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Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

NEVER THE SAME – Proiezione in anteprima del film-documentario del viaggio in Madagascar

Madagasca light x web

Lo scorso Settembre assieme a Marco Sterni,Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti ho trascorso tre settimane in Madagascar. La spedizione è stata un successo e ci ha regalato grandissime soddisfazioni. Con le riprese fatte durante il viaggio, è stato realizzato un film-documentario dove raccontiamo a parole e immagini la nostra grande esperienza vissuta dall’altra parte del mondo e su una parete da sogno.

Ed ecco il link al trailer del film: Trailer – Never the same

Per chi volesse approfondire vi rimando agli articoli pubblicati a riguardo: Articolo PlanetmountainArticolo su mio blog

Alla serata parteciperanno anche gli amici Leonardo Comelli, alpinista /fotografo e Enrico Mosetti, professional skier. Racconteranno con parole e immagini le loro avventure e il loro modo di vivere quello che fanno.

Ci vediamo a Trieste Venerdì 20 Maggio ore 20.30 al Teatro Miela, ingresso gratuito

COMUNICATO STAMPA

Evento: presentazione del documentario in prima assoluta Never the Same – diario di un’avventura in Madagascar

Data: venerdì 20 maggio 2016, ore 20.30

Luogo: Teatro Miela – piazza Duca degli Abruzzi, 3 – Trieste

La Società Alpina delle Giulie è lieta di presentare in anteprima assoluta Never the Same, il video-diario di una storica arrampicata in Madagascar che ha visto protagonisti Gabriele Gorobey, Andrea Polo e Carlo Giuliberti.

Il documentario verrà proiettato con ingresso libero al Teatro Miela di Trieste venerdì 20 maggio alle ore 20.30; alla serata parteciperanno anche Leonardo Comelli (alpinista e fotografo) con una presentazione di scatti mozzafiato e Enrico Mosetti (professional skier) con alcuni video delle sue discese di sci ripido girati in diversi ambienti dell’arco alpino oltre alle più recenti riprese della spedizione in solitaria in Perù dove ha effettuato con successo alcune discese di livello mondiale. L’alpinista e scrittore Saverio D’Eredità presenterà i protagonisti e la serata.

Prodotto dalla Società Alpina delle Giulie e montato da Marco Marchioli Never the Same racconta, grazie a delle immagini spettacolari, la spedizione in Madagascar, settembre 2015, dei due soci dell’Alpina Gabriele “Sbisi” Gorobey e Andrea Polo con il sodale Carlo Giuliberti per effettuare la prima libera della celebre via d’arrampicata Never the Same (mai più così, 700 metri di granito praticamente privi di cenge) situata sulla parete est del monte Tsaranoro Atsimo. Il gruppo è stato accompagnato da Marco Sterni che, nel 1998, assieme a Rolando Larcher ed Erik Svab fu tra i primi a raggiungere la cima tracciando la prima linea sulla parete.

Al di là della grande soddisfazione legata al successo sportivo ciò che traspare da questo breve film è l’entusiasmo dei tre nell’aver compiuto l’impresa in un ambiente in cui la potenza della natura si esprime al suo massimo: sole accecante e caldo torrido al punto da dover costringere i nostri ad arrampicare solo quando la parete si trovava all’ombra o di notte, un cielo blu cobalto in contrapposizione al rosso ruggine di terra e montagne e il verde acceso di coltivazioni e flora varia a fare da cornice e, non ultime, le emozioni e i ricordi legati alle persone incontrate lungo la strada.

Gabriele “Sbisi” Gorobey

Nato a Trieste nel 1986, inizia a scalare in maniera del tutto casuale nell’estate del 2003 su una struttura di arrampicata trovata ad una manifestazione, lo vede Luciano Frezzolini, forte climber triestino, che notandone il talento lo inizierà a questo sport. Il tempo passa, gli allenamenti si susseguono e Gorobey è oggi uno dei più forti arrampicatori in regione, con all’attivo numerose salite fino all’8c+ e 8b a vista.

Andrea Polo

Nato a Udine nel 1981, inizia ad arrampicare nel 1997 ad un corso di Alpinismo del CAI di Udine, da quel giorno non ha più smesso. Tra i più forti arrampicatori friulani per le prestazioni conseguite non solo sulle rocce di casa ma anche all’estero grazie a regolari viaggi-arrampicata. Attivissimo come chiodatore di falesie, ha sviluppato una decina di siti di arrampicata dal Friuli alla Croazia attrezzando circa un centinaio di vie e eseguendone nella la maggior parte dei casi la prima salita in libera.

Leonardo Comelli

Classe 1989, inizia a scalare su roccia a 16 anni con un corso del CAI, proseguendo poi in montagna, falesia e boulder. Nel tempo si appassiona allo scialpinismo e inizia frequentare la montagna anche d’inverno, sciando o scalando con le piccozze dove possibile. Attualmente frequenta il corso per diventare Aspirante Guida Alpina. Da sempre appassionato di fotografia.

Enrico Mosetti

Nato a Gorizia nel 1989, scopre la montagna con i genitori ma è all’età di 15 anni, grazie a un corso di scialpinismo, che se ne innamora irrimediabilmente. La frequentazione diviene sempre più assidua sia come sciatore e scalatore che come arrampicatore su ghiaccio, fino a conseguire il titolo di Aspirante Guida Alpina nel novembre del 2014.

La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (Ts), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (Ts), Società Alpina delle Giulie – CAI, Kong, Wild Climb, SCARPA, Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.