Archivi tag: liberidiscegliere

Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

CAI2015_Azimut_teatro_web

Alpinismo EstEtico – Serata ad Artegna

CAI2015_Azimut_teatro_web

Con grande piacere Vi invito tutti alla serata Alpinismo EstEtico che si terrà Venerdì sera alle 20.45  presso il Nuovo Teatro Mons. Lavaroni di Artegna.

Io, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli e Enrico Mosetti saremo ospiti della sottosezione del CAI di Artegna per una serata a base di Alpinismo, Avventura e tanto divertimento.

Avremo modo di raccontarvi con foto, parole e filmati, alcune delle nostre avventure vissute sulle montagne di casa e non solo… Alpinismo, Arrampicata, Sci, Viaggi, Fotografia, sono le nostre grandi passioni, cerchiamo di viverle sempre con grande energia e passione sognando sempre la prossima avventura.

Certamente questa è una bella occasione per ritrovarci tutti assieme, addetti ai lavori e non, per condividere almeno per una serata le grandi emozioni e soddisfazioni che il mondo della montagna ci regala.

A Venerdì allora! Venite numerosi, ci divertiremo e alla fine berremo qualcosa insieme.

Ospiti dell’Outdoor meeting di Monteleone Rocca Doria – Sardegna

Esattamente il giorno prima di tuffarci nell’avventura del Madagascar, a sorpresa ricevemmo l’invito all’outdoor meeting di Monteleone Rocca Doria. Entusiasti accettammo immediatamente.

Venerdì 16 Ottobre lasciamo l’uggioso Friuli e in poco più di un’ora di volo ci ritroviamo ad Alghero, nell’assolata e calda Sardegna Nord Occidentale. Ad accoglierci troviamo Italo e Roberto, due tra gli organizzatori del meeting e membri dell’organizzazione Amici della Montagna Sarda.

Lago del Temo e falesia di Roccadoria

Lago del Temo e falesia di Roccadoria

Lasciamo il litorale e ci addentriamo nel lussureggiante entroterra coperto da boschi e zone dedicate al pascolo. In poco più di mezz’ora raggiungiamo il nostro alloggio sotto le pendici del Monte Minerva, famoso anche per la necropoli a Domus de Janas, un sepolcreto risalente al Neolitico e con grandiosa vista sulla vallata antistante.

Posiamo i bagagli e accompagnamo le nostre due guide alla ricerca di Porcini in un boschetto della zona, il bottino non è dei migliori ma la motivazione nel trovare qualcosa di “grosso” ci fa divertire e ci regala qualche bella soddisfazione. Si fa sera e ci spostiamo a Monteleone Rocca Doria per la cena.

Ceniamo insieme agli organizzatori e a tutte le persone coinvolte nel garantire lo svolgimento ottimale della manifestazione. Un banchetto nuziale, funghi, pasta, porceddu, agnello, dolci e buon vino, questi Sardi quando si tratta di far festa mi sembra non siano secondi a nessuno. Suonate e canti allietano la serata, Io e Sbisi non ci facciamo mancare nulla e trascorriamo davvero una serata indimenticabile.

Lago del Temo

Lago del Temo

Sabato 17 è il primo giorno del meeting, scendiamo in falesia sul presto per sfruttare l’ombra e per provare il nuovo tiro appena chiodato da Maurizio Oviglia. Il tiro è molto bello e particolare, si arrampica su un muro leggermente strapiombante a buchetti e tacche. A circa quindici metri da terra si incontra una sequenza dura di tre-quattro movimenti poi un riposo e a seguire una decina di metri di resistenza molto tecnici e su appigli a volte sfuggenti. Sfortunatamente la roccia è molto umida al mattino e quando esce il sole diventa audace scalare, la fortuna non è dalla nostra e non riusciamo a salire il tiro, rimandiamo all’indomani.

Nel pomeriggio si svolge la classica gara di velocità sulla parete della vecchia cava di pietra su un muro alto una ventina di metri. Seppur dentro una cava il contesto è unico ed è divertente guardare gli altri che fanno fatica mentre parliamo con la gente sempre aperta e disponibile nei nostri confronti.

