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Una discesa da sogno – canalone Huda Paliza

La neve e i paesaggi imbiancati mi hanno attratto e affascinato sin da piccolo. A circa sei anni ho fatto le mie prime esperienze sugli sci e per molti anni a venire ho disceso solo piste battute e sporadicamente, sempre assieme a mio fratello, ho lasciato quasi incoscientemente le mie prime traccie sulla neve fresca .

A sedici anni ho iniziato ad arrampicare, mi sono profondamente innamorato di questo sport, gli ho dedicato tutto il mio tempo libero e purtroppo ho abbandonato lo sci.

Salvo qualche sporadica giornata sugli sci negli anni, non ho più sciato fino all’inverno 2012/13. Ho comprato un paio di sci nuovi, attacco da freeride, pelli di foca, scarponi e tutto il kit per fare dello ski-alp.

Con questi sci moderni belli larghi e potenti c’è stato subito del feeling e immediatamente mi sono riappassionato allo sci e alle sciate in neve fresca.

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Dopo la faticosa salita finalmente posso godere della bella powder scendendo dalla cima di Terrarossa subito prima di entrare nel canalone Huda Paliza – pic by Leocom

Sono uno ski-alper in erba con tante sciate da sogno nel cassetto visto che praticamente le ho ancora tutte da fare! Una di queste, di cui ho sempre sentito parlare, è proprio la discesa del Canalone Huda Paliza che da pochi metri sotto la Cima di Terrarossa si inabissa fin giù nella Spragna in un’ambiente maestoso e imponente.

L’Huda Paliza è una discesa mitica, a detta di molti una tra le più remunerative delle Alpi Giulie. Una discesa con pendenza costante di 40-45° e un breve tratto iniziale sui 50° e più o meno impegnativa a seconda dell’innevamento e delle condizioni del manto nevoso. Il dislivello in discesa è di circa 1400m, dalla cima di Terrarossa, 1420m a Malga Saisera 1004m, di cui ben 900m di solo canalone principale. Insomma una vera goduria!

L’anno scorso ho mancato l’occasione di sciarlo rinunciando per andare ad arrampicare ma quest’anno non volevo assolutamente lasciarmelo scappare.

Ho avuto la fortuna di sciarlo ben due volte, la prima il 20 Febbraio assieme a Leo e Rebecca, tutto in powder e la seconda il 19 Marzo assieme a Silvia e Stefano su neve trasformata.

Entrambe le volte siamo saliti da Sella Nevea con partenza alle 5 del mattino salendo verso la Forca del Palone per poi imboccare un canalino sulla dx che conduce ai pendii sommitali della Cima di Terrarossa. La prima volta abbiamo dovuto batter traccia nella neve polverosa fino in cima ed è stato faticoso, la seconda ho calzato i ramponi già da metà Palone, molto meno faticoso ma fisicamente mi ha distrutto comunque causa influenza in atto…

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Silvia sul ripido e esposto pendio verso la Cima di Terrarossa

In entrambi i casi la salita da Sella si è rivelata la scelta giusta perchè, la prima volta sprofondavamo nella neve fino alla pancia e salire dalla Spragna sarebbe stato epico e avremmo rovinato il canale con le nostre traccie mentre la seconda volta con la neve dura è stato veloce, sicuro, con meno dislivello e più fresco che farlo dalla Val Saisera.

Il venti di Febbraio probabilmente siamo stati i primi quest’anno ad affacciarci all’imbocco del canale e siamo impazziti di gioia quando abbiamo visto che era perfettamente sciabile anche il primo ripido tratto e il manto nevoso sembrava stabile. Abbiamo smussato a racchettate la cornice e Leo è entrato per primo nel Canale. Il vento soffiava fortissimo e costante in direzione del canale, la visibilità non era delle migliori. Leo piazza alcune curve saltate e gioioso si ferma circa 80m più in basso ad aspettare noi. Salto dentro io, è ripido e c’è tanta neve, prendo coraggio, faccio la prima curva poi le altre vengono da sole. Ci raggiunge Rebecca in scioltezza. Siamo contenti e immediatamente ripartiamo curvando e gridando in questo incredibile paese dei balocchi per freerider. Alla fine del canalone optiamo di risalire verso il bivacco Mazzeni perchè non eravamo sicuri che il canyon delle cascate di ghiaccio fosse perfettamente percorribile. Risaliamo lo spallone in ambiente da fiaba con la powder più bella e secca che io ho visto. Lasciare in seguito la mia traccia in discesa è stato ancora meglio!IMG-20160319-WA0054

Sabato scorso le condizioni erano completamente diverse. Niente vento in forcella, sole splendente e azzurro a perdita d’occhio. Neve trasformata, a tratti polverella o neve dura e compatta ma pur sempre una discesa incredibile! Nella sezione centrale era come sciare su un tavolo da biliardo e abbiamo potuto far correre adeguatamente le nostre assi. Questa volta abbiamo sciato lo stretto e suggestivo canyon delle cascate ed è stato davvero suggestivo.

Sicuramente consiglio questa gita ma certamente va affrontata in condizioni di neve sicure e con un’adeguata preparazione.

Ringrazio i compagni con i quali ho trascorso le due bellissime giornate di Huda, mi sono divertito un mondo!  Grande Leo romboss, Rebecca, Stefano e la super Silvia!

Link al video realizzato da Stefano Roiatti: Canalone Huda Paliza – Alpi Giulie – 19-03-2016

Alpinismo EstEstico – Articolo By Melania Lunazzi

Riporto fedelmente il post pubblicato da Melania Lunazzi sul suo profilo facebook con il bellissimo articolo che sarebbe dovuto uscire entro oggi sul Messaggero Veneto.

Grazie Melania, buona lettura e a stasera!

QUESTO L’ARTICOLO CHE SAREBBE DOVUTO USCIRE SUL MESSAGGERO VENETO IN QUESTI GIORNI, ENTRO OGGI, E CHE E’ STATO RIDOTTO DI UN QUARTO E PUBBLICATO ANCHE SENZA FIRMA.
SONO COSE SENZA IMPORTANZA DIRETE VOI, CON QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO.
MA SONO COSE CHE STASERA PORTERANNO A RIEMPIRE UN TEATRO DI TRECENTO POSTI IN UNA PICCOLA LOCALITA’ DEL FRIULI, IN NOME DELLA MONTAGNA.
SE QUESTO NON HA IMPORTANZA…
AMEN
MI DISPIACE RAGAZZI.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il CAI di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in FVG. “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa dalla sottosezione CAI Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – in programma venerdì 20 novembre alle ore 20.45 presso il Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna.
I protagonisti sono quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. E’ una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. “Ci piace l’ avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda.” Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Saliranno sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori.
Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: “Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale”. Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: “Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio”.
Melania Lunazzi

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