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Liberi di scegliere, nuova via di Andrea Polo e Gabriele Gorobey nelle Alpi Giulie

From Planetmountain.com

Sul Monte Robon nelle Alpi Giulie, Andrea Polo e Gabriele Gorobey hanno aperto Liberi di scegliere (200m, 8a/a+)

Nel corso di tre estati due fortissimi giovani climber, Andrea Polo e Gabriele Gorobey, hanno aperto Liberi di scegliere, una nuova via di 8a/a+ sul Monte Robon nelle Alpi Giulie. Una linea di 200 metri, aperta dal basso (e di cui manca per ora la salita in libera in giornata) che per la sua difficoltà e la sua bellezza si pone come nuovo punto di riferimento per le vie di più tiri in quel bellissimo e, a torto un po’ trascurato, angolo del mondo che è il Friuli Venezia Giulia.


LIBERI DI SCEGLIERE
di Andrea Polo

Ho visto per la prima volta la parete del Monte Robon circa vent’anni fa durante una gita sociale organizzata dal CAI di Udine. Ricordo una piacevole camminata come tante, impreziosita dal nitido immagine di una compatta parete di calcare grigio. Di lì a poco, compiuti i sedici anni, iniziai a frequentare un corso di alpinismo su roccia. Finalmente avevo raggiunto il tanto desiderato obiettivo, volevo a tutti i costi arrampicare!

Era il 1997, io muovevo i primi passi e il grande Marco Sterni tracciava le prime vie della parete, apertura dal basso, tutto a fix e difficoltà sostenute. Nel 2002 ebbi la fortuna di accompagnare il mio amico Cama su ”La bellezza non conosce paura”, capolavoro di Sterni con difficoltà di 7c max e 7b obblig., era la mia prima esperienza su una via di più tiri al di fuori del corso di alpinismo e la seconda volta ai piedi di questa bella parete. Riuscimmo, mi sembra, a salire solo i primi due tiri, l’arrampicata complessa e di difficile lettura decretarono la prematura fine della nostra piccola avventura.

Non ne ero pienamente consapevole ma ormai il fascino di questo luogo e la bellezza della roccia mi avevano ammaliato. Negli anni successivi ritornai molte volte per provare e ripetere le impegnative vie della parete finché ad una ad una si lasciarono tutte salire.

Dopo anni di pratica e di costante dedizione mi considero ormai un arrampicatore fanatico, cosciente dei pregi e consapevole dei difetti che, ahimè, ciò comporta. Grandi sacrifici, rinunce, scelte, compromessi, tutto ruota intorno alla scalata, a cercare di “superare il limite” e a creare qualcosa di nuovo per me e per i futuri ripetitori. Con grande motivazione e energia mi sembrava fosse giunto il momento di creare qualcosa di nuovo, una salita all’altezza delle vie già tracciate ma con uno sguardo rivolto al futuro e a nuove difficoltà.

Fu così che nell’estate del 2010 individuai una linea che valeva la pena tentare. Quell’estate feci solo un tentativo accompagnato da Stefano Staffetta, il caldo e le difficoltà elevate fermarono la mia avventura al quarto fix del primo tiro. Per me non fu un fallimento ma solo l’inizio di un nuovo percorso. Purtroppo non è facile trovare compagni di fiducia e motivati ad accompagnarmi in parete, passano infatti due anni senza riuscire a provare nuovamente.