Arriva la sera e il momento della nostra serata. In una saletta gremita di gente proiettiamo foto e video che raccontano alcune delle nostre avventure degli ultimi due anni e presentiamo brevemente con qualche foto la freschissima avventura vissuta in Madagascar. Riceviamo un riscontro molto positivo e ne siamo davvero orgogliosi.

La serata prosegue per le vie del paese addobbate a festa e animata dalla scoppiettante musica rock-folk di un valido gruppo musicale.

King Arthur 7b+

King Arthur 7b+

Domenica 18 scendiamo in falesia a metà mattinata e con gran classe Gabriele riesce nella libera del nuovo progetto, nasce “Su Sindicu” 7c+, in onore di Antonello, simpaticissimo sindaco di Monteleone. Io mi dedico ad altro e salgo la bellissima linea di Philadelphia 7c+ in flash dopo aver assicurato Gabriele precedentemente. Grandiosa via a tacche e buchetti, sicuramente una via da non perdere soprattutto se fatta con un pochino di aderenza.

Risaliamo in cava e poi in paese, tantissima gente ovunque e aria di gran festa. Tutto ciò mi fa un pò pensare sul come mai dalle mie parti non si riesca ad organizzare un evento così riuscito nel quale ci sia anche l’arrampicata…….

La serata prosegue in compagnia di nuovi amici di fronte a una birra e all’immancabile Porceddu!

Sono rimasto colpito dalla bellezza del posto e dalla calorosa ospitalità della gente. Consiglio un soggiorno in zona per la varietà delle attività che si possono fare sul territorio, per info www.roccadoria.org/.

Speed contest

Speed contest

La falesia di Rocca Doria è recensita sulla nuova guida di arrampicata di Maurizio Oviglia. Il tipo di roccia è calcare lavorato a  tacche, buchi e svasi. L’arrampicata è prevalentemente tecnica e di dita ma non mancano i muri strapiombanti di resistenza. Personalmente mi hanno molto colpito per la bellezza della linea le vie Philadelphia, King Arthur, Visionario e le vie limitrofe, assolutamente da non perdere.

Ringrazio di cuore gli Amici della Montagna Sarda e l’Amministrazione comunale di Monteleone Rocca Doria per la grandiosa ospitalità. Un ringraziamento speciale a Maurizio Oviglia, a Roberto Ciabattini e a Italo Chessa per averci “guidato” nel nostro soggiorno.

Big thanks to E9, Ocun, Kong, CAI Società Alpina delle Giulie Trieste.

Alla prossima!

 

 

Shakti!

