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Autoroute du Soleil – sulle orme di Marco Sterni

Il sole è tramontato da un po’ regalandoci il solito indimenticabile acquerello di colori mentre l’ombra nelle valli sta offuscando ogni cosa. Saliamo di corsa l’ultima lunghezza e alle 20.45 ci stringiamo la mano in vetta alla Cima della Miniera. Si chiude un bel percorso, Autoroute du Soleil è sotto ai nostri piedi.
Ma facciamo un piccolo passo indietro.
Autoroute du Soleil è una via mitica, una pietra miliare, un capolavoro di apertura in stile classico. Credo che a molti, lo dico perchè ci sono passato anch’io, solo a sentirne parlare mette i brividi o ben che vada un sano timore reverenziale.20160717_093219-2
E’ stata aperta il 17 Luglio e 1 Agosto 1993 dalla cordata composta da Marco Sterni e Massimo Sacchi. Marco è salito nel migliore stile possibile, a vista, proteggendosi dove serviva e osando dove non si poteva fare altro che salire in alto verso appigli migliori. La difficoltà massima si assesta sul -IX, difficoltà continue sul VII grado e uno stile di arrampicata molto tecnico. La linea è molto bella, logica e la roccia è ottima soprattutto nelle lunghezze chiave. La prima e unica ripetizione in libera è stata portata a termine da Gildo Zanderigo nel 1994 in due riprese.
E poi? Ci sono stati dei tentativi di cui ho parziali informazioni ma non risultano ripetizioni in libera della via.
Sono un paio d’anni che penso a Autoroute ma c’erano sempre altre questioni che mi dirottavano altrove. A Luglio l’idea è riaffiorata e quasi per caso si sono materializzate le condizioni favorevoli per andare.
Coincidenza vuole che ci ritroviamo alla base della parete il 17 Luglio, esattamente 23 anni dopo Marco e Massimo.
Ce la siamo presa un po’ troppo con calma e attacchiamo la via solo verso le dieci. La giornata è fredda e non vogliamo patire arrampicando ma la favorevole esposizione a Sud avrebbe consentito di attaccare decisamente prima.
La via inizia subito con carattere e alla fine del primo tiro bisogna affrontare un delicato traverso in placca per raggiungere la sosta il tutto protetto da un chiodo ballerino e da un friend così così. Poi se aggiungiamo che Sbisi aveva deciso di giocare alla roulette Russa tentanto inconsciamente un’azzardata variante su un cavolo di muro compatto, allora la questione si complica. Fortunatamente ritorna sui suoi passi e raggiunge la sosta seguendo una logica più ragionevole.20160717_112444-3
Secondo tiro e passo avanti io, tiro di VIII+ a detta di Gildo “psicologico”, non si capisce molto dalla sosta ma per non farmi intimorire parto subito e deciso. Passo una clessidra e due chiodi ma rallento su una delicata e strana sequenza una decina di metri sopra la sosta. Vado avanti e indietro ma non capisco come passare oltre. Sotto un ciuffo d’erba riesco a pulire la terra e trovo una piccola tacca che posso arcuare con due dita e, anche se scivolosa perchè tutta sporca di terra, è l’unico appiglio che ho trovato. Riparto per la sequenza, spalmo i piedi, mi alzo, incrocio al ciuffo d’erba, traziono e mi alzo su delle prese più buone, mmmm che passo strano. Tento di proteggermi piantando un chiodo ma non ci riesco allora piazzo due friendini che collego insieme. Mi alzo in placca su due prese buone ma poi il lisciume la fa da padrone. Cerco di restare tranquillo e non sprecare energie. Studio la sequenza e spero di aver intuito la soluzione. Riparto, alzo il piede, mi allungo e tac, afferro uno svaso e riesco a ristabilire l’equilibrio. Mi alzo ancora parecchi metri su terreno più facile poi finalmente piazzo un buon friend e mi proietto sul tratto finale, una bella uscita in placca con fessura rovescia per le mani. La faccio corta, anche se penso di aver trascorso quasi mezz’ora solo su questo tratto, salgo il tiro, è stata dura soprattutto psicologicamente, recupero Sbisi.
