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In ricordo di Leo

Ho conosciuto Leo esattamente due anni fa, non l’avevo mai visto prima, sono salito in macchina con lui e abbiamo viaggiato fino in Bosnia a cercare nuove pareti da scalare, abbiamo parlato tutta la strada, c’è stato subito feeling, sentimento di amicizia, abbiamo iniziato a sognare e a progettare nuove imprese insieme.

Impossibile non affezionarsi a Leo, ragazzo umile, rispettoso ma che non passava di certo inosservato. Bastavano poche parole per legare con Leo, sempre sorridente e ottimista, intelligente, carismatico, creativo. Faceva le sue scelte consapevolmente, aveva progetti per il futuro e la montagna era la sua vita. Condividevamo tutte le nostre esperienze, ci siamo sempre confrontati e confidati, ci siamo legati insieme, abbiamo sciato, ci siamo divertiti, eravamo un bel team, ora senza il Romboss non sarà più la stessa cosa.

Leo aveva una passione infinita per la montagna, aveva una visione certamente moderna dell’andare in montagna frutto del nostro tempo ma il suo cuore batteva per la vecchia generazione o meglio per quella visione un po’ Romantica di approccio alla montagna, della dura lotta con l’alpe, dell’amore estremo per l’alpinismo, del sentirsi a casa sulle montagne.

Sono stati due anni molto intensi quelli trascorsi insieme. Si è creato un gruppo di amici, abbiamo vissuto sempre assieme, ci sentivamo praticamente ogni giorno, condividevamo tutto e non solo relativamente alla montagna. In due anni il nostro gruppo ha fatto progetti insieme, siamo maturati e ognuno di noi ha ottenuto delle grandissime soddisfazioni per la propria specialità.

Da uno scanzonato gruppo di amici che vanno in montagna ci siamo evoluti in un gruppo di scanzonati amici che fanno cose di altissimo livello in tutte le discipline che vanno dall’arrampicata in falesia, all’alpinismo, allo sci ripido, al parapendio, alla speleologia esplorativa alla mountainbike.

Abbiamo cercato di documentare al meglio le nostre avventure e grazie alla passione di Leo per le foto e i video siamo riusciti a raccogliere del preziosissimo materiale che è servito a condividere con un pubblico sempre più ampio la nostra gioia e passione di fare quello che ci piace e che probabilmente è anche quello che sappiamo fare meglio nella vita.

Le bellissime foto di Leo saranno un ricordo indelebile degli intensi momenti trascorsi assieme e saranno la testimonianza della sua passione, del talento e dell’impegno che dedicava alla fotografia.

Sono sicuro che in futuro avrebbe ottenuto delle grandissime soddisfazioni anche a livello professionale perchè non basta saper scattare belle foto per essere un fotografo di montagna, bisogna essere anche forti alpinisti, preparati, allenati e soprattutto autosufficienti e Leo questo lo sapeva bene, ne abbiamo parlato molto volte e secondo noi questo è il valore aggiunto. Leo era tutto questo, partiva anche da solo magari un giorno prima, si calava da solo e te lo ritrovavi in parete dietro la macchina fotografica felice e contento come non mai.

Sono felice di aver trascorso alcuni giorni con lui subito prima della sua partenza per il Pakistan, abbiamo scalato insieme in falesia e quanto abbiamo parlato! Mi mancheranno quelle chiacchierate.

Poi c’è stata la grande serata al Teatro Miela, una gran festa e l’ultimo regalo di Leo, le sue bellissime foto e le sue parole semplici, umili ma cariche di significato e intense emozioni soprattutto per me che ero legato assieme a lui sulle stesse pareti.

Infine l’ultima giornata di scalata insieme due giorni prima della partenza, sul Robon insieme a Davide e Gabriele. I quattro fanatici dell’arrampicata per l’ultima volta assieme e come sempre grande motivazione, progetti, risate e tanta tanta felicità.

Ciao Leo, ci mancherai e ricordati la frase che ci hai detto proprio quel giorno: “ho già i nomi di tante vie da aprire ma devo ancora trovare abbastanza linee per tutti i nomi che ho!”

Non preoccuparti, noi faremo del nostro meglio per trovarle, salirle e andremo a bere un bicchiere alla tua salute!

Civetta

Leo – romboss – appena svegliati al Torrani

Una discesa da sogno – canalone Huda Paliza

La neve e i paesaggi imbiancati mi hanno attratto e affascinato sin da piccolo. A circa sei anni ho fatto le mie prime esperienze sugli sci e per molti anni a venire ho disceso solo piste battute e sporadicamente, sempre assieme a mio fratello, ho lasciato quasi incoscientemente le mie prime traccie sulla neve fresca .

A sedici anni ho iniziato ad arrampicare, mi sono profondamente innamorato di questo sport, gli ho dedicato tutto il mio tempo libero e purtroppo ho abbandonato lo sci.