Mi sembra ieri di aver letto l’articolo su Planetmountain dell’apertura e successiva prima libera di Shakti ad opera del mitico Riccardo Scarian “Sky” e invece son già passati quattro anni.
A volte penso quanto sia a dir poco incredibile e inesorabilmente veloce il trascorrere del tempo, anni letteralmente volati ma che non hanno sbiadito il piacevole ricordo di quell’articolo letto. Una nuova via, un luogo non “commerciale”, un’intensa avventura vissuta da Sky e dai suoi compagni.
Un paio di settimane fa ho iniziato a pensare ai miei prossimi obiettivi e ho pensato subito a Shakti.
Giovedì scorso il programma ha preso vita grazie anche a delle previsioni decenti e a un team altamente motivato. Venerdì notte parcheggio il camper in Valnuvola, piove forte e per tutta la notte.
Sabato ci svegliamo con calma e un po’ preoccupati ma siamo piacevolmente sorpresi che le pareti dall’altro lato della valle sono asciutte, percorriamo il tortuoso sterrato fino al parcheggio, piazziamo il mezzo e super motivati ci incamminiamo verso la parete.
Il Picco delle Aquile ci appare di fronte all’improvviso, è stupendo e sembra tutto asciutto tranne parte del tiro chiave sul grande strapiombo.
Le cordate in partenza sono Io con Sbisi, Carlo Giuliberti con Alberto ADM.
Partiamo prima noi, Sbisi sale il primo tiro, io il secondo, sul terzo ci fermiamo un pochino complice anche il bagnato, prima sale Sbisi poi gli do il cambio e raggiungo la sosta. Viste le condizioni non proprio ideali decidiamo di non provarlo ulteriormente e lo lasciamo in pasto ai nostri compagni che ci seguono a ruota. Noi saliamo anche il quarto tiro che Sbisi sbaglia a vista per un soffio e poi scendiamo tutti alla base e giù di corsa a far festa nel furgone.
Siamo molto entusiasti della bellezza della via, della qualità della roccia e della chiodatura esemplare, puro divertimento.
Domenica la giornata è fantastica, cielo azzurro e buona aderenza, assaporiamo completamente la bellezza del posto.
Carlo e ADM si scaldano sul primo tiro poi raggiungono la sosta del quarto sulle fisse lasciate il giorno prima, vogliono salire gli ultimi tre tiri della via e lasciano giocare me e Sbisi con il tiro duro.
Oggi parto io, saliamo il primo tiro. Sensazioni strane, stanchezza, dolore alla pelle e un leggero rincoglionimento post bagordi della serata. Il mio socio forse non ha male alla pelle ma anche lui accusa pesantemente gli altri sintomi. Il secondo tiro è proprio bello ma presenta una partenzina non proprio friendly per la pelle delle dita. La fissa lì a portata di mano agevola la decisione, lo saltiamo per concentrare tutte le energie sul terzo tiro, il chiave della via.
Il grande strapiombo è la lunghezza più bella e spettacolare della via, un capolavoro della natura, imponente e impegnativo. Durante il primo giro di ieri ho pensato più volte a Sky in apertura, a quanto impegno, sforzi e tempo gli sono costati per raggiungere in punto dove piazzare la sosta sulla placca fuori dal grande strapiombo. Il primo giro tocca a me, non sono abbastanza caldo e non so bene come eseguire la sequenza di uscita. La prima parte del tiro è verticale su buone prese poi si attacca improvvisamente lo strapiombo fisico con allunghi su prese discrete, una decontrazione e poi via sulla sequenza chiave. Tiro quattro manate ma ho gli avambracci duri e mi fermo al penultimo spit. Provo bene i passaggi e dopo vari tentativi trovo quella che secondo me è la miglior sequenza per affrontare questo tratto fisico e difficile, mi faccio calare in sosta. Ora tocca a Sbisi, in breve raggiunge l’uscita ma anche lui non è sufficientemente caldo e si deve arrendere, lo calo. Tocca nuovamente a me, parto deciso e rilassato, la prima parte e lo strapiombo passano veloci, decontraggo, attacco l’uscita, cerco di scalare preciso e veloce ma a un tratto incomincio a sentire la stanchezza, resto concentrato, mi impegno al massimo e sbuffando e gridando riesco a tenere un buchetto che stupidamente non avevo preso bene, al limite faccio li ultimi due movimenti duri e mi trascino in sosta. Inaspettatamente in tiro chiave è sotto i miei piedi! Mi faccio calare, ora è il turno del mio socio. Sbisi ha margine ma al primo giro gli scivola un piede mentre al secondo purtroppo cade all’ultimo passo duro causa un piccola leggerezza nell’eseguire la sequenza. Non è molto contento…e a me dispiace molto. Non vuole più provare e si offre di accompagnarmi fino in vetta. Arrampico un po’ nervoso i primi due spit del quarto tiro ma poi mi rilasso e tutto fila liscio fino in sosta, Sbisi mi raggiunge. Non perdiamo tempo e attacco il quinto tiro, esito un pochino sulla sequenza dura complice anche un fastidioso dolore ai piedi ma poi trovo la soluzione, in breve mi ritrovo su terreno più facile e infine in sosta. L’ultimo tiro è puro piacere, passo la corda in sosta e sono davvero felice. Subito però penso a quel secondo tiro oggi non salito e un po’ mi rammarico, lo prendo come una lezione, devo credere sempre nelle mie forze e non cercare scuse con me stesso, a volte le cose possono evolvere positivamente in modo inaspettato! Scendiamo in fretta, raggiungiamo Alberto e Carlo alla base della parete, carichiamo in schiena i nostri pesanti fardelli e corriamo giù per i boschi fino al furgo, è ora di rientrare. Lasciamo la Valnuvola stanchi ma davvero felici di aver trascorso due intense giornate su una via fantastica in un luogo incantevole, grazie Sky!
Probabilmente siamo le prime cordate che hanno salito la via e obiettivamente pensiamo che la difficoltà complessiva sia un po’ più facile di quanto segnalato dai primi salitori e sul tiro chiave, il terzo, forse ho utilizzato una sequenza diversa da quella utilizzata da Sky e, a mio avviso, il grado di questa lunghezza si assesta sull’8b.
Ringrazio ancora Sky per averci regalato questo gioiellino, esempio di chiodatura sportiva mai scontata ma non pericolosa! Spero di tornare presto per chiudere meglio i conti!