Saliamo un tiro facile poi è il turno di Sbisi che deve affrontare un bellissimo muro grigio, il chiave della via, tiro di -IX. Parte deciso sulla prima parte e si ferma in alto a studiare la linea del tratto decisivo. Tocca un po’ di prese qua e là, non è scontata la direzione da prendere e una volta che ti alzi sei in ballo e non c’è possibilità di fare dietrofront quindi è meglio leggere correttamente la sequenza e affidarsi a una sana e provvidenziale iniezione di culo. Decide il metodo e parte, lo vedo arcuare delle tacche , spalmare i piedi e alzarsi sempre più lontano dalle protezioni. Con un ultimo passaggio spettacolare afferra una presa buona ed esce dalla sequenza ritrovandosi su un tratto più facile dove può rilassarsi un attimo. Da questo punto in poi le difficoltà diminuiscono e abbastanza agevolmente raggiunge la sosta. Poi tocca a me raggiungerlo e con lo zaino devo dire che mi son proprio divertito…20160717_152429-4
Da qui in poi le difficoltà della via diminuiscono, pur restando sempre sul VII, cala anche la qualità della roccia per cui bisogna prestare molta attenzione su alcuni tratti delicati e poco proteggibili. L’arrampicata resta sempre molto bella, su un terreno più classico con belle fessure atletiche e diedri. Vista l’ora cerchiamo di non perdere tempo e ci diamo una mossa ma non sempre riusciamo nell’intento in quanto la parete non è sempre scontata da leggere e spesso non troviamo nemmeno un chiodo in sosta.
Dopo un bellissimo tiro in fessura-dietro strapiombante che mi ha proprio fatto divertire, la parete si abbatte e fa intravedere la via d’uscita, piazzo due friend di sosta e recupero Sbisi. In breve mi raggiunge e prosegue sulla rampa. Pochi minuti dopo ci stringiamo la mano in vetta, siamo super felici.
Non ci diciamo molte cose, assaporiamo nel profondo la gioia della salita con la consapevolezza di aver chiuso un’importante capitolo personale e di aver in qualche modo idealmente “raccolto il testimone” dalle mani di Marco, grandissimo fuoriclasse e per noi sempre un grande punto di riferimento.
Mangiamo una barretta, un sorso d’acqua, ci buttiamo addosso il materiale e iniziamo la traversata sull’espostissimo filo di cresta che a saliscendi collega la Cima della Miniera con il Monte Avanza.
Muoversi al vento e con le luci della sera su questo tratto aereo è quasi magico, in silenzio procediamo veloci per sfuggire alla notte incombente.
Una doppia in forcella e poi dopo una breve e bella arrampicata raggiungiamo la vetta del Monte Avanza, l’orologio segna le 21.15. Scattiamo qualche foto di rito poi ci affrettiamo a scendere.20160717_211718-12
Scende la notte, accendiamo le frontali e giù a bomba per i ghiaioni della normale, un vero spasso!
Poco più di un’ora dopo arriviamo al camper, è fatta e ed tempo per festeggiare e di infilare le gambe sotto al tavolo!
Autoroute è una via bellissima e impegnativa, ci ha messo alla prova, abbiamo dovuto lottare più del previsto ma caparbiamente siamo riusciti a scalarla nel migliore dei modi, a vista a comando alternato. Sono davvero felice per il risultato ma soprattutto per aver condiviso questa grande avventura e tutte le emozioni della salita con un grande amico come Gabriele, grazie my friend!
To the next e buone arrampicate a tutti!

