche sui due tiri successivi, piccante traverso di uscita su L12 un po’ esposto poi è il momento di L13. Parte Leo ma è stanco, purtroppo sul passo duro non riesce a passare e si fa calare in sosta. Passo avanti io, la pressione sale e il tempo stringe, questo è quello che provo… Fortunatamente io sto bene e non mi sento particolarmente stanco, scalo veloce fino al tratto chiave, decontraggo un attimo poi parto deciso sulla sequenza. Dopo un primo passo duro segue una parte molto tecnica su brutte prese “storte” e appoggi svasi, due chiodi ravvicinati proteggono quest’ultima sequenza subito prima della sosta. Grazie ai miei compagni che mi danno la carica passo deciso e in breve sono in sosta. Recupero Fabrizio. Siamo al limite, è tardi, appena arriva riparto su L14 un buon VIII di 45m. Tiro imperiale, tutto a friend, da “andare” e con un tratto bello fisico in uscita. Oggi è la mia giornata, scalo bene, verso la fine sono un po’ stanco ma resto calmo e super felice raggiungo la sosta dell’ultimo tiro! Credo siano state le nove di sera. Gli altri compagni seguono a ruota, le frontali fanno il loro ingresso in campo.

L’ultimo tiro di V+ lo facciamo completamente al buio ma è una pura formalità rispetto al resto della via. Verso le 23 siamo in vetta! Impacchettiamo la nostra attrezzatura e cerchiamo come scendere…nessuno aveva guardato la discesa hahaha… Troviamo una sosta che sembra di calata, dalla mia connessione internet ne abbiamo la conferma. Calata di 30m e siamo fuori. Percorriamo un tratto della ferrata degli alleghesi verso monte poi tagliamo a sinistra verso il rifugio Torrani al quale arriviamo all’1, ci diamo la mano a vicenda felici di aver vissuto una grande avventura che difficilmente scorderemo. Un po’ stanchi ci infiliamo nella camerata e finalmente dormiamo.

Leo - romboss - appena svegliati al Torrani

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani

L’indomani facciamo conoscenza con il mitico e simpatico Venturino De Bona, gestore del rifugio e forte alpinista, verso le nove prendiamo il caffè e poco prima della dieci spazzoliamo un bel piatto di spaghetti, una birra da mezzo e una grappa! Tutta la notte avevo sognato questo momento!

Prendiamo la via normale e piacevolmente dopo circa tre ore rientriamo ai Piani di Pezzè.

Che avventura! Una gran via su una parete mitica, insieme a dei compagni fantastici, what’s more?

Festeggiamo con la Lasko

Festeggiamo con la Lasko

SPECCHIO DI SARA – 500m 7c max MARMOLADA – PARETE SUD

Lo Specchio, la parete dei sogni, Specchio di Sara la via dei sogni. A fine luglio ricevo un messaggio da Daniele De Candido “Deca”: venerdì specchio? Uomo di poche parole il Deca, conciso ed efficacie. Rispondo di sì e il bello è che stavo pensando alla stessa cosa!

Ci incontriamo a Longarone giovedì 30 Luglio per gli ultimi acquisti del caso e partiamo per Malga Ciapela.

La notte piove, sveglia alle 5, alle 8 siamo all’attacco, la parete è un muro d’acqua. L’idea di venire a provare una via del genere mi aveva fatto riflettere parecchio i giorni precedenti ma una volta ai piedi di questo imponente muro tutte le paure svaniscono per lasciare spazio alla voglia di scalare su quella placca da sogno. Attendiamo un paio d’ore ma alcuni tratti di specchio sono ancora bagnati e forse è un po’ tardi per attaccare…optiamo per la via a fianco, decisamente più asciutta, Coitus Interruptus. Questa via è un tentativo di Larcher di aprire una via indipendente a sinistra di Specchio ma interrotto alla quarta lunghezza in quanto sembra interferisse con il vicino progetto di apertura del Minotauro. Al quarto tiro di Coitus si è a pochi metri dalla sosta di Specchio di Sara, dove inizia la parte dura della via.