Finalmente nel 2012, parlando con Gabriele Gorobey (Sbisi), percepisco anche da parte sua la voglia di creare qualcosa di nuovo, gli racconto del mio progetto e gli propongo di unire le forze per tentare la nuova via. Sbisi si appassiona subito al progetto e immediatamente organizziamo un fine settimana in parete. Il primo giorno tentiamo per ore di oltrepassare il punto raggiunto da me nel primo tentativo effettuato, ma dopo innumerevoli voli gettiamo la spugna. Entrambi non vogliamo perdere la giornata e immediatamente decidiamo di raggiungere la soprastante terrazza con mughi che speriamo diventerà la partenza del nostro terzo tiro. Sfruttando una cengia e dopo un facile tiro di raccordo, in breve arriviamo sulla terrazza. Allestiamo la sosta e iniziamo ad aprire. A fine giornata siamo a buon punto e a pochi metri da dove pensiamo allestiremo la sosta successiva. Ci caliamo a notte fonda stanchi e affamati, pronti a trascorrere una bella nottata in questo posto fantastico. Il giorno dopo ultimiamo il tiro e scendiamo di nuovo alla base. Studiamo meglio la parete e individuiamo una linea che con eleganza sembra possa vincere la strapiombante parete sotto la cengia con i mughi. Ormai è tardi e scendiamo a valle. Quell’estate non siamo riusciti a ritornare sul progetto.

Nell’estate 2013 trascorriamo solo una giornata in parete per tentare nuovamente la dura partenza. Il copione è come quello dell’anno prima, non passiamo. Parliamo un po’ e consideriamo una nuova partenza, la linea individuata l’anno prima. Tentiamo subito, la scalata è impegnativa ma procediamo abbastanza veloci e saliamo fino al settimo fix. In questo punto della parete gli appigli tendono un po’ a scomparire… proviamo entrambi a lungo ma cadiamo sempre nello stesso punto e non riusciamo a fermarci per posizionare i cliff. Io e Sbisi abbiamo grande rispetto per la roccia e per le sfide che ci propone, non vogliamo forzare la chiodatura e decidiamo che per superare quel muro bisogna solo pensare a scalare. La protezione la piazzeremo più in alto dove è evidente che ci sarà modo di fermarsi. Purtroppo la giornata finisce in questo punto, ormai stanchi e con la pelle finita ci ritiriamo.

L’avventura ricomincia quest’estate, ai primi di giugno saliamo alla base della parete. Il paesaggio è irreale per la stagione, c’è neve ovunque e per partire sulla via bisogna scendere da un muro di neve alto quasi cinque metri… Parto io e salgo fino all’ultima protezione piazzata lo scorso anno. Dopo un breve riposo inizio a salire, l’aderenza è ottima e sento bene gli appigli. Faccio un paio di voli ma ho individuato una tacca che sembra tenibile. Riprendo a scalare e gridando afferro con rabbia la tacca, la stringo più che posso, alzo i piedi e con cautela faccio ancora qualche movimento fino alla presa buona, pianto un buon chiodo e tiro un sospiro di sollievo. Recupero il trapano e piazzo il primo fix del giorno. Riparto motivato fino all’ultima protezione del tiro dove Sbisi mi da il cambio e come un razzo raggiunge il punto di sosta prefissato, piazza i fix e il primo tiro è fatto! Siamo super contenti, il tiro è bellissimo e richiede grande precisione nella scalata, un vero gioiello.

Il secondo tiro è la grande incognita, la parete sopra di noi è avara di appigli e alcuni tratti sembrano proprio lisci. Potremmo aggirare il problema salendo parecchio a destra ma sarebbe molto più logico e bello vincere il compatto strapiombo grigio sopra la nostra testa. E’ il turno di Sbisi ed è super motivato a tentare la linea diretta. Tra equilibri precari e grandi bloccaggi, procede fino a posizionare il terzo fix, la roccia è fantastica. A questo punto l’intensità sale e non riusciamo a progredire ma siamo ottimisti per quello che ci aspetta il giorni dopo. Abbandoniamo tutto in parete e praticamente sciando, scendiamo a valle. La mattina dopo risaliamo la corda fissa e Sbisi riparte all’attacco. Con le braccia riposate passa subito, piazza il fix successivo e riparte per la parte finale del tiro. In questo tratto compie un vero capolavoro, scala a vista una sezione molto tecnica e difficile su roccia sporca, sbuffa, grida, lancia ma non molla e sale alto superando tutte le difficoltà. In breve raggiunge la cengia con i mughi, salgo anche io e iniziamo a festeggiare. Il secondo tiro è sotto i nostri piedi, l’incognita è stata risolta e ora la via verso l’alto è aperta!