LIBERI DI SCEGLIERE – Presentazione in anteprima del video realizzato sulla via e slideshow

Presentazione in anteprima del video realizzato sulla via e slideshow

Finalmente ci siamo! Era da tempo che sognavo di poter organizzare una serata per raccontare e condividere le mie grandi passioni, l’arrampicata, la montagna e i viaggi. Stiamo ultimando i preparativi…speriamo bene!

Quelli appena trascorsi sono stati per me due anni ricchi di avvenimenti belli e brutti, di cambiamenti positivi ma rischiosi e di scelte non sempre facili. Ho avuto la fortuna di poter viaggiare parecchio e di incontrare molte persone sul mio cammino. Ho potuto vivere intensamente a contatto con la natura, ogni giorno all’aria aperta e in posti stupendi dove altrimenti mi sarei potuto fermare solo per pochi giorni di vacanza. In queste condizioni sono maturate anche grandi amicizie, una fra tutte quella con Gabriele. Sebbene con caratteri diversi, ci accomuna la grande passione per la scalata, per il gesto, per l’etica e per i valori che emergono vivendo intensamente certe avventure.

Fondamentale è stata anche l’energia, la freschezza e “la voglia di fare tutto” che mi hanno trasmesso alcuni membri autorevoli del “gheyteam”, un gruppo di ragazzi splendidi, fanatici del “vivere la vita”, con i quali nell’ultimo anno ho condiviso bei momenti. Insieme siamo riusciti a iniziare alcuni progetti in arrampicata e a raccogliere preziosissimo materiale fotografico e video.

La scorsa estate io e Gabriele abbiamo aperto una via nuova attrezzata a fix sulla parete Ovest del Monte Robon, Alpi Giulie. Per noi è stato un bel cantiere, un ulteriore modo di rafforzare la nostra amicizia. E’ nata una bella via, su roccia fantastica, di un certo impegno e direi in sintonia con le altre mitiche vie aperte sulla stessa parete da nomi importanti quali Sterni e Svab.

L’idea della serata si è concretizzata quando grazie al volontariato di Leonardo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda, siamo riusciti a raccogliere sufficiente materiale per montare un video sulla via in questione. Complice uno sfortunato infortunio sul lavoro che lo ha costretto a una lunga pausa dall’arrampicata, Alberto si è dedicato giorno e notte all’editing del video per poi solo alla fine passarlo al guru Andrea Padoan per la rifinitura finale.

E’ nato un cortometraggio della durata di circa 25 minuti nel quale raccontiamo alcune fasi dell’apertura della via per poi lasciare spazio alle immagini, alla musica e al suono del vento che ci ha spesso accompagnati in questa avventura regalandoci intensi momenti di raffinato equilibrio psicofisico e forti emozioni.