Salvo qualche sporadica giornata sugli sci negli anni, non ho più sciato fino all’inverno 2012/13. Ho comprato un paio di sci nuovi, attacco da freeride, pelli di foca, scarponi e tutto il kit per fare dello ski-alp.

Con questi sci moderni belli larghi e potenti c’è stato subito del feeling e immediatamente mi sono riappassionato allo sci e alle sciate in neve fresca.

polo pow

Dopo la faticosa salita finalmente posso godere della bella powder scendendo dalla cima di Terrarossa subito prima di entrare nel canalone Huda Paliza – pic by Leocom

Sono uno ski-alper in erba con tante sciate da sogno nel cassetto visto che praticamente le ho ancora tutte da fare! Una di queste, di cui ho sempre sentito parlare, è proprio la discesa del Canalone Huda Paliza che da pochi metri sotto la Cima di Terrarossa si inabissa fin giù nella Spragna in un’ambiente maestoso e imponente.

L’Huda Paliza è una discesa mitica, a detta di molti una tra le più remunerative delle Alpi Giulie. Una discesa con pendenza costante di 40-45° e un breve tratto iniziale sui 50° e più o meno impegnativa a seconda dell’innevamento e delle condizioni del manto nevoso. Il dislivello in discesa è di circa 1400m, dalla cima di Terrarossa, 1420m a Malga Saisera 1004m, di cui ben 900m di solo canalone principale. Insomma una vera goduria!

L’anno scorso ho mancato l’occasione di sciarlo rinunciando per andare ad arrampicare ma quest’anno non volevo assolutamente lasciarmelo scappare.

Ho avuto la fortuna di sciarlo ben due volte, la prima il 20 Febbraio assieme a Leo e Rebecca, tutto in powder e la seconda il 19 Marzo assieme a Silvia e Stefano su neve trasformata.

Entrambe le volte siamo saliti da Sella Nevea con partenza alle 5 del mattino salendo verso la Forca del Palone per poi imboccare un canalino sulla dx che conduce ai pendii sommitali della Cima di Terrarossa. La prima volta abbiamo dovuto batter traccia nella neve polverosa fino in cima ed è stato faticoso, la seconda ho calzato i ramponi già da metà Palone, molto meno faticoso ma fisicamente mi ha distrutto comunque causa influenza in atto…

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Silvia sul ripido e esposto pendio verso la Cima di Terrarossa

In entrambi i casi la salita da Sella si è rivelata la scelta giusta perchè, la prima volta sprofondavamo nella neve fino alla pancia e salire dalla Spragna sarebbe stato epico e avremmo rovinato il canale con le nostre traccie mentre la seconda volta con la neve dura è stato veloce, sicuro, con meno dislivello e più fresco che farlo dalla Val Saisera.

Il venti di Febbraio probabilmente siamo stati i primi quest’anno ad affacciarci all’imbocco del canale e siamo impazziti di gioia quando abbiamo visto che era perfettamente sciabile anche il primo ripido tratto e il manto nevoso sembrava stabile. Abbiamo smussato a racchettate la cornice e Leo è entrato per primo nel Canale. Il vento soffiava fortissimo e costante in direzione del canale, la visibilità non era delle migliori. Leo piazza alcune curve saltate e gioioso si ferma circa 80m più in basso ad aspettare noi. Salto dentro io, è ripido e c’è tanta neve, prendo coraggio, faccio la prima curva poi le altre vengono da sole. Ci raggiunge Rebecca in scioltezza. Siamo contenti e immediatamente ripartiamo curvando e gridando in questo incredibile paese dei balocchi per freerider. Alla fine del canalone optiamo di risalire verso il bivacco Mazzeni perchè non eravamo sicuri che il canyon delle cascate di ghiaccio fosse perfettamente percorribile. Risaliamo lo spallone in ambiente da fiaba con la powder più bella e secca che io ho visto. Lasciare in seguito la mia traccia in discesa è stato ancora meglio!IMG-20160319-WA0054

Sabato scorso le condizioni erano completamente diverse. Niente vento in forcella, sole splendente e azzurro a perdita d’occhio. Neve trasformata, a tratti polverella o neve dura e compatta ma pur sempre una discesa incredibile! Nella sezione centrale era come sciare su un tavolo da biliardo e abbiamo potuto far correre adeguatamente le nostre assi. Questa volta abbiamo sciato lo stretto e suggestivo canyon delle cascate ed è stato davvero suggestivo.

Sicuramente consiglio questa gita ma certamente va affrontata in condizioni di neve sicure e con un’adeguata preparazione.

Ringrazio i compagni con i quali ho trascorso le due bellissime giornate di Huda, mi sono divertito un mondo!  Grande Leo romboss, Rebecca, Stefano e la super Silvia!

Link al video realizzato da Stefano Roiatti: Canalone Huda Paliza – Alpi Giulie – 19-03-2016