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Una settimana in Verdon

Gita organizzata all’ultimo secondo, occasione più unica che rara, previsioni ottime, si parte! Domenica 24 Aprile di buon’ora lasciamo il piovoso Friuli e ci dirigiamo verso Ovest. Finalmente non guido io nè metto il mio mezzo, stavolta mi portano a spasso, che relax! Il team del Verdon si compone così: cocchiere e performer Sbisi, navigatore e guru Paolo, eccesso di entusiasmo Dave e io il rompipalle. Alla fine in qualche modo mi sopporteranno anche sto giro.

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Merenda in viaggio – Foto Paolo Manca

Il viaggio scorre via tranquillo tra una chiacchiera e l’altra, alle cinque e mezza parcheggiamo sopra Les Specialistes, storico 8b+ di riferimento del 1987. Per sgranchirci le braccine io e Sbisi gli diamo un giretto. L’ultima volta per me su questa via risale al 2008, avevo appeno salito la mitica Sogni di Gloria a Erto e tentai di emulare Hörhager che circa vent’anni prima, dopo aver liberato Sogni si recò in Verdon per ripetere Le Specialistes, a lui riuscì, a me anche se per poco no. Dopo 8 anni le sensazioni sulla via non sono delle migliori…e pensare che ero caduto ben 4 volte un metro e mezzo sotto la sosta…ma ero più giovane e probabilmente più in forma! In ogni caso questa via non è nei nostri progetti e non la riproveremo durante la vacanza.

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Les Specialistes, 8b+ – Foto Paolo Manca

Il giorno dopo impostiamo la sveglia alle 6.30 e agguerriti ci avviamo verso la gola, calate Heure Zero, giardino delle banane, Fete des Nerfs, fino ai piedi della Via Mathis, 350m 12tiri, dicono la via più lunga del Verdon! Infatti noi siamo qui per le vie lunghe e proprio la più lunga scegliamo ovvio no! La giornata è fantastica e arrampicare è un piacere puro. Partiamo Io e Sbisi, ci segue l’altra cordata composta da Davide e Paolo. 20160425_083955

La giornata era iniziata più o meno bene, un piccolo intoppo sulla prima calata causa doppia incastrata ci aveva fatto sorridere ma le sorprese non si son di certo fatte aspettare molto. La prima parte della via è la più impegnativa e il 7c del terzo tiro è abbastanza ostico, una fessura svasa con piedi in aderenza ci fa penare un pochino. Alla sosta del tiro dopo succede il fatto, stavo recuperando il saccone, a un certo punto si incastra da qualche parte. Non vedo la porzione di parete sottostante perchè sono su una comoda cengia con vegetazione tutto intorno. Do un paio di strattoni e niente, normale amministrazione, insisto e, invece di passare come di solito accade, sento il cordino venire di colpo e immediatamente mi rendo conto che il sacco da recupero non è più dei nostri. Spicca il volo, passa sopra le teste e le faccie attonite dei miei compagni e si schianta a terra 150m più in basso. All’interno tutto il set delle nostre cose, chiavi del furgone, telefonini, portafogli, scarpe, piumini, viveri, frontali….proprio tutto. Tra un’imprecazione e l’altra recupero Sbisi e una volta in sosta ci confrontiamo cercando di capire cosa potesse essere successo. Saliamo velocemente ancora questo tiro che arriva nel lato sinistro del giardino dell banane poi a piedi giù di corsa fino all’ultima calata della Fete. Sbisi scende, io aspetto su. Dopo un pò di minuti lo vedo ritornare con lo zaino integro in spalla, lo recupero da secondo sulla placca, arriva su, apriamo lo zaino, verifichiamo le cose e incredibilmente non ci sono danni, oserei dire che culo! Per la cronaca la causa del volo del sacco è stata la rottura delle cuciture alle fetucce dove lo avevamo correttamente agganciato…20160425_173856

Recuperate le nostre cose il morale è di nuovo alto e riprendiamo con grinta la seconda parte della via. Saliamo velocemente per cinque lunghezze con difficoltà massima di 7a+ poi strisciamo dentro la montagna in un’incredibile galleria naturale di una trentina di metri e raggiungiamo la sosta dell’ultimo tiro. Roccia da urlo, mi godo la salita e poco prima delle sette anche Sbisi mi raggiunge. Attendiamo i nostri amici e finalmente ci rilassiamo dopo la lunga e faticosa giornata. Nonostante tutto la via è molto bella e varia, merita davvero.