Oltre alla proiezione del video abbiamo preparato uno slideshow che in qualche modo ripercorre cronologicamente il nostro ultimo anno e mezzo di viaggi e arrampicate, pensiamo sia un’ulteriore occasione per trascorrere piacevolmente alcuni minuti insieme a noi, alla nostra passione e ai nostri sogni.

Vi aspettiamo numerosi!!

La serata si terrà Venerdì 17 Aprile alle 20.30 presso la palestra di arrampicata Gravità Zero in Via Alle Cave 55, Trieste.

Liberi di scegliere, nuova via di Andrea Polo e Gabriele Gorobey nelle Alpi Giulie

From Planetmountain.com

Sul Monte Robon nelle Alpi Giulie, Andrea Polo e Gabriele Gorobey hanno aperto Liberi di scegliere (200m, 8a/a+)

Nel corso di tre estati due fortissimi giovani climber, Andrea Polo e Gabriele Gorobey, hanno aperto Liberi di scegliere, una nuova via di 8a/a+ sul Monte Robon nelle Alpi Giulie. Una linea di 200 metri, aperta dal basso (e di cui manca per ora la salita in libera in giornata) che per la sua difficoltà e la sua bellezza si pone come nuovo punto di riferimento per le vie di più tiri in quel bellissimo e, a torto un po’ trascurato, angolo del mondo che è il Friuli Venezia Giulia.


LIBERI DI SCEGLIERE
di Andrea Polo

Ho visto per la prima volta la parete del Monte Robon circa vent’anni fa durante una gita sociale organizzata dal CAI di Udine. Ricordo una piacevole camminata come tante, impreziosita dal nitido immagine di una compatta parete di calcare grigio. Di lì a poco, compiuti i sedici anni, iniziai a frequentare un corso di alpinismo su roccia. Finalmente avevo raggiunto il tanto desiderato obiettivo, volevo a tutti i costi arrampicare!

Era il 1997, io muovevo i primi passi e il grande Marco Sterni tracciava le prime vie della parete, apertura dal basso, tutto a fix e difficoltà sostenute. Nel 2002 ebbi la fortuna di accompagnare il mio amico Cama su ”La bellezza non conosce paura”, capolavoro di Sterni con difficoltà di 7c max e 7b obblig., era la mia prima esperienza su una via di più tiri al di fuori del corso di alpinismo e la seconda volta ai piedi di questa bella parete. Riuscimmo, mi sembra, a salire solo i primi due tiri, l’arrampicata complessa e di difficile lettura decretarono la prematura fine della nostra piccola avventura.

Non ne ero pienamente consapevole ma ormai il fascino di questo luogo e la bellezza della roccia mi avevano ammaliato. Negli anni successivi ritornai molte volte per provare e ripetere le impegnative vie della parete finché ad una ad una si lasciarono tutte salire.

Dopo anni di pratica e di costante dedizione mi considero ormai un arrampicatore fanatico, cosciente dei pregi e consapevole dei difetti che, ahimè, ciò comporta. Grandi sacrifici, rinunce, scelte, compromessi, tutto ruota intorno alla scalata, a cercare di “superare il limite” e a creare qualcosa di nuovo per me e per i futuri ripetitori. Con grande motivazione e energia mi sembrava fosse giunto il momento di creare qualcosa di nuovo, una salita all’altezza delle vie già tracciate ma con uno sguardo rivolto al futuro e a nuove difficoltà.

Fu così che nell’estate del 2010 individuai una linea che valeva la pena tentare. Quell’estate feci solo un tentativo accompagnato da Stefano Staffetta, il caldo e le difficoltà elevate fermarono la mia avventura al quarto fix del primo tiro. Per me non fu un fallimento ma solo l’inizio di un nuovo percorso. Purtroppo non è facile trovare compagni di fiducia e motivati ad accompagnarmi in parete, passano infatti due anni senza riuscire a provare nuovamente.