In partenza del tiro duro di Coitus

In partenza del tiro duro di Coitus Foto Daniele De Candido

Io e il Deca saliamo Coitus a comando alternato, parte lui primo.

Sono molto felice di aver salito a vista L4 di Coitus, sulla carta 7c+/8a, una tra i più bei tiri di corda che ho arrampicato nella mia vita. Roccia commovente, solidissima, lavorata e molto aderente, fantastico! Una volta in sosta mi faccio calare così anche il Deca prova da primo, purtroppo sul passo chiave posiziona male un piede e scivola vanificando la salita in flash. Ci ritroviamo di nuovo in sosta ma questa volta in cima a L4, il muro sopra di noi ci incanta come un canto di sirene ma decidiamo di rinunciare per ritornare successivamente sullo specchio dalla sua partenza originale. Ci caliamo e in breve rientriamo all’auto. Giornata salvata e bell’assaggio di parete!

La seconda di Agosto il tempo è incredibilmente stabile e fissiamo il giorno del tentativo per giovedì 13 Agosto. Il Mercoledì io e Sbisi lo passiamo in relax attendendo l’arrivo di Leo che da Trieste ci raggiunge nel pomeriggio e del Deca che arriva giusto per la cena.

Siamo carichi, motivati ma anche un po’ pensierosi perchè non sappiamo quali insidie ci riserverà lo Specchio. Innaffiamo i pensieri con del buon vino e spazzoliamo voracemente l’abbondante cena, impostiamo la sveglia alle cinque.

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Sui ripidi prati salendo verso lo Specchio

Le luci dell’alba accompagnano la nostra salita sui ripidi prati che da sotto Serauta percorriamo obliquando a sinistra fin sotto il muro dello Specchio. Dopo una breve sosta organizziamo il materiale e attacchiamo la parete. Parto io, il Deca mi segue, saliremo a comando alternato fino ai tiri duri. L’altra cordata è composta da Leo e Sbisi.

La prima parte di Specchio, ossia fino alla partenza del primo tiro duro, è un piccolo viaggio all’interno della parete. L’itinerario sale prima verticalmente poi traversa molto a destra, sale di nuovo per poi traversare a sinistra fin sotto uno strapiombo grigio, la logica è dettata dalla morfologia della roccia, si sfruttano i punti deboli della parete per guadagnare metri. Più si sale più la roccia migliora, sempre bella, solida, proteggibile, scalabile in sicurezza.

Io e il Deca su L6

Io e il Deca su L6 – Foto Leocom Leonardo Comelli

L8 è il primo tiro duro, 7c, protetto a spit sul duro poi da integrare per il morale e da scalare tranquilli per raggiungere il punto di sosta. Mi alzo dalla sosta e alle prime tacche piccole sono costretto a investire parecchie energie per riuscire a controllare i movimenti, il sole cocente ha scaldato la roccia scura, reso gli appigli scivolosi e lessato i piedi nelle scarpette. Continuo ad arrampicare ma ad un certo punto mi blocco di fronte a una sequenza che istintivamente non riesco a decifrare. Faccio avanti e indietro un po’ di volte ma le prese scivolano e non sono per nulla convinto della sequenza che tento di eseguire. Nel frattempo ho perso la sensibilità dei piedi, li metto sugli appoggi e mi fido solo perché non ho alternative. Questa salita conta tanto per me, sarebbe un sogno passare a vista quindi non voglio cadere. Dopo svariati tentativi trovo una presa per la mano sinistra, decido di osare, alzo un piede, alzo l’altro, le prese che ho in mano decisamente scivolano benché strizzate a dovere, il bacino si stacca dalla parete e goffamente cado. Sono molto dispiaciuto e arrabbiato, bloccato da un passo neanche particolarmente duro, che delusione… Riprendo a scalare. Dopo questo tratto verticale e leggermente strapiombante, la parete diventa meno ripida e l’arrampicata molto tecnica e non sempre proteggibile. La roccia è spaziale, super aderente, si arrampica lontano dalle protezioni cercando la linea di salita, basta stare tranquilli e mettere bene i piedi, peccato che i miei sono esplosi dal caldo. Affrontare questo tratto non è stato facile in quelle condizioni ma in ogni caso raggiungo le prese buone e la sosta, finalmente tolgo le scarpette! Daniele sale rapido e pulito questo bellissimo tiro, mi raggiunge in sosta.