SCHEDA VIA:
Nome: Autoroute du Soleil
Montagna: Cima Della Miniera, gruppo dell’Avanza, Alpi Carniche
Esposizione: Sud
Lunghezza: 400m – 10 tiri
Difficoltà: -IX
Materiale: Nda, martello e chiodi a lama, serie completa di friend, mezze corde da 60m
Discesa: lungo la via normale del Monte Avanza, possibile anche la discesa in doppia in parte da attrezzare.

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Grossglockner – Stüdlgrat

Fine settimana del 2 e 3 Luglio, previsioni non buone per arrampicate in zona, sembra meglio in Austria, sabato con la calma partiamo direzione Grossglockner.
Io e Silvia partiamo da Udine, recuperiamo Sbisi per strada e carichiamo il Mose ad Amaro. Con la calma ma veloci ci addentriamo nella ridente e verdeggiante “osterreich” e in un paio d’ore parcheggiamo il mezzo alla Lucknerhaus. Dopo un veloce e leggero pranzetto organizziamo il materiale e ci incamminiamo direzione Studlhutte.
Meteorologicamente parlando il tempo non è per niente buono e l’altro tempo, quello a nostra disposizione prima di lavarci come pulcini ha i minuti contati. Dopo circa mezz’ora di cammino vien giù il mondo, nessuno dice niente, aumentiamo l’andatura e in breve raggiungiamo l’accogliente Studlhutte, siamo fradici. Fortunatamente la struttura è dotata di tutti i comfort e riusciamo ad asciugare tutto adeguatamente.20160702_173951-2
Ci rilassiamo e ce la raccontiamo mentre attendiamo la cena che si rivelerà un delizioso e abbondante banchetto. Il dopocena che trascorriamo è insolito per essere in un rifugio a 2800m, gioca la nazionale e contro chi?…contro la Germania! Hahahahah maxischermo e tutti a vedere la partita. Ci siamo noi, un altro gruppo di italiani poi un gruppo di tedeschi davanti a noi e alcuni austriaci a contorno. I più animati e calorosi siamo noi anche perchè, non me ne voglia, gli unici dotati di Silvia Red, un vero vulcano. Beh il resto penso lo sappiate tutti, perdiamo ai rigori facendo la solita figuraccia da sbruffoni, capitolo chiuso.
Piove tutta la notte e smette giusto poco prima delle 5, ora della colazione in rifugio. Scendiamo a far la pappa, nessuno si esprime sul meteo, andiamo avanti con il programma e l’ultima fetta di Strudel rievoca il succulento post colazione.
Alle sei lasciamo il rifugio, risaliamo la morena e raggiungiamo il ghiacciaio Teischnitzkees dove ci leghiamo, Io a Silvia, Enrico a Sbisi. Assieme a noi ci sono altre due cordate, una davanti e una dietro, tutto sommato neanche male ma del resto la giornata fa proprio schifo.

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Partenza dal rif Studlhutte

Il tratto su neve è facile e poco ripido, ci muoviamo velocemente e in breve raggiungiamo la roccia.
Mentre Enrico e Sbisi prendono l’attacco originale, io e Silvia proseguiamo per la variante facile e iniziamo a salire rocce sempre più ripide fino a raggiungere il filo di cresta. La sera prima ha nevicato e piovuto, tutto è ricoperto da neve marcia e la roccia è fradicia.
Ramponi ai piedi guadagniamo metro dopo metro la cresta, un po’ di qua, un po’ di là, un po’ su e un po’ giù, tutto sommato io mi sto divertendo nonostante non si vede il minimo panorama. Saliamo in conserva, ogni tanto passo un paio di rinvii e nei tratti più impegnativi assicuro Silvia.
Una cordata si era ritirata all’inizio della cresta, l’altra ci segue a ruota, ci ricongiungiamo ai nostri amici al Frühstücks-platzl, una comoda piazzola a 3550m d’altezza.
Questo è il punto dove è possibile ritirarsi abbastanza agevolmente, da qui in poi è meglio andare in vetta, più o meno questo consiglia la targa gialla attaccata alla roccia davanti a me. I due fenomeni non dicono un H e tirano dritti come dei razzi. Io sto bene, mi sento a mio agio, Silvia mi sembra infreddolita e un po’ sottotono ma è una compagna tenace e decidiamo di proseguire.
Ora la via diventa più impegnativa e quindi iniziamo a rallentare. Lasciamo passare i nostri inseguitori e riprendiamo il nostro ritmo di scalata.
La temperatura si abbassa e siamo sempre più bagnaticci, saliamo con la calma ma guadagniamo metri preziosi. In un paio di punti rallentiamo ma poi recuperiamo finchè finalmente sbuchiamo fuori dalla cresta. Attacco il pendio di neve terminale e finalmente intravedo la croce di vetta. Accelero ma da sotto sento imprecazioni, a volte mi sento proprio un mulo da soma, allento il tiro ma ormai siamo in vetta a 3798m.
Per entrambi è la prima volta e ce la ridiamo perchè abbiamo scelto proprio la giornata giusta, non si vede a 20m…
Restiamo pochi minuti in vetta, giusto il tempo di una barretta, il freddo intenso ci sprona a muovere.

