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Hallelujah cave and Frat

Pubblico alcune foto scattate a metà Gennaio durante la due giorni di arrampicate a Halleluja cave e Frat a Istarske Toplice, in Istria.

Bei posti, bella compagnia, belle giornate ma tanto freddo! A parte sbisi che arrampica a petto nudo solo per esibire il fisico alle possibili ammiratrici di cui le falesie pullulavano…

Buon fin settimana a tutti e buone scalate o sciate!

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Viaggio a Spalato

Subito dopo Natale siamo scesi in Dalmazia per trascorrere qualche giorno nei dintorni di Spalato. Non ero mai stato in quelle zone ed ero molto curioso di vedrere con i miei occhi il grande potenziale di roccia di cui molto mi avevano parlato.

Trascorriamo i primi quattro giorni sull’isola di Brac, di fronte a Spalato. Arrampichiamo nella bellissima e nuova falesia di Smrka. La parete è stata attrezzata lo scorso Ottobre da un team del CAF francese, è esposta a Nord Ovest e offre un’arrampicata molto bella prevalentemente su canne (sui tiri di 8). La parete conta circa 25 tiri con difficoltà che partono dal dal 6c+ fino all’8c e prevalenza di tiri di livello 8. I Francesi e compagni hanno fatto un bel lavoro attrezzando tutte le stupende linee logiche della grande parete alta circa ottanta metri. Si arrampica su un calcare non sempre di ottima qualità ma fortunatamente le linee tracciate seguono i punti più belli offrendo delle stupende cavalcate su canne tra le più belle che si possano o immaginare. Un posto che davvero merita una visita!

Non siamo stati fortunati con le condizioni, prima nebbia e elevato tasso di umidità poi bora fortissima e gran freddo, non ci hanno permesso di apprezzare pienamente la bellezza dei tiri. Segnalo due tiri stupendi a canne, tra i più belli su cui ho avuto la fortuna di arrampicare nella mia vita: Happyness terapy 8a e Tufa addicted 8b. Già questi due tiri valgono il viaggio fino a qui! Speriamo di ritornare presto in altro periodo!

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Smrka

A Spalato ci incontriamo con Carlo e Elena che ci hanno raggiunti il 30 Dicembre. La mattina dopo il programma prevederebbe di arrampicare a Markezina Greda ma il forte vento gelido ci costringe a cambiare meta e ci dirigiamo verso Klobuk.

Dopo svariate avventure sulle strette e tortuose stradine croate, finalmente arriviamo alla falesia, un bellissimo e grande muro alto anche più di quaranta metri. L’esposizione al sole ci regala un bel clima caldo opposto a quello di markezina ma appena arriva l’ombra il freddo è pungente. Abbiamo fatto qualche bel tiro ma a nostro avviso chi ha attrezzato non ha fatto un bel lavoro sia come posizionamento degli spit che come linee di salita scelte. Ciò non toglie che la falesia è molto bella e merita certamente una visita. Vi è anche potenziale per attrezzare nuovi itinerari anche di livello facile.

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Luna e nebbie notturne

La sera consumiamo il nostro cenone tutti assieme e brindiamo al nuovo anno guardando dall’alto i fuochi d’artificio su Spalato. La mattina dopo partiamo presto direzione Omis. Facciamo un giro del canyon e rimaniamo stupiti della quantità e qualità della roccia. C’è ancora molto da fare a mio avviso in questa zona sopratutto per tiri di livello medio-alto. Siamo costretti a proseguire verso sud perchè i settori più interessanti sono esposti all’ombra e arrampicare in quelle condizioni di freddo sarebbe stato impossibile.

Scendiamo più a sud e poco prima di Brela saliamo alla grande parete, con annesso grottone vistamare, da poco attrezzata e denominata Vrulja. La parete è imponente e il panorama appaga dopo la ripida camminata. Per riscaldamento saliamo a resting un tiro sulla sx della grotta che credevo fosse 8a+ ma che scopriremo in seguito non era ancora stato salito. Non proprio ideale come riscaldo anche causa la roccia extrabrasiva ma molto bello e con delle sequenze divertenti. Anche questa parete piano piano va all’ombra e causa il freddo pungente siamo costretti a tirare i remi in barca.