Finalmente nel 2012, parlando con Gabriele Gorobey (Sbisi), percepisco anche da parte sua la voglia di creare qualcosa di nuovo, gli racconto del mio progetto e gli propongo di unire le forze per tentare la nuova via. Sbisi si appassiona subito al progetto e immediatamente organizziamo un fine settimana in parete. Il primo giorno tentiamo per ore di oltrepassare il punto raggiunto da me nel primo tentativo effettuato, ma dopo innumerevoli voli gettiamo la spugna. Entrambi non vogliamo perdere la giornata e immediatamente decidiamo di raggiungere la soprastante terrazza con mughi che speriamo diventerà la partenza del nostro terzo tiro. Sfruttando una cengia e dopo un facile tiro di raccordo, in breve arriviamo sulla terrazza. Allestiamo la sosta e iniziamo ad aprire. A fine giornata siamo a buon punto e a pochi metri da dove pensiamo allestiremo la sosta successiva. Ci caliamo a notte fonda stanchi e affamati, pronti a trascorrere una bella nottata in questo posto fantastico. Il giorno dopo ultimiamo il tiro e scendiamo di nuovo alla base. Studiamo meglio la parete e individuiamo una linea che con eleganza sembra possa vincere la strapiombante parete sotto la cengia con i mughi. Ormai è tardi e scendiamo a valle. Quell’estate non siamo riusciti a ritornare sul progetto.

Nell’estate 2013 trascorriamo solo una giornata in parete per tentare nuovamente la dura partenza. Il copione è come quello dell’anno prima, non passiamo. Parliamo un po’ e consideriamo una nuova partenza, la linea individuata l’anno prima. Tentiamo subito, la scalata è impegnativa ma procediamo abbastanza veloci e saliamo fino al settimo fix. In questo punto della parete gli appigli tendono un po’ a scomparire… proviamo entrambi a lungo ma cadiamo sempre nello stesso punto e non riusciamo a fermarci per posizionare i cliff. Io e Sbisi abbiamo grande rispetto per la roccia e per le sfide che ci propone, non vogliamo forzare la chiodatura e decidiamo che per superare quel muro bisogna solo pensare a scalare. La protezione la piazzeremo più in alto dove è evidente che ci sarà modo di fermarsi. Purtroppo la giornata finisce in questo punto, ormai stanchi e con la pelle finita ci ritiriamo.

L’avventura ricomincia quest’estate, ai primi di giugno saliamo alla base della parete. Il paesaggio è irreale per la stagione, c’è neve ovunque e per partire sulla via bisogna scendere da un muro di neve alto quasi cinque metri… Parto io e salgo fino all’ultima protezione piazzata lo scorso anno. Dopo un breve riposo inizio a salire, l’aderenza è ottima e sento bene gli appigli. Faccio un paio di voli ma ho individuato una tacca che sembra tenibile. Riprendo a scalare e gridando afferro con rabbia la tacca, la stringo più che posso, alzo i piedi e con cautela faccio ancora qualche movimento fino alla presa buona, pianto un buon chiodo e tiro un sospiro di sollievo. Recupero il trapano e piazzo il primo fix del giorno. Riparto motivato fino all’ultima protezione del tiro dove Sbisi mi da il cambio e come un razzo raggiunge il punto di sosta prefissato, piazza i fix e il primo tiro è fatto! Siamo super contenti, il tiro è bellissimo e richiede grande precisione nella scalata, un vero gioiello.

Il secondo tiro è la grande incognita, la parete sopra di noi è avara di appigli e alcuni tratti sembrano proprio lisci. Potremmo aggirare il problema salendo parecchio a destra ma sarebbe molto più logico e bello vincere il compatto strapiombo grigio sopra la nostra testa. E’ il turno di Sbisi ed è super motivato a tentare la linea diretta. Tra equilibri precari e grandi bloccaggi, procede fino a posizionare il terzo fix, la roccia è fantastica. A questo punto l’intensità sale e non riusciamo a progredire ma siamo ottimisti per quello che ci aspetta il giorni dopo. Abbandoniamo tutto in parete e praticamente sciando, scendiamo a valle. La mattina dopo risaliamo la corda fissa e Sbisi riparte all’attacco. Con le braccia riposate passa subito, piazza il fix successivo e riparte per la parte finale del tiro. In questo tratto compie un vero capolavoro, scala a vista una sezione molto tecnica e difficile su roccia sporca, sbuffa, grida, lancia ma non molla e sale alto superando tutte le difficoltà. In breve raggiunge la cengia con i mughi, salgo anche io e iniziamo a festeggiare. Il secondo tiro è sotto i nostri piedi, l’incognita è stata risolta e ora la via verso l’alto è aperta!