Martedì 26 Aprile siamo un pò stanchi e decidiamo di provare con la corda dall’alto qualche classico del Verdon. Prima io e Sbisi ci caliamo su Les braves Gens 8b, Tribout ’86 ma la via è al sole, le prese sono lucide come i marmi di San Pietro e zero appoggi decenti per i piedi. Risaliamo e ci spostiamo su un altro classico old-school, Un crime passionnel 8b, Tribout ’86. Avevo fatto un giro nel 2008 e mi ricordavo che fosse bella e non troppo lucida. Facciamo due giri a testa e la scaliamo bene, sarebbe da tentarla da primi di cordata ma non oggi. Inoltre la chiodatura è ancora l’originale e gli spit roc sinceramente non danno molta sicurezza e per di più la chiodatura è un pochino ariosa. Ormi è il tramonto e andiamo a fare un tour dell gorges prima che scenda la notte.

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Calo Sbisi su Un crime passionnel – Foto Paolo Manca

Mercoledì 27 siamo in rive gauche, io e Sbisi vorremmo provare La Remirole mentre Dave e Paolo farebbero falesia. Il Mistral soffia fortissimo, fa troppo freddo e rinunciamo  al nostro progetto. Risaliamo in furgo e andiamo a Point Sublime, all’inizio del sentier Martel. Io propongo di tentare Une jolie fleur dans un peau de vache, 8b max 250m, una via di Groau sul Duc. Sbisi è scettico perchè il Mistral soffia impetuoso ma alla fine partiamo. Davide e Paolo vanno a fare una via sulla rive droite.

In parete veniamo messi a dura prova dal vento fortissimo e dopo un pò di ore sembra di essere dentro a una centrifuga. Sbisi prova a vista l’8b, scala molto bene, deciso, con grinta ma a un certo punto decide di appendersi vedendo due spit vicini perchè pensava di essere su un 8a e fino a quel punto lo poteva anche essere…mmm non è giornata mi pare oggi…penso tra me e me. Una volta in sosta parto io e appena attacco lo strapiombo sento un dolore al solito braccio, resisto ma son pure congelato e quindi mi appendo un paio di volte fino a che raggiungo la sosta. Il tiro dopo è un fantastico 7b a canne, lo salgo a vista ma il dolore al braccio aumenta e sono ancora freddo come un ghiacciolo. Non sono in condizioni buone per tentare a vista il tiro dopo e lascio andare Sbisi. Purtroppo quasi fuori dalla sezione delicata gli scivola un’appiglio e cade, lo dicevo che non era giornata… Proseguiamo ancora e arriviamo alla base dell’ultimo tiro duro, un 8a di 45m che sembra strabello. A questo punto ci troviamo su una comoda cengia e decidiamo la strategia. Pensiamo che, visto il vento fortissimo, sia meglio non andare in cima e rischiare di avere problemi con le due doppie sull’aereo e ventilato spigolo. Decido allora di fare un tentativo a vista sul tiro per poi farmi calare nuovamente in sosta e iniziare a far le doppie da qui. Passo bene la prima parte difficile poi inizio a faticare e dopo 30m esplodo come non mai, fine dei giochi, mi faccio calare in sosta e recupero i rinvii. Non è giornata. Iniziamo a calarci verso sx per intercettare le calate giuste ma non è così scontato. Tutto ciò ci costa una calata 40m a sx, una scalata 15m in su e a dx poi finalmente con due doppie lunghe siamo a terra. Che giornatina! E per fortuna nessuna corda si è incastrata… Siamo stanchi ma comunque soddisfatti perchè la via è stupenda e unica nel suo genere, bravo Bruno! A Davide e Paolo in qualche modo è andata peggio, non sono riusciti a trovare l’attacco della via e come diversivo hanno scalato a Hulk.

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Relax a la Carrelle – Foto Paolo Manca

Giovedì 28 ce la prendiamo un pò con calma, io e Paolo andiamo a fare una via facile, Clorochose, 5c max 150m, mentre Sbisi e Dave fanno un giro in gommone sul Verdon.

Venerdì 29 adiamo a Hulk per provare la mitica canna di Hulkosaure, 8b 45m. Dopo il riscaldamento è il mio turno e parto, faccio la prima catena, attacco la canna, salgo una decina di metri poi mi spengo e volo. Riprendo a salire e mi trascino fino in catena. Ora tocca a Sbisi, gli dico di stare tranquillo che la può fare e così farà! Domina, cavalca con grinta il serpentone e in catena grida di gioia per aver salito a vista il suo primo 8b. Riposo ancora un pò e tocca di nuovo a me, la voglio fare e nonostante la stanchezza e un taglio a un polpastrello riesco a salire in coppa anche io. Anche se non l’ho fatta a vista, ed era nelle mie possibilità, sono comunque molto soddisfatto perchè con questa via penso di aver salito le tre vie di riferimento e forse le più estetiche, del genere su canne, d’Europa e forse del Mondo. Le altre sono Humildes pa Casa a Oliana e Tom et je ris in Verdon.