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La costa Dalmata dalla falesia di Vrulja

Proseguiamo ancora verso sud fino a Drasnice dove trascorriamo la notte. Visto il tempo freddo e cielo variabile dedichiamo la giornata a esplorare alcune pareti. Saliamo all’imponente muro dove sono state aperte alcune vie di più tiri e sbinocoliamo per capire se c’è ancora spazio per una nuova via. La roccia sembra bellissima, strapiombante e con sezioni solo a canne. Sarebbe bello provare ad arrampicare ma c’è troppo freddo e la parete è completamente all’ombra, ritorneremo.

Ci spostiamo poi zona Makarska e esploriamo varie strutture rocciose con valido potenziale. Purtroppo le previsioni dal giorno dopo in poi danno pioggia e già in serata a malincuore iniziamo il viaggio di ritorno.

Per la cena facciamo tappa a Paklenica e per la notte a Senj. La sorpresa è al risveglio, durante la notte la fortissima bora ha congelato tutto, la pioggia della sera prima si è trasformata in neve e siamo costretti ad attendere alcune ore prima di rimetteci in marcia sulle gelate strade dalmate. Fortunatamente si riveleranno più pulite del previsto e nel pomeriggio rientriamo senza intoppi a Trieste.

In questo viaggio abbiamo arrampicato veramente poco, causa la meteo sfortunata e l’impostazione avventurosa che abbiamo dato alla vacanza ma è stato molto bello visitare  posti magnifici sempre alla ricerca di nuove pareti da scalare. Speriamo di ritornare presto per concretizzare le nostre fantasie e placare la nostra fame di roccia! Un grande grazie ai miei compagni di viaggio Sbisi, Davide, Carlo, Elena e ai ragazzi di padova che hanno dovuto rientrare dopo appena due giorni.

Buone arrampicate a tutti!

 

New routes, first ascents, great team and good pictures!

Work in progress in Istria! I think the potential for new things is high and I’m super psyched to be part of this process. Here some nice pictures by Leonardo Comelli of one of the new routes, “American gypsy” 8b. More pics coming soon.

TRE GIORNI IN PAKLENICA

Non so per quale motivo, ma l’idea di andare in Paklenica non mi ha mai attirato più di tanto…questa volta però, una serie di circostanze favorevoli mi hanno convinto a partire.

Venerdì 30 Maggio dopo lavoro mi metto in viaggio, recupero Berto a Basovizza e via verso la costa Dalmata! Un vento fortissimo accompagna tutta la parte finale del viaggio, verso le undici e mezza parcheggiamo il mezzo da Dinko a Paklenica. I nostri amici ci accolgono super entusiasti, siamo tutti ”gasati” e loro sono già discretamente avanti con la bevanda hihihi! In breve ci trasferiamo in riva al mare e posteggiamo i due furgoni proprio a pochi metri dall’acqua, musica a palla, drink di benvenuto e pastasciutta di mezzanotte.

Svegliarsi la mattina con il sole e in riva al mare è davvero bello, meno è dover combattere con un sonno tremendo… Di buon ora entriamo nel canyon, la fresca brezza mattutina scende nella gola dall’entroterra rendendo l’atmosfera frizzante e ideale per raggiungere l’attacco delle vie. Il team è compostao da tre cordate da due, Io e Berto, Sbisi con Leo e il Mose con Marco.