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La gioia in vetta al Grossglockner 3798m – forse lei non era proprio felicissima…

La discesa dalla normale non è per niente da sottovalutare, non tanto per le difficoltà tecniche, ma per l’affollamento e l’inesperienza di molte cordate che la percorrono.
Fortunatamente non viviamo dei drammi, superiamo tutti e velocemente ci abbassiamo di quota.
La temperatura sale, le difficoltà scendono e dei facili pendii di neve ci portano al rifugio Erzherzog Johann Hutte dove finalmente troviamo Enrico e Sbisi.
Ci riposiamo un attimo, beviamo un the caldo, altra barretta e iniziamo la discesa.
La ferratina appena sotto il rifugio è l’unico punto delicato della facile discesa in caso di affollamento ma nel nostro caso siamo soli e scendiamo veloci.

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Sbisi e Silvia nella parte finale della discesa

Poi raggiunta la neve ci divertiamo ancora di più e scendere è molto più piacevole.
In circa un paio d’ore raggiungiamo l’auto e la fine della nostra bella gita.
La salita sulla montagna più alta dell’Austria per la cresta Studlgrat merita davvero, una via sicura e divertente che in una giornata di sole penso regali anche dei panorami mozzafiato.
Alla prossima e buone scalate a tutti!

SCHEDA VIA:
Via: Studlgrat
Montagna: Grossglockner 3798m
Gruppo: Alti Tauri
Esposizione: Sud-Ovest, discesa a Est – Sud-Est
Dislivello: 1878m (primo gg d+ 881m, secondo gg d+ 997m)
Difficoltà: AD+ (III+, A0)
Tempistiche: noi da Studlhutte in vetta 5h, discesa a Lucknerhaus 4h
Materiale: normale dotazione alpinistica, 30metri di corda, 5 rinvii e qualche friend, picozza e ramponi.
Discesa: lungo la via normale

Never The Same – Serata SAG del 20 Maggio 2016

Never say never but Never the Same” ho ripetuto nella mia testa centinaia di volte questa frase da quando ho messo le mani sulla magica roccia del Madagascar.

Un gioco di parole che calza a pennello con la bellezza della via, della parete e con il sogno di raggiungere la vetta nel miglior stile possibile.

Nella scalata come nella vita capita di vivere momenti molto intensi che lasciano il segno, una lacrima, un sorriso o semplicemente un ricordo.

Non si può vivere se non si accettano le difficoltà e le sfide, pur sapendo le possibili conseguenze. Il bello è provarci, poi l’idea diventa sogno che raggiunge l’apice una volta coronato.

Nel bene e nel male, avventure e momenti intensi intrisi di incertezza restano impressi nella mente e mai sarà più lo stesso.

La splendida serata del 20 Maggio al Teatro Miela di Trieste, organizzata dalla Società Alpina delle Giulie sezione triestina del CAI, è stata l’ultima occasione di presentare “live” al grande pubblico il “format” di serata da noi sviluppato, l’estratto del nostro progetto condiviso, la personale visione e le avventure di Andrea, Gabriele, Enrico e Leonardo.

E’ stata una serata grandiosa. Una partecipazione calorosa e numerosa. Tanto affetto, entusiasmo, cuore e l’ultimo saluto a Leonardo.

Quattro ragazzi mountain-addicted si sono messi in gioco, la città e la gente venuta da fuori hanno risposto, tanta l’energia e tutto in nome della montagna.

Mai avremmo pensato che quella serata sarebbe stata un così grande successo, e non sarà mai più lo stesso.

Grazie di cuore a tutti.