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Hulkosaure, 8b – Foto Paolo Manca

Sabato 30 vorremmo fare una via lunga ma la meteo non è delle migliori e andiamo alla falesia di Courchon con vista mozzafiato sul lago di Sainte Croix. Siamo tutti stanchi e fa molto freddo tanto che siamo costretti ad accendere il fuoco per scaldarci. Scaliamo fino al 7c e per oggi va gia bene. Falesia top, roccia e tiri cinquestelle.

Domenica 1 Maggio iniziamo il viaggio di rientro ma ci fermiamo a La Tourbie per fare due tiri. Scendiamo al settore Jacob, splendido muro strapiombante a canne proprio sopra Montecarlo. Giornata stupenda ma all’ombra soffia un vento gelido che rende difficile la scalata. Io e Dave saliamo Ozone, un bellissimo 7c mentre il top climber Sbisi si porta a casa un 7c+ a vista per riscaldamento e Orgasmatron 8a+ sempre a vista! Impacchettiamo le cose e riprendiamo il viaggio verso casa.

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Montecarlo – Foto Paolo Manca

E’ stata una bellissima vacanza, abbiamo scalato tantissimo, ogni girono su cose nuove e su stili differenti, che gran posto il Verdon!

Grazie ai miei compagni di viaggio e un doppio grazie a Paolo Manca per le bellissime foto che ci ha fatto.

Ciao e buone scalate a tutti

 

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NEVER THE SAME – Proiezione in anteprima del film-documentario del viaggio in Madagascar

Madagasca light x web

Lo scorso Settembre assieme a Marco Sterni,Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti ho trascorso tre settimane in Madagascar. La spedizione è stata un successo e ci ha regalato grandissime soddisfazioni. Con le riprese fatte durante il viaggio, è stato realizzato un film-documentario dove raccontiamo a parole e immagini la nostra grande esperienza vissuta dall’altra parte del mondo e su una parete da sogno.

Ed ecco il link al trailer del film: Trailer – Never the same

Per chi volesse approfondire vi rimando agli articoli pubblicati a riguardo: Articolo PlanetmountainArticolo su mio blog

Alla serata parteciperanno anche gli amici Leonardo Comelli, alpinista /fotografo e Enrico Mosetti, professional skier. Racconteranno con parole e immagini le loro avventure e il loro modo di vivere quello che fanno.

Ci vediamo a Trieste Venerdì 20 Maggio ore 20.30 al Teatro Miela, ingresso gratuito

COMUNICATO STAMPA

Evento: presentazione del documentario in prima assoluta Never the Same – diario di un’avventura in Madagascar

Data: venerdì 20 maggio 2016, ore 20.30

Luogo: Teatro Miela – piazza Duca degli Abruzzi, 3 – Trieste

La Società Alpina delle Giulie è lieta di presentare in anteprima assoluta Never the Same, il video-diario di una storica arrampicata in Madagascar che ha visto protagonisti Gabriele Gorobey, Andrea Polo e Carlo Giuliberti.

Il documentario verrà proiettato con ingresso libero al Teatro Miela di Trieste venerdì 20 maggio alle ore 20.30; alla serata parteciperanno anche Leonardo Comelli (alpinista e fotografo) con una presentazione di scatti mozzafiato e Enrico Mosetti (professional skier) con alcuni video delle sue discese di sci ripido girati in diversi ambienti dell’arco alpino oltre alle più recenti riprese della spedizione in solitaria in Perù dove ha effettuato con successo alcune discese di livello mondiale. L’alpinista e scrittore Saverio D’Eredità presenterà i protagonisti e la serata.

Prodotto dalla Società Alpina delle Giulie e montato da Marco Marchioli Never the Same racconta, grazie a delle immagini spettacolari, la spedizione in Madagascar, settembre 2015, dei due soci dell’Alpina Gabriele “Sbisi” Gorobey e Andrea Polo con il sodale Carlo Giuliberti per effettuare la prima libera della celebre via d’arrampicata Never the Same (mai più così, 700 metri di granito praticamente privi di cenge) situata sulla parete est del monte Tsaranoro Atsimo. Il gruppo è stato accompagnato da Marco Sterni che, nel 1998, assieme a Rolando Larcher ed Erik Svab fu tra i primi a raggiungere la cima tracciando la prima linea sulla parete.