Adriatic sea - Paklenica NP

Adriatic sea – Paklenica NP

La parete dell’Anica Kuk è davvero imponente, alta trecento metri e abbastanza larga da essere percorsa da centinaia di vie, un blocco enorme di calcare dalla qualità impeccabile e davvero imponente. Giunti alla base della parte centrale della parete ci salutiamo dandoci appuntamento da Dinko per la cena. Io e Berto saliamo ancora un po’ fino sotto la verticale dell’immane strapiombo da dove parte la mitica Spider. Partiamo a razzo e in breve saliamo i primi tre tiri raggiungendo la base dello strapiombo. A questo punto nella mia mente si materializza l’idea dell’avere coscienza della linea da seguire…confido nel mio compagno quale veterano della parete, piccoli dubbi ci assalgono ma la mia fame di roccia rompe ogni indugio e parto deciso verso la linea di spit che corre sul filo del pilastro strapiombante. La relazione è rimasta al bar ma ripensando alla sequenza dei tiri quello su cui mi stò ingaggiando dovrebbe essere un 7a… Rinvio un paio di spit e ho già fatto avanti e indietro un paio di volte, nessun dubbio mi assale, mi concentro, visualizzo la sequenza che ho in mente e parto. Pinzo, strizzo, arcuo e tallono, passo il rinvio ma mentre prendo corda per rinviare mi parte il tallone e volo a testa in giù arrivando poco sopra la sosta…mi incazzo e inizio ad avere dei dubbi. La tacca a due dita di sinistro mi ha bloccato la circolazione all’indice, attendo qualche minuto e poi riprendo a salire, rifaccio la sequenza, passo la corda nel rinvio e continuo. Parlo con me stesso ripetendomi “non mi tengo un c…., Leo questo tiro lo ha fatto a vista…!”…a fatica raggiungo il quarto spit e sono di ghisa. Cerco di recuperare le energie, il prossimo spit è lontano e non vedo sti grandi appigli. Attacco ala sequenza, provo e scendo un paio di volte tanto per, in gergo, “tirarmi nero”. Poi tento e ovviamente volo. Riprovo ancora un paio di volte ma finalmente nel mio cervello si materializza l’idea che questo tiro non può essere solo 7a.

Anica Kuk 712m

Anica Kuk 712m

In contemporanea Berto scorge altri spit più a sx…forse la via passa di là! Mi ritiro e ritorno in sosta. Non tolgo neanche le scarpette e subito attacco l’altra linea. Roccia nuova e anche un po’ sporca, un lieve dubbio ma ormai stò arrampicando e vado avanti. Passo una sequenza dura, poi un tratto facile e di nuovo la parete riprende a strapiombare. Salgo circa trenta metri obliquando a sx, l’attrito della corda mi infastidisce molto, non vedo la sosta ma solo una riga di spit, la ghisa prende il sopravvento e volo. Urla, parolacce, imprecazioni, che giornata di m….non stò attaccato e comunque anche questo tiro mi sembra ben più duro di 7a. Vedo una sosta quindici metri a sx,salgo ancora uno spit poi mi faccio calare e raggiungo il terrazzino. Recupero Berto, parliamo un po’, riflettiamo, ci guardiamo alle spalle e sul bel muro verticale a circa cinquanta metri alla nostra sinistra vediamo degli spit…forse, pensandoci bene, mi sa che Spider passa proprio di là. Ormai siamo consapevoli di essere sulla via sbagliata e addirittura siamo sicuri che le vie che abbiamo tentato non sono neppure recensite sulla guida. Buttiamo la doppia e ci caliamo. Praticamente ritorniamo alla sosta del terzo tiro ma dopo ore perse a vagare su terreno ignoto sono già le tre di pomeriggio. La mia motivazione è scesa e sono dell’idea che dovremmo ritirarci per ritentare magari il giorno dopo ma Berto è un pazzo scatenato e pieno di energie, vuole vivere la parete il più possibile e mi propone di raggiungere comunque la cima connettendo alcune vie che in parte conosce. La voglia di vetta prevale e partiamo per la nostra connection.

Berto sui primi tiri di Spider

Berto sui primi tiri di Spider

Arrampichiamo su difficoltà al massimo di 7a con la parte finale veramente plasir dove corriamo e in circa due ore siamo in cima. La luce del tramonto sul mare è uno spettacolo indimenticabile, lo sguardo corre all’orizzonte valorizzando luci, ombre, colori e morfologia di questo paesaggio incontaminato, sono felice di essere qui.

First time on Anica Kuk

First time on Anica Kuk

La mente corre ai nostri compagni, li chiamiamo al telefono ma non rispondono, pensiamo che vista l’ora sicuramente saranno già sul sentiero del ritorno e di conseguenza io e Berto partiamo correndo. Al grido di “freeride” voliamo in discesa e a tempo di record siamo al furgone e dopo poco da Dinko. Troviamo il Mose e Marco ma Leo e Sbisi sono ancora in parete! E noi che pensavamo di essere gli ultimi….Dopo circa mezzora Marco parte per andare a recuperare i nostri amici. Quando poi ci ritroviamo tutti insieme, l’energia della serata esplode, ognuno ha la sua storia da raccontare, mangiamo dell’ottimo pesce e annaffiamo il tutto con del sincero vinello, una gran serata! A noi climber basta davvero poco per essere super felici. A un certo punto finalmente andiamo anche a dormire. Per la cronaca scopriamo che i due tentativi fatti sullo strapiombo sono entrambi dei progetti e che addirittura il grado del primo tiro tentato sul filo dello spigolo si aggira sull’8a+ o 8b….alla faccia del 7a!!!