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Da sinistra a destra: Claudia Norbedo (comunicazione), Roberto Vigini (presidente SAG), Gabriele Gorobey, Andrea Polo, Saverio D’Eredità, Enrico Mosetti, Marco Sterni, Leonardo Comelli, Amanda Vertovese (comunicazione)

La serata è stata presentata dall’amico Saverio D’Eredità che ne ha condotto le redini egregiamente affrontando con determinazione e capacità i vari momenti, anche concitati, che hanno strutturato l’evento. L’inizio dello show era per le 20.30 ma a quell’ora avevo già assistito a episodi di tensione all’ingresso tipo concerto rock. La capienza del teatro era al limite e circa duecento persone non sono potute entrare. La situazione ci stava sfuggendo di mano ma l’idea geniale è venuta a Saverio che ha detto: “ma perchè non facciamo la doppia serata?”. Quindi dopo le doverose scuse per il disguido, abbiamo avvertito le persone rimaste fuori che avremmo replicato verso le 22.30 subito dopo il primo spettacolo. Robe da matti ma è successo proprio a noi!

 

Alla seconda serata siamo rimasti colpiti nel vedere ancora la platea piena e ovviamente tanta gente  al bar del teatro che attendeva il post serata…

Pensiamo che in totale siano state circa 800 persone, davvero una buona promozione del nostro sport e un onore per noi aver proiettato in prima visione il film-documentario sulla nostra impresa in Madagascar. Una storia nata a Trieste nel 1998, ideata da Marco Sterni e portata a termine insieme al triestino Erik Svab e al trentino Rolando Larcher. Una cerchio chiuso nel settembre 2015 con la nostra prima libera del tiro chiave della via e con la salita in libera e in giornata. Non si poteva che chiudere in bellezza con una bella serata, un bel film, una bella storia e una grande idea.

Never the Same

Andrea Polo
Foto di Elena Facco

Con gli sci sul Re del Cadore – Antelao 3264m

La prima volta che mi sono avvicinato a al Re del Cadore avevo 4anni, era la mia prima camminata in montagna, dal Rifugio Scotter al Rifugio Galassi. Ricordo ancora il dolore degli scarponcini usati al tempo e le lacrime versate sui ripidi ghiaioni salendo a Forcella Piccola. La testardaggine e tenacia prevalsero sulle prime difficoltà, mi innamorai delle montagne.

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Le pime luci dell’alba nell’ampio circo glaciale della Bala

Sono passati 31 anni da quell’esordio, non avevo mai più messo piede in zona. Da circa un mese penso regolarmente all’Antelao e finalmente, sabato 7 Maggio, io e Silvia decidiamo di partire. Nel pomeriggio lasciamo la machina appena sopra il Rifugio Scotter e, sci in zaino ci incamminiamo verso la forcella. La neve inizia dopo circa dieci minuti di cammino ma proseguiamo a piedi fino in forcella per poi scendere al bivacco Lino Ragazzo appena fuori dal rifugio Galassi. Consumiamo la nostra abbondante cena, ce la raccontiamo un pò poi tutti in branda. Dividiamo il bivacco con altri 4 ragazzi che il giorno dopo saliranno il canalone Oppel. Stranamente dormo come un ghiro e verso le 4.30 ci alziamo.

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Traverso verso il canalino Antelao

Con la calma guadagnamo i 100m fino alla forcella e iniziamo la salita dell’ampio circo glaciale della Bala. L’alba è fantastica, cielo azzurro, neanche una nuvola all’orizzonte e siamo soli. Alla fine del vallone ci spostiamo sulla destra, calziamo i ramponi e iniziamo a salire alcuni tratti ripidi per poi traversare a sinistra fino sotto la verticale del canalino Antelao detto anche variante Lindemann. Inizio a essere un pò stanco, è da un pò che batto traccia nella neve sofficie ma sono molto felice perchè proprio mi diverto a salire. Alla fine del canale vengo raggiunto da Ivana e da un ragazzo che casualmente si sono ritrovati a fare la salita insieme. Scambiamo qualche parola e scattiamo alcune foto poi passano avanti loro e iniziano a salire le famose Laste. Mi tengo a distanza, calzo gli sci e inizio a salire anche io. Il panorama è mozzafiato, la neve stupenda, traccia da manuale e in breve arriviamo al deposito sci.