Una settimana dopo riapriamo le danze, superiamo il terzo tiro che avevamo già aperto due anni prima e velocemente apro il quarto tiro, la lunghezza più facile e scalabile incontrata fino a questo punto. Raggiunto un buon punto di sosta siamo ora al cospetto di quello che pensiamo sarà il nostro ultimo tiro. All’inizio la parete sembra scalabile ma più in alto la roccia pare meno appigliata. La linea è logica e di là proveremo a passare. Ora tocca nuovamente a Sbisi, con gran classe scala il bellissimo muro grigio fino a piazzare il quarto fix. Dopo qualche volo riesce a passare, continua ad arrampicare su un tratto più facile, si muove con gran sicurezza e sale parecchi metri sopra l’ultima protezione, raggiunge delle ottime prese e piazza l’ultimo fix del giorno. Oggi è stata una giornata molto produttiva, ormai è tardi e felici scendiamo.

Sabato 5 Luglio è il giorno decisivo. A questo punto è una lotta tra Sbisi e la parete. Piazza subito un fix fuori dallo strapiombo per proteggere in sicurezza un’eventuale caduta. Oggi è con noi anche il nostro amico Leonardo Comelli, è venuto a farci le foto durante l’apertura. Siamo un bel team ed è molto motivante. Dopo un paio di voli per ripulire gli appigli Sbisi riesce a passare e a piazzare la protezione successiva. Ora è di nuovo il mio turno, salgo gli ultimi stupendi quindici metri di via e raggiungo una comoda nicchia dove piazzo la sosta, la nostra via finisce qui. Dopo svariati sforzi siamo riusciti a terminare il nostro progetto, un percorso che si chiude e che ora lascia spazio al solo piacere della scalata.

E’ la nostra prima esperienza di apertura in montagna e siamo davvero contenti del risultato. Le lunghe giornate trascorse insieme in parete non ci sono mai pesate, ci sentivamo “parte dell’ambiente” e insieme ce l’abbiamo fatta. Aprire questa via è stato un grande impegno anche perché volevamo creare qualcosa di nuovo degno della bellezza di questo luogo e in linea con le altre vie della parete. Speriamo nel riscontro positivo dei futuri ripetitori.

Il 19 Luglio siamo ritornati in parete per fare delle foto e riprese video. Abbiamo liberato subito i primi due tiri. Purtroppo a causa della meteo inclemente e di impegni vari sono riuscito a ritornare in parete solo il 30 Agosto in compagnia di Alberto dal Maso. Ho scalato il primo tiro superando lunghi tratti bagnati con grande dispendio di pelle e energie ma sfortunatamente a pochi metri dalla sosta sono scivolato e ho concluso il tentativo penzolando sulla corda. Visto le brutte condizioni ho preferito non rifare il tiro e concentrarmi solo nella libera del terzo e quinto tiro. Abbiamo raggiunto la cengia e a fatica sono riuscito a liberare il bellissimo e lungo terzo tiro. Il quarto è stato salito a vista da Alberto e al primo tentativo, quasi incredulo ho salito anche l’ultimo tiro. In sosta ho provato davvero una grande soddisfazione. Successivamente non siamo più riusciti a ritornare e quindi la salita integrale in libera in giornata sarà l’obiettivo del prossimo anno.

Un grandissimo ringraziamento a Sbisi, mio compagno d’avventura, senza di lui sarebbe stata un’odissea…. e agli amici che ci hanno sempre sostenuto e motivato per questo progetto, in particolare a Leo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda per averci fatto le foto e le riprese video sulla via.

Liberi di scegliere… liberi di sognare, nella vita come in montagna, grazie a tutti e buona scalata!