La sveglia del day 2 non è estrema ma la stanchezza si fa sentire. Sbisi e Leo decidono di riposare, noi quattro no.

Canyon of Paklenica from the seaside

Canyon of Paklenica from the seaside

Con la calma Io e Berto attacchiamo Rumeni Strah, una via di 350m fino al 7c che corre a sx di Spider. I primi tiri sono in comune con un’altra via, la dura parte centrale è indipendente e si esce su una via classica con spit solo alle soste. Ovviamente io e il mio socio, non avendo più di tanto studiato la guida, partiamo solo coi rinvii e un golfaro femmina M10 (si sa mai che manchi una placchetta e reduci dall’esperienza del giorno prima…). I primi tiri non sono particolarmente difficili ma in qualche posto gli spit sono un tantino lontani. La parte centrale della via è stupenda e chiodata forse anche troppo, salgo il bellissimo7c a vista e recupero Berto. Ora siamo sulla classica, è facile ma un paio di protezioni vanno comunque piazzate, si sa mai. Qualche vecchio chiodo e la fantasia dell’arrangiarsi con sassi e il golfaro usati come nut, ci permettono di affrontare un paio di lunghezze in sicurezza. Gli ultimi tiri li avevamo fatti già ieri, corriamo in vetta e festeggiamo la bellissima salita.

Climbing on Rumeni Strah

Climbing on Rumeni Strah

Ci incamminiamo, la birra ci attende e anche i nostri amici. Il copione si ripete, altra seratona da Dinko, siamo davvero un bel team.

Terzo giorno e terza via per me e Berto, ne scegliamo una più corta sui 200m fino al 7b+. Siamo stanchi ma la bellezza della roccia e dell’arrampicata riaccendono le nostre energie, per di più, sopra di noi c’è la famiglia Sterni al completo e ovviamente non vogliamo sfigurare. A parte un passetto sul tiro più duro la via è facile, bellissima da scalare e chiodata come in falesia, in un paio d’ore siamo in vetta.

Rientrati al Bar troviamo Marco e il Mose che oggi non hanno praticamente scalato, passiamo un po’ di tempo con loro ma verso le sei prendiamo la via del rientro. Il tragitto passa veloce, poco traffico e quasi sempre vista mare. Queste gite durano sempre troppo poco…

Ringrazio tutti gli amici con cui ho condiviso questa breve ma bellissima avventura, spero si ripeterla presto e magari più spesso!

SHORT TRIP TO BOSNIA AND BOLTING PRIVATE PARTY IN ISTRIA

Tre giorni dopo il rientro dal Verdon riparto direzione Bosnia. Mi aggrego a una banda di triestini, obiettivo scoprire nuove pareti, chiodare vie nuove e partecipare al meeting di arrampicata Pecka Rock Climbing Festival 2014.

Partiamo da Basovizza e almeno per questa volta non devo guidare, sono ospite di Leonardo Comelli alias Romboss, mente creativa e personaggio di punta del Ghey Team. Sbisi e gli altri fenomeni ci seguono a bordo del furgo.
Dopo circa 4 ore di viaggio valichiamo il confine bosniaco di Gradiška, cittadina situata nel nord della Repubblica Serba, sulla sponda destra del fiume Sava. L’impressione è di avere paradossalmente fatto in pochi metri…, un grande salto nel passato. Edifici semplici, grigi, austeri e dalla costante uniformità architettonica trasmettono un senso di tristezza e malinconia. In attesa degli altri, io e Leo ci fermiamo appena oltre il confine per uno spuntino, il cambio favorevole è sempre una bella cosa. Dopo circa un’ora trascorsa passeggiando in cerca di una banca, finalmente riprendiamo il viaggio direzione Banja Luka. Prati verdi, boschi e casette semplici spesso non intonacate, fanno da sfondo al breve tragitto. Al nostro arrivo avvisiamo i ragazzi bosniaci e, nell’attesa che ci vengano a recuperare, acquistiamo le provviste di prima necessità…birra e vino di produzione locale. Siamo ospiti della sala boulder costruita da loro all’interno di una vecchia caserma militare ora riconvertita a campus universitario. La struttura è dotata di tutti i comfort e i ragazzi non ci fanno davvero mancare niente. Dopo l’aperitivo di benvenuto ci spostiamo verso il centro città a mangiare qualcosa e terminiamo piacevolmente la serata in una birreria con musica dal vivo.