Sbisi in uscita di L8

Sbisi in uscita di L8 – Foto Daniele De Candido

Mi passa il materiale e riparto su L9, sempre 7c anche se ci erano giunte voci che fosse leggermente più duro del precedente. La prima parte non è difficile poi uno strapiombetto sembra riservare delle belle sequenze. Mi impegno al massimo, provo e riprovo, decido cosa fare e parto deciso, passo, decontraggo nuovamente, parto per la sequenza successiva e a fatica mi ritrovo su terreno più appigliato sopra le difficoltà. Non facile! Ora il copione d’uscita è lo stesso del tiro precedente, un viaggio nella fantastica placca fino in sosta. Felice recupero Daniele che questa volta purtroppo si deve fermare sulla sequenza dura ma si sa che da secondi si è molto meno motivati che da primi!

Nel frattempo Sbisi aveva preso il comando della cordata inseguitrice e aveva salito a vista L8, ha la possibilità di portare a casa un bel risultato se non sbaglia L9.

Riprendo ad arrampicare e attacco L10, un 7b su roccia da sogno! Raggiungo la sosta senza troppe difficoltà anche se perdendo tempo causa un paio di errori di interpretazione della linea di salita, che tiro ragazzi!

Roccia da sogno!

Roccia da sogno! – Foto Daniele De Candido

A un certo punto sotto di noi sento un “Leo vengo”…poi niente…poi urla…anche per Sbisi sfuma la possibilità della salita a vista. Davvero un peccato.

Deca sul 7a+

Il Deca si diverte scalando la commovente roccia dello Specchio

Deca parte su L11, un bellissimo 7a+ di 40m che conduce felicemente a una comoda sosta su cengia, scala con sicurezza e eleganza, senza problemi raggiunge la sosta, parto io.

I tiri successivi li affrontiamo di nuovo a comando alternato ma ormai le difficoltà sono sotto ai nostri piedi! Un bellissimo 6a+ di 45m poi un 6b+ in fessura con stupenda uscita in placca e infine un facile V+ ci porta in cengia, l’ultima sosta della nostra avventura sullo Specchio.

Scatto qualche foto, tramonto spettacolare sulla Nord Ovest del Civetta, oltre la cengia la parte alta della parete attira la nostra attenzione perchè a tratti la roccia sembra magnifica, sistemiamo la sosta e iniziamo le calate in corda doppia.

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

Luci del tramonto sulla Nord Ovest Del Civetta

I nostri compagni stanno salendo la penultima lunghezza, li salutiamo e riprendiamo a scendere. Cinque doppie e tocchiamo terra, guardo il Deca, ci stringiamo la mano, anche questa xe fatta e che via!

Attendiamo i nostri compagni. L’oscurità ci avvolge, dalla parete giungono voci e le luci delle frontali. Toccano terra, ci diamo la mano a vicenda felici.

Infiliamo l’attrezzatura nei sacchi e iniziamo a scendere. Commettiamo qualche errore e il terreno a tratti difficile nella prima parte ci stressa un pochino poi tutto passa e in un’oretta raggiungiamo le auto. Brindisi di rito e cena a base di torta del Deca!

Salutiamo il fenomeno che rientra a casa dalla famiglia e ci trasferiamo alla Murada, la notte è giovane e bisogna assolutamente festeggiare la bellissima giornata trascorsa insieme su una parete da sogno.

Ringrazio i miei super compagni di avventura per l’ottima compagnia e in particolare il Deca per aver scelto di legarsi con me su una parete del genere. Grazie!

A presto!

Io, il Deca e la roccia della Marmolada

Io, il Deca e la roccia della Marmolada – Foto Leocom – Leonardo Comelli

GALLERIA – ALTA VIA 1

GALLERIA CHIMERA VERTICALE

GALLERIA SPECCHIO DI SARA