LIBERI DI…
di Gabriele Gorobey

Mi è stato chiesto da Andrea se volessi aggiungere qualcosa al suo articolo… Lui è il preciso dei due in queste cose.
Ci sono molti aneddoti e momenti accaduti in quelle giornate, ma non è ora il momento di raccontarli. Siamo stati affiatati ed è stato magico. Andrea è una scalatore fortissimo, fanatico, preciso. E’ da molti anni che scalo con lui ma il suo modo di leggere la roccia riesce sempre a stupirmi. Il nostro legame è diventato molto forte e voglio ringraziarlo perché grazie a lui è nato tutto questo.

Che posso dire io che non è stato già detto? Be’ forse il perché io ero li… Amo la scalata a 360 gradi, è la mia vita. Il mio desiderio è sempre stato di viverla in tutte le sue forme e ricercare la polivalenza per potermi considerare un giorno un vero scalatore. Ho ripetuto vie ma era ora per me di mettermi alla prova.

Ho avuto in casa esempi di amici come Mauro Bubu Bole, Marco Sterni, Aldo Michelini, Erik Svab, Mario Cortese, Stefano Staffetta… mi hanno raccontato storie, momenti che mi facevano venire la pelle d’oca perché parlavano tutte la stessa lingua: AVVENTURA! Se pur nel nostro piccolo, proprio di questo ora avevo voglia, di percorrere nuove strade, ricordarmi che sono vivo e che il mio cuore può battere forte, sentirmi libero! E questo che ho sentito mentre attraversavo porzioni di roccia liscia lontano dall’ultima protezione, sfidando l’incertezza, appendendomi a un cliff di dubbia tenuta, sperando di farcela e lottando con tutte le mie forze…

In quei momenti di massima concentrazione accade qualcosa di strano che ci scollega dal normale senso di vita a cui siamo abituati e dalle normali paure di ogni giorno. E’ qualcosa di più sano e primitivo che si risveglia, che forse ci riconduce al vero senso della vita e che ci fa lottare per qualcosa in cui crediamo. Ogni momento è pregno di questa energia, improvvisamente riesci a respirare più a fondo del solito ed ha un altro sapore. Diventa tutto chiaro, ora so cosa devo fare, non ho altre preoccupazioni, paure inutili e infondate sul futuro, soldi, lavoro… sono io, sono lì, ora, sono vivo, e sono libero… sono libero di scegliere!

Ringrazio il mio amico Andrea, Alberto, Luka Fonda, Leo, tutti gli amici e le persone con cui riesco a condividere tutto questo! Ringrazio i miei sponsor in particolare E9, mes-italia,S.C.A.R.P.A., Fly Service e anticaduta.com.

Se pur una “piccola” realizzazione, le cose sono tanto grandi quanto il senso che noi gli vogliamo dare… Dedico la via al mio amico Francesco Bigazzi e a mia cugina Paola che prematuramente pochi mesi fa ci hanno lasciato. Due persone a cui ero molto legato e che, se pur non scalando, condividevano con me questi sentimenti. Chiudo con le ultime parole che Paola ha scritto in ospedale:

SE PER TE UN SORRISO È TUTTO
NON C’È DIFFERENZA TRA VITA O MORTE
C’È SOLO GIOIA
C’È SOLO AMORE
PER CHI LO SA CAPIRE
PER L’ANIMO PURO ED IL CUORE APERTO…
BISOGNA AVERE CORAGGIO, LANCIARSI, VIVERE
GUARDO INDIETRO E AMO TUTTO CIÒ CHE HO FATTO
GUARDO AVANTI E NE VOGLIO ANCORA
PERCHÈ PER VIVERE MI BASTA UN SORRISO
IL SOLE CHE SPLENDE
I MIEI AMICI
E UN PO’ DI MUSICA

 

Trailer Liberi di Scegliere, nuova via su Monte Robon, Alpi Giulie

Ecco il trailer del nostro film girato su Liberi di Scegliere, la nuova via che abbiamo aperto sulla parete ovest del Monte Robon, Alpi Giulie. Presto sarà pronto il film completo!

New routes, first ascents, great team and good pictures!

Work in progress in Istria! I think the potential for new things is high and I’m super psyched to be part of this process. Here some nice pictures by Leonardo Comelli of one of the new routes, “American gypsy” 8b. More pics coming soon.