Una settimana dopo riapriamo le danze, superiamo il terzo tiro che avevamo già aperto due anni prima e velocemente apro il quarto tiro, la lunghezza più facile e scalabile incontrata fino a questo punto. Raggiunto un buon punto di sosta siamo ora al cospetto di quello che pensiamo sarà il nostro ultimo tiro. All’inizio la parete sembra scalabile ma più in alto la roccia pare meno appigliata. La linea è logica e di là proveremo a passare. Ora tocca nuovamente a Sbisi, con gran classe scala il bellissimo muro grigio fino a piazzare il quarto fix. Dopo qualche volo riesce a passare, continua ad arrampicare su un tratto più facile, si muove con gran sicurezza e sale parecchi metri sopra l’ultima protezione, raggiunge delle ottime prese e piazza l’ultimo fix del giorno. Oggi è stata una giornata molto produttiva, ormai è tardi e felici scendiamo.

Sabato 5 Luglio è il giorno decisivo. A questo punto è una lotta tra Sbisi e la parete. Piazza subito un fix fuori dallo strapiombo per proteggere in sicurezza un’eventuale caduta. Oggi è con noi anche il nostro amico Leonardo Comelli, è venuto a farci le foto durante l’apertura. Siamo un bel team ed è molto motivante. Dopo un paio di voli per ripulire gli appigli Sbisi riesce a passare e a piazzare la protezione successiva. Ora è di nuovo il mio turno, salgo gli ultimi stupendi quindici metri di via e raggiungo una comoda nicchia dove piazzo la sosta, la nostra via finisce qui. Dopo svariati sforzi siamo riusciti a terminare il nostro progetto, un percorso che si chiude e che ora lascia spazio al solo piacere della scalata.

E’ la nostra prima esperienza di apertura in montagna e siamo davvero contenti del risultato. Le lunghe giornate trascorse insieme in parete non ci sono mai pesate, ci sentivamo “parte dell’ambiente” e insieme ce l’abbiamo fatta. Aprire questa via è stato un grande impegno anche perché volevamo creare qualcosa di nuovo degno della bellezza di questo luogo e in linea con le altre vie della parete. Speriamo nel riscontro positivo dei futuri ripetitori.

Il 19 Luglio siamo ritornati in parete per fare delle foto e riprese video. Abbiamo liberato subito i primi due tiri. Purtroppo a causa della meteo inclemente e di impegni vari sono riuscito a ritornare in parete solo il 30 Agosto in compagnia di Alberto dal Maso. Ho scalato il primo tiro superando lunghi tratti bagnati con grande dispendio di pelle e energie ma sfortunatamente a pochi metri dalla sosta sono scivolato e ho concluso il tentativo penzolando sulla corda. Visto le brutte condizioni ho preferito non rifare il tiro e concentrarmi solo nella libera del terzo e quinto tiro. Abbiamo raggiunto la cengia e a fatica sono riuscito a liberare il bellissimo e lungo terzo tiro. Il quarto è stato salito a vista da Alberto e al primo tentativo, quasi incredulo ho salito anche l’ultimo tiro. In sosta ho provato davvero una grande soddisfazione. Successivamente non siamo più riusciti a ritornare e quindi la salita integrale in libera in giornata sarà l’obiettivo del prossimo anno.

Un grandissimo ringraziamento a Sbisi, mio compagno d’avventura, senza di lui sarebbe stata un’odissea…. e agli amici che ci hanno sempre sostenuto e motivato per questo progetto, in particolare a Leo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda per averci fatto le foto e le riprese video sulla via.