Al di là della grande soddisfazione legata al successo sportivo ciò che traspare da questo breve film è l’entusiasmo dei tre nell’aver compiuto l’impresa in un ambiente in cui la potenza della natura si esprime al suo massimo: sole accecante e caldo torrido al punto da dover costringere i nostri ad arrampicare solo quando la parete si trovava all’ombra o di notte, un cielo blu cobalto in contrapposizione al rosso ruggine di terra e montagne e il verde acceso di coltivazioni e flora varia a fare da cornice e, non ultime, le emozioni e i ricordi legati alle persone incontrate lungo la strada.

Gabriele “Sbisi” Gorobey

Nato a Trieste nel 1986, inizia a scalare in maniera del tutto casuale nell’estate del 2003 su una struttura di arrampicata trovata ad una manifestazione, lo vede Luciano Frezzolini, forte climber triestino, che notandone il talento lo inizierà a questo sport. Il tempo passa, gli allenamenti si susseguono e Gorobey è oggi uno dei più forti arrampicatori in regione, con all’attivo numerose salite fino all’8c+ e 8b a vista.

Andrea Polo

Nato a Udine nel 1981, inizia ad arrampicare nel 1997 ad un corso di Alpinismo del CAI di Udine, da quel giorno non ha più smesso. Tra i più forti arrampicatori friulani per le prestazioni conseguite non solo sulle rocce di casa ma anche all’estero grazie a regolari viaggi-arrampicata. Attivissimo come chiodatore di falesie, ha sviluppato una decina di siti di arrampicata dal Friuli alla Croazia attrezzando circa un centinaio di vie e eseguendone nella la maggior parte dei casi la prima salita in libera.

Leonardo Comelli

Classe 1989, inizia a scalare su roccia a 16 anni con un corso del CAI, proseguendo poi in montagna, falesia e boulder. Nel tempo si appassiona allo scialpinismo e inizia frequentare la montagna anche d’inverno, sciando o scalando con le piccozze dove possibile. Attualmente frequenta il corso per diventare Aspirante Guida Alpina. Da sempre appassionato di fotografia.

Enrico Mosetti

Nato a Gorizia nel 1989, scopre la montagna con i genitori ma è all’età di 15 anni, grazie a un corso di scialpinismo, che se ne innamora irrimediabilmente. La frequentazione diviene sempre più assidua sia come sciatore e scalatore che come arrampicatore su ghiaccio, fino a conseguire il titolo di Aspirante Guida Alpina nel novembre del 2014.

La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (Ts), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (Ts), Società Alpina delle Giulie – CAI, Kong, Wild Climb, SCARPA, Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

In bilico tra cielo e roccia: una passione vissuta sulla punta delle dita

LocandinaMontagnaLa montagna, le arrampicate, i viaggi, raccontati dagli alpinisti Andrea Polo e Gabriele Gorobey.

Martedì 15 marzo ore 20.30 saremo ospiti alla serata organizzata dal Comune di Basiliano presso la sala conferenze del Centro civico di Villa Zamparo via Roma, 11 – Basiliano (UD).

La serata, a ingresso libero è rivolta a tutti, non solo a un pubblico di “addetti ai lavori”.
Parleremo di sport in montagna, di come noi la viviamo e in particolare porteremo la nostra testimonianza di arrampicatori. Racconteremo la nostra storia, della nostra “evoluzione verticale”, la passione e motivazione che ci spingono a praticare questo sport cercando di viverlo sempre al limite delle nostre possibilità.

La “fame di roccia” ci ha spinti anche a viaggiare parecchio, racconteremo della nostra spedizione in Madagascar dello scorso Settembre dove, oltre a essere entrati a contatto con un mondo estremamente diverso dal nostro, abbiamo realizzato due importanti ascensioni su una parete di granito alta 700m.

Concluderemo la serata parlando nuovamente delle nostre montagne di casa e presenteremo un nuovo filmato girato sulle Alpi Giulie durante le fasi di apertura di nuove vie di arrampicata.

Vi aspettiamo numerosi!
A presto

 

Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!

Viaggio a Spalato

Subito dopo Natale siamo scesi in Dalmazia per trascorrere qualche giorno nei dintorni di Spalato. Non ero mai stato in quelle zone ed ero molto curioso di vedrere con i miei occhi il grande potenziale di roccia di cui molto mi avevano parlato.