Photogallery on Tom et je ris, 8b+ in Verdon

Ho trascorso tutto il mese di Settembre a Parigi per lavoro e mai avrei immaginato di ritornare a breve in Verdon. Dopo un paio di settimane il lovoro era ben impostato e “dall’alto” mi comunicano che quel fine settimana potevo rientrare a casa. Immediatamente inizio a pianificare…

Pochi giorni prima Barbara Raudner mi aveva scritto che stava partendo per il Verdon assieme a Hannes. L’idea prende forma, scrivo immediatamente a Barbara, ho tre giorni liberi e mi piacerebbe tanto scattare qualche foto su Tom e je ris. Le previsioni sono ottime, Barbara e Hannes rispondono entusiasti, è un’occasione da prendere al volo!

Venerdì lavoro mezza giornata e a ora di pranzo parto da Parigi super motivato. Mi piace molto viaggiare, vedere posti nuovi anche solo dal finestrino dell’auto e non ho mai attraversato la Francia in questo senso di marcia. La giornata è stupenda, ventilata, ideale per guidare e finalmente dopo nove ore non-stop arrivo a destinazione. Barbara e Hannes mi accolgono calorosamente e anche io sono davvero felice di rivederli, abbiamo un sacco di storie e avventure da raccontarci, trascorriamo una bellissima serata da climbers!

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La bellissima casa provenzale in the middle of nowhere

La mattina dopo festeggiamo il compleanno di Barbara con tanto di torta e candeline poi partiamo direzione Grotta de Galetas. Noleggiamo una canoa, carichiamo tutta la nostra attrezzatura e remiamo una decina di minuti fino alla base della grotta. Il posto è pazzesco, uno strapiombo incredibile a buchi. Veloce riscaldo e parto incoscientemente deciso (forse troppo) su Pue l’Fion, un viaggio di quasi 40m grado 8b+.
Mi diverto come un pazzo, movimenti strafisici su prese buone, agganci, tallonaggi, passaggi dinamici, una gran via molto impegnativa. Raggiungo la sosta senza troppi problemi anche se sento di aver speso molte energie. Una volta a terra la stanchezza mi presenta il conto…ho le braccia di legno, la giornata purtroppo finisce qui. La via è stupenda e spero di ritornare presto.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a casa di Bruno Graou, è sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere con un personaggio del genere.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

La mattina di domenica ci svegliamo presto, è il giorno delle foto su Tom.
Ci trasferiamo in auto sulla Rive Gauche da dove in poco meno di un’ora a piedi si raggiunge la sosta di calata della via. Mi calo per primo e predispongo il tutto in attesa che Barbara mi raggiunga. Quando tutto è in ordine Hannes mi da l’ok e finalmente inizio ad arrampicare. L’aderenza è ottima e mi gusto al massimo la bellezza dell’arrampicata, scalo fluido e leggero fino al riposo dopo i primi 15 metri di via dove poi mi fermo per permettere a Hannes di piazzarsi più in alto. Mi sento bene, è ventilato ed è fantastico poter arrampicare ancora una volta su questo tiro stupendo.
Per le foto scalo la via due volte,nel frattempo anche Barbara prova i suoi metodi e verso le quattro ci ritroviamo tutti in cima alla via contenti della bellissima giornata. Ritorniamo a La Palud per l’aperitivo e casualmente troviamo Francois Guillot (uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva in Verdon) che festeggi 71 anni e fa ancora il 6c! Francois è una persona magnifica ed è veramente piacevole parlare con lui o semplicemente ascoltare i suoi racconti.