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La traccia di salita sulle Laste

Indossiamo nuovamente i ramponi e iniziamo a salire un ripido canalino che conduce alla prima parte della cresta. All’uscita dell’Oppel scatto un paio di foto a Erik impegnato sull’ultima parte del canale e poco dopo incrociamo gli altri due ragazzi che stanno già scendendo dalla vetta. Continuiamo a salire su neve super, in breve raggiungiamo la vetta e lo stupendo panorama a 360 gradi che offre. Solite foto di rito e via giù a recuperare gli sci.

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Silvia a pochi metri dalla vetta

Finalmente si scia! Sulle Laste neve polverosa e sciata grandiosa, ci affacciamo sul Lindemann, scendiamo qualche metro il pendio sulla destra poi traversiamo e entriamo nel canale. Lo scendo a curve saltate, la neve è bella e la pendenza interessante. Appena si allarga un pò lascio correre gli sci e in breve mi ritrovo sopra l’ultimo passaggino delicato della discesa poco sopra le Bale. Qui la neve è marcia perchè prende sole da mattina presto, con cautela ci avviciniamo alle roccie affioranti, valuto il pendio sotto poi butto le punte sulla massima pendenza e passo veloce il punto critico, faccio un paio di curve e sono fuori dalle difficoltà. Sull’ottimo firn dell’ampio vallone la sciata è stupenda, in preda alla gioia mi lancio giù a tutta fino dove spiana, che bello!

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Sciando sulle Laste – Foto Erik Vuanello

A forcella Piccola ci fermiamo a riposare un pochino e a godere della fantastica giornata di sole. Dopo pochi minuti arrivano Ivana e Alessandro di ritorno dal Menini con variante Arnaldi, per Ivana dalla vetta in traversata, per Alessandro salendo da sotto, complimenti!

La discesa dalla forcella Piccola è ancora molto bella e regala una sciata divertente fino a pochi metri dall’auto. Terminiamo la gita al bar davanti una bella birra fresca e in compagnia di nuovi amici!

Gran gita, giornata stupenda e neve ottima, grazie e brava Silvia!

Scheda gita:
Itinerario: partenza Rif Scotter 1580m – forcella Piccola 2120m – bivacco Lino Ragazzo 2018m – Antelao 3264m
Dislivello: 1664m
Tempo: 5-7 ore in giornata, circa 1h in meno dormendo al bivacco
Esposizione: Nord-Est
Pendenza max: 50 gradi
Classificazione gita: Ski 4.2, AD, E3

 

Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

NEVER THE SAME – Proiezione in anteprima del film-documentario del viaggio in Madagascar

Madagasca light x web

Lo scorso Settembre assieme a Marco Sterni,Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti ho trascorso tre settimane in Madagascar. La spedizione è stata un successo e ci ha regalato grandissime soddisfazioni. Con le riprese fatte durante il viaggio, è stato realizzato un film-documentario dove raccontiamo a parole e immagini la nostra grande esperienza vissuta dall’altra parte del mondo e su una parete da sogno.

Ed ecco il link al trailer del film: Trailer – Never the same

Per chi volesse approfondire vi rimando agli articoli pubblicati a riguardo: Articolo PlanetmountainArticolo su mio blog

Alla serata parteciperanno anche gli amici Leonardo Comelli, alpinista /fotografo e Enrico Mosetti, professional skier. Racconteranno con parole e immagini le loro avventure e il loro modo di vivere quello che fanno.

Ci vediamo a Trieste Venerdì 20 Maggio ore 20.30 al Teatro Miela, ingresso gratuito

COMUNICATO STAMPA

Evento: presentazione del documentario in prima assoluta Never the Same – diario di un’avventura in Madagascar

Data: venerdì 20 maggio 2016, ore 20.30

Luogo: Teatro Miela – piazza Duca degli Abruzzi, 3 – Trieste

La Società Alpina delle Giulie è lieta di presentare in anteprima assoluta Never the Same, il video-diario di una storica arrampicata in Madagascar che ha visto protagonisti Gabriele Gorobey, Andrea Polo e Carlo Giuliberti.