Coca cola advertisment

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Piove, è iniziato quando siamo arrivati, non ha mai smesso e le previsioni sono catastrofiche… Il mattino dopo ci svegliamo presto ma purtroppo diluvia, posticipiamo la sveglia. Verso ora di pranzo partiamo in auto per un giro panoramico delle potenziali pareti da attrezzare. Percorriamo per chilometri la valle del fiume Vrbas spesso fermandoci ad ammirare, seppur da lontano, qualsiasi formazione rocciosa degna di nota. Sfortunatamente la pioggia insistente non permette l’accesso alle pareti e a malincuore, rientriamo al campo base. La motivazione del gruppo è alta, le pareti individuate sono molto allettanti ma la pioggia è la triste costante. Decidiamo che se l’indomani il tempo non fosse migliore, ce ne saremmo andati. L’inclemenza della perturbazione non lascia scampo, il mattino seguente il copione è sempre lo stesso, acqua a secchiate. Nei giorni successivi scopriremo dai telegiornali che l’ondata di maltempo ha insistito per giorni sulla Bosnia arrecando danni ingenti e parecchie vittime…per la cronaca, anche il Pecka Rock Climbing Festival è stato annullato.

Interessante e promettente parete...ma tanta tanta acqua!

Interessante e promettente parete…ma tanta tanta acqua!

Nel tentativo di salvare la nostra vacanza, tre erano le opzioni considerate, spostarsi in Croazia zona Spalato, opzione due Packlenica o rientro zona Fiume-Buzet. Ultima occhiata alle previsioni meteo e verso ora di pranzo partiamo direzione Istria. Precedentemente avevo proposto al team di fare una spedizione su una parete vergine zona Buzet dalla quale mi ero già calato un paio di anni fa. Ero sicuro che, unendo le forze, avremmo creato qualcosa di interessante. A Fiume non piove, è coperto e ventilato, ci dirigiamo a Medveja dove finalmente tocchiamo roccia. La sera parte del gruppo decide di rientrare a Trieste.

Climbing in Medveja - Photo by Leo Comelli

Climbing in Medveja – Photo by Leo Comelli

Io e Leo ci trasferiamo a Buzet e bivacchiamo sulla riva del fiume Mirna. Le previsioni sono buone, la motivazione alta e fortunatamente Sbisi riesce ad arruolare Berto, ora siamo quattro fanatici con tre trapani e una parete strapiombante…vamossss!

Venerdì mattina carichi come muli saliamo alla base della parete, abbiamo fame di roccia. Io e Berto attacchiamo per primi, dal basso…etici…patetici… Attacco sulla linea che avevo deciso di chiodare due anni fa e attrezzo la prima parte, fino sotto la pancia strapiombante. Mi calo un paio di spit e riprendo su terreno vergine traversando a sinistra sul facile fino a una nicchia dove allestisco la sosta e recupero Berto. Riparto, mi alzo dritto sulla verticale della sosta, piazzo due friend in mezzo a delle canne “canterine” e piazzo lo spit. A fatica guadagno metri, mi sposto ancora leggermente a sinistra nell’evidente dietro e, dopo una decina di metri, raggiungo il punto dove piazzare la futura sosta ma ora salgo ancora un po’ fino a una comoda cengia e recupero il socio. Ora passa avanti lui per l’ultimo “ravano” che ci conduce in cima alla parete. A questo punto attrezziamo le corde sulle linee precedentemente individuate e scendiamo alla base, missione compiuta! Nel frattempo Leo e Sbisi, sfruttando una facile via nuova attrezzata da ignoti e una volta raggiunta la cima, hanno iniziato a calarsi studiando meticolosamente le possibilità offerte dalla bellissima parete posta a sinistra rispetto quella attrezzata da noi. La giornata è volata, ci siamo divertiti, la parete è davvero bella e ora possiamo festeggiare. Sarà la prima delle tante serate passate in paninoteca a Buzet per ricaricare le batterie del trapano, cenare a base di “panino con tutto” e dissetarsi con birra e abbondante vino…poi alla fine…è sempre colpa di “ciuccio muccio”…Leo.
Day two e si attrezza alla grande, siamo tutti sulle corde, disgaggiamo, esploriamo, chiodiamo e spazzoliamo, sembriamo lavoratori in catena di montaggio, sistematici, seriali y fanaticos! Lavoriamo dalla mattina fino alle nove di sera, scendiamo con il buio e dopo…fiesta! Manteniamo questo ritmo per quattro giorni, nascono dieci vie nuove dal 7a in su, alcune vengono liberate altre solo timidamente provate.