Photo by Hannes Raudner Hiebler

Tom e tje ris – Photo by Hannes Raudner Hiebler

Lunedì il tempo è brutto ma, approfittando di una schiarita, raggiungiamo nuovamente la calata di Tom et je ris. Vorremo fare ancora delle foto ma purtroppo il tempo è instabile e si sta preparando un temporale, a malincuore siamo costretti a rientrare con le pive nel sacco. Sulla strada del rientro andiamo a dare un’occhiata a una falesia vicino al Pont du Soleil ma, a causa dell’altissimo tasso di umidità, dopo un paio di tiri molto belli decidiamo che non ha senso insistere e rientriamo a La Palud.
Martedì mattina sveglia alle quattro e mezza, nove ore di macchina, arrivo a Parigi verso le tredici e trenta, lavoro fino alle sei e mezza e poi finalmente rientro in albergo…giornate lunghe he-he-he!
Ringrazio di cuore Barbara e Hannes per l’ospitalità e l’affetto che sempre manifestano nei miei confronti. Un ulteriore grazie ad Hannes per la sua pazienza, cortesia e per le bellissime foto!
Ciao

SHORT TRIP TO BOSNIA AND BOLTING PRIVATE PARTY IN ISTRIA

Tre giorni dopo il rientro dal Verdon riparto direzione Bosnia. Mi aggrego a una banda di triestini, obiettivo scoprire nuove pareti, chiodare vie nuove e partecipare al meeting di arrampicata Pecka Rock Climbing Festival 2014.

Partiamo da Basovizza e almeno per questa volta non devo guidare, sono ospite di Leonardo Comelli alias Romboss, mente creativa e personaggio di punta del Ghey Team. Sbisi e gli altri fenomeni ci seguono a bordo del furgo.
Dopo circa 4 ore di viaggio valichiamo il confine bosniaco di Gradiška, cittadina situata nel nord della Repubblica Serba, sulla sponda destra del fiume Sava. L’impressione è di avere paradossalmente fatto in pochi metri…, un grande salto nel passato. Edifici semplici, grigi, austeri e dalla costante uniformità architettonica trasmettono un senso di tristezza e malinconia. In attesa degli altri, io e Leo ci fermiamo appena oltre il confine per uno spuntino, il cambio favorevole è sempre una bella cosa. Dopo circa un’ora trascorsa passeggiando in cerca di una banca, finalmente riprendiamo il viaggio direzione Banja Luka. Prati verdi, boschi e casette semplici spesso non intonacate, fanno da sfondo al breve tragitto. Al nostro arrivo avvisiamo i ragazzi bosniaci e, nell’attesa che ci vengano a recuperare, acquistiamo le provviste di prima necessità…birra e vino di produzione locale. Siamo ospiti della sala boulder costruita da loro all’interno di una vecchia caserma militare ora riconvertita a campus universitario. La struttura è dotata di tutti i comfort e i ragazzi non ci fanno davvero mancare niente. Dopo l’aperitivo di benvenuto ci spostiamo verso il centro città a mangiare qualcosa e terminiamo piacevolmente la serata in una birreria con musica dal vivo.

Coca cola advertisment

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Piove, è iniziato quando siamo arrivati, non ha mai smesso e le previsioni sono catastrofiche… Il mattino dopo ci svegliamo presto ma purtroppo diluvia, posticipiamo la sveglia. Verso ora di pranzo partiamo in auto per un giro panoramico delle potenziali pareti da attrezzare. Percorriamo per chilometri la valle del fiume Vrbas spesso fermandoci ad ammirare, seppur da lontano, qualsiasi formazione rocciosa degna di nota. Sfortunatamente la pioggia insistente non permette l’accesso alle pareti e a malincuore, rientriamo al campo base. La motivazione del gruppo è alta, le pareti individuate sono molto allettanti ma la pioggia è la triste costante. Decidiamo che se l’indomani il tempo non fosse migliore, ce ne saremmo andati. L’inclemenza della perturbazione non lascia scampo, il mattino seguente il copione è sempre lo stesso, acqua a secchiate. Nei giorni successivi scopriremo dai telegiornali che l’ondata di maltempo ha insistito per giorni sulla Bosnia arrecando danni ingenti e parecchie vittime…per la cronaca, anche il Pecka Rock Climbing Festival è stato annullato.

Interessante e promettente parete...ma tanta tanta acqua!

Interessante e promettente parete…ma tanta tanta acqua!