Il documentario verrà proiettato con ingresso libero al Teatro Miela di Trieste venerdì 20 maggio alle ore 20.30; alla serata parteciperanno anche Leonardo Comelli (alpinista e fotografo) con una presentazione di scatti mozzafiato e Enrico Mosetti (professional skier) con alcuni video delle sue discese di sci ripido girati in diversi ambienti dell’arco alpino oltre alle più recenti riprese della spedizione in solitaria in Perù dove ha effettuato con successo alcune discese di livello mondiale. L’alpinista e scrittore Saverio D’Eredità presenterà i protagonisti e la serata.

Prodotto dalla Società Alpina delle Giulie e montato da Marco Marchioli Never the Same racconta, grazie a delle immagini spettacolari, la spedizione in Madagascar, settembre 2015, dei due soci dell’Alpina Gabriele “Sbisi” Gorobey e Andrea Polo con il sodale Carlo Giuliberti per effettuare la prima libera della celebre via d’arrampicata Never the Same (mai più così, 700 metri di granito praticamente privi di cenge) situata sulla parete est del monte Tsaranoro Atsimo. Il gruppo è stato accompagnato da Marco Sterni che, nel 1998, assieme a Rolando Larcher ed Erik Svab fu tra i primi a raggiungere la cima tracciando la prima linea sulla parete.

Al di là della grande soddisfazione legata al successo sportivo ciò che traspare da questo breve film è l’entusiasmo dei tre nell’aver compiuto l’impresa in un ambiente in cui la potenza della natura si esprime al suo massimo: sole accecante e caldo torrido al punto da dover costringere i nostri ad arrampicare solo quando la parete si trovava all’ombra o di notte, un cielo blu cobalto in contrapposizione al rosso ruggine di terra e montagne e il verde acceso di coltivazioni e flora varia a fare da cornice e, non ultime, le emozioni e i ricordi legati alle persone incontrate lungo la strada.

Gabriele “Sbisi” Gorobey

Nato a Trieste nel 1986, inizia a scalare in maniera del tutto casuale nell’estate del 2003 su una struttura di arrampicata trovata ad una manifestazione, lo vede Luciano Frezzolini, forte climber triestino, che notandone il talento lo inizierà a questo sport. Il tempo passa, gli allenamenti si susseguono e Gorobey è oggi uno dei più forti arrampicatori in regione, con all’attivo numerose salite fino all’8c+ e 8b a vista.

Andrea Polo

Nato a Udine nel 1981, inizia ad arrampicare nel 1997 ad un corso di Alpinismo del CAI di Udine, da quel giorno non ha più smesso. Tra i più forti arrampicatori friulani per le prestazioni conseguite non solo sulle rocce di casa ma anche all’estero grazie a regolari viaggi-arrampicata. Attivissimo come chiodatore di falesie, ha sviluppato una decina di siti di arrampicata dal Friuli alla Croazia attrezzando circa un centinaio di vie e eseguendone nella la maggior parte dei casi la prima salita in libera.

Leonardo Comelli

Classe 1989, inizia a scalare su roccia a 16 anni con un corso del CAI, proseguendo poi in montagna, falesia e boulder. Nel tempo si appassiona allo scialpinismo e inizia frequentare la montagna anche d’inverno, sciando o scalando con le piccozze dove possibile. Attualmente frequenta il corso per diventare Aspirante Guida Alpina. Da sempre appassionato di fotografia.

Enrico Mosetti

Nato a Gorizia nel 1989, scopre la montagna con i genitori ma è all’età di 15 anni, grazie a un corso di scialpinismo, che se ne innamora irrimediabilmente. La frequentazione diviene sempre più assidua sia come sciatore e scalatore che come arrampicatore su ghiaccio, fino a conseguire il titolo di Aspirante Guida Alpina nel novembre del 2014.

La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (Ts), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (Ts), Società Alpina delle Giulie – CAI, Kong, Wild Climb, SCARPA, Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!