Liberi di scegliere… liberi di sognare, nella vita come in montagna, grazie a tutti e buona scalata!


LIBERI DI…
di Gabriele Gorobey

Mi è stato chiesto da Andrea se volessi aggiungere qualcosa al suo articolo… Lui è il preciso dei due in queste cose.
Ci sono molti aneddoti e momenti accaduti in quelle giornate, ma non è ora il momento di raccontarli. Siamo stati affiatati ed è stato magico. Andrea è una scalatore fortissimo, fanatico, preciso. E’ da molti anni che scalo con lui ma il suo modo di leggere la roccia riesce sempre a stupirmi. Il nostro legame è diventato molto forte e voglio ringraziarlo perché grazie a lui è nato tutto questo.

Che posso dire io che non è stato già detto? Be’ forse il perché io ero li… Amo la scalata a 360 gradi, è la mia vita. Il mio desiderio è sempre stato di viverla in tutte le sue forme e ricercare la polivalenza per potermi considerare un giorno un vero scalatore. Ho ripetuto vie ma era ora per me di mettermi alla prova.

Ho avuto in casa esempi di amici come Mauro Bubu Bole, Marco Sterni, Aldo Michelini, Erik Svab, Mario Cortese, Stefano Staffetta… mi hanno raccontato storie, momenti che mi facevano venire la pelle d’oca perché parlavano tutte la stessa lingua: AVVENTURA! Se pur nel nostro piccolo, proprio di questo ora avevo voglia, di percorrere nuove strade, ricordarmi che sono vivo e che il mio cuore può battere forte, sentirmi libero! E questo che ho sentito mentre attraversavo porzioni di roccia liscia lontano dall’ultima protezione, sfidando l’incertezza, appendendomi a un cliff di dubbia tenuta, sperando di farcela e lottando con tutte le mie forze…

In quei momenti di massima concentrazione accade qualcosa di strano che ci scollega dal normale senso di vita a cui siamo abituati e dalle normali paure di ogni giorno. E’ qualcosa di più sano e primitivo che si risveglia, che forse ci riconduce al vero senso della vita e che ci fa lottare per qualcosa in cui crediamo. Ogni momento è pregno di questa energia, improvvisamente riesci a respirare più a fondo del solito ed ha un altro sapore. Diventa tutto chiaro, ora so cosa devo fare, non ho altre preoccupazioni, paure inutili e infondate sul futuro, soldi, lavoro… sono io, sono lì, ora, sono vivo, e sono libero… sono libero di scegliere!

Ringrazio il mio amico Andrea, Alberto, Luka Fonda, Leo, tutti gli amici e le persone con cui riesco a condividere tutto questo! Ringrazio i miei sponsor in particolare E9, mes-italia,S.C.A.R.P.A., Fly Service e anticaduta.com.

Se pur una “piccola” realizzazione, le cose sono tanto grandi quanto il senso che noi gli vogliamo dare… Dedico la via al mio amico Francesco Bigazzi e a mia cugina Paola che prematuramente pochi mesi fa ci hanno lasciato. Due persone a cui ero molto legato e che, se pur non scalando, condividevano con me questi sentimenti. Chiudo con le ultime parole che Paola ha scritto in ospedale:

SE PER TE UN SORRISO È TUTTO
NON C’È DIFFERENZA TRA VITA O MORTE
C’È SOLO GIOIA
C’È SOLO AMORE
PER CHI LO SA CAPIRE
PER L’ANIMO PURO ED IL CUORE APERTO…
BISOGNA AVERE CORAGGIO, LANCIARSI, VIVERE
GUARDO INDIETRO E AMO TUTTO CIÒ CHE HO FATTO
GUARDO AVANTI E NE VOGLIO ANCORA
PERCHÈ PER VIVERE MI BASTA UN SORRISO
IL SOLE CHE SPLENDE
I MIEI AMICI
E UN PO’ DI MUSICA