Nel tentativo di salvare la nostra vacanza, tre erano le opzioni considerate, spostarsi in Croazia zona Spalato, opzione due Packlenica o rientro zona Fiume-Buzet. Ultima occhiata alle previsioni meteo e verso ora di pranzo partiamo direzione Istria. Precedentemente avevo proposto al team di fare una spedizione su una parete vergine zona Buzet dalla quale mi ero già calato un paio di anni fa. Ero sicuro che, unendo le forze, avremmo creato qualcosa di interessante. A Fiume non piove, è coperto e ventilato, ci dirigiamo a Medveja dove finalmente tocchiamo roccia. La sera parte del gruppo decide di rientrare a Trieste.

Climbing in Medveja - Photo by Leo Comelli

Climbing in Medveja – Photo by Leo Comelli

Io e Leo ci trasferiamo a Buzet e bivacchiamo sulla riva del fiume Mirna. Le previsioni sono buone, la motivazione alta e fortunatamente Sbisi riesce ad arruolare Berto, ora siamo quattro fanatici con tre trapani e una parete strapiombante…vamossss!

Venerdì mattina carichi come muli saliamo alla base della parete, abbiamo fame di roccia. Io e Berto attacchiamo per primi, dal basso…etici…patetici… Attacco sulla linea che avevo deciso di chiodare due anni fa e attrezzo la prima parte, fino sotto la pancia strapiombante. Mi calo un paio di spit e riprendo su terreno vergine traversando a sinistra sul facile fino a una nicchia dove allestisco la sosta e recupero Berto. Riparto, mi alzo dritto sulla verticale della sosta, piazzo due friend in mezzo a delle canne “canterine” e piazzo lo spit. A fatica guadagno metri, mi sposto ancora leggermente a sinistra nell’evidente dietro e, dopo una decina di metri, raggiungo il punto dove piazzare la futura sosta ma ora salgo ancora un po’ fino a una comoda cengia e recupero il socio. Ora passa avanti lui per l’ultimo “ravano” che ci conduce in cima alla parete. A questo punto attrezziamo le corde sulle linee precedentemente individuate e scendiamo alla base, missione compiuta! Nel frattempo Leo e Sbisi, sfruttando una facile via nuova attrezzata da ignoti e una volta raggiunta la cima, hanno iniziato a calarsi studiando meticolosamente le possibilità offerte dalla bellissima parete posta a sinistra rispetto quella attrezzata da noi. La giornata è volata, ci siamo divertiti, la parete è davvero bella e ora possiamo festeggiare. Sarà la prima delle tante serate passate in paninoteca a Buzet per ricaricare le batterie del trapano, cenare a base di “panino con tutto” e dissetarsi con birra e abbondante vino…poi alla fine…è sempre colpa di “ciuccio muccio”…Leo.
Day two e si attrezza alla grande, siamo tutti sulle corde, disgaggiamo, esploriamo, chiodiamo e spazzoliamo, sembriamo lavoratori in catena di montaggio, sistematici, seriali y fanaticos! Lavoriamo dalla mattina fino alle nove di sera, scendiamo con il buio e dopo…fiesta! Manteniamo questo ritmo per quattro giorni, nascono dieci vie nuove dal 7a in su, alcune vengono liberate altre solo timidamente provate.

Beautiful colors just before a storm - Photo by Leo Comelli

Beautiful colors just before a storm – Photo by Leo Comelli

Alla sera del quarto giorno siamo a pezzi, indolenziti, senza pelle, con le vesciche ai fianchi dovute all’imbrago ma davvero soddisfatti del lavoro fatto e del potenziale futuro. Condividere queste giornate con dei ragazzi fantastici è stato estremamente divertente, produttivo e inaspettato, quattro selvaggi all’opera nel loro habitat naturale, un grande show! Avreste dovuto esserci… Ringrazio tutti i miei compagni di avventura e gli amici bosniaci per la calorosa ospitalità. Ciao e alla prossima!

Video of these days by Alberto Giassi, pictures and video by Leo Comelli, thank you guys!