Trascorriamo i primi quattro giorni sull’isola di Brac, di fronte a Spalato. Arrampichiamo nella bellissima e nuova falesia di Smrka. La parete è stata attrezzata lo scorso Ottobre da un team del CAF francese, è esposta a Nord Ovest e offre un’arrampicata molto bella prevalentemente su canne (sui tiri di 8). La parete conta circa 25 tiri con difficoltà che partono dal dal 6c+ fino all’8c e prevalenza di tiri di livello 8. I Francesi e compagni hanno fatto un bel lavoro attrezzando tutte le stupende linee logiche della grande parete alta circa ottanta metri. Si arrampica su un calcare non sempre di ottima qualità ma fortunatamente le linee tracciate seguono i punti più belli offrendo delle stupende cavalcate su canne tra le più belle che si possano o immaginare. Un posto che davvero merita una visita!

Non siamo stati fortunati con le condizioni, prima nebbia e elevato tasso di umidità poi bora fortissima e gran freddo, non ci hanno permesso di apprezzare pienamente la bellezza dei tiri. Segnalo due tiri stupendi a canne, tra i più belli su cui ho avuto la fortuna di arrampicare nella mia vita: Happyness terapy 8a e Tufa addicted 8b. Già questi due tiri valgono il viaggio fino a qui! Speriamo di ritornare presto in altro periodo!

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Smrka

A Spalato ci incontriamo con Carlo e Elena che ci hanno raggiunti il 30 Dicembre. La mattina dopo il programma prevederebbe di arrampicare a Markezina Greda ma il forte vento gelido ci costringe a cambiare meta e ci dirigiamo verso Klobuk.

Dopo svariate avventure sulle strette e tortuose stradine croate, finalmente arriviamo alla falesia, un bellissimo e grande muro alto anche più di quaranta metri. L’esposizione al sole ci regala un bel clima caldo opposto a quello di markezina ma appena arriva l’ombra il freddo è pungente. Abbiamo fatto qualche bel tiro ma a nostro avviso chi ha attrezzato non ha fatto un bel lavoro sia come posizionamento degli spit che come linee di salita scelte. Ciò non toglie che la falesia è molto bella e merita certamente una visita. Vi è anche potenziale per attrezzare nuovi itinerari anche di livello facile.

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Luna e nebbie notturne

La sera consumiamo il nostro cenone tutti assieme e brindiamo al nuovo anno guardando dall’alto i fuochi d’artificio su Spalato. La mattina dopo partiamo presto direzione Omis. Facciamo un giro del canyon e rimaniamo stupiti della quantità e qualità della roccia. C’è ancora molto da fare a mio avviso in questa zona sopratutto per tiri di livello medio-alto. Siamo costretti a proseguire verso sud perchè i settori più interessanti sono esposti all’ombra e arrampicare in quelle condizioni di freddo sarebbe stato impossibile.

Scendiamo più a sud e poco prima di Brela saliamo alla grande parete, con annesso grottone vistamare, da poco attrezzata e denominata Vrulja. La parete è imponente e il panorama appaga dopo la ripida camminata. Per riscaldamento saliamo a resting un tiro sulla sx della grotta che credevo fosse 8a+ ma che scopriremo in seguito non era ancora stato salito. Non proprio ideale come riscaldo anche causa la roccia extrabrasiva ma molto bello e con delle sequenze divertenti. Anche questa parete piano piano va all’ombra e causa il freddo pungente siamo costretti a tirare i remi in barca.

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La costa Dalmata dalla falesia di Vrulja

Proseguiamo ancora verso sud fino a Drasnice dove trascorriamo la notte. Visto il tempo freddo e cielo variabile dedichiamo la giornata a esplorare alcune pareti. Saliamo all’imponente muro dove sono state aperte alcune vie di più tiri e sbinocoliamo per capire se c’è ancora spazio per una nuova via. La roccia sembra bellissima, strapiombante e con sezioni solo a canne. Sarebbe bello provare ad arrampicare ma c’è troppo freddo e la parete è completamente all’ombra, ritorneremo.

Ci spostiamo poi zona Makarska e esploriamo varie strutture rocciose con valido potenziale. Purtroppo le previsioni dal giorno dopo in poi danno pioggia e già in serata a malincuore iniziamo il viaggio di ritorno.