Beautiful colors just before a storm - Photo by Leo Comelli

Beautiful colors just before a storm – Photo by Leo Comelli

Alla sera del quarto giorno siamo a pezzi, indolenziti, senza pelle, con le vesciche ai fianchi dovute all’imbrago ma davvero soddisfatti del lavoro fatto e del potenziale futuro. Condividere queste giornate con dei ragazzi fantastici è stato estremamente divertente, produttivo e inaspettato, quattro selvaggi all’opera nel loro habitat naturale, un grande show! Avreste dovuto esserci… Ringrazio tutti i miei compagni di avventura e gli amici bosniaci per la calorosa ospitalità. Ciao e alla prossima!

Video of these days by Alberto Giassi, pictures and video by Leo Comelli, thank you guys!

Prima ripetizione di “The Core”, 8c+ a Medveja

Ieri 31 Ottobre verso le 14:30 ho passato la corda in catena a The Core, una via stupenda e un sogno che si avvera.

Passaggio dopo passaggio ho guadagnato la fine della parete in un crescendo di emozioni e concentrazione. Tutto è stato perfetto, aderenza ottima,  non ho commesso nessun errore e ho tirato fuori tutta la cattiveria necessaria. In cima alla falesia ho festeggiato saltando e gridando dalla felicità poi mi sono seduto un attimo a guardare il mare per prendere coscienza di ciò che avevo appena fatto.

Un ringraziamento speciale a Leila che mi ha accompagnato, assicurato, incitato e portato fortuna!

The Core è stata chiodata qualche anno fa da mio fratello Enrico, è lunga una trentina di metri e strapiomba circa quindici. La prima salita risale al 2011 ad opera dello sloveno Klemen Becan.

La via è composta da una prima parte, lunga circa quindici metri, molto fisica e intensa seguita da un buon riposo, una seconda parte non troppo difficile e la terza e ultima sezione, da metà parete in poi, caratterizzata da dei passaggi dinamici e finale di resistenza.

La sezione più dura della via è nella prima parte dove si arrampica su una canna molto estetica che corre su una prua arrotondata. I passaggi sono dinamici e bisogna fare dei tallonaggi molto particolari per riuscire a passare da una presa all’altra.

Dopo la prua iniziale c’è un ottimo riposo che permette di recuperare le energie per affrontare con grinta le sezioni successive.

Da metà via in poi diventa una questione di precisione, determinazione e resistenza perché pur essendoci delle decontrazioni, non è concesso commettere errori.

Il passaggio più difficile è un dinamico tenendo una pinza svasa di sinistro per lanciare a una lontana tacca di mano destra che da accesso al bellissimo muro finale con passaggi fisici su prese discrete ma lontane.

Salire questa via era il progetto dello scorso anno ma purtroppo, a causa di una stagione invernale molto piovosa, sono riuscito a provare la via solo tre o quatto giorni diluiti tra Ottobre e Aprile.

Ieri era il quarto giorno di quest’anno e ho salito la via al secondo tentativo della giornata dopo aver passato per la prima volta la difficile sezione iniziale.

Sono molto contento per i pochi tentativi spesi, per aver sfruttato al massimo la prima occasione che ho avuto a disposizione e ovviamente per averne fatto la prima ripetizione.

Parlando di grado… a mio avviso il 9a proposto dal primo salitore è eccessivo e in attesa di future ripetizioni  io propongo per questa fantastica linea il grado di 8c+.

Questa realizzazione è sicuramente la via più impegnativa che ho salito nella mia carriera, l’apice di una stagione di ottime soddisfazioni e spero un buon inizio per il mio prossimo viaggio in Francia  e Spagna.

Che bello….ogni tanto i sogni si avverano!

The Core 8c+ a Medveja

The Core – La linea di salita