Per la cena facciamo tappa a Paklenica e per la notte a Senj. La sorpresa è al risveglio, durante la notte la fortissima bora ha congelato tutto, la pioggia della sera prima si è trasformata in neve e siamo costretti ad attendere alcune ore prima di rimetteci in marcia sulle gelate strade dalmate. Fortunatamente si riveleranno più pulite del previsto e nel pomeriggio rientriamo senza intoppi a Trieste.

In questo viaggio abbiamo arrampicato veramente poco, causa la meteo sfortunata e l’impostazione avventurosa che abbiamo dato alla vacanza ma è stato molto bello visitare  posti magnifici sempre alla ricerca di nuove pareti da scalare. Speriamo di ritornare presto per concretizzare le nostre fantasie e placare la nostra fame di roccia! Un grande grazie ai miei compagni di viaggio Sbisi, Davide, Carlo, Elena e ai ragazzi di padova che hanno dovuto rientrare dopo appena due giorni.

Buone arrampicate a tutti!

 

Viaggio in Madagascar e le salite di Never the Same e Fire in the belly

Qui di seguito riporto fedelmente l’articolo pubblicato su Planetmountain.com del nostro viaggio di Settembre in Madagascar. Ho preparato per l’occasione anche una bella scelta di foto che spero rendano bene l’idea della bellezza e unicità dei posti.

Buona lettura!

English version here: Planetmountain.com

Rice fields in Tsaranoro Valley

Rice fields in Tsaranoro Valley

Mai più così – Never the Same, prima libera sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar per Polo, Gorobey e Giuliberti

17.12.2015 di Planetmountain

Il racconto di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti che quest’estate hanno effettuato la prima libera della via d’arrampicata Mai più così – Never the Same sul Tsaranoro Atsimo in Madagascar. I tre sono stati accompagnati da Marco Sterni che, nel 1998, aveva aperto la via insieme a Rolando Larcher ed Erik Svab.

Se è vero che le cose non saranno mai più cosi, come le sono adesso, è altrettanto vero che quest’anno Marco Sterni ha rivissuto momenti molto simili a quelli di 17 anni fa, insieme a Rolando Larcher e Erìk Svab. Nel lontano 1998 infatti questi tre arrampicatori avevano aperto una nuova via su una cima ancora inviolata nel massiccio del Tsaranoro, all’epoca un paradiso di granito ancora tutto da scoprire che poi negli ultimi due decenni ha attirato i migliori arrampicatori di tutto il mondo. In cinque giorni di lavoro sulla parete est del Tsaranoro Atsimo i tre avevano aperto la via Mai più così, Never the same, affrontando difficoltà altissime e, soprattutto, applicando uno stile di apertura esemplare. Una spedizione riuscita, di cui l’unico dispiacere era non aver avuto sufficiente tempo a disposizione per liberare un tiro. Una lunghezza che per 17 anni ha frugato nella mente di Sterni, finche non ha suggerito ad Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti di andare a vedere se potesse essere salita in libera…

Prima di lasciarvi all’introduzione di Sterni e al racconto dei tre, segnaliamo che per noi“Madagascar 1998” era la quinta news sul nostro database, da poco avevamo scelto di abbandonare le vecchie pagine statiche scritte in gran parte a mano in codice html e anche se eravamo online da due anni, internet e l’era digitale erano ancora agli albori. Si, non sarà mai più cosi.

NEVER THE SAME 1998 di Marco Sterni

Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 1998, bella storia ma forse all’epoca offuscata dal desiderio di voler dimostrare qualcosa, offuscata dalla paura di sfigurare nei confronti dei miei compagni di allora.
Madagascar, Tsaranoro Atsimo, “Never the same”, 2015, una storia pura, fantastica e chiara fin dall’inizio.
Questa volta, la prima per me (sigh..Sigh..SIGH!!!) solamente da spettatore. Non sono, per vari motivi, più in grado di arrampicare come un tempo e non vorrei che mi venisse attribuito merito alcuno se non l’aver lanciato l’idea.
Le mie forti emozioni in arrampicata su questa favolosa parete le ho vissute nel ’98, quest’anno ho potuto tranquillamente godermi lo spettacolo nel vedere i miei compagni arrampicare e nel contempo riassaporare dal vivo i ricordi di allora.
Saranno quindi i miei amici a raccontare la loro avventura.
Grazie Andrea, Sbisi e Carlo, a parte la vostra bravura, grazie per la grandissima soddisfazione che mi avete reso e la fantastica …”giovane” esperienza vissuta assieme a voi.

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco

The team! Carlo, Gabriele, Andrea, Marco


NEVER THE SAME 2015
di Andrea Polo, a Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Proprio partendo da questa bella introduzione in puro stile Sterni decidiamo di raccontarvi il nostro bel viaggio in Madagascar! Chi conosce Marco sa che è una persona di poche parole e molti fatti (chi non lo conosce può intuirlo dalle poche righe sopra…) per cui sta a noi, Andrea, Sbisi e Carlo, appartenenti alla generazione dei social network, raccontarvi questa bella storia…. Si crediamo sia giusto dire storia, vera ovviamente, più che un report di risultati, quindi avvisiamo tutti coloro che leggono planet solo alla ricerca di 8c+ a vista e 9a che forse non è qui che sazieranno la loro sete di numeri…

Questa storia comincia nel 1998, quando il team di Marco Sterni, Erik Svab e Rolando Larcher arriva sotto lo Tsaranoro, nel Madagascar sud-orientale. Si contano sulle dita gli scalatori che prima di loro han messo piede in questo remoto angolo di mondo. L’obiettivo è aprire e la scelta casca sulla parete est dello Tsaranoro Atsimo, 670 metri di granito ancora insaliti, dall’aria tutt’altro che semplice per lo meno per quanto concede l’occhio dalla base. Chi già nel 1998 era attento alla cronaca di scalata sa che la spedizione si è conclusa con l’apertura di Mai più così (tradotta in Never the Same), la prima via sull’Atsimo. Tutt’oggi da considerarsi una via di impegno sia per lo stile molto tecnico che richiede la scalata sullo Tsaranoro, sia per lo stile di apertura scelto, in cui gli spit ci sono ma tra uno e l’altro bisogna sempre scalare. Il gioco di squadra aveva dato i suoi frutti, i tre si sono alternati nell’apertura e tutti i tiri sono stati saliti in libera almeno da colui che aveva aperto il tiro. Solo il tiro più duro, che spettava a Marco, sfugge alla libera per un soffio. Il tempo è ormai finito, la pelle e le energie anche, e i tre rientrano soddisfatti.

The cross

Andrea on the cross mouve of the hardest pitch of Never the Same

A Marco però il pallino di salire in libera quell’ottavo tiro rimane e, negli anni, la voglia di tornar a chiudere i conti resta. Chi di voi scala spesso in falesia nel weekend sa quanto è forte il richiamo di un tiro che si è provato e che per poco non abbiamo fatto in libera… Durante la settimana ti tornano in mente le prese e i passaggi chiave e non vedi l’ora di tornare a provare… Ecco il tutto si complica un po’ se il tuo tiro è a 300 metri da terra su una parete dell’altro emisfero… Per cui Marco l’occasione per tornare ha dovuto aspettarla qualche annetto. Forse, a suo dire, qualcuno di troppo per rimettersi in gioco da protagonista, ma non troppo tardi per accompagnar tre giovinastri affamati di roccia a concludere quanto era in sospeso da 17 anni.

Siamo partiti in 4 il 17 settembre per Antananarivo, il 19 siamo sotto Never the same. Scalando nei tre successivi pomeriggi raggiungiamo il tiro chiave. Il sole è cocente per cui aspettiamo ogni volta che la parete passi in ombra e si alzi puntualmente un bel vento termico. Non abbiamo portaledge (sigh!) per cui attrezziamo la via con corde statiche che risaliamo ogni giorno prima di continuar la progressione. Scalare sullo Tsaranoro per noi è unico per almeno due motivi: la compattezza della parete, che praticamente non concede cenge per 700 metri, e il sottofondo musicale della foresta sottostante. La bellezza del tiro chiave è la ciliegina sulla torta: un bombè strapiombante liscio, solcato da un unica linea di prese, che porta al crux, una sequenza di 6 microcristallini da strizzare per ristabilirsi sulla placca soprastante. Al secondo giro riusciamo tutti e tre a risolvere il tiro, nell’ordine Sbisi, Andrea e Carlo. L’emozione e la soddisfazione in quel momento, oltre che per la libera di un tiro impegnativo (un solido 8a per chi ama i numeri) in una location più unica che rara, arrivano dal saper di aver chiuso un conto aperto, obiettivo primario del viaggio. L’indomani saliamo la parte alta della via e raggiungiamo la vetta dell’Atsimo: le difficoltà qui son più basse, massimo 7a+, ma la concentrazione va tenuta alta perchè la spittatura si allunga e non concede distrazioni.

 Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Carlo and the unbelievably beauty wall of never the same

Dopo un giorno di riposo per recuperare energie e, soprattutto, la pelle, decidiamo di tentare la salita in giornata. Le condizioni non ci rendono la vita facile dato che l’ombra arriva tardi e alle 18 è buio ma forse scalando al sole i primi tiri più semplici e mettendo in zaino un paio di belle frontali qualche possibilità rimane… Il prescelto è Andrea sia per la buona confidenza sui tiri sia per lo stato della pelle. Carlo lo accompagna. Tutto va liscio, Andrea non sbaglia nemmeno un tiro, scala gli ultimi due tiri con la frontale e per le 19 Marco e Sbisi al campo ricevono l’SMS di vittoria! Non si potrebbe esser più soddisfatti per cui sentiamo che è ora di voltare pagina e lanciarsi su qualche altra sfida! Lo Tsaranoro ne offre tante…

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Myself and Carlo on top of Tsaranoro Atsimo after the first free ascent in one day

Dedichiamo una giornata alla ripetizione di Out of Africa, bellissima via sullo Tsaranoro Kely e ormai classica della zona, dopodichè Marco ci saluta e rientra a Trieste. Abbiamo ancora 5 giorni di scalata prima di rientrare e la via che più ci attira è la neonata Fire in the Belly, sempre sull’Atsimo, aperta in agosto da Sean Villanueva e Siebe Vanhee.

Sappiamo che con le poche ore di scalata che l’ombra ci concede e con i pochi giorni a disposizione non potremmo puntare ad una salita in ground up. Ci sentiamo un team e decidiamo quindi per una team-ascent, in cui ogni tiro dovrà esser salito in libera da almeno uno di noi tre. Ci spartiamo così i tiri: Andrea L1, L2, L3, L4, L5 ed L10, Sbisi L6 ed L7, Carlo L8, L9, L11 ed L12. I tiri chiave sono due perle: L7, un muro compatto con boulder in entrata su una roccia dai colori incredibili, superato da Sbisi in 2 tentativi. L10 è tutt’altro stile: 50 metri verticali di scalata super tecnica dove l’utilizzo super preciso dei piedi e una buona resistenza di dita sono fondamentali. La relazione originale di Siebe e Sean recita L10 8a++… Dopo il primo giro capiamo perché!

In quattro giorni di scalata con l’aiuto di corde statiche raggiungiamo la vetta. Ad eccezione di L7 ed L10 tutto viene salito a vista (Bravo Sbisi per il bel 7c di L6!). Il giorno della vetta scendiamo alla base di L10 che ancora dobbiamo salir in libera. Dormiamo sulla cengetta che la parete generosamente offre in questo pezzo di parete. L’indomani è l’ultimo giorno. La pelle grida pietà e le energie sono verso la fine, nonostante tutto Andrea ha la meglio al suo terzo tentativo! Non resta che scendere, festeggiare e prepararsi al rientro.

Fire in the Belly - Madagascar

Fire in the Belly – 8a++

Il 5 ottobre ripartiamo per Antananarivo, ci lasciamo alle spalle una parete incredibile e un sacco di gente fantastica. Ci lasciamo alle spalle anche una bellissima avventura, la prima di questa portata per quanto riguarda noi tre più giovani. Il sentimento è di aver fatto quel che dovevamo per ringraziar Marco dell’opportunità che ci ha concesso e di aver aggiunto, con la ripetizione di Fire in the Belly, anche qualcosa di nostro. Siamo tornati sicuramente arricchiti e con una storia che ci ha fatto sognare e perciò ci fa piacere raccontarvi. Ora da lontano non ci resta che pensare alle prossime avventure e non è escluso che prima o poi si faccia ritorno allo Tsaranoro… magari con un portaledge!

Tsaranoro and Karambony by night

Tsaranoro and Karambony by night

Un grazie quindi a Marco, ideatore di tutto, che ha voluto darci spazio e concederci una grande esperienza da protagonisti e grazie anche a tutti i nostri sponsor senza i quali non sarebbe stato facile l’organizzazione di un viaggio simile: E9 Climbing Clothes, Alternativa Sport Sistiana (TS), Palestra di Arrampicata Gravità Zero (TS), Società Alpina delle Giulie (Sbisi e Andrea), Kong (Sbisi), Wild Climb (Carlo), Ocun (Andrea), SCARPA (Sbisi), Legatoria Romano e Cartabianca Trieste, Explore Climbing.

di Andrea Polo, Gabriele Gorobey e Carlo Giuliberti

Link alla scheda della via: Never the Same